Ed ecco la vera notizia: sulla così detta "guerra del
Crocifisso", i due Poli convergono quasi fino a confondersi.
Destra e sinistra, Ulivo e Cdl, progressisti e reazionari, laici e
chierici hanno finalmente trovato un nemico comune contro il quale coalizzarsi:
il piccolo magistrato di un ignoto paese d'Abruzzo. Un coro quasi senza
stonature. Una sorta di unità nazionale, un po' neoguelfa e molto densa di
richiami alla nostre ineludibili "radici" cristiane. Fino alla benedizione di
Ciampi, che riscopre sia il Croce (Benedetto) che la Croce come identità
italiana - dimentico del piccolo dettaglio storico che l'unità italiana si fece
contro i voleri e gli interessi del Papa di Roma. Che fare, di fronte a un tale
sgradevole spettacolo? Stupirsi, preoccuparsi o indignarsi? Come sempre, convien
prima di tutto tentar di capire. Con un'avvertenza: la vicenda è già andata
abbondantemente oltre se stessa e l'oggetto sacro che l'ha scatenata. Non stiamo
discutendo, nient'affatto, di cristianesimo e nemmeno del Crocifisso, ma del
crocifisso imposto, per metà abitudine burocratica per metà simbolo di un
rapporto premoderno tra Stato e religione, nonché tra politica e società civile.
Un tipo di crocifisso che a Gesù Cristo non sarebbe
piaciuto più di tanto, lui che scacciò i mercanti dal tempio e si scontrò
frontalmente con il potere politico, fino a morirne.
- Scalfaro quand'era presidente della Repubblica disse:
'Lo Stato è la casa di tutti, credenti e non credenti, nessuno deve porre il
marchio della propria fede sulle sedi dello Stato'.
- Don Milani il priore di Barbiana nelle sue
scuole non volle mai il crocifisso per non creare discriminazioni tra credenti e
non credenti.
- La Cassazione: la laicità dello Stato induce
a preservare lo spazio 'pubblico' dalla presenza di immagini simboliche di una
sola religione ad esclusione delle altre.
- Giulio C.Vallocchia - Atei per la laicità degli Stati -
www.nogod.it
Mi dissocio dal coro di quanti si riscoprono italiani "solo se
cristiani", ed esprimo la mia solidarietà a Mario Montanaro, il giudice
coraggioso che nella sua ordinanza si è ispirato alla Costituzione e alle
sentenze della Corte Costituzionale e non alle disposizioni ministeriali (non
leggi) di epoca fascista.
Il crocifisso non è il tricolore
La laicità dello Stato è garanzia anche per i cattolici

Nei giorni scorsi si è discusso con molto ardore polemico
dell'ordinanza di un magistrato dell'Aquila che ha disposto la rimozione del
crocifisso dalle aule di una scuola pubblica. La questione è stata esaminata da
tutti i punti di vista, sono intervenuti vescovi, associazioni cattoliche,
esponenti del pensiero laico, giuristi, uomini politici e membri del governo.
Anche i dirigenti delle associazioni musulmane operanti in Italia hanno detto la
loro concordando nel considerare l'ordinanza del magistrato sbagliata o comunque
inopportuna, anche perché l'occasione che l'ha determinata deriva dal ricorso di
un musulmano da tempo noto per le sue iniziative di 'provocazione mediatica' che
hanno suscitato effetti negativi nei già difficili rapporti di convivenza tra
immigrati di fede islamica e popolazione residente.
Posso concordare
anch'io sull'inopportunità dell'ordinanza, ma dirò poi da quale punto di vista.
Ora, restando in tema, voglio invece segnalare
una notizia proveniente
da Parigi, passata sin qui sotto silenzio salvo una nota di Gianni
Vattimo sulla 'Stampa' e un articolo di Bernardo Valli su 'la Repubblica'. La
notizia non ha alcun intento provocatorio ed è anche questo che ai miei occhi la
rende importante. Si tratta di un documento pubblicato su 'Le Monde' del 21
ottobre, redatto da un gruppo di associazioni cristiane che hanno dato vita ad
un Osservatorio cristiano della laicità.
In Italia verrebbe fatto di
pensare che un'iniziativa così intitolata e promossa da associazioni cristiane
abbia come obiettivo quello di monitorare attività laiche o laiciste per
controbatterle e renderle inefficaci. Viceversa nel caso in questione le
finalità di quell'Osservatorio sono del tutto diverse anzi addirittura opposte.
Quei cristiani, tra i quali molti cattolici, affermano infatti che la
laicità e il laicismo sono stati e continuano ad essere una condizione
essenziale per la crescita del sentimento religioso in genere e del
cristianesimo in particolare. Senza la dimensione laica e senza la laicità dello
Stato e delle pubbliche istituzioni, il cristianesimo infatti non avrebbe potuto
né saputo sviluppare i valori dei quali è portatore, che si basano - a detta
degli estensori del documento in questione - sulla netta separazione fra la
sfera pubblica e politica da un lato e quella spirituale e religiosa
dall'altro.
Questa separazione, che ricorda da vicino il
principio cavouriano di 'libera Chiesa in libero Stato', presuppone
piena libertà individuale nella scelta delle opzioni religiose,
nell'organizzazione delle rispettive comunità, nell'esercizio privato e pubblico
dei vari culti; le autorità civili hanno il solo compito di garantire quelle
libertà fondamentali, impedire ogni sopruso ed ogni interferenza.
Le
fonti dalle quali le associazioni cristiane firmatarie del documento fanno
derivare la loro tesi sull'importanza della laicità sono il messaggio evangelico
e la dichiarazione dei diritti dell'uomo emanata nel 1948 dall'assemblea delle
Nazioni Unite poco dopo la fondazione di quell'organismo. L'avversario
dichiarato è la tendenza alla teocrazia, latente in tutte le religioni
monoteistiche che storicamente si è manifestata più e più volte sia
nell'ebraismo sia nel cristianesimo sia nell'Islam, dando luogo a repressioni
feroci, a guerre sanguinose, a poteri temporali che nulla avevano a che fare con
la fede, la rivelazione, il rapporto tra l'uomo e il mistero della divinità. La
laicità è dunque in questa visione lo strumento per mantenere la purezza del
sentimento religioso e l'antidoto contro il fanatismo, il fondamentalismo,
l'intolleranza e contro la stessa e sempre possibile trasformazione della Chiesa
da comunità religiosa a organizzazione di potere.
La difesa dei diritti
dell'uomo, che la chiesa cattolica ha sostenuto intrepidamente come bandiera
tutte le volte quei diritti venivano conculcati, non è dunque uno strumento da
usare in certe occasioni e da riporre in soffitta quando può risultare scomodo.
I diritti dell'uomo rappresentano il fondamento del cristianesimo, servono a
difenderlo dalle prevaricazioni altrui e preservarlo da una sempre possibile
deriva assolutistica e teocratica della quale la storia ci fornisce numerosi
esempi che hanno addirittura provocato il 'pentimento' e la richiesta di scuse
di papa Giovanni Paolo II.
Torno brevemente alla discussione
sull'ordinanza del magistrato aquilano che ha sollevato la tempesta cosiddetta
del crocifisso.
In un paese e in uno Stato di solida laicità il problema
non si sarebbe mai posto per la semplice ragione che il crocifisso non sarebbe
mai stato esposto nei pubblici edifici. È singolare che gran parte di quelli che
hanno giudicato inopportuna l'ordinanza abbiano motivato il loro giudizio
dicendo che il crocifisso è un simbolo religioso ma al tempo stesso nazionale;
poiché gran parte degli italiani sono cattolici, il crocifisso diventa così
simbolo di italianità e quindi a questo titolo può anzi deve stare nei pubblici
edifici come il tricolore sta sui balconi e il ritratto del presidente della
Repubblica sta appeso alle pareti sopra la testa d'un ministro, d'un prefetto,
d'un sindaco.
Credo sia evidente l'assurdità d'un simile ragionamento che
per ogni buon credente dovrebbe esser considerato addirittura blasfemo e per
ogni persona ragionevole puramente e semplicemente stupido. Cristo in croce
accanto a Ciampi? Cristo in croce accanto a Bassolino o a Formigoni? Ma che
sciocchezza è mai questa? Perciò il crocifisso negli edifici pubblici sarebbe da
evitare, dove è stato messo per eccesso di zelo dovrebbe con discrezione esser
tolto senza bisogno di ordinanze del magistrato. Per ragioni analoghe riesce
incomprensibile l'insistenza della Chiesa nel voler menzionare il cristianesimo
nella cosiddetta 'condenda' Costituzione europea.
Che il nostro governo
si sia fatto patrocinante d'una tesi così impropria costituisce l'ennesima
conferma della mediocrità intellettuale della nostra classe dirigente.
Se anch'io reputo tuttavia inopportuna l'ordinanza sul crocifisso è per gli
effetti che ha già provocato riaccendendo sospetti, tensioni e insicurezze tra
etnie e religioni che debbono invece abituarsi a convivere. Per il resto sono
fermamente convinto, come i cristiani francesi estensori del manifesto sulla
laicità, che tra i valori dell'Occidente cristiano quello della
libera
chiesa in libero Stato sia essenziale e primario. Purtroppo, a 150 anni
da quando quelle parole risuonarono per la prima volta nel Parlamento italiano,
non mi sembra che esse siano chiare nella mente dei cittadini, dei titolari
delle pubbliche istituzioni e in quella dei vescovi, quanto dovrebbe essere
nell'interesse di tutti, dello Stato e soprattutto della religione.
Il vetro soffiato di Eugenio Scalfari
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