Intervento dell'on Rosa Suppa alla Camera sul Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 223 del 2006: Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale (Approvato dal Senato) (A.C. 1475)

01/ago/2006 11.08.00 Rosa Suppa Contatta l'autore

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Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto oggi in esame pone all'attenzione dell'Assemblea temi di grande rilevanza, che travalicano la stessa disciplina di dettaglio che il provvedimento reca. L'urgenza e l'ineludibilità dei problemi posti dalla situazione economica del paese, quale pervenuta all'esito della legislatura testé conclusa, ha imposto soluzioni drastiche, atte ad indurre, in ragione del loro contenuto fortemente innovativo, il rapido avvio di un circuito virtuoso, che può e deve funzionare da volano per l'intera economia nazionale. Sono queste le ragioni d'urgenza, onorevole Fitto, che hanno imposto e consentito il ricorso alla decretazione.


La centralità di tale obiettivo ha reso inevitabile una accelerazione, che ha comportato una fuga in avanti e qualche sacrificio, se non sull'an certo sul quomodo delle scelte operate, sacrificio che spero venga recuperato al più presto con il coinvolgimento dei mondi interessati e degli stessi consumatori; ma, anche quando sarà intervenuto un consenso più diffuso nelle materie in esame e sulle scelte nelle quali essa si sostanzia, non dovranno venire meno le ragioni di un ulteriore e più radicale approfondimento sui temi generali sottesi, sui quali si dovrà ritornare non solo e non tanto in quest'aula parlamentare, ma prima e più ancora nel mondo culturale e politico.


Certamente, l'urgenza dei temi economici, che ha imposto, come ho detto prima e come lo stesso decreto espone, di regolare una pluralità di rapporti con disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, è inevitabilmente disancorata dal pur pregiudiziale scioglimento di nodi teorici di ben più ampia portata, che involgono addirittura scelte di civiltà storica e giuridica in ordine alle quali sussiste un dibattito tanto ampio quanto, purtroppo, ancora distante dal pervenire ad affidabili conclusioni.
La brevità del tempo concessomi mi impedisce di tentare anche solo sommarie enunciazioni di tali nodi e mi limiterò, quindi, solo a richiamare brevi flash.


Il primo attiene al recente ingresso dei principi di economia nel diritto, che pone l'irrisolto interrogativo se sia cosa buona e giusta la centralità che l'economia ha assunto nei termini attuali. Si è assistito ad una vera irruzione che sta avendo conseguenze di portata epocale, delle quali sono interamente note e chiare quelle demolitorie, mentre hanno purtroppo contorni ancora imprecisi e confusi quelle costruttive.


Probabilmente, l'incipit di questo avvio può trovarsi nella legge n. 241 del 1990, che introduce criteri di economicità nell'attività amministrativa, enunciando, magari in modo non del tutto consapevole, l'adozione generalizzata da parte dei servizi pubblici di moduli privatistici.
Ma vi è di più: la stessa distinzione tradizionale tra diritto pubblico e privato è diventata irrimediabilmente datata e sopravviene il tempo dell'amministrazione privata di diritto pubblico. Ancora, senza dilungarmi, vorrei ricordare gli effetti dell'esaltazione dell'intonazione economica nella pubblica amministrazione che si è varata con la Costituzione europea.


La sfida, comunque, è tutta lì: competitività, economia e concorrenza, che dovranno e che devono essere coniugate con i termini di giustizia e di equità. Vi dovrà essere, dunque, l'impegno per il raggiungimento di una larga condivisione sui valori, che devono essere immanenti all'economia, preferendo la via del ragionevole al razionale, perché la ragione è mercante e calcolatrice.
Siamo ancora in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale sul concetto di economia, introdotto nel Titolo V della nostra Costituzione, e se esso vada considerato un principio e un valore.


Se è vero che l'Italia ha bisogno di più libertà, è anche vero che il fine dovrà essere quello di liberare le risorse per valorizzarle. È questo l'asse sul quale muoversi. Ma, ora che il Governo ha definito la sua strategia, non può non fare proprie le preoccupazioni che sono pervenute dai mondi interessati e, in particolare, dal mondo dei professionisti, che non sono solo dei potenziali evasori (Commenti del deputato Armani), ma vogliono contribuire allo sviluppo e sono pronti a raccogliere la sfida della modernizzazione e a porsi sul mercato con nuove modalità, però hanno anche il timore di vedere i propri giovani ancora più esclusi dal mondo del lavoro e sono convinti che l'abolizione dei minimi tariffari possa incidere sulla qualità della prestazione, specie nei confronti degli enti pubblici.
Nel condividere e richiamare pienamente il parere della Commissione giustizia, auspico comunque, a breve, una legge di più ampio respiro, che dovrà riguardare l'assetto normativo di tutte le professioni ed il futuro degli ordini professionali, che possono ancora svolgere un ruolo fondamentale per promuovere, nell'interesse pubblico, la qualità delle prestazioni e la tutela dei cittadini, contemperando la libertà del mercato con gli obblighi di garanzia dei servizi.
Mi auguro, quindi, che questo Governo continui a fare della ricerca dell'interesse generale la propria strategia politica (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo)

 
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