"Il Parlamento europeo ha deplorato l'Italia per la mancata
adozione di una seria legge sul conflitto di interessi.
Alcune considerazioni, allora, il giorno dopo questi fatti, per mettere a
frutto questi principi.
Al paragrafo 38 della risoluzione il Parlamento europeo "deplora" dunque
"che in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del
potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia
stata adottata una normativa sul conflitto d'interessi». E lo stesso
paragrafo, prima di citare il caso dell'attuale presidente del Consiglio
italiano, "deplora che nell'Ue il problema della concentrazione del potere
mediatico nelle mani di alcuni megagruppi non abbia ancora trovato una
soluzione legislativa" e riafferma "la necessità di creare un mercato
europeo dei media per far fronte a una crescente disparità tra le
regolamentazioni nazionali e salvaguardare la libertà e il pluralismo
dell'informazione". Tra le motivazioni della risoluzione, il relatore scrive
inoltre che "la concentrazione del potere mediatico nelle mani di pochi
grandi gruppi è veramente inquietante (si pensi ad esempio alla situazione
dell'Italia, dove il capo del governo esercita la propria tutela sulla
televisione pubblica Rai ma è al tempo stesso proprietario del maggior
gruppo di mezzi di informazione privati del Paese)".
Affermazioni chiare e nette, dunque: poichè difatti la mancata adozione
di qualsiasi seria normativa sul conflitto di interessi si pone ad esatto
pendant dei provvedimenti scandalosi adottati solo per favorire la posizione
personale del pluri imputato attuale presidente del consiglio: hanno la
stessa radice, gli stessi effetti.
Con questa risoluzione la pericolosa disgregazione del tessuto
costituzionale che è il conflitto di interessi proietta il suo scenario in
Europa. Il Parlamento evidenzia che situazioni come quella italiana sono una
ferita all'Europa, alle sue tradizioni, alla sua cultura democratica; e che
l'esercizio della funzione legislativa e di governo in conflitto di
interessi attenta dunque non solo ai principi della costituzione italiana,
ma al tessuto democratico e costituzionale europeo.
Ma la risoluzione del Parlamento pone ulteriori principi. A tutti gli
organismi che, investiti di poteri di controllo e di intervento sulla
concorrenza, li hanno esercitati in modo del tutto insufficiente o non li
hanno esercitati affatto, la risoluzione infatti pone, a nostro avviso, non
solo un monito per le eventuali inerzie, omissioni od inazioni, ma anche la
prescrizione di precisi ed oramai non rinviabili doveri di azione e di
intervento.
Non è solo il caso, occcorre dirlo, della ormai nota autorità garante
delle telecomunicazioni.
Perchè ad esempio la DG Concorrenza della Commissione UE pare non avere
avvertito affatto, sinora, l'impatto devastante che leggi e disposizioni di
favore emanate in conflitto di interessi hanno avuto ed hanno sulla
concorrenza, sul mercato, sul tessuto delle imprese? perchè non vengono
dette alcune semplici verità, ad esempio che la coincidenza in Italia tra
titolarità della azione di governo e monopoli mediatici costituisce diretta
negazione dei principi di pluralismo e concorrenza? perchè nessuna analisi
sulla genesi, sulla nascita di monopoli mediatici, avvenuta di tutta
evidenza solo grazie alle agevolazioni e ai vantaggi conseguiti attraverso
alcuni ben identificabili provvedimenti (solo all'apparenza di portata
generale), e non certo per naturali situazioni di mercato? come è possibile
che siano all'esame dell'attuale parlamento italiano leggi come il DDL
Gasparri che ulteriormente favoriscono e rafforzano sempre gli stessi
monopoli mediatici ed anche esse palesemente in contrasto con la ragione
stessa del Trattato?
Le dichiarazioni decadenti e tragiche dell'attuale Presidente del
Consiglio sulla Magistratura, sono cadute guarda caso lo stesso giorno della
risoluzione del Parlamento europe, sono l'ennesimo attentato violento e
grave alla separazione dei poteri, sono anche esse figlie del conflitto di
interessi, della tragica follia che esso determina al riparo delle leggi
sull'impunità, e sono figlie della inerzia di chi doveva agire e non ha
agito, degli organi che avrebbero il dovere di vigilare ed intervenire e non
lo fanno."