Cari amici,
per coloro che non sono mossi da pregiudizi
e amano l'approfondimento, insieme a Di Pietro consiglio di leggere le
motivazioni della sentenza del processo Imi-Sir Lodo Mondadori, redatte,
checche' se ne voglia dire, da un tribunale della Repubblica Italiana.
Indubbiamente il testo integrale
accessibile e scaricabile sul sito dell'Italia dei Valori o sul sito di
Repubblica risulta una sana e istruttiva
lettura.
Cordialissimi saluti.
Luigi Sedita
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Sent: Thursday, August 07, 2003 12:20
PM
Subject: Messaggio dal Movimento Antonio Di
Pietro
Insieme con Di
Pietro
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Cari amici,
in questi giorni sono state rese pubbliche le
motivazioni della sentenza del processo Imi-Sir Lodo Mondadori.
Per
conoscere la verità dei fatti, rendersi conto di tutte le bugie che fino
ad oggi Silvio Berlusconi ha propinato agli italiani e per scuotere tutte le
coscienze, anche noi dell'Italia dei Valori, abbiamo deciso di contribuire a
pubblicizzare questi atti.
Per chiunque fosse interessato a leggere le
motivazioni del processo può cliccare sulla nostra home page (www.antoniodipietro.it) dove c'è una sezione dedicata a questi documenti, che possono essere
consultati e scaricati in versione pdf.
Io vi consiglio
caldamente di leggerli, così avrete una nuova prova che il nostro lavoro ed il
nostro impegno civico sono necessari per ristabilire una Giustizia sempre più
minacciata da quei personaggi che oggi sono a capo del
Governo.
Antonio Di Pietro
Presidente
IDV
Sito internet : www.antoniodipietro.it
Via Milano 14 - 21052 Busto Arsizio (VA)
Tel. 0331/624412 -
Fax 0331/624783
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segreteria@antoniodipietro.ititaliadeivalori@antoniodipietro.it
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La
Ariosto: «Visto? Avevo detto la verità»
MILANO Le hanno dato della pazza, della
mitomane, il presidente del Consiglio ha fatto cenni sprezzanti alla sua
famiglia davanti alle telecamere. Eppure Stefania Ariosto, il testimone Omega
dell’affaire Previti, viene spesso citata dai giudici del tribunale di Milano
che hanno scritto la sentenza di condanna, perché le sue dichiarazioni hanno
trovato riscontri oggettivi.
Signora Ariosto, qual è stato il suo primo
pensiero dopo aver saputo che anche le motivazioni di questa sentenza citano
situazioni da lei descritte sin dai primi momenti della sua
testimonianza?
«Prima di tutto, come è sempre stato ad ogni passaggio
importante di questi anni, il mio pensiero è andato a Ilda Boccassini, perché se
quel pubblico ministero non avesse saputo condurre le indagini con tanta
professionalità e tenacia, forse oggi io mi troverei in galera o...
peggio».
E invece in un passaggio anche ironico della sentenza si legge:
“...se, come afferma con vigore l'imputato, l’Ariosto è un impostora anche
quando afferma d’essere stata ospite nella casa di via Cicerone e di avervi
incontrato magistrati, ella dispone di notevoli capacità medianiche o è, più
semplicemente, baciata dalla fortuna, poiché tutti i giudici da lei indicati
hanno, bene o male, confermato la loro frequentazione di casa Previti”. Che
effetto le fa?
«Ah, visto? Mi viene da dire che io non avevo dubbi, per
il semplice fatto che io ho sempre e solo raccontato cose vere e genuine, anche
se poi, ripeto, credo che senza un pm come la Boccassini sarebbe stato più
difficile sostenere queste cose».
Gerardo D’ambrosio, ex
procuratore capo della Procura di Milano: Oggi il nemico è il magistrato non il
corrotto
«Quando si
parla di riforma dell’ordinamento giudiziario presentadola come una minaccia per
la magistratura e non come un progetto di riorganizzazione per render e più
rapida la giustizia, non si può sperare che il fenomeno corruttivo si plachi».
Gerardo D’ambrosio, ex procuratore capo della Procura di Milano, non si stupisce
di fronte ai dati emersi dall’inchiesta commissionata da Confesercenti.
Guarda agli ultimi sviluppi della guerra alle «toghe rosse», come le chiama
il premier Silvio Berlusconi, ed ai ripetuti avvisi di nuovi attacchi autunnali,
come ad una conferma ulteriore del sovvertimento delle regole. «Se il governo
attacca i magistrati, soprattutto quelli che perseguono i reati contro la
pubblica amministrazione, tutti si sentono autorizzati, in qualche modo, ad
abbassare l’attenzione e la tensione verso fenomeni come quello della corruzione
che ai tempi di Mani pulite aveva fatto dire basta agli stessi imprenditori»,
dice.