... accanimento contro i cosiddetti pensionati d’oro

30/lug/2014 12:39:07 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Di seguito l’interessante commento del Sig. Bruno all’articolo "Pensioni: l’equità possibile" pubblicato il 14.01.14 su lavoce.Info e disponibile all’indirizzo

http://www.lavoce.info/pensioni-equita-generazioni-contributi/                                                                                  

 

Considerazioni sull’accanimento

contro i cosiddetti pensionati d’oro

Le pensioni di coloro che percepiscono assegni superiori a quattro volte il minimo, sono ormai considerate “pensioni d’oro” e, come tali, sono diventate - in ragione di una riscoperta necessità di "solidarietà" - terreno di caccia e facile bersaglio di politici, economisti, scontenti ed invidiosi di varia natura. Tra tutti coloro che s'impegnano in questo momento nell’esercizio di trovare marchingegni per far pagare alla fascia medio/alta dei pensionati - e pare soltanto a loro - lo scotto del dissesto finanziario degli Enti previdenziali, non risulta esservi alcuno che consideri che i cosiddetti pensionati “d’oro”:

1) hanno contribuito a versare alle Casse degli Enti cospicui contributi sempre correlati alle retribuzioni percepite ed in più, talvolta, hanno anche già versato, durante la vita lavorativa, ulteriori contributi a titolo di "solidarietà";

2) contrariamente a molti altri, hanno sempre versato e versano al Fisco tutto quanto previsto dalle Leggi vigenti, sulla base degli emolumenti percepiti (prima le retribuzioni poi la pensione);

3) nel corso dei loro - mediamente - 40 anni di percorso lavorativo, hanno programmato la loro vita e le loro aspettative per il periodo post-lavorativo in ragione di quanto disponevano le Leggi vigenti in materia previdenziale e sulla certezza del Diritto in una Italia che, appunto, si considera Stato di Diritto;

4) nel caso di situazioni pensionistiche diverse, quali quelle che oggi si prospettano, ciascuno avrebbe potuto provvedere individualmente a forme di investimento appropriate, assicurazioni e quant’altro avesse potuto garantirgli una vecchiaia tranquilla e certa;

5)in molti casi, tra l’altro, hanno visto calcolare il loro assegno di pensione non sulla base delle retribuzioni afferenti ai contributi effettivamente versati ma su valori di gran lunga inferiori in ragione di “tetti pensionabili di discutibile legittimità” (vedi per esempio Dgsl n. 182/1997 art. 1 c. 10);

6)la parte di contributi versati in eccedenza alle retribuzioni pensionabili (e quindi ininfluenti per la determinazione dell’assegno di pensione) è già stata incamerata dagli Enti a titolo di “solidarietà”;

7) hanno già dato il loro contributo alla “ragion di Stato” con le parziali inique rivalutazioni annuali dei loro assegni che - negli ultimi due anni - sono state addirittura abolite completamente;

8) ancora nell’anno 2014 pagano lo scotto con una misera e simbolica rivalutazione della loro pensione, esclusivamente accordata con il chiaro intento di tentare di aggirare un futuro pronunciamento di incostituzionalità della nuova Norma disposta dall’ultima Legge di Stabilità.

Se proprio devono essere i pensionati a pagare, viene da domandarsi perché nessuno parla di possibili interventi anche su quelle baby pensioni che una miriade di lavoratori percepisce dall’età di 35/40 anni? Questi baby pensionati, nel tempo, e per ulteriori 20/30 anni, oltre a percepire la pensione, hanno per lo più continuato la loro vita lavorativa “rigorosamente in nero” senza versare né contributi previdenziali alle Casse né tasse al Fisco. Dette baby pensioni, percepite in virtù di “Leggi particolari”, hanno contribuito non poco, negli anni, al dissesto delle Casse degli Enti previdenziali senza peraltro essere supportate neppure da adeguati versamenti contributivi; esse non raggiungono oggi, per le ovvie ragioni della scarsa contribuzione, i livelli delle cosiddette pensioni d’oro (che in molti casi sono soltanto d’argento, di bronzo o anche meno) e quindi risultano esenti da ogni attenzione nell’attuale dibattito sui sacrifici.

In conclusione, si evidenzia che i fondi necessari per far quadrare i Conti dovrebbero essere ricercati certamente altrove e, caso mai, dovrebbero gravare a carico di tutti i cittadini. Come appunto dice anche la Corte Costituzionale. Perché devono pagare i soli pensionati che percepiscono pensioni "d'oro" (i cui importi lordi, francamente, quando sono appena superiori a 4 o anche 5 o 6 volte il minimo è pretestuoso considerare “d’oro”)?

 

 

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