Comunicato stampa "Il Cristianesimo fu preordinato da Dio" come ti smonto il libro "Inchiesta su Gesù"

15/mag/2007 14.10.00 Samuele Vitullo Contatta l'autore

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Ignazio, Teoforo, a Policarpo vescovo della Chiesa di
Smirne, o meglio che ha per vescovo Dio Padre e il
Signore nostro Gesù Cristo, molta gioia.
(saluto di Ignazio di Antiochia nella lettera a
Policarpo scritta da Troade prima di essere
imbarcato per Roma e condannato a morte
alle belve 107 d.C.)


IL CRISTIANESIMO FU PREORDINATO DA DIO

PREMESSA

Dopo aver letto il libro intitolato: Inchiesta su
Gesù, di Augias e Pesce in cui si legge della
ebraicità di Gesù, ho sentito l’esigenza di scrivere a
riguardo, anche se in ritardo, perché intorno a tale
argomento si polemizza ancora.
Per ben due volte ho scritto a Corrado Augias tramite
il quotidiano : La Repubblica, per sottolineare che
l’ebraicità di Gesù fa ridere, ma non ho ricevuto
alcuna risposta. Il fatto che Gesù fosse ebreo è
indiscutibile, ma, egli non volle presentare la sua
ebraicità, anzi parlò del suo mandato di Messia.
Mi meraviglia il fatto che il prof.Pesce, dottissimo
biblista, per parlare della persona di Gesù abbia
utilizzato come fonti soprattutto libri gnostici
mettendoli sullo stesso piano dei libri
canonici(metro).
E’ utile però ricordare che quando la Gnosi nacque,
intorno ai primi anni del II° secolo dopo Cristo, in
seno alle comunità cristiane, le sue forme risultarono
eretiche come dimostrarono molti paladini della fede
tra i quali Ignazio ed Ireneo.
Il primo, le cui lettere sono ritenute spiritualmente
non inferiori a quelle di Paolo, raccomandava di
guardarsi dagli errori degli gnostici.
Anche Ireneo, con ardore più forte, lottava contro la
gnosi e consigliava di guardarsi dai testi gnostici
perché eretici.
Nella prima lettera di San Giovanni al capitolo 2 nei
versi 18 e 19 infatti, si trova scritto come segue:“
Fanciulli è l’ultima ora. Come avete udito
l’anticristo deve venire, e di fatto già ora sono
sorti molti anticristi. Da ciò conosciamo che è
l’ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano
dei nostri; perché se fossero stati dei nostri
sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché
fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”.

SVOLGIMENTO

“La Scrittura, prevedendo che Dio
avrebbe giustificato gli stranieri per fede,
preannunciò ad Abrahamo questa
buona notizia:” In te saranno benedette tutte le
nazioni”.
In tal modo coloro che hanno la fede
sono benedetti con il credente Abrahamo”.
(Galati 3:8 e 9)

Per trattare l’argomento descritto in premessa, è
necessario fare un elenco cronologico che parte dalla
Genesi per finire all’Apocalisse, e seppur sintetico,
deve tener conto della vastità del trattato.
Dopo la caduta dell’uomo, Iddio pensò di dare al
genere umano la possibilità di salvezza attraverso la
discendenza della donna, della quale si parla al verso
15 del capitolo 3 della Genesi in cui è scritto così:”
Io porrò inimicizia tra te e la donna, e fra la tua
progenie e la progenie di lei; questa progenie ti
schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”.
L’apostolo Paolo, che nell’anno 34-35 credette in
Gesù, nel capitolo 5 della lettera ai Romani dal verso
12 al 21, parla della caduta dell’uomo e del rimedio
dato a questi per mezzo di Gesù Cristo come
espressamente detto al verso 15 in cui scrive: “Però,
la grazia non è come la trasgressione. Perché se per
la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a
maggior ragione la grazia di Dio e il dono della
grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono
stati riversati abbondantemente sugli altri”.
In definitiva per un uomo il peccato ha fatto il suo
ingresso nel mondo, per un altro uomo, Gesù Cristo, il
peccato è stato cancellato dal mondo. Iddio, infatti,
trascorso del tempo, pensò che fosse giunto il momento
giusto per porre rimedio al peccato adamitico, e
decise di farlo attraverso Abramo dal quale avrebbe
fatto discendere il Salvatore del mondo: Gesù Cristo.
(Abramo si chiamava così prima del patto stabilito fra
lui e Dio; Quest’ultimo, successivamente, muta il nome
di Abramo in Abrahamo ed istituisce la circoncisione).

Dopo la morte di Tare, padre di Abramo, Dio consigliò
ad Abramo di lasciare i suoi parenti ed il suo
paese(CHARAN), come si legge nel capitolo 12 della
Genesi dal verso 1 al verso 3:” Il Signore disse ad
Abramo:” Và via dal tuo paese, dai tuoi parenti e
dalla casa di tuo padre, e và nel paese che io ti
mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti
benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte
di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e
maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette
tutte le famiglie della terra”. In questi versi è
chiaramente detto che attraverso la discendenza di
Abrahamo, tutte le nazioni della terra sarebbero state
benedette. Ciò lo si legge anche nel capitolo 3 dei
Fatti ai versi 25 e 26 in cui Pietro parlando della
discendenza di Cristo attraverso Abrahamo dice:” Voi
siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con
i vostri padri, dicendo ad Abrahamo :” Nella tua
discendenza tutte le nazioni della terra saranno
benedette”. A voi per primi Dio, avendo suscitato il
suo Servo, lo ha mandato per benedirvi, convertendo
ciascuno di voi dalle sue malvagità”.
Il patto fatto con Abrahamo Iddio lo rinnova con il
figlio di questi: Isacco, vedi verso 4 del capitolo 26
della Genesi in cui è scritto come segue:”
Moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del
cielo e darò alla tua discendenza tutti questi paesi;
tutte le nazioni della terra saranno benedette nella
tua discendenza”.
Successivamente nel capitolo 28 della Genesi al verso
14, Iddio ribadisce il concetto a Giacobbe dicendo :”
La tua discendenza sarà come la polvere della terra e
tu ti estenderai ad Occidente ed a Oriente, a
Settentrione e a Meridione, e tutte le famiglie della
terra saranno benedette in te e nella tua
discendenza”.
Giacobbe ebbe 12 figli maschi e tra questi Dio elesse
la discendenza di Giuda, dalla quale sarebbe nato
l’Unto da mandare in terra per la salvezza
dell’umanità come è scritto in Genesi al capitolo 49
dal verso 8 al verso 11 in cui si legge come segue:”
Giuda, te celebreranno i tuoi fratelli; la tua mano
sarà sul collo dei tuoi nemici; i figli di tuo padre
si inchineranno davanti a te. Giuda è un giovane
leone; tu risali dalla preda, figlio mio; egli si
china, s’accovaccia come un leone, come una leonessa:
chi lo farà alzare? Lo scettro non sarà rimosso da
Giuda, né sarà allontanato il bastone del comando dai
suoi piedi, finchè venga colui al quale esso
appartiene e a cui ubbidiranno i popoli.
Egli lega il suo asinello alla vite e il puledro della
sua asina alla vite migliore; lava la sua veste con
vino e il suo mantello col sangue dell’uva”.
E’ chiaro dai suddetti versi dedurre che il
Legislatore e lo scettro (regno) non sarebbero stati
rimossi dalla casa di Giuda; ciò viene rafforzato da
Paolo nel capitolo 1 della lettera ai Romani dal verso
2 al verso 7 e specificatamente nel verso 4 dove si
legge così:” Fatto dal seme di Davide secondo la
carne, definito Figliolo di Dio in potenza, secondo lo
spirito della santità per la risurrezione dei morti”.
Come si nota, Gesù discese da Davide (appartenente
alla tribù di Giuda), e non da un uomo appartenente ad
una qualsivoglia tribù, come ha erroneamente scritto
il prof. Pesce nel testo: Inchiesta su Gesù.
Quanto sopra detto, viene ancora confermato nel
capitolo 4 dell’epistola ai Romani ai versi 12 e 13
“....e fosse anche padre dei circoncisi, di quelli che
non solo sono circoncisi ma seguono anche le orme
della fede del nostro padre Abrahamo quando era ancora
incirconciso. Infatti la promessa di essere erede del
mondo non fu fatta ad Abrahamo o alla sua discendenza
in base alla legge, ma in base alla giustizia che
viene dalla fede”.

E’ utile ricordare che Paolo, contemporaneo degli
apostoli, nato circa 10 anni dopo Gesù, sentì la
necessità di chiarire queste cose, perché gli eretici
si sarebbero grandemente moltiplicati, e proprio nei
suddetti versi, l’apostolo precisò che attraverso
Cristo, discendente di Abrahamo, sarebbe nato il
Messia per salvare l’umanità.
Molti profeti pregando espressero il desiderio di
vedere spiritualmente la missione del Cristo (il
Redentore) ed alcuni di loro la videro. Di questi si
parla in molte parti delle Sacre Scritture, ma io farò
solo poche citazioni.
Nella prima epistola di Pietro al capitolo 1 dal verso
9 al verso 12 e precisamente ai versi 11 e 12 si legge
così:” Essi cercavano di sapere l’epoca e le
circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di
Cristo che era in loro, quando anticipatamente
testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie
che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per
sè stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che
ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno
predicato il Vangelo,mediante lo Spirito Santo inviato
dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano
penetrare con i loro sguardi”.
Anche Abrahamo desiderò vedere i giorni del Cristo, li
vide e giubilò, come si può leggere nei versi 54-58
dell’evangelo di San Giovanni al capitolo 8; i versi
56, 57 e 58 dicono così:” Abrahamo, vostro padre, ha
gioito nell’attesa di vedere il mio giorno e l’ha
visto e se n’è rallegrato. I Giudei gli dissero:” Tu
non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abrahamo?”.
Gesù disse loro:” In verità, in verità vi dico: prima
che Abrahamo fosse nato io sono”. (YHWH cioè Dio).
Dio rivelò a Mosè le sofferenze che avrebbe patito il
Cristo e gli propose di soffrire alla stessa maniera
per il bene del popolo. Quando Mosè vide la ricompensa
che gli sarebbe spettata, accettò di soffrire come
Gesù che sarebbe venuto in terra molto tempo più tardi
(circa 1600 anni dopo); ciò lo si legge nei versi
24-26 nel capitolo 11 dell’epistola agli Ebrei, in cui
al verso 26 è scritto così:”Stimando gli oltraggi di
Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché
aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa”.
Ritornando al vecchio patto (alleanza) e precisamente
nel libro del profeta Isaia al capitolo 7 verso 14 si
legge così:” Perciò il Signore stesso vi darà un
segno: Ecco, la giovane (vergine) concepirà, partorirà
un figlio e lo chiamerà Emmanuele”.
Ciò che fu profetizzato da Isaia, e cioè che la
vergine avrebbe partorito un figliolo, viene ribadito
al capitolo 1 dell’evangelo di San Luca nel verso 34
dove si legge quanto segue:” Maria disse
all’angelo:”Come avverrà questo, dal momento che non
conosco uomo?”; ed ancora nel verso 23 del capitolo 1
di Matteo che dice così:” La vergine sarà incinta e
partorirà un figlio, al quale sarà posto nome
Emmanuele, che tradotto vuol dire: Dio con noi”.
L’EMMANUELE E’ CIOE’ DIO MANIFESTATO TRA GLI UOMINI
(Circa la presunta verginità di Maria dopo il
concepimento di Gesù, si può parlare, se alcuni lo
desiderano).
Nel vangelo di San Luca al capitolo 2 nei versi 30-35
si parla di Gesù , e nel verso 34 è scritto così:” E
Simeone li benedisse dicendo a Maria, madre di Lui:”
Ecco Egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in
Israele, come segno di contraddizione”. Nel libro di
Isaia al capitolo 11 dal verso 1 al verso 4, parlando
del Cristo che sarebbe nato dalla discendenza di Isai,
padre di Davide( appartenente alla tribù di Giuda), il
profeta al verso 1 dice:” Poi un ramo uscirà dal
tronco d’Isai ed un rampollo spunterà dalle sue
radici”.
Continuando più avanti, sempre nel capitolo 52 del
libro di Isaia ai versi 13 e 14 si legge così:” Ecco
il mio servo prospererà, sarà innalzato, esaltato,
reso sommamente eccelso. Come molti, vedendolo, sono
rimasti sbigottiti(tanto era disfatto il suo sembiante
al punto da non sembrare più un uomo ed il suo aspetto
al punto da non sembrare più un figlio d’uomo)”.
Nel capitolo successivo, cioè nel 53 e precisamente
dal verso 2 al verso 5, parlando di Gesù, il profeta
di cui sopra scrive come segue:” Egli è cresciuto
davanti a lui come una pianticella, come una radice
che esce da un arido suolo; non aveva forma né
bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale
da piacerci. Disprezzato ed abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore e familiare con la sofferenza, pari a
colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato e noi non ne facemmo stima alcuna.
Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e
umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre
trasgressioni, stroncato a causa delle nostre
iniquità; il castigo per cui abbiamo pace, è caduto su
di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati
guariti”. Nel Salmo 22 al verso 1 il salmista parlando
delle sofferenze del Cristo dice così:” Dio mio, Dio
mio, perché mi hai abbandonato? Tu te ne stai lontano,
senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del
mio gemito!”.
Nell’evangelo di San Marco al capitolo 15 nel verso
34, l’evangelista ribadisce quanto detto nel Salmo di
prima, come segue:” All’ora nona Gesù gridò a gran
voce:” Eli, Eli, lamà sabactani?” che, tradotto vuol
dire Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Nei versi fin qui esposti si nota come i profeti
descrissero il modo in cui il Cristo avrebbe sofferto;
gli stessi aggiunsero che la sua anima non sarebbe
rimasta nello Sceol vedi Salmo 16:10 in cui è scritto
così:” Poiché tu non abbandonerai l’anima mia in
potere della morte, né permetterai che il tuo santo
subisca la decomposizione”. Ciò viene confermato nel
capitolo 2 dei Fatti ai versi 30 e 31 in cui si legge
come segue:” Egli dunque essendo profeta e sapendo che
Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo
trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti,
previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo
che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei
morti, e che la sua carne non avrebbe subito la
decomposizione”. Di Gesù profetizzò anche il profeta
Daniele il quale, nel libro omonimo dice che il regno
di Gesù non avrebbe mai avuto fine, infatti, nel verso
44 del capitolo 2 si esprime così:” Al tempo di questi
re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non
sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio di
un altro popolo. Spezzerà ed annienterà tutti quei
regni, ma esso durerà per sempre”. A conferma di ciò
si può leggere in San Luca al capitolo 1 verso 33 in
cui è scritto:” Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in
eterno, e il suo regno non avrà mai fine”.
Il profeta Daniele continua nel capitolo 7 nel verso
14 a parlare del regno di Cristo che non avrebbe mai
avuto fine e dice così:” Gli furono dati dominio,
gloria e regno, perché le genti di ogni popolo,
nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un
dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un
regno che non sarà distrutto”.
Le parole di questi versi riferiti al regno di Gesù,
vennero interpretate dai discepoli come egemonia che
il popolo di Israele avrebbe avuto su tutti i popoli,
tant’è che nel capitolo 1 dei Fatti al verso 6 si
trova scritto così:” Quelli dunque che erano riuniti
gli domandarono:” Signore è in questo tempo che
ristabilirai il regno ad Israele?” ed ancora Luca nel
suo evangelo al capitolo 24 verso 21 dice:” Noi
speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele;
invece, con tutto ciò ecco il terzo giorno da quando
sono accadute queste cose”. Questo pensavano anche i
discepoli sulla via di Emmaus.
Numerosi sono i versi che ribadiscono le cose dette
dal profeta Daniele, ma non li cito per evitare di
risultare prolisso.
Il prof. Pesce nel suo libro, dice che i discepoli
fecero grandi sforzi per far adempiere le Scritture,
ma ciò non risulta vero per due motivi: primo perché
ad esprimere lo stesso concetto su Gesù furono persone
diverse in diverse circostanze ed erano stati
spettatori del ministero di Cristo, secondo perché i
discepoli non erano dotti intorno alle Sacre Scritture
come si legge nei Fatti al capitolo 4 nel verso 13:”
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si
meravigliarono avendo capito che erano popolani senza
istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù”.
Malgrado le gravi persecuzioni il Cristianesimo ha
retto nei secoli.
I primi martiri contribuirono ad alimentare questa
realtà di fede; essi infatti nel vedere il
comportamento degli apostoli accettarono il
Cristianesimo ed il martirio, addirittura affrontarono
la morte con allegrezza perché certi di una migliore
resurrezione, vedi Ebrei 11:35 che recita così:” Ci
furono donne che riebbero per risurrezione i loro
morti; altri furono torturati perché non accettarono
la loro liberazione, per ottenere una risurrezione
migliore”.
Nel libro di Michea al verso 1 del capitolo 5 fu già
profetizzato il fatto che Gesù sarebbe nato a Betlemme
infatti si legge come segue:” Ma da te, o Betlemme,
Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda,
da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele,
le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni
eterni”.
In pratica si sapeva che in Betlemme sarebbe nato il
Messia cioè “COLUI” la cui uscita è dai tempi eterni:
cioè Iddio incarnato (sembra un mistero, ma non lo è,
e lo si può dimostrare con versi scritturali; non lo
tratterò in queste pagine, ma se qualcuno fosse
interessato all’argomento sono disponibile a
chiarirlo).
La nascita del Salvatore del mondo (cioè del Re), fu
rivelata ai magi di Oriente, i quali giunsero dal loro
paese per adorare il fanciullino come scrive Matteo
nel suo vangelo al capitolo 2 nei versi 5-6 e 11. Tali
versi ripercorrendo quelli di Michea sopra citati,
dicono così:” Essi gli dissero:” In Betlemme di
Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del
profeta: e tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei
affatto la minima fra le città principali di Giuda
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio
popolo Israele”.... Entrati nella casa, videro il
bambino con Maria, sua madre; prostratisi lo
adorarono,e aperti i loro tesori, gli offrirono dei
doni, oro, incenso e mirra”.
A proposito dell’adorazione, della quale si è fatto
cenno poc’anzi, voglio citare solo qualche verso per
non allontanarmi dall’argomento.
Per esempio nell’evangelo di San Matteo nel capitolo
15 al verso 25 dice:” Ella venne e l’adorò dicendo
Signore aiutami”; successivamente nel capitolo 28
sempre nello stesso vangelo al verso 17 si legge come
segue:” E, vedutolo, l’adorarono; alcuni però
dubitarono”.
Nell’evangelo di San Luca al capitolo 4 verso 8 è
scritto così: Gesù gli rispose :” Sta scritto: “Adora
il Signore il tuo Dio, e a lui solo rendi il culto”.
Come risulta evidente l’adorazione va a Gesù, unico
Dio e, Lui solo si adora.
Nessun servo del Signore ha mai preteso l’adorazione,
infatti, quando Pietro andò da Cornelio, quest’ultimo
gli si prostrò per adorarlo, ma Pietro disse di non
farlo perché era uomo come lui; ciò lo si legge nei
Fatti al capitolo 10 versi 25 e 26 che dicono così:”
Mentre Pietro entrava Cornelio andandogli incontro si
inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò
dicendo:” Alzati, anch’io sono uomo!”.
Un episodio simile è narrato al capitolo 21
dell’Apocalisse nel verso 9 in cui, Giovanni all’isola
di Patmo si prostrò per adorare l’angelo il quale
glielo proibì dicendo che entrambi erano servi di Dio;
Gesù, invece, al quale l’adorazione è dovuta, quando
si prostravano ai suoi piedi non lo divietava.
Nel libro di Isaia al capitolo 40 verso 3 il profeta
dice così:” La voce di uno che grida :” Preparate nel
deserto la via del Signore, appianate nei luoghi aridi
una strada per il nostro Dio!”;
Il profeta Malachia nel suo libro al capitolo 3 verso
1 scrive:” Ecco io vi mando il mio messaggero che
spianerà la via davanti a me e subito il Signore che
voi cercate, l’Angelo del patto che voi desiderate,
entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene” dice il
Signore degli eserciti”.
In un caso e nell’altro si legge che la venuta di
Gesù, sarebbe stata preceduta dall’angelo, cioè da
Giovanni Battista, lo conferma San Luca nel capitolo
1 al verso 76 dove dice:” E tu, bambino, sarai
chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti
al SIGNORE per preparare le sue vie”; Poco prima nello
stesso capitolo dal verso 13 al 18 e precisamente al
17 si legge che l’angelo, parlando a Zaccaria della
nascita del figlio così si espresse:” ...Andrà davanti
a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere
i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza
dei giusti per preparare al SIGNORE un popolo ben
composto”.
Nell’evangelo di San Matteo al capitolo 17 verso 10 si
trova scritto:” E i discepoli gli domandarono:” Perché
dunque gli Scribi dicono che prima deve venire Elia?”.
Ciò significa che lo spirito e la virtù che erano in
Elia avrebbero preceduto Gesù.
Quando Gesù fu portato per la prima volta nel tempio
da Maria e Giuseppe, Simeone per rivelazione si
avvicinò al fanciullo, a lui infatti, Iddio aveva
rivelato che non sarebbe morto prima di aver visto il
Cristo e ciò lo si evince dalla lettura dei versi
25-38 del secondo capitolo di Luca e segnatamente dai
versi 29 al 31 che dicono così:” Ora, o mio SIGNORE
(parlando di Gesù o di Dio Padre ci si esprime sempre
col termine SIGNORE), tu lasci andare in pace il tuo
servo, secondo la tua parola; perché i miei occhi
hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi
a tutti i popoli”; nei successivi versi 37 e 38, si
nota come anche Anna la profetessa incontrò il bambino
Gesù nel tempio e parlò di Questi:” Non si allontanava
mai dal tempio e serviva Dio giorno e notte con
digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quella stessa
ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a
tutti quelli che aspettavano la redenzione di
Gerusalemme”.
Ignazio nell’indirizzare le lettere a Policarpo nel
capitolo 3 verso 2 dice:” Aspetta chi è al di sopra
del tempo, atemporale, invisibile, per noi (fattosi)
visibile, impalpabile, impassibile, per noi (divenuto)
possibile e sopportò ogni cosa”.
La stessa cosa è scritta agli Ebrei nel capitolo 4
verso 15 in cui si legge così:” Infatti non abbiamo un
sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi
nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato
come noi in ogni cosa, senza commettere peccato”.





Poiché nel libro Inchiesta su Gesù il prof. Pesce ha
fatto una gran confusione intorno al battesimo, ne
vorrei parlare, precisando fin d’ora che esso non era
previsto nella dottrina ebraica (TORAH), ma si
cominciò a praticare il battesimo con Giovanni
Battista come si apprende dalla lettura del capitolo 1
di Giovanni.

Giovanni, detto il battezzatore, fu il promotore del
battesimo, perché Iddio gli aveva rivelato questa
nuova epoca la quale avrebbe avuto il suo prosieguo
con Gesù e successivamente con i suoi discepoli,
infatti nell’evangelo di Giovanni al capitolo 3 verso
26 è scritto come segue:” E andarono da Giovanni e gli
dissero:” Rabbì, colui che era con te di là dal
Giordano, e al quale rendesti testimonianza, ecco che
battezza, e tutti vanno da lui”.

Prima che Gesù ascendesse al cielo, ordinò ai suoi
discepoli di battezzare i nuovi adepti come descritto
in San Matteo al capitolo 28 verso 19:” Andate dunque
e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
L’apostolo Paolo nel capitolo 6 dei Romani dal 3 al 6
e precisamente nei versi 3 e 4 a proposito del
battesimo dice così:” O ignorate forse che tutti noi
che siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati
battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti
con lui mediante il battesimo nella sua morte,
affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti
mediante la gloria del Padre, così anche noi
camminassimo in novità di vita”; nel libro dei Fatti
al capitolo 22 verso 16, si parla invece del battesimo
come purificazione dei peccati per tutti coloro che
accettano il Signore con sincerità di cuore e come
proprio personale Salvatore per vivere una nuova vita.
Nel verso di cui sopra, infatti, si legge così:” E
ora, perché indugi? Alzati, sii battezzato e lavato
dei tuoi peccati, invocando il suo nome”. Dio mandò
Gesù proprio per la salvezza dell’umanità; in
definitiva il Messia venne in terra per cancellare il
peccato adamitico come già citato nella lettera ai
Romani 5: 12-21. Gesù visse nella Galilea e
precisamente a Nazareth; dopo l’arresto di Giovanni
battista suo parente, vissuto sulle montagne della
Giudea, si trasferì a Copernaum. Se i due si sono
qualche volta incontrati, non importa, ciò che invece
è importante, è che prima di uscire in missione, Iddio
aveva rivelato a Giovanni che colui sul quale avrebbe
visto scendere lo Spirito Santo sotto forma di
colomba, Quello era il figlio di Dio, e lo si può
leggere in Giovanni 1: 31-34 dove al verso 33 è
scritto così:” Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha
mandato a battezzare in acqua mi ha detto: Colui sul
quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello
che battezza con lo Spirito Santo”. In definitiva è
poco rilevante il fatto che Giovanni abbia conosciuto
Gesù prima di questa data, la cosa invece importante è
la rivelazione divina che determinò l’incontro tra
Giovanni Battista e Gesù cioè colui che avrebbe tolto
i peccati dal mondo, l’Agnello che si sarebbe immolato
per l’umanità come dice Giovanni nel suo evangelo al
capitolo 1 nel verso 29:” Il giorno seguente, Giovanni
vide Gesù che veniva verso di lui e disse:” Ecco
l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”.
Quindi, quando Dio ritenne che fosse giunto il momento
opportuno, ossia quando il tempo fu compiuto per
determinare la salvezza delle anime, il Signore scelse
la discendenza del Cristo, vedi Galati 3: 8,9,16 in
cui si legge come segue:” La Scrittura prevedendo che
Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede,
preannunziò ad Abramo questa buona notizia:” In te
saranno benedette tutte le nazioni”. In tal modo,
coloro che hanno la fede sono benedetti con il
credente Abramo. Le promesse, furono fatte ad Abrahamo
e alla sua progenie. Non dice:” E alle progenie”, come
se si trattasse di molte, ma, come parlando di una
sola, dice:” E alla tua progenie”, che è Cristo.
Ciò era stato già detto nel libro della Genesi al
capitolo 12 verso 3 dove si legge così:” Benedirò
coloro che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà,
e in te saranno benedette tutte le famiglie della
terra”.
Sempre nel testo Inchiesta su Gesù, l’autore parla di
una possibile ebraicità di Gesù e del fatto che costui
non avesse nessuna intenzione che sorgesse il
Cristianesimo. Tale deduzione è assolutamente strana
ed in contrasto con il contesto biblico, in quanto i
contemporanei di Gesù(discepoli), e Paolo da Tarso
convertitosi successivamente, scrissero, a cominciare
dall’anno 50, intorno alla volontà di Gesù vedi
epistola ai Romani 4: 24 e 25 dove si legge così:”
...Ma anche per noi, ai quali sarà pure messo in
conto; per noi che crediamo in colui che ha
risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è
stato dato a causa delle nostre offese ed è stato
risuscitato per la nostra giustificazione”; più o meno
simili i versi 4-11 del capitolo 4 dell’epistola ai
Galati e precisamente il verso 4 in cui è scritto:” Ma
quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo
Figlio nato da donna, nato sotto la
legge”...successivamente nei versi 10 e 11 si legge :”
Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Io temo
di essermi affaticato in vano per voi”.
Le comunità della Galazia (alcuni pensano che i
cristiani di queste comunità fossero Giudei, ma è il
contrario e si può dimostrare), si convertirono al
Cristianesimo, ed alcuni cristiani giudaizzati
turbarono i Galati intorno al discorso della
circoncisione. L’apostolo Paolo ritrattando la
circoncisione, ormai annullata, vedi Colossesi 3:11 in
cui si legge come segue:” Qui non c’è Greco o Giudeo,
circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita,
schiavo, libero ma Cristo è tutto e in tutti”,
evidenzia che la salvezza del cristiano non è soggetta
agli ordinamenti del vecchio patto i quali invece
erano stati annullati.
Nell’ epistola agli Efesi al capitolo 1 nei versi 9-11
e precisamente nel 10 e nell’11 è scritto così:”...Per
realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso
consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in
Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel
cielo, quanto quelle che sono sulla terra. In lui
siamo anche stati fatti eredi, essendo stati
predestinati secondo il proposito di colui che compie
ogni cosa secondo la decisione della propria volontà”.
Gli Efesi non appartenevano al popolo ebraico, infatti
nell’epistola agli Ebrei nel capitolo 9 dal verso 14
al 17 si legge come segue:”... Quanto più il sangue di
Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso
puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra
coscienza dalle opere morte per servire il Dio
vivente! Per questo egli è mediatore di un nuovo
patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle
trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché
i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa.
Infatti, dove c’è un testamento bisogna che sia
accettata la morte del testatore. Un testamento,
infatti, è valido quando è avvenuta la morte poiché
rimane senza effetto finchè il testatore vive”; in
questi versi viene precisato che con la morte di Gesù
e il versamento del suo sangue, il Vecchio testamento
non aveva più forza essendo ormai in vigore il Nuovo.
Nell’epistola ai Romani al capitolo 5 verso 9
l’apostolo, chiarisce che l’uomo è giustificato da Dio
attraverso il sangue di Gesù Cristo, si legge infatti
così:” Tanto più dunque, essendo ora giustificati per
il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati
dall’ira”. Nell’evangelo di San Matteo al capitolo 5
verso 17 è scritto così:” Non pensate che io sia
venuto per abolire la legge o i profeti; io sono
venuto non per abolire ma per portare a compimento”.
Come si nota quindi, Gesù non è venuto per annullare
la legge, anzi per adempierla e, dopo averla
adempiuta, Egli stesso invitò ad osservare i suoi
comandamenti come si legge nel verso 10 del capitolo
15 di san Giovanni in cui è scritto così:” Se
osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio
amore; come io ho osservato i comandamenti del padre
mio e dimoro nel suo amore.”
Continuando sempre nel vangelo di San Matteo al
capitolo 5 dal verso 21 al 48, l’evangelista
sottolinea che Gesù parlò dell’annullamento del
vecchio patto(alleanza) per una legge più perfetta,
infatti nei versi 43 e 44 si legge quanto Gesù disse:”
Voi avete udito che fu detto:” Ama il tuo prossimo e
odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri
nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del
bene a quelli che vi odiano e pregate per quelli che
vi maltrattano e che vi perseguitano”.
Intorno alle cose da mangiare poi, come confermano
anche le epistole, Gesù disse che il mangiare cibi
diversi da quelli mensionati nel vecchio patto,
compreso quanto viene detto nel capitolo 11 del
Levitino, non era peccato in quanto il tutto finisce
nella latrina, infatti nell’evangelo di Marco al
capitolo 7 dal verso 14 al verso 16 si legge quanto
Gesù disse a proposito:” Poi chiamata la folla a sé
diceva loro:” Ascoltatemi tutti ed intendete: non c’è
nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa
contaminarlo; sono le cose che escono dall’uomo quelle
che contaminano l’uomo. Se uno ha orecchi per udire
oda”.
Leggendo più avanti, nella 2° epistola ai Corinti 3:6
e 7 si trova scritto
così:” Egli ci ha anche resi idonei ad essere ministri
di un nuovo patto, non di lettera ma di Spirito;
perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica. Or
se il ministero della morte, scolpito in lettere su
pietre, fu glorioso, al punto che i figli d’ Israele
non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè a
motivo della gloria, che pur svaniva dal volto di
lui”. Come si nota la legge è stata annullata.
Vi sono molti altri versi nelle Scritture che
ribadiscono ciò; Paolo fu il primo fra i discepoli a
scrivere le epistole cristiane e fu esauriente a tal
proposito.
Insomma, come disse Gesu’, la legge e i profeti
avevano ragion d’essere fino a Giovanni Battista, come
si legge in San Luca 16:16 e come conferma l’apostolo
Paolo nell’epistola ai Romani nel capitolo 3:21.
Luca 16:16 - “La legge e i profeti hanno durato fino a
Giovanni; da quel tempo è annunziata la buona notizia
del regno di Dio, e ciascuno di voi entra a forza”.
Romani 3:21 - “ Ora però, indipendentemente dalla
legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della
quale danno testimonianza la legge e i profeti”.
Sempre nel libro di cui mi sto occupando Inchiesta su
Gesù, l’autore a proposito di Gesù, dice, che costui
non disse mai che era re, ma a guardar bene, nel libro
di Zaccaria al capitolo 9:9, il profeta dice così:”
Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di
gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene
a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa ad
un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina.”;
il profeta omonimo qui parla proprio del re che doveva
nascere e ciò viene confermato da Matteo nel capitolo
2 verso 2 in cui a proposito dei magi scrive così:”
Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo
visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per
adorarlo”. I magi quindi sapevano che era nato il Re e
andarono per adorarlo.
Successivamente nel capitolo 21 sempre di Matteo, al
verso 5 si legge che la figliola di Sion finalmente
aveva visto il Re.
In questo verso infatti è scritto:” Dite alla figlia
di Sion:” Ecco il tuo re viene a te, mansueto e
montato sopra un’asina, e un asinello, puledro
d’asina”. Ancora nell’evangelo di San Giovanni nel
verso 37 del capitolo 18 si legge come Pilato parlando
a Gesù disse:”...Ma dunque, sei tu re?” Gesù rispose:”
Tu lo dici; Sono re; io sono nato per questo, e per
questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della
verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”.
Un’altra affermazione del prof. Pesce riguarda il
fatto che Gesù non si è mai proclamato Messia, ma
basti leggere nell’evangelo di san Giovanni al
capitolo 4 versi 25 e 26, per comprendere facilmente
che Gesù, parlando alla donna di Samaria disse che era
il Messia; nel suddetto verso si legge come segue:” La
donna gli disse:” Io so che il Messia (che è chiamato
Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annunzierà
ogni cosa”. Gesù le disse:” Sono io, io che ti
parlo!”.
Andrea, fratello di Simone (Pietro) disse di aver
incontrato il Messia vedi Giovanni 1:41 in cui si
legge così:” Egli per primo trovò suo fratello Simone
e gli disse:” Abbiamo trovato il Messia” (che,
tradotto, vuol dire Cristo).
Continuando nella lettura del capitolo 7 di San Luca
dal verso 18 al verso 23 si trova scritto come
segue:”...Ed egli, chiamati a sè due dei suoi
discepoli, li mandò dal Signore a dirgli:” Sei tu
colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”
Quelli si presentarono a Gesù e gli dissero:” Giovanni
il battista ci ha mandati da te a chiederti:” Sei tu
colui che deve venire o ne aspetteremo un altro?”. In
quella stessa ora, Gesù guarì molti da malattie, da
infermità e da spiriti maligni, e a molti ciechi
restituì la vista.
Poi rispose loro:” Andate a riferire a Giovanni
quello che avete visto e udito: i ciechi recuperano la
vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono
purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, il
vangelo è annunziato ai poveri.
Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!”.
Si potrebbe continuare a citare ancora altri versi ed
è utile ricordare che Gesù parlando ai Giudei si
presentò con il nome di YHWH come si legge
nell’evangelo di San Giovanni al capitolo 8 verso 58
che dice così:” Gesù disse loro:” In verità, in verità
vi dico: prima che Abrahamo fosse nato,io sono”.

Sono convinto che il biblista in causa, Mario Pesce,
queste cose le conosce bene, ma sono meravigliato per
tutto ciò che ha scritto.
I primissimi cristiani realizzarono la presenza di Dio
ed affrontarono le atrocità del martirio con
allegrezza; infatti, Clemente Romano, Policarpo,
Ignazio, Papia, Ireneo, Eusebio, Origene chiarirono la
canonicità dei testi del nuovo testamento e come
andava vissuta la spiritualità.
Non sottovaluto il lavoro immane di esegeti e biblisti
ma proprio loro avrebbero dovuto far rilevare
attraverso i vari testi rinvenuti le diversità
dottrinali che sorsero in seno al Cristianesimo e le
divergenze dal Cristianesimo stesso, come descritto
nei testi canonici.
Risulta evidente invece, che i vangeli di Tommaso, di
Pietro, di Giuda, di Filippo, il protoevangelo di
Giacomo non sono contestuali con la Bibbia e mi
concedo di esprimere un simile giudizio a loro
riguardo.

Un Cristiano
Vitullo Samuele - Via Castello 52, 75100 Matera
Cell.: 347-0058567 samuelevitullo@yahoo.it








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