[COMUNICATO STAMPA] Via Luciano Cerutti - Vittima della caccia

29/nov/2006 00.10.00 Caccia il Cacciatore Contatta l'autore

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[COMUNICATO STAMPA]
VALLE DI CADORE: VIA LUCIANO CERUTTI - VITTIMA DELLA CACCIA
28 novembre 2006

Un anno fa, il 26 novembre 2005, moriva Luciano Cerutti, guardiacaccia, per mano di un cacciatore: l'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Caccia sostiene la sua famiglia e chiede una Giustizia giusta. Per questo, almeno come segnale di rispetto per la vita civile e pacifica della maggioranza di cittadini che non si divertono affatto con la caccia chiede al Sindaco di Valle di Cadore di dedicare la via che porta alle baite, teatro dell'omicidio, a Luciano Cerutti - Vittima della caccia.

Marcella Del Longo e Luciano Cerutti erano una coppia molto unita. Quel maledetto 26 novembre 2005, di prima mattina, si stavano recando in macchina verso la loro baita in Cadore, a monte di Venas, e lungo la strada, in mezzo ai boschi, potevano incontrare due cervi e insieme compiacersi di tanta bellezza. Luciano era un guardiacaccia della Polizia Provinciale da poco andato in pensione, ma non era certo un cacciatore perché lui, a differenza dei cacciatori, gioiva delle creature che abitano la natura e vigilava sull'operato di questi individui armati. Marcella lo lasciava alla baita e tornava verso casa, ignara di quanto sarebbe successo di lì a poco. Soltanto nella tarda mattinata, e quasi per caso, Marcella riceveva la telefonata di un giornalista locale che chiedeva notizie sulla morte del marito, avvenuta alle 9,40.

Così Marcella apprese di aver perso il compagno della sua vita, il padre dei suoi figli. Una vita cancellata in un attimo, una famiglia stravolta per sempre. E questo per mano di un meccanico che si diletta a sparare agli animali. Un cacciatore autorizzato alla caccia di selezione, con mandato, quel giorno, di uccidere o una cerva adulta o un cucciolo, condizione necessaria: che fossero esemplari in cattiva salute.

Il meccanico cacciatore non solo non sapeva riconoscere una cerva femmina da un maschio, un cucciolo da un adulto, un esemplare sano da uno più debole, ma neppure è stato in grado di distinguere un uomo da un cervo. Caccia di selezione?!

Luciano stava facendo pulizia nel terreno intorno alla baita, raccoglieva legna e la bruciava. Il piccolo falò che aveva acceso avrebbe comunque dovuto segnalare una presenza umana vicina. Ma oramai si sa, chi caccia non si pone domande e mai che venga attraversato da alcun dubbio... neppure se fosse lecito, così vicino a quel gruppo di baite, l'uso di un fucile micidiale (una carabina con caricatore Wheaterby Trr calibro 2.70 americano) con proiettili da guerra, come quelli impiegati per ammazzare gli ungulati, con gittata anche di alcune migliaia di metri. Il tutto invece è accaduto nel raggio di 60 metri.
Eppure la legge sulla caccia impone il rispetto delle distanze di sicurezza e, nello specifico per quel tipo di fucile, la distanza a cui attenersi per sparare deve essere di una volta e mezza la gittata dell'arma.

Di chi è la responsabilità? Dei cacciatori che se ne infischiano delle norme di sicurezza e che sparano alla prima cosa che si muove? Della Provincia che ha autorizzato la caccia di selezione a grossi animali in zone dove non si può e non si deve sparare perché non sussistono le distanze atte a garantire l'incolumità delle persone? O la responsabilità di quanto accaduto è da addebitare al povero Luciano, che si è "avventurato" a qualche decina di metri dalla sua baita in cerca di legna?

E ancora: quanto accaduto (e quanto continua ad accadere) può davvero essere chiamato "incidente" se la gittata di un'arma supera di gran lunga l'area frequentata dalle persone?

Giudicate voi, dal momento che la giustizia non ha saputo rispondere in maniera adeguata. Eh sì, perché l'omicida di Luciano ha patteggiato un anno per omicidio colposo. E continua a svolgere la sua vita normalmente. Neppure si è presentato in aula e neppure ha avuto un gesto di rammarico nei confronti della famiglia della vittima quando i loro sguardi si incrociano, per caso, nel piccolo paese. Niente. L'indifferenza, se non qualche piccola formalità iniziale. Eppure il medesimo tribunale lo stesso giorno ha condannato a 8 anni un uomo per tentato omicidio. Questa è la legge.

Che le vittime della caccia siano vittime di serie B è oramai un dato di fatto.
Che la caccia si possa ancora definire uno sport è una vergogna.
Luciano Cerutti aveva 56 anni, lascia la moglie e i figli Alessandra di 30 anni e Giorgio di 13.

L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Caccia è dalla loro parte e chiede una Giustizia giusta. Per questo, almeno come segnale di rispetto per la vita civile e pacifica della maggioranza di cittadini che non si divertono affatto con la caccia chiediamo al Sindaco di Valle di Cadore di dedicare la via che porta alle baite, teatro dell'omicidio, a Luciano Cerutti - Vittima della caccia.

Per contatti:
info@cacciailcacciatore.org - www.cacciailcacciatore.org
Solo per la stampa, da non pubblicare: Maurizio Giulianelli, cell. 338 8334538

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