Pensioni, Renzi rassicura sul prelievo: “Sotto i tremila euro non si rischia”

19/mar/2014 16.16.50 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Welfare 14 marzo 2014, 12:40

Pensioni, Renzi rassicura sul prelievo: “Sotto i tremila euro non si rischia”

“Chiamatemi buffone se non riesco”; esodati e quota 96, nessuna scadenza


A poche ore dall’allarme rosso, ci pensa il premier Matteo Renzi a rassicurare – quasi – tutti sulle pensioni: gli assegno al di sotto dei 3mila euro non verranno toccati, assicura il presidente del Consiglio.

Dopo la presentazione del Jobs Act, infatti, i tecnici si sono subito scagliati a raccogliere cifre per le coperture necessarie a finanziare i 10 miliardi di euro che finirebbero nelle tasche dei 10 milioni di lavoratori dipendenti.

La soglia per rientrare nel programma annunciato da Renzi è nota: 1500 euro netti al mese per vedersene riconosciuti, a partire dal prossimo mese di maggio, 80 euro in più in busta paga.

Un’operazione che, al momento, non ha coperture certe e, per questo, l’ipotesi di intervenire sulle pensioni è stata letta da più parti come la via più comoda per completare la ricerca dei fondi perduti, ma, a questo punto, molto urgenti.

Dunque, era iniziata a circolare la voce che il governo stesse mettendo a punto un intervento sulle prestazioni al di sotto dei 2mila euro lordi. In sostanza, gran parte dei pensionati avrebbe dovuto finanziare l’incremento di stipendio a gran parte dei dipendenti.

Un’ipotesi che ha subito gettato nel panico i pensionati coinvolti, i quali, dopo l’indicizzazione incompleta arrivata con la legge di stabilità entro i duemila euro, si sarebbero visti sobbarcare un ulteriore costo sociale, quello del potere di acquisto delle famiglie del ceto medio-basso.

Ora, però, con le dichiarazioni di Renzi, sembra che la possibilità di ricorrere alle pensioni sotto i duemila euro, sia del tutto scongiurata. Restano, dunque, al vaglio le pensioni d’oro, le quali saranno nuovamente chiamate a un sacrificio in nome della solidarietà sociale.

“Se il 27 maggio non avrete i soldi in busta paga, potrete dire che sono un buffone” ha esclamato Renzi, rivolgendosi ai lavoratori, nel corso della trasmissione “Porta a porta”, in cui ha presentato il programma di interventi nell’economia, su tutti, ovviamente, il “suo” Jobs Act, che ha nel bonus agli stipendi il suo punto centrale.

Sui pensionati, invece, ancora silenzio assoluto da parte del governo, che sembra aver rimandato la questione a data da destinarsi: nei calendario dei prossimi mesi, infatti, non è ancora fissata una scadenza per risolvere il problema degli esodati, o dei Quota 96 che attendono da lungo tempo l’autorizzazione per lasciare il posto di lavoro.

Articolo originale su:  http://www.leggioggi.it/2014/03/14/pensioni-renzi-rassicura-sul-prelievo-sotto-tremila-euro-non-si-rischia/

 

Italia, 2014 

Pensioni e spending review

Ci sono in Italia le pensioni d’oro, quelle di altri metalli preziosi, assegni e stipendi illecitamente gonfiati da certe caste, rendite finanziarie derivanti da attività illecite o quantomeno sospette, gli onorari per chi occupa decine di poltrone, i compensi tanto stratosferici quanto immeritati dei top manager, e poi ancora tanti allegri vitalizi, le baby pensioni, le pensioni doppie, triple o quelle percepite da chi è ancora in servizio, le pensioni ai mafiosi, …

... poi ci sono le pensioni “versate”, quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate in modo pulito e trasparente, comprese nella fascia medio-bassa di euro 1500/3500 netti (circa 2300/6000 lordi), dignitose ma non d’oro, eppure sempre più considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati, e queste pensioni, bloccate qualche anno fa nella loro legittima ancorchè esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi “ferme, congelate e dimenticate” rispetto all’inflazione.

Questi redditi da pensione, pur essendo frutto di perlomeno 35 anni di lavoro e contributi versati, sono destinati a ridursi sempre di più sia rispetto alle altre categorie sia rispetto appunto al costo della vita. Non basta, la perenne necessità dell’apparato statale di racimolare quattrini, non dove si deve (con qualche difficoltà) ma dove si può (con tanta facilità), sta di nuovo inducendo certi personaggi incaricati di occuparsi dei tagli di spesa a rivolgere lo sguardo verso le pensioni; quali? Non le minime ne le sociali che vanno tutelate, non le alte ed altissime che sono sempre e comunque al riparo, ma quelle di fascia medio bassa o meglio poco più che minima.

Chiedo al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai Sindacati se e quando l’impoverimento di queste pensioni si arresterà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto e forse anticostituzionale.

Chiedo a queste istituzioni di cancellare questo sopruso ristabilendo un amministrativamente corretto status quo ante, revocando una scelta scellerata che sta soffocando tanti pensionati e famiglie.

La mia mozione è intrisa di amarezza e rabbia, non soltanto per la vicenda in se ma perché la si vive in un’epoca caratterizzata da diffusa corruzione, false invalidità, vere evasioni fiscali, sperperi della pubblica amministrazione, in poche parole l’illegalità assurta a sistema.

Al di la poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni è cosa moralmente onesta e costituzionale, sussistono altre considerazioni; detto sblocco andrebbe a vantaggio dell’economia generale e costituirebbe un segnale serio e concreto, specialmente per i giovani, di uno Stato e di un’organizzazione previdenziale in cui si può ancora o nuovamente credere.

Certo, mi rendo conto che, a fronte delle ragioni qui esposte, i “manovratori” alla guida del Paese obietteranno: la situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana è in emergenza e perciò bisogna rispondere con misure di emergenza. È vero, ma si può ribattere che i quattrini possono sicuramente essere trovati attivando serie manovre di reale e ampia spending review anzi il primo taglio io lo farei proprio alla pluricitata e abusata espressione: chiamiamola rivisitazione del risparmio piuttosto che della spesa! Chissà che non ci aiuti a scoprire dove e come risparmiare.
Mentre scrivo però altre domande si accavallano nella mia mente; una per tutte: a questo nostro Paese ed alla sua gente rimane una qualche speranza? Io, per quello che può contare la mia opinione, credo proprio di si ma ritengo pure che occorra far presto, molto presto.

Buona pensione a tutti

V.C.

                             
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