SICILIA : SCIOPERO contro lo smantellamento della sanita' pubblica ospedaliera e territoriale

11/set/2003 04.42.21 Luigi Sedita Contatta l'autore

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SICILIA :SCIOPERO GENERALE DEI MEDICI IL 30 SETTEMBRE
I medici siciliani hanno proclamato per il prossimo 30 settembre lo sciopero generale. La decisione e' stata presa dall'intersindacale composta da diverse associazioni che rappresentano la categoria. Dopodomani, invece, a Palermo, e' previsto un incontro regionale in vista della mobilitazione siciliana. I medici ed i veterinari protestano contro ''il progressivo, continuo ed inesorabile, smantellamento della sanita' pubblica ospedaliera e territoriale attraverso una serie di provvedimenti legislativi che mirano a sovvertire il sistema sanitario regionale con gravi ripercussioni sulla qualita' assistenziale''. Per i sindacati ''la sanita' in Sicilia deve garantire in modo organico l'accesso alle prestazioni su tutto il territorio''

 
DEFINITI I REQUISITI PER GLI STUDI MEDICI
D'ora in poi in Toscana gli studi medici per poter funzionare dovranno possedere precisi requisiti e saranno soggetti ad autorizzazione comunale. La Giunta regionale ha approvato infatti la proposta di deliberazione consiliare che detta le regole per gli studi odontoiatrici, e quelli in cui si effettuano prestazioni di chirurgia ambulatoriale e di endoscopia.
La proposta di deliberazione passa ora all'esame del Consiglio Regionale. Una volta approvata, gli studi professionali gia' in attivita' avranno sei mesi di tempo per presentare la domanda di autorizzazione all'esercizio dell'attivita' libero-professionale.

Tra i requisiti generali e' prevista ad esempio la manutenzione ordinaria e straordinaria delle apparecchiature, la documentazione puntuale delle modalita' di prelievo, conservazione e trasporto dei materiali organici da sottoporre ad analisi. Per tutti gli studi sono previste precise dotazioni tecnologiche, comprese quelle per la gestione delle emergenze: tutto il personale deve essere adeguatamente formato per affrontarle.

Gli studi medici in cui si effettuano prestazioni di chirurgia ambulatoriale dovranno essere dotati di zone separate sia per il personale sanitario che per i pazienti, di strumenti adeguati come l'elettrobisturi e, come gli studi che effettuano le endoscopie, sono tenuti a garantire la presenza di almeno un infermiere per l'intero arco orario di effettuazione degli interventi.


UNIONE EUROPEA:RIPOSO RETRIBUITO PER I MEDICI DI GUARDIA
Il medico di guardia ha diritto all'intero stipendio anche quando, in mancanza di pazienti da assistere, si concede qualche ora di sonno sul luogo di lavoro. Lo ricorda la Corte di giustizia della Comunita' Europea dando ragione alla protesta del dottor Jaeger, assistente medico presso l'ospedale di Kiel, in Germania. Al professionista, infatti, e' consentito dormire se il suo intervento non e' richiesto, ma le ore di riposo non gli vengono pagate. La Corte Ue riconosce l''ingiustizia': la normativa tedesca - che considera il servizio di guardia come ''periodo di riposo eccettuata la durata dello svolgimento di compiti professionali'', compensandolo di conseguenza - e' ''in contrasto con la direttiva comunitaria'', si legge in una nota della Corte europea. ''In Italia funziona cosi' - conferma il presidente dell'Ordine dei medici di Milano, Roberto Anzalone - Ci mancherebbe pure - afferma - Se non ha pazienti il medico di guardia puo' riposare. Il suo lavoro e' quello di stare dove deve, pronto per ogni emergenza, e se non ci sono malati da assistere non e' certo colpa sua''.

La Regione Lombardia scarica ai medici le "grane" sui tagli
La Regione Lombardia scarica le 'grane' dei tagli di alcune prestazioni sanitarie sui medici prescrittori. contenziosi tra medici di medicina generale e pazienti''. In particolare ''la prescrizione della Moc - - sara' regolata da una lunga serie di condizioni e patologie, al di fuori delle quali non e' prevista l'erogabilita' a carico del Ssn. Cosi' pure la correzione dei vizi di refrazione con Laser a Eccimeri PRK, Lasik''. Nelle circolari esplicative inviate ai medici dalle Asl si sottolinea, inoltre, che tocca al prescrittore l'accertamento del criterio che determina l'erogabilita'.

 
Cassazione: medico irreperibile? 20 giorni di carcere
La Corte di Cassazione conferma la condanna a 20 giorni di carcere per un medico reo di essersi reso irreperibile durante l'orario di lavoro. ''Chi non fà il suo dovere deve essere penalizzato - ha spiegato Stefano Biasoli, segretario della Cimo - anche se la condanna mi sembra eccessiva''. Biasoli spiega pero' di ritenere giusta la condanna per le chi sbaglia. Per Biasoli casi del genere sono evitabili solo riscrivendo i contratti di lavoro della categoria ''La professione cambia e le regole devono essere riscritte - ha detto - ed è bene che tutto venga indicato nel dettaglio, diritti e doveri''. In futuro, ha infatti spiegato, il medico rischiera' ancora di piu': ''ci sono infatti gia' proposte per fare scomparire l'orario di lavoro per i medici pubblici''. CASSAZIONE: CARCERE PER MEDICI ASL IRREPERIBILI IN TURNO Si aprono le porte del carcere per i medici della Asl che si rendono irreperibili durante il turno di lavoro costringendo così gli altri colleghi in camice bianco a tamponare le emergenze provocate dalla loro mancata risposta alle chiamate di servizio. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato la condanna a 20 giorni di reclusione - senza concessione di attenuanti - per Franco R., medico legale del polo di Imperia colpevole di irreperibilità il 30 giugno del 1996. Il sanitario, quel giorno, era di turno ma - a fine mattinata - non rispose a una chiamata della Questura che chiedeva il suo intervento per un caso di impiccagione. Scena muta anche poco prima delle 5 pomeridiane, quando i carabinieri di Diano Marina lo cercarono per la valutazione clinica di una morte sospetta. Scattò, dunque, d'ufficio, la procedura contro il sanitario. A Franco R. questa leggerezza è costata il rinvio a giudizio - in base all'art. 340 cp - per aver turbato il pubblico servizio del quale era incaricato. Infatti, come non manca di evidenziare la Suprema Corte, al suo posto sono dovuti intervenire altri due dottori, uno dei quali ha lasciato scoperto per due ore l'ambulatorio di guardia medica. E Franco R. pertanto - come ha disposto Piazza Cavour - dovrà anche risarcire la Asl per il ritardo procurato a questo presidio durante i 120 minuti nei quali il medico chiamato a sostituirlo ha lasciato in attesa i suoi pazienti, per lo più turisti con malesseri estivi.

A nulla è valso, nel giudizio penale in Cassazione, il tentativo del medico legale di difendersi sostenendo di non aver voluto far perdere le tracce di se' in maniera intenzionale. Gli ermellini gli hanno risposto che - per punire il suo comportamento - è sufficiente la sola circostanza che lui, proprio in quanto medico, avesse la consapevolezza dei disguidi che la sua irreperibilità avrebbe provocato. Tale consapevolezza, rileva la VI Sezione penale della Corte (sentenza n. 33062), è ben presente in chi esercita la sua professione. Per questo non gli è stato concesso alcuno sconto di pena. Osservano in proposito i magistrati di legittimità che commette il reato di interruzione di un pubblico servizio il medico della Asl addetto a un determinato incarico, il quale, pur essendo di turno, si renda irreperibile nell'intera giornata lavorativa, provocando con la sua assenza la necessità della sostituzione con altro medico addetto ad altro servizio, il cui funzionamento subisce per conseguenza una prolungata sospensione, non potendo tali inconvenienti non essere stati da lui previsti in esito alla condotta posta in essere ed accettati per l'ipotesi che si verificassero .
In poche parole, chi ha prestato il giuramento di Ippocrate non può cavarsela - dopo aver eluso le ricerche telefoniche - dicendo di non aver voluto creare scompiglio.

Con questo verdetto la Cassazione ha reso definitiva la sentenza emessa nel giugno del 2002 dalla Corte di Appello di Genova. Il primo grado del processo contro il dottore assente alla chiamata si era celebrato nel giugno del 1999 davanti al tribunale di Imperia. Il reato di interruzione di pubblico servizio prevede la condanna fino a 1 anno di carcere. (ANSA, ore 16:29)

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