Superstizione, Telefono Antiplagio ecc. su Famiglia Cristiana del 28/1/07

23/gen/2007 21.10.00 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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Famiglia Cristiana n. 4 del 28 gennaio 2007
INCHIESTA


LA IELLA È CREDERCI

Italiani, popolo di creduloni? A giudicare dalle indagini sembra di sì. Alle vecchie superstizioni se ne aggiungono di nuove. E, soprattutto, cresce il numero di coloro che si affidano ai "maghi".

Alzila mano chi all’ultima     notte di san Silvestro non ha indossato un indumentorosso, o non ha toccato     qualcosa di metallico dopo una previsione infaustadi un amico, o ancora non     ha ritratto il braccio per non incrociare unastretta di mano con quella di     altre due persone.

Un recente sondaggio rivela che almeno tre milioni di italiani si portano appresso un portafortuna, cornetto rosso o zampetta di coniglio che sia. Eppure, a mente fredda, ammettiamo senza remore che scansare una scala o evitare un gatto nero non siano altro che credenze infantili e irrazionali. Superstizioni, appunto. In altre parole facciamo nostro il celebre motto di Totò, che esclamò in una spassosa commedia: «Non è vero... ma ci credo!». Ed è assai probabile che le credenze superstiziose riscuotano oggi più successo che nel Medioevo, o all’inizio del XX secolo, come afferma convinto lo studioso del fenomeno Howard Tills, docente all’Università di Cambridge ed esperto del fenomeno.

Anche le giovani generazioni subiscono il fascino della cabala o del paranormale in un’epoca in cui scienza e tecnica sembrano spiegare e dominare tutto? Pare proprio di sì, se in Francia, il "Paese dei Lumi", ripetute recenti indagini demoscopiche dimostrano che oltre il 52 per cento dei giovani dai 18 ai 24 anni crede nei sogni premonitori o nella telepatia, e tra il 30 e il 35 per cento dà retta ai vaticini dei veggenti, allo spiritismo e alla stregoneria. D’altra parte, provate a congedarvi da uno studente universitario che deve affrontare un esame, lasciandovi sfuggire un "Tanti auguri", invece del canonico "In bocca al lupo", e osservate la reazione.

Qualche mese fa lo psicologo britannico Bruce Hood ha stupito l’uditorio del Festival della scienza di Norwich affermando che la superstizione è geneticamente programmata. «No, macché geni! La superstizione è un fatto squisitamente culturale: se i miei genitori prima di uscire di casa i venerdì 17 fanno sempre gli scongiuri, finirà che li farò anch’io. Così si trasmettono le pratiche antiella», sostiene Giovanni Panunzio, fondatore di Telefono antiplagio.

Tabella: i numeri della superstizione.

Le bottiglie scaccia-gatti

Alle vecchie inossidabili forme di superstizione se ne sono, casomai, aggiunte di nuove. «Un esempio? Le bottiglie d’acqua lasciate davanti a cancelli e porte. Ebbene, sarebbero degli scaccia-gatti, secondo una credenza che si è diffusa da qualche anno. Ma su che basi scientifiche poggia? Forse che i felini odiano l’acqua?», ironizza Panunzio.

A non tramontare mai sono oroscopi e previsioni di astrologi e veggenti. Il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) da anni pubblica un’inchiesta in cui sbugiarda le profezie degli astrologi. «All’inizio del 2006 molti astrologi scommettevano sul miglioramento della situazione internazionale», ricorda Massimo Polidoro, cofondatore e segretario del Cicap. «L’almanacco 2006 di Barbanera, per esempio, annunciava buone notizie, finalmente, dal Medioriente e dall’Irak. Oroscopofree.it, invece, prevedeva la riunificazione delle due Coree. Il divino Otelma dice la sua su Bush, ma molto astutamente: "Il presidente resterà ben saldo al timone". Grazie, il suo mandato non è prossimo al termine!».Se c’è una novità, osserva Polidoro, è la tendenza degli astrologi a rimanere molto più sul vago e a osare di meno, specie da quando il Comitato documenta in Internet le loro topiche. «Le forme d’irrazionalità», dice, «oggi sono mutate: le superstizioni s’ammantano di una scientificità che ieri non avevano. Usano terminologie specialistiche, tuttavia di scientifico c’è ben poco. Come le cosiddette medicine alternative».

Tra qualche giorno il Cicap pubblicizzerà la sua ultima indagine, e sarà sulla magnetoterapia in Italia. «Presentata come nuova terapia, in realtà la pratica di applicare magnetini in varie parti del corpo ha già tre secoli di vita. Risultato? Le scarpe e le cinture magnetizzate, vendute come terapeutiche, non superano l’effetto "placebo". E la cosa più grave è che, spesso, queste pseudoterapie vengono accolte presso i servizi sanitari pubblici», denuncia Polidoro.

Insomma, finché i riti scaramantici o anti-iella restano una specie di gioco di società, si può pure sorridere, ma il discorso cambia quando le credenze magiche creano dipendenze. Allora fanno danni gravi, specie se interviene chi approfitta della nostra creduloneria, ovviamente a pagamento. L’Italia, secondo Panunzio, non è un Paese più credulone di altri: «Ciò che è abnorme per un Paese civile è la quantità di pubblicità che telemaghi e ciarlatani riescono ancora a farsi grazie a Tv, radio e giornali».

Dai dati del 2006 di Telefono antiplagio, quasi un quarto dei 21.000 maghi, astrologi e cartomanti operanti in Italia si reclamizza in qualche modo (3.600 sono quelli che usano emittenti locali, quotidiani e periodici, ma poi anche attraverso Pagine Utili, Pagine Gialle, Mediavideo di Mediaset e Televideo Rai). Un business, quello dell’occulto nel nostro Paese, calcolato in cinque miliardi di euro. E non sembra aver modificato di fatto le cose lo spostamento in orario notturno (dalle 24 alle 7) delle televendite "magiche", deciso di recente dall’Autorithy per le garanzie nelle telecomunicazioni e ribadito da una sentenza del Consiglio di Stato dell’agosto scorso. 

«Chi crede nel cartomante diventa anche un nottambulo», commenta Panunzio. Insomma: se proprio vogliamo provarci, limitiamoci a predire che l’Inter vincerà lo scudetto 2007. Gli interisti, però, incrocino le dita.

Alberto Laggia
   
   

HANNO DETTO

«La superstizione è un insana paura di Dio».

(Cicerone)

«Non è vero, ma prendo le mie precauzioni».

(BenedettoCroce)

«La superstizione immagina le cose più stravaganti e grossolane, piuttosto che restare a riposo».

(DenisDiderot)

«La superstizione porta sfortuna».

(UmbertoEco)

«Io non sono superstizioso perché porta male».

(SachaGuitry)

«La superstizione è un abuso della religione nato dall'ignoranza». 

(GiacomoLeopardi)

«La superstizione sta alla religione come l'astrologia sta all'astronomia: una figlia molto pazza di una madre molto saggia».

(Voltaire)



PADRE GILLES JEANGUENIN, AUTORE DI "NON È VERO... MA CI CREDO!"


QUELLO CHE "PORTA MALE"
È LA MANCANZA DI FEDE


Nel libro della San Paolo analizza le superstizioni più diffuse. 
E spiega: «Credere davvero è il miglior antidoto».


Che succede se a scrivere di superstizioni non è il solito sociologo, ma un giovane esorcista? Che ne esce un libro per nulla pedante, e per certi versi sorprendente. Lui è padre Gilles Jean-guenin, svizzero, laureato in Teologia, ora sacerdote della diocesi di Albenga-Imperia, specializzato in psicopatologia clinica ed esorcista ufficiale della diocesi ligure. Il libro, in uscita per le edizioni San Paolo, s’intitola Non è vero... ma ci credo!, da una battuta di Totò.

  • Perché un esorcista decide di occuparsi di gatti neri e cabala?

«Ho voluto scrivere questo libro a partire dalla mia esperienza. Svolgere un ministero di liberazione non si limita a scacciare i demoni, anzi, bisogna combattere anche tutte le "diavolerie" che la gente si mette in testa, a cominciare dalla superstizione, dall’ignoranza religiosa e dalle forme devianti della fede».

  • Il libro inizia con i risultati di un’indagine in una scuola del Nord Italia. Quali risultati l’hanno più colpita?

«Dalla mia inchiesta svolta presso un liceo del Nord Italia risulta che il 38 per cento dei giovani crede in una o più superstizioni. Queste forme giovanili sono vissute generalmente come supporto e mezzo per superare una scarsa fiducia in sé, angoscia, paura dinanzi a esami o ad altre difficoltà della vita. I giovani non sono legati alle superstizioni "contadine" dei loro avi, ma sono fortemente attratti da quelle high-tech, che utilizzano tecnologie e mezzi di comunicazione per aprire una porta sul mondo dell’esoterismo, e spesso anche della violenza e del neopaganesimo».

  • Ci fa qualche esempio?

«Ce ne sarebbero tanti. Sono generalmente paure infondate e irrazionali a partorirle. La moda e lo sport sono terreni molto fertili, dai quali sbocciano tante fantasie e bizzarrie della gente. Ad esempio, fa sorridere l’abitudine portafortuna dell’hockeista della squadra dei Senators di Ottawa, Bruce Gardiner, che, prima di entrare sul ghiaccio, immerge sistematicamente il bastone di hockey nell’acqua dei gabinetti».

  • Secondo lei, si vive peggio da scettici o da superstiziosi?

«Male in entrambi i casi. L’equilibro psicologico della persona e la fede cristiana trovano una piena serenità in un evolversi nella fiducia, nella speranza e nell’ottimismo, che sono autentiche virtù evangeliche».

  • Cosa insegna la Chiesa nei riguardi della superstizione?

«La parola di Dio e la Chiesa condannano totalmente ogni superstizione, perché pone l’uomo che aderisce a tali credenze in contrapposizione con la fede, con il vero culto dovuto a Dio e con la fiducia che si deve riporre in lui».

  • Perché molti cattolici oggi sono inclini alla superstizione?

«Purtroppo molti cristiani sono ancora schiavi di questi atteggiamenti: colpa dell’ignoranza? Di mancanza di formazione catechistica? O forse anche del fatto che alcuni pastori della Chiesa non sono riusciti a sradicare completamente la mentalità tinta di superstizione che inquina certe pratiche più o meno religiose e alcune devozioni popolari?».

  • Come convincere una persona superstiziosa che il suo è un atteggiamento infantile e irrazionale?

«Non è una missione impossibile. Mi capita spesso di dovere rassicurare, "esorcizzare" le paure e le ansie di certe persone che vengono a consultarmi e di risanare un terreno che sia favorevole alla loro crescita spirituale. Qui è determinante la formazione religiosa, accompagnata da una buona dose di pazienza!».

  • Ha mai posseduto un portafortuna o mai fatto un rito scaramantico?

«Forse sì… Qualche volta mi sono domandato se non ci siano state persone che nella vita possano avermi "portato male". Più seriamente, ricordo che da ragazzino mi piaceva tenere come portafortuna un quadrifoglio nel portamonete. Ora, è ovvio, pongo ogni cosa nelle mani della divina Provvidenza».

Alberto Laggia
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