Comunicato stampa del 15/10/2003

15/ott/2003 07.04.36 Luigi Sedita Contatta l'autore

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I ticket, una tassa sui malati

 

a cura di Luigi Sedita

Responsabile Nazionale del Dipartimento Sanità e Diritto alla Salute dell’Italia dei Valori

 

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Sintesi:

nonostante i farmaci costino meno, i cittadini spendono di più.

I ticket, infatti, servono solo a fare cassa, evidenziando la mala gestione regionale a discapito del cittadino malato. Nei primi mesi del 2003, i ticket, introdotti in alcune regioni (di centrodestra), sono costati ai cittadini 285 milioni di euro. La spesa complessiva per i farmaci è diminuita maggiormente proprio nelle regioni dove non sono stati imposti i ticket, a seguito di provvedimenti più virtuosi ed efficaci (vedi tabella delle regioni).

I ticket risultano essere una tassa sui malati e più che un risparmio producono un trasferimento di parte dei costi dal S.S.N. alle tasche dei cittadini.

Le proposte dell’Italia dei Valori per l’abolizione dei ticket.

 

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Il prezzo dei farmaci tra il 2000 e il 2003 non e’ aumentato. I farmaci, anzi, costano meno per effetto della presenza dei generici nel mercato farmaceutico e l’introduzione delle misure centrali per ridurre la spesa ma, nonostante questo, i cittadini spendono di più che nel passato.

La reintroduzione del ticket e l'aumento del numero dei farmaci non più rimborsati dal servizio sanitario regionale hanno annullato gli effetti positivi del calo dei prezzi.

Lo Stato e le Regioni risparmiano, la spesa pubblica diminuisce, ma paradossalmente dove, con quote differenziate, le Regioni hanno imposto i ticket, i cittadini spendono più di prima con maggiore sofferenza dei malati e degli anziani, le fasce più deboli della popolazione.

Negli anni passati quando i prezzi dei farmaci aumentavano, si reagiva (sempre per responsabilizzare il cittadino!) imponendo un ticket, oggi che i prezzi sono scesi, in alcune regioni (in genere di centrodestra, vedi file allegato) si è operato come prima, imponendo ancora una gabella.

La diminuzione del numero di confezioni prescrivibili per le patologie croniche (da 6 a 3 con l’effetto di aumentare l’incidenza del ticket), il passaggio di molti farmaci dalla fascia B (rimborsati a metà) alla fascia C (non più rimborsati), la quota di prezzo del farmaco griffato tutto a carico del cittadino, sono stati tra i fattori più importanti di aumento della spesa a carico dei cittadini.

Ma il fattore che ha fatto la differenza è stata, ovviamente, l’introduzione dei ticket, dal momento che in queste regioni,  rispetto al 2000, per acquistare gli stessi farmaci, si spende fino al 45% in più (Altroconsumo).

Solo nelle regioni dove non è stato introdotto alcun ticket (in genere regioni di centrosinistra, vedi file allegato) i cittadini possono risparmiare usufruendo dei vantaggi derivanti dalla diminuzione dei prezzi dei farmaci.

In questo contesto il medico curante può esercitare un ruolo non indifferente perché al momento della  prescrizione, scegliendo il farmaco più economico (il generico) al posto di quello più venduto e più caro (il griffato), può produrre un considerevole risparmio per il cittadino.

 

Analizzando quanto riportato da Federfarma sulla spesa farmaceutica del 2003 (gennaio - luglio) https://www.federfarma.it/cms_published_2/spesa_IT.html

e quanto riportato sul peso del ticket da Altroconsumo http://www.altroconsumo.it/   (ottobre 2003) possiamo trarre le seguenti considerazioni.

-1- Nei primi mesi del 2003 i ticket sono costati ai cittadini 285 milioni di euro, pari al 5,4 % della spesa lorda sui farmaci.

La gabella, in vigore solo in 10 regioni e nella provincia autonoma di Bolzano, ha avuto come effetto che per i farmaci essenziali di fascia A i cittadini di Liguria, Lombardia e Piemonte hanno globalmente contribuito di tasca propria a circa il 10 % della spesa per l’acquisto dei farmaci, contro l’1,3 e lo 0,7 % dei cittadini delle regioni “esenti ticket”  (vedi tabella);

 

Farmaci: quanto pesano i ticket

Regioni

Incidenza dei ticket sulla spesa farmaceutica lorda %

Liguria, Lombardia e Piemonte

10,5 - 9,5

Puglia, Sicilia, Veneto

8,3 - 7,2

Calabria, prov. Bolzano, Molise

6,3 - 4,5

Lazio, Sardegna

3,6 - 3,5

Campania, Basilicata, Emilia Romagna, Marche, Umbria, prov. Trento, Friuli V. G. , Abbruzzo, V. D’Aosta, Toscana

(regioni esenti ticket - la sola quota che il cittadino paga e’ la parte di prezzo per i farmaci di marca al posto dei generici)

 

1,3 - 0,7

 

-2- la spesa complessiva per i medicinali è diminuita maggiormente proprio nelle regioni dove non sono stati introdotti ticket e dove, evidentemente, hanno adottato provvedimenti più virtuosi ed efficaci,

-3- i ticket risultano essere una tassa sui malati: più che un risparmio, determinano un trasferimento di costi dal S.S.N. alle tasche dei cittadini.

 

 

 

Per ridurre la spesa, meglio seguire altre vie, quali la diffusione dei generici, la consegna diretta dei farmaci a costo dimezzato nelle farmacie ospedaliere al momento delle dimissioni, i protocolli e le linee guida con una più forte condivisione e responsabilizzazione dei medici … come già da tempo avevamo indicato nel programma nazionale della sanità dell’Italia dei Valori, che riporto di seguito. http://www.antoniodipietro.it/presentazione/PROGRAMMA.DOC cap. V, pag.35

 

Le proposte dell’Italia dei Valori sulla partecipazione alla spesa sanitaria (ticket)

I ticket vanno aboliti: si dovrebbe poter accedere alle prestazioni del servizio sanitario senza condizionamenti economici. I ticket sono particolarmente iniqui proprio in caso di malattia, il momento più critico e di maggior fragilità e debolezza della persona.

I ticket pesano sulla gestione; abolendoli, si liberano energie tecnico-amministrative che potrebbero essere utilizzate in modo più efficace e proficuo.

Il consumismo sanitario non si combatte facendo ricadere sul malato i costi di un trattamento che in genere non ha deciso. Se il trattamento sanitario è deciso e determinato dal medico prescrivente, è su questi che bisogna agire, più che sul paziente. Prioritari risultano l'efficienza del sistema, le linee guida condivise (protocolli diagnostici e terapeutici) e i controlli spettanti alle Regioni e alle USL: bisogna operare affinché si prescriva per reale bisogno e con appropriatezza, attivando  verifiche e controlli, la cui mancanza nelle ASL e nelle Regioni  ha spesso determinato lo sperpero di denaro pubblico, che poi si vorrebbe fare pagare al cittadino sotto forma di ticket.  Bisogna, inoltre, puntare sulla responsabilizzazione e il coinvolgimento reale dei medici al governo della sanità, su un loro aggiornamento veramente indipendente e non condizionato dalle industrie biomediche e farmaceutiche e sul coinvolgimento delle associazioni dei cittadini e dei consumatori a far parte delle strutture di verifica della qualità dell’assistenza.

 

 

 

Alla presente viene allegato un file  con tutti i provvedimenti adottati dalle varie regioni (tratto dal sito di Federfarma https://www.federfarma.it/cms_published_2/ticket_IT.html  )

I ticket, una tassa sui malati
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