Veneto, Asiago 26 agosto 2007

La devotio ha come suo fondamento una visione del mondo magia, in questa visione vi è la percesione che il divino è insito in tutti i fenomeni visibili, e che è possibile a tutti di agire su di essi.

24/ago/2007 21.49.00 Francesco Scanagatta Contatta l'autore

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Sono oltre 10 anni che ad agosto, in luogo
incredibile, si svolge il rito della Devotio.
In internet trovate anche una abbondante
documentazione fotografica dell'avvenimento.
Il rituale è aperto a tutti.
Vi si può anche solo assistere, unica condizione è di
non essere di disturbo durante lo svolgimento del
rituale.
In punto di ritrovo è fissato ad
Asiago (provincia di Vicenza), nella piazza
principale, vicino alla fontana,
la fontana è riconoscibile in quanto sopra vi è la
statua di un satiro che cavalca un capriolo.
Ore 13,30.
Per chi vuole informazioni: 349 7554994.
ciao.
Francesco Scanagatta

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devotio
La devotio è completamente diversa dalla devozione nel
senso dogmatico tipica delle religioni monoteiste.

La devotio ha come suo fondamento una visione del
mondo magia, in questa visione vi è la percesione che
il divino è insito in tutti i fenomeni visibili, e che
è possibile a tutti di agire su di essi.

La devotio nasce come un’azione di tipo rituale, con
questo rito un guerriero o un condottiero militare
cerca di favorire la vittoria attraverso uno
scatenamento di forze evocate, nell'antica Roma il
guerriero cercava la morte in combattimento.

La Devotio sostanzialmente si concretizzava nella
richiesta agli Dei di concedere forza e vittoria al
popolo romano.

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Tito Livio ci propone la descrizione di una "devotio"
praticata dal console
Decio durante una dura battaglia contro i Sanniti in
cui l'esercito romano è
ormai in rotta. Decio, su consiglio di uno dei
Pontefici, decide di sacrificare
la propria vita agli dei in cambio della salvezza del
suo esercito. Si veste con la toga, si benda il capo,
pone il piede su un giavellotto posato a terra e
pronuncia una formula rituale nella quale invoca tutti
gli dei offrendo loro la vita e, contemporaneamente,
gli eserciti nemici ai Mani e alla terra. Il
racconto di Tito Livio continua con la descrizione di
Decio che, trasfigurato
dalla invocata comunione con il mondo divino, si
scaglia a cavallo contro
l'esercito nemico con una tale foga da spaventare
mortalmente i nemici e
metterli in fuga.

Iane, Iuppiter, Mars pater, Quirine, Bellona, Lares,
divi Novensiles,
diIndigetes, divi quorum est potestas nosrorum
hostiumque, dique manes,vos precor, veneror, veniam
peto feroque, uti populo Romano Quiritium vimvictoriam
prosperetis hostesque populi Romani Quiritium terrore
formidinemorteque adficiatis. Sicut verbis nuncupavi,
ita pro re publica populi RomaniQuiritium, exercitu,
legionibus, auxiliis populi Romani Quiritium,
legionesauxiliaque hostium mecum deis Manibus
Tellurique devoveo.
Livio, Ab urbe condita, VIII,9, 6-8

Giano, Giove, padre Marte, Quirino, Bellona, Lari, dei
Novensili, dei Indigeti, dei tutti che avete potere su
di noi e sui nemici, e voi, dei Mani, vi prego, vi
adoro, chiedo la grazia e la ottengo, che concediate
al popolo romano dei Quiriti la forza e la vittoria, e
che gettiate paura, terrore e mortesui nemici del
popolo romano dei Quiriti. Come ho solennemente
proclamato, così offro in voto agli dei Mani e alla
Terra, insieme a me stesso, le truppe regolari e
ausiliarie dei nemici, in favore della comunità del
popolo romano dei Quiriti, del suo esercito, delle
truppe regolari e ausiliarie del popolo romano dei
Quiriti.





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