atti convegno cuneo 1


 

AS.N.O.S.S.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE

OPERATORI SOCIO SANITARI

SE

DE NAZIONALE

Viale Zara 23 - 20159 Milano

Codice Fiscale 92006590191

amministrazione.asnoss@gmail.com

 

 

 

 

AS.N.O.S.S.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE

OPERATORI SOCIO SANITARI

COORDINAMENTO REGIONALE

PIEMONTE – SEDE DI CUNEO

Via Marconi 48 – 12013 Chiusa Pesio

asnosspiemonte@alice.it

 

RECAPITI: COORDINAMENTO REGIONALE Cell. 339.2413024 PRESIDENZA Cell.335.1273873 / 333.3106999 UFFICIO STAMPA Cell.328.5670073 - SEGRETERIA Cell. 346.2172907

COORDINATE BANCARIE BANCA REGIONALE EUROPEA : C/C n. 13963 ABI 06906 CAB 46210

 

Il sottoscritto _________________________________________________________

nato/a a ___________________________________ il  ________________________

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COSA E' L'ASNOSS A CUNEO

 

Dopo alcuni incontri da gennaio 2007 è nata l'ASNOSS Piemonte, Associazione Nazionale Operatori Socio Sanitari ed Assistenziali. Il Coordinamento piemontese ha inoltre avuto il mandato nazionale di rappresentare, le varie Province piemontesi, e le regioni della Valle D'Aosta e della Liguria; in tal contesto in quasi tutte le Regioni Italiane sono operative sedi ASNOSS.

 

Il loro scopo verte all'istituzione di un registro nazionale, la consulenza legale, fiscale, contrattuale e previdenziale, l'organizzazione di convegni, incontri delle categorie e supporti multimediali, per sensibilizzare l'opinione pubblica verso questi ruoli oggi più che mai importanti per l'assistenza e la riabilitazione delle persone malate o diversabili.

 

A tal fine, l'Asnoss ha provveduto alla nomina di una Segreteria amministrativa, una Segreteria organizzativa, un ufficio stampa e delle figure di riferimento per le province piemontesi e le regioni della Liguria e della Valle d'Aosta, che lavoreranno per tentare di soddisfare tutti i bisogni e le richieste degli aderenti, attraverso equilibrati e moderati incontri con Enti pubblici o privati, cooperative e gli stessi operatori che ne fanno richiesta.

 

 Fino ad oggi abbiamo ottenuto un buon numero d'adesioni, circa 200 che vanno aumentando giorno dopo giorno. Gli aderenti appartengono alle figure professionali: OTA, ASA, ADEST e OSS ecc…

Gli iscritti sono occupati nelle Aziende Sanitarie, nelle cooperative, nelle agenzie interinali o nelle strutture private con diverse tipologie di contratti che vanno dal contratto a tempo indeterminato a quello determinato.                                                                                 

 

 I nostri ruoli sono poco noti e scarsamente considerati dal sistema socio-sanitario e assistenziale; l'Associazione si propone di costruire una rete di collaborazione nella realtà delle nostre regioni, offrendola agli operatori che quotidianamente si impegnano nell'assistenza  pur lavorando in ambiti complessi.

 

 

 

Gli obiettivi

 

1.

    Tematiche legate alla professionalità nelle strutture sanitarie e sociali, regionali e interregionali, dove operano gli OSS.

2.

    Monitoraggio territoriale per conoscere l'entità numerica di OSS, occupati-disoccupati-ospedalieri-aziendali-privati-cooperative-convenzioni con scuole formative per gli OSS.

3.

    Maggiore riconoscimento ed interazione nel lavoro d'equipe.

4.    Organizzazione di corsi di formazione per gli OSS all'interno delle strutture operative per l' integrazione professionale con le altre figure presenti senza superare le proprie competenze.

5.

    Presentazione da parte dell'Associazione ASNOSS agli OSS, alle caposale delle competenze professionali.

6.

    Maggiore conoscenza da parte dell'opinione pubblica degli OSS.

7.

     Organizzazione di convegni, aggiornamenti ed incontri OSS.

8.

    Rapporti con i sindacati per un passaggio dal tecnico al sanitario e al complementare; un maggiore riconoscimento economico e del lavoro usurante.

9.

    Un contratto unico nazionale e l'istituzione di un albo professionale.

  10.  Istituzione di un registro regionale.

 

Il Direttivo dell'ASNOSS ricorda a tutti i non iscritti che questo neo movimento non è un ulteriore sindacato, ma un ambito privilegiato delle figure sopra citate dove discutere, approfondire e confrontarsi per costruire nuove proposte; la nostra sede si trova presso la Sala Polivalente di Bernezzo in Piazza Martiri n. 5 e tutti i mercoledì fino al 23 dicembre dalle ore 21 fino alle ore 23 saranno disponibili: il coordinatore regionale e il direttivo regionale ASNOSS di Cuneo per qualsiasi vostra esigenza: consulenza legale, fiscale, contrattuale e previdenziale.

 

                                                           COORDINAMENTO REGIONALE

                                                           ASNOSS PIEMONTE


 

EXCURSUS STORICO ASSISTENZIALE SANITARIO

Giraudo

Mariano – Coordinatore Regionale AS.N.O.S.S

 

La pi antica pratica medica era esercitata dai sacerdoti. Nel nostro secolo stato scoperto un papiro contenente una trattazione di medicina che prova come gi gli  Egizi elaborarono del materiale medico, indicando alcune  regole e alcuni nessi tra causa ed effetto.

 

La stessa mitologia greca vuole che, Chirone sia colui che insegnava larte del curare i mali. Al suo discepolo Asclepio, figlio di Numi e a sua volta in odore di divinit, i greci dedicarono dei templi vicino ai quali erano trasportati e curati degli ammalati con pratiche magico-religiose.

In quel secolo apparvero poi anche medici, per cos dire laici, che a loro volta si distinsero per una specifica preparazione appresa in scuole nate vicino ai templi greci e che operarono larte appresa in botteghe, dimore fisse o al seguito dei potenti.

Sorsero cos le pi famose scuole in citt come Cirene, Rodi e soprattutto a Cos per merito di Ippocrate (V IV Secolo a.C.) che sfruttando la propria conoscenza ed esperienza, diede alla medicina la statura di scienza.

 

Con Ippocrate larte sanitaria greca diviene metodicamente consapevole dellefficacia esercitata su di essa dalla filosofia ionica della natura, laddove i filosofi avevano elaborato un sistema teoretico sul quale i movimenti scientifici che seguirono, poterono appoggiarsi.

Il nostro medico divenne cos famoso che, oltre il suo nome si tramandarono a noi le opere di medicina da lui scritte, che rappresentano la pi imponente documentazione antica di carattere scientifico che ci pervenuta.

Oltre a ci, con Ippocrate si giunse anche a determinare la statura etica del medico, lethos o lidentit morale che lo deve caratterizzare, infatti ancora oggi i medici sono tenuti ad assolvere al giuramento di Ippocrate che in termini moderni si pu sintetizzare in questo modo :

medico ricordati che il malato non una cosa, o un mezzo ,ma un fine, un valore quindi comportati di conseguenza.

 

Altra grande figura di scrittore e medico fu Galeno che troviamo attorno ai secoli 129 200 d.C. egli durante la sua vita recuper molte teorie risalenti al periodo greco presentandosi come un restauratore dellantica dignit medica della quale solo Ippocrate ne era stato un degno esempio.

Galeno oper prima in Grecia e poi a Roma come medico di corte, ebbe cos la possibilit e il tempo per dedicarsi alle ricerche e alla composizione di una ulteriore e grandiosa enciclopedia del sapere medico, delle conoscenze che ne costituirono il supporto e di aver lasciato ai posteri un notevole arricchimento di contributi personali.

Questa importante sistemazione del sapere medico e delle discipline sul quale appoggiava, il chiaro schema teoretico e lalto senso religioso e morale dellautore, gli garantirono una enorme fortuna dal medioevo al rinascimento.

 

In occidente tra la met e la fine del 1600, Francesco Redi, un nostro connazionale divenne insigne medico e letterato. I suoi studi rivestirono particolare importanza nella storia della scienza moderna per la loro opera di demolizione di alcune teorie aristoteliche a favore di unattivit sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di alcune teorie di pratica terapeutica costruite su regole di prevenzione, uso di rimedi naturali e su precetti di vita equilibrata. Nato ad Arezzo nel 1626, mor a Pisa nel 1697.

 

 

                                                                                                                                                                   Dal medioevo alla decadenza:

Nadia Patrone scrive che <<…mercanti e banchieri nei loro testamenti, accusandosi al cospetto di Dio, ordinavano agli eredi di restituire il mal tolto e dalle carte di molti nobili si leggono: fondazioni di cappelle, pagamenti di Messe e costruzioni di opere pie>>.

 

In tale modo, tra gli anni che vanno dal 1000 al 1300 circa, nascono un po dappertutto reti di ospizi e ospedali vicini a chiese, monasteri e conventi. Sono soprattutto stanziati su vie che allepoca registravano i passaggi di una moltitudine di pellegrini e mercanti. I vari lasciti erano s segni di carit, ma anche un occasione per mettere in mostra sia la piet popolare e sia una esteriorizzazione di prestigio personale. Tale sistema si esprimeva con laute elargizioni di elemosina o di distribuzione periodica di viveri e abbigliamento dei quali gli stessi ospizi facevano da tramite. Le iniziative della chiesa e dei suoi ordini monastici che, nella fase iniziale erano gli unici fondatori e gestori di strutture assistenziali trovarono cos una benefica collaborazione delle poche famiglie benestanti dellepoca.

 

In sintesi si pu affermare che durante il medioevo avveniva una prima distribuzione di risorse da parte dei ricchi mercanti verso i poveri di Cristo. In questo modo, il sistema permise di contenere adeguatamente i fenomeni di accantonaggio e vagabondaggio che si diffusero poi in modo grave a partire dalla decadenza del XVIï½° secolo. In questi anni fu la chiesa medioevale lunica mediatrice, salutatrice e distributrice di slanci caritatevoli e assistenziali, non esente per di regolamentazione in anni nei quali non esisteva ancora lo Stato e i suoi supporti statali.

 

Nel bel libro di Silvana Baldi, edito dal Gruppo abele torinese dal titolo Carit beneficenza pubblica e assistenziale sanitaria ad Asti troviamo una prima testimonianza di regolamentazione: presso lospizio astese di San Giuliano,venivano accolti solamente i pellegrini provvisti di documenti di riconoscimento i quali dopo avere ricevuto unelemosina, erano accompagnati nel vicino ospizio dove potevano trovare cibo e alloggio nonch unassistenza medica nel caso di malattia.

Tale riferimento ci permette di riconoscere come per quel secolo la povert endemica era accompagnata alla malattia, le quali incontrandosidavano spesso luogo a scoppi di gravi epidemie e parallelamente in presenza di carestie e passaggi sempre pi frequenti di eserciti in guerra tra di loro.

 

Dal

XIVï½° secolo alla rivoluzione francese:

Attorno al XIVï½° secolo il ruolo della chiesa e delle famiglie pi abbienti trov i primi appoggi dai Comuni che nelle loro ristrettezze riuscirono a sostenere almeno le spese sanitarie dei ceti pi poveri. Deliberarono con statuti comunali: lesenzioni di dazi di entrata a favore degli Ordini mendicanti, controlli pi severi furono emanati sulle esportazioni, sulla qualit degli alimenti e dei luoghi di smercio e operarono inoltre sulligiene delle strade con la creazione di una prima nettezza urbana, ma purtroppo tali interventi diedero spesso risultati insufficienti.

Dove non ci fu consapevolezza dei rischi sociali e politici, fu la paura la molla che provoc un eccessivo aumento di inurbamenti alla ricerca di maggiore protezione, con la conseguenza di un aumento dei problemi cittadini. Ma tale protezione non pot nulla contro le nuove epidemie che segnarono il secolo.

 

Per vedere unorganizazzione assistenziale a vasto raggio, bisogner aspettare il XVï½°-XVIï½° secolo, quando sotto il potere della monarchia, verranno emanate severe regolamentazioni.

 

                                                                                                                                                    

 

Il periodo monarchico del Regno Sabaudo porta ai sudditi unorganizzazzione sociale e politica che tenta in tutti i modi di affrontare i problemi assistenziali e sanitari del periodo. Furono allestiti, per la prima volta, locali con personale che sovrintendeva, nel caso di malattie contagiose all isolamento degli ammalati, alla costituzione di guardie regie per  il controllo e il rispetto dei cordoni sanitari e delle quarantene.

Vennero

utilizzati i cantonieri delle citt colpite per la distribuzione di elemosine e altri soccorsi come pane e viveri di sussistenza. Tutti i sanitari si dovettero impegnare collapertura di crediti verso i pazienti pi poveri, si inasprirono pene per abusi o comportamenti riprovati e per la salvaguardia igienica di macelli, rivendite di carne, ortaggi e frutta.

 

Gli eventi epidemici, le continue guerre acuirono i problemi assistenziali tanto che in quegli anni si istituirono molte Opere pie, in parte gestite dalla chiesa e in parte da casate nobili che vollero per spirito caritatevole offrire il loro contributo alla salute, alleducazione e allistruzione religiosa dei ceti pi poveri.

Un ulteriore sistema di carit, vide la luce, con la raccolta di fondi da effettuarsi attraverso la donazione di oboli depositati in cassette chiamate bussole, disposte nelle chiese, nei negozi e per le strade cittadine.

 La divisione di questi contributi spettava a delle congregazioni amministratrici stabilite dai vescovi e composte da persone di ogni classe sociale, le quali dovevano regolamentare la gestione caritativa e controllare chi ne doveva usufruire.

 Tale distribuzione periodica riservata ai bisognosi, non escludeva per i cosiddetti forestieri; cio quelle persone che non avevano almeno dieci anni di abitazione nelle citt interessate, ma era necessario presentarsi con un biglietto firmato dal deputato di quartiere o dal vescovo, che in tale modo ne comprovava leffettivo bisogno.

Queste offerte provvidero anche alla costruzione di nuovi ospedali destinati a quella fetta di degenti luetici e tubercolotici ormai incurabili con un compito preventivo.

Questa tipologia di ammalato, sospetto portatore,  era in quegli anni invitato a presentarsi presso lospedale per una visita di controllo, al termine della quale i pi gravi venivano subito ricoverati, mentre i meno gravi accompagnati in ospizi per ricoveri temporanei.

Le rette di ammissione e assistenza sanitaria le sostenevano in parte le citt e in parte le curie vescovili.

 

Ma ogni fase di depressione economica del secolo, evidenziava quanto ancora la fame, la povert potevano sulle malattie e le difficolt per gli ospedali stessi, di superare con un mero supporto assistenzialistico, lapertura a spazi maggiori di ricerca, prevenzione, cura e riabilitazione delle persone colpite dalla malattia.

 

Dal periodo francese alla restaurazione:

Durante gli anni del potere monarchico per la prima volta linteresse del potere statale si rivolse a tutte le province del regno, passando cos dalle assistenze provvidenziali sporadiche ad un piano organico e generale di riordinamento assistenziale e della pubblica beneficenza.

Si deliberarono dunque delle direttive che estendevano a tutti  una assistenza gestita in prima persona dallo Stato. Furono infatti disposte la costruzione di strutture ospedaliere comunali, fu vietata la questua e i benefattori esortati a versare il loro obolo alle nuove istituzioni.

Al di l degli

esiti riformisti su tutto il territorio nazionale,  il Regno di Sardegna tent addirittura davocare allo Stato il settore assistenziale che tradizionalmente era gestito dalla chiesa e dalle sue Associazioni caritatevoli.

 

Tra i presupposti realizzati, almeno in parte dalla riforma, grande evidenza assunse lavvio al lavoro di ricoverati come mezzo di riconversione a scopi produttivi di una moltitudine di poveri che in questo modo poterono vivere con salari decenti.

 

Dopo loccupazione e lannessione del Piemonte alla Francia, lo Stato centralizz la raccolta  e la distribuzione dei finanziamenti con le commissioni amministrative di pubblica assistenza

che

  gestivano anche le varie strutture e risorse. Questa fu una soluzione al dissesto finanziario dellepoca ma  questa politica di spoliazione adottata dal regime napoleonico rese in ogni caso insufficienti le entrate statali. Le normative messe in campo durante la dominazione francese furono importanti, ma non configurandosi ancora una vera nazionalizzazione dellassistenza pubblica, la gestione aveva sempre dei limiti evidenti.

Ne risentiva pure il settore sanitario, per ci che riguardava sia la ricezione sempre pi numerosa dei ricoveri e sia per il conseguimento degli interventi terapeutici. Date queste condizioni, facile capire che il connubio povert malattia continu ad essere il banco di prova sul quale ogni tentativo di cambiamento falliva.

 

Ciononostante dal 1804 la riorganizzazione generale dei servizi medici, produsse un calo dellalta mortalit dei precedenti periodi. Perch si imposero purificazioni dellaria con lutilizzo di fumigazioni medicamentose, con la introduzione dei soffioni che permettevano in ogni camera il ricambio dellaria ma soprattutto per la nuova comparsa dei vaccini antivaiolosi.

La popolazione era pure oggetto di campagne igieniche con lapertura dei bagni pubblici, lavori fognari e di canalizzazione dellacqua, allontanamento dei cimiteri dalle citt, controlli sul consumo di carni animali e alimenti. Nelle citt le fabbriche del periodo furono suddivise in tre gradi di pericolosit e in base alle loro esalazioni nocive ad ognuna spettava una collocazione allesterno o allinterno dello spazio urbano, infine venne potenziata la raccolta delle immondizie con la nascita della prima nettezza urbana.

 

Nel 1814 1815 con la restaurazione sul trono dei legittimi sovrani, i francesi se ne andarono e con loro anche le innovazioni operate. Tutte le precedenti istituzioni ritornarono all autonomia e furono reintegrate dei loro patrimoni, regolamenti e amministrazioni precedenti. In questi anni le alleanze tra trono e altare raggiunsero il loro apogeo.

 

Dal sistema caritativo alla pubblica assistenza:

Nel nostro paese, lo Stato assistenziale fu sempre prerogativa e espressione di due mondi, quello socialista e quello cattolico, che come scrive Paolo Deotto, erano divisi pi formalmente che sostanzialmente e perseguivano entrambi finalit di solidariet sociale.

 

Linizio del nostro secolo registra un grande fiorire e consolidarsi di iniziative mutualistiche e previdenziali, di opere pie e cooperative, ma sempre in una condizione che definerei privata, almeno sul piano giuridico.

Nel 1911 alle seconde elezioni Giolitti estese il diritto di voto a molti cittadini italiani. Questo quasi suffragio universale permise il tramonto dei notabili che fino dalle prime elezioni del 1909 detenevano il potere politico e favorirono lascesa al governo italiano di forze politiche che rappresentavano anche gli interessi delle classi pi umili.

Ma

luccisione a Sarajevo, il 28 giugno 1914, dellarciduca Ferdinando Dasburgo porter la nostra Nazione il 24 maggio del 1915 nei gorghi della prima guerra mondiale con la morte di milioni di vita umane.

                                       

                                                                                                            

Dal periodo fascista alla seconda guerra mondiale:

La fine della cosiddetta grande guerra, spian la strada al regime fascista, Mussolini nel 1925 ne diviene il dittatore. Egli si rese conto che la dittatura per durare aveva bisogno del consenso popolare, e nel periodo del consolidamento politico il suo regime, diede allItalia, una legislazione ampia e articolata in materia di assistenza, previdenza e tutela del cittadino.

 

Scrive ancora Paolo Deotto nella sua cronologia su Assistenzialismo e fascismo che Benito Mussolini soleva ripetere <<…un popolo ascende in quanto sia numeroso>>e dunque il governo fascista protegge e incoraggia in tutti i modi laumento della popolazione, colpisce con tasse i celibi, premia con premi e esenzione di tasse le famiglie numerose, esalta la famiglia come il primo nucleo della societ umana, scuola dei sentimenti pi delicati e va diffondendo sempre pi lopera nazionale per la protezione e lassistenza alla maternit e allinfanzia ( O.N. M. I. ).

Tale dottrina, partiva dalla considerazione che i cittadini non erano entit autonome ma parti organiche e solidali di un tutto che lo Stato.

Viene perci affermato il diritto e il dovere dinterventi statali, con tutta lautorit che possibile, per mantenere non solo lordine ma anche larmonia e la giustizia tra le classi sociali.

 

Questa situazione benefica cre in quegli anni, in tutto lo Stato fascista: case di riposo, di convalescenza per le madri, colonie climatiche marittime e montane, scuole allaperto, preventori e sanatori, assistenza sanitaria a tutti e soccorsi economici.

Si svilupp una attivit incisiva nella lotta: alla tubercolosi con campagne nelle scuole, assistenza e ospedalizzazione dei malati tubercolotici gratuita, una profilassi contro il vaiolo, la malaria, la pellagra e la rabbia.

Furono poi istituiti gli E.C.A. o Enti Comunali di Assistenza con il compito di coordinare le attivit o pubbliche o privati volte a soccorrere, curare e promuovere leducazione, listruzione e lavviamento degli allievi verso le professioni, le arti e i mestieri.

Infine tra il 1927 e il 1930 il fascismo riconoscer una personalit giuridica alle neonate Casse Mutue di malattia quali lI.N.A.I.L. che dal suo esordio come I.N.F.A.I.L. assicurava contro tutti gli infortuni sul lavoro.

 

Al termine del secondo conflitto il grido del tutti a casa permise agli italiani una lenta e graduale ripresa che port alla ricostruzione sociale ed economica della nostra nazione.

Gli Italiani chiamati alle urne a scegliere tra Monarchia e Repubblica, decisero per questultima e la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA fu approvata da una Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947. Il capo provvisorio dello Stato la promulg il 27 dicembre dello stesso anno, ed entr in vigore in data 1 gennaio del 1948.

Da questa Costituzione italiana, ancora attuale, possiamo mettere in evidenza alcuni principi e gli articoli adottati, anche per quanto riguarda le politiche sociali e Sanitarie che sono il tema di questo lavoro.

                                     

La Costituzione della

Repubblica Italiana:

 

Quando si mettono insieme pi persone, come nel caso della formazione dellassemblea costituente, che escono da tradizioni culturali e politiche diverse con lincarico di trovare un denominatore comune, evidentemente questultimo nasce solo se c la buona volont di ricercare insieme i punti nodali e pi importanti ed approvarli. Limpostazione umana prevede che luomo prima dello Stato e lo Stato dalluomo discende ed ha il preciso compito di servire luomo. La Repubblica Italiana deve garantire i diritti inviolabili delluomo.

 

A) Principi fondamentali:

Art.1)   LItalia una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

Art.2)   La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit, e richiede ladempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale.

 

Art.9)   La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica

 

 

B) Diritti e doveri dei cittadini:

Art.32) La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettivit e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno pu essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non pu in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 

Art.38) Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e allassistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi, adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidit e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto alleducazione e allavviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituzioni predisposti o integrati dallo Stato. Lassistenza privata libera.

 

Art.53) Tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit contributiva.

 

C) Le Regioni, le Province, i Comuni:

Art.117)La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempre che le norme stesse non siano in contrasto con linteresse nazionale e con quello di altre Regioni.

Ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione tra i quali troviamo: beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera.

 

Art.118)La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici.

                                                                                                                                                 

Il piano sanitario nazionale 1998/2000

 

Nel dibattito di questi ultimi anni si sono confrontate e scontrate sostanzialmente due diverse opzioni: la prima definita neoliberalista, dove viene interpretato il diritto alla salute, in primo luogo come responsabilit individuale del singolo cittadino, pi o meno sorretta dalle istituzioni. Una seconda di tipo solidaristica che concepisce la tutela della salute, come una responsabilit pubblica, della quale si deve fare carico lo Stato, con delle risorse pubbliche e attraverso il governo pubblico del sistema salute.

Il rafforzamento del sistema pubblico, perseguito con determinazione su versanti strategici finanziari di rapporto tra pubblico e privato e sul modello azienda, non poteva per evitare di misurarsi con una spinta centrifuga rappresentata dal peso crescente e per molti versi inevitabile della spesa privata delle famiglie. A questo fine, la riforma istituisce i fondi integrativi del servizio sanitario.

 

Prevenire, curare e riabilitare :

Una

importantissima funzione della riforma, inoltre data dagli interventi possibili in quelle patologie, che nella societ attuale stanno rivestendo, sempre pi importanza. Infatti molte

 volte i costi per la cura e il recupero di quei pazienti non autosufficienti o psichiatrici, tossicodipendenti o etilisti , non si possono determinare a priori e non sempre possono essere esclusivamente di natura sanitaria. In questi casi difficilmente possono bastare le cure e il ricovero in Ospedale, ma esiste il bisogno di applicare una strategia pi complessa, dove integrare latto medico con interventi di pi lunga durata e con il lavoro di operatori con diverse professionalit e lunica strada percorribile.

 

 

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettivit e garantisce cure gratuite agli indigenti.

 

 

Previdenza e assistenza :

La previdenza ha lo scopo di assistere il lavoratore quando colpito da eventi dannosi connessi o non connessi alla prestazione del lavoro, che tolgono o menomano la sua capacit lavorativa, con conseguente perdita o diminuzione dei mezzi di sussistenza.

 E dunque preordinata ad eventuali e gravi bisogni futuri per provvedere ai quali, appresta dei mezzi adeguati.

Lassistenza invece, ha il compito di soccorrere tutti i membri della collettivit, anche gli indigenti che non sono in grado di provvedere alle proprie necessit, prestando aiuti economici

promuovendo

leducazione, listruzione professionale, intervenendo sulla salute e il miglioramento morale.

Le aziende sanitarie dovrebbero diventare lo strumento con cui la Regione assicura i livelli essenziali di assistenza, assolvendo cos alla sue finalit pubbliche, ma al contempo dotandosi di piene autonomie imprenditoriali.

I Direttori generali dovranno essere sempre qualificati e autonomi nelle scelte imprenditoriali, sottoposti a un controllo stringente per quello che riguarda i risultati e le finalit della propria azienda sanitaria e infine rispondere alla Regione, non come soggetti politici, ma come i gestori di un bene pubblico e delle risorse ad esso destinate. 

 

LA NASCITA

IN PIEMONTE DELLAS.N.O.S.S LA SEDE DI CUNEO

Dopo unesame attento della Costituzione della Repubblica Italiana in questa ultima parte, vorrei riportare allattenzione degli Operatori Socio Sanitari e Assistenziali, altri 3 articoli, facenti parte del paragrafo  B sopra citato (Diritti e doveri dei cittadini) e che sono una base importante per la nascita dellAssociazione di categoria degli Operatori Socio Sanitari e Assistenziali, nel 2000 in Lombardia e finalmente dopo sette anni in Piemonte, in specifico nella cittadina di Cuneo.

 

 

Art. 17) I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senzarmi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non richiesto preavviso.

 

Art. 18) I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazioni, per fini che non sono vietati ai singoli dalla Legge penale.

 

Art. 21) Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

 

Da qui la realizzazione di un sogno. Un sogno, quello che nasce nel 1998 con un primo Convegno per gli allora Operatori Tecnici di Assistenza, che a lunga scadenza prevedeva la formazione di una nuova figura operativa, appunto gli attuali Operatori Socio Sanitari e Assistenziali. Ma da quell anno alcuni Operatori cominciarono a cercare una modalit per mettersi insieme e finalmente costituire una Associazione di categoria per queste figure e ruoli professionali sempre in cambiamento. Per puro caso, durante lutilizzo degli utilissimi computer, lArea Formazione dellOspedale Santa Croce e Carle di Cuneo, individua una Associazione lAS.N.O.S.S che ormai da alcuni anni ha raccolto attorno a s tanti Operatori Socio Sanitari e Assistenziali e continua a ricevere tantissime adesioni.

LAssociazione AS.N.O.S.S nasce infatti nel 2000 in Lombardia a seguito di insistenti richieste della nuova categoria professionale degli Operatori Socio Sanitari in quegli anni in pieno sviluppo. Queste figure professionali dopo i Corsi di formazione ed entrate nel mondo del lavoro, non si ritenevano adeguatamente protette e tutelate nello svolgere le loro mansioni lavorative presso le varie Strutture ospedaliere, sociali pubbliche e private, dove operavano e dove operano attualmente. Questo nuovo ruolo professionale, ancora sconosciuto, appariva per la prima volta nelle suddette Strutture e nasceva per lormai cronica carenza registrata in quegli anni di personale infermieristico professionale e generico, oberato continuamente da interventi che spaziavano dalligiene delle persone a quelli farmacologici, con grandi responsabilit verso la salute dei pazienti e a fronte di stipendi salariali al minimo. Questi neo- Operatori Socio Sanitari venivano assunti dopo corsi formativi; cominciavano il loro percorso prima come Ausiliari, poi  Ausiliari specializzati, in seguito Operatori Tecnici dellAssistenza ed infine come Operatori Socio Sanitari dovevano assumersi lonere di un ruolo professionale di supporto per le categorie infermieristiche. Purtroppo per come ieri e fino ad oggi il ruolo era ed sempre; confuso per quanto riguarda le mansioni, caotico perch vengono utilizzati per qualsiasi intervento e molto subalterno alle altre figure professionali sanitarie che operano allinterno delle varie Strutture.Da qui il costituirsi delle prime Associazioni di Categoria AS.N.O.S.S di Operatori Socio Sanitari e Assistenziali, che dalla Lombardia si allargarono a macchia dolio su tutto il territorio Nazionale Italiano. Come riportato sopra, con linizio di questanno lAssociazione approda finalmente in Piemonte, concretizzandosi soprattutto nel Cuneese con  200 adesioni,  un riferimento di coordinamento soprattutto per il Piemonte,ma anche per la Liguria e la Valle DAosta e preparandosi a ricevere e gestire lattuale e sesto Convegno Nazionale AS.N.O.S.S. Il Convegno si svolge infatti nella Citt di Cuneo, presso il Teatro Salesiano, sito in Via San Giovanni Bosco n. 21 .

La data del 24 ottobre stabilita dal CDA Nazionale, dal 2000 la Giornata dell Operatore Socio Sanitario, e la manifestazione che avr inizio alle ore 9,30 accoglier al teatro salesiano oltre 300 delegati AS.N.O.S.S  provenienti da tutte le Regioni Italiane.

Ormai il dado tratto come disse il grande Giulio Cesare, e date le dovute differenze, la neonata lAssociazione AS.N.O.S.S per gli Operatori Socio Sanitari e Assistenziali vuole tentare di superare il suo Rubiconde , non come una ulteriore Associazione sindacale, politica o religiosa, ma pi semplicemente come una Associazione di categoria, senza voler destabilizzanti il sistema sanitario e sociale Italiano, ma con limpegno di una Organizzazione seria, aperta in ogni momento al confronto e al dialogo con tutti.

Per tutti questi motivi la nuova Sede AS.N.O.S.S di Cuneo ha costituito un Direttivo di Coordinamento Regionale di questa nuova figura professionale O.S.S. che opera in tutte quelle Strutture sanitarie o sociali, pubbliche o private, dove rimangono sempre prioritari; il rispetto, la dignit e la salute di tutti coloro che quotidianamente vivono nella sofferenza.

 

IL Coordinamento Piemontese AS.N.O.S.S.  - Sede di Cuneo

 

 

AS.N.O.S.S 24 OTTOBRE 2007

CONVEGNO DEGLI OPERATORI SOCIO SANITARI

IL RUOLO DELL'OPERATORE SOCIO SANITARIO E ASSISTENZIALE

"DARE VOCE A CHI NON HA VOCE"

LE COMPETENZE

Dott.ssa Laura BONO

S.C. Ufficio Qualità A.S.O "S. Croce e Carle" - CUNEO

 

Come collegare il concetto di competenza alla figura dell'Operatore Socio-sanitario?

Per potersi confrontare su di un tema vasto come quello delle competenze è necessario partire da una definizione.

"La competenza è una caratteristica intrinseca di un individuo, appartenente alla dimensione psicologica, costituita dall'insieme articolato di capacità, conoscenze, esperienze finalizzate. Si esprime attraverso comportamenti e necessita, per esprimersi, della motivazione e del contesto." [Levati W, Saraò M.V. Il modello delle competenze. Milano: Franco Angeli, 1998]

Ho scelto la definizione proposta da Levati e Saraò (1998) tra le moltissime presenti e disponibili in letteratura in quanto molto articolata, ma al contempo semplice, che esprime la competenza come una caratteristica intrinseca, ovverosia come una parte integrante e duratura della personalità di un individuo, caratterizzata da più componenti (capacità, conoscenza, esperienze finalizzate).

Nella definizione della figura dell'OSS si cita espressamente il concetto di competenza, infatti, l''O.S.S. è, come noto a noi tutti, "l'operatore che, a seguito dell'attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a: soddisfare i bisogni primari della persona, nell'ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l'autonomia dell'utente…" (Conferenza stato regioni 22/02/01)

Nell'Allegato B del Provvedimento del 22 febbraio 2001 sono definiti gli ambiti di competenza dell'O.S.S.

Dal 2001 si è avviato un processo legislativo che ha sì istituito la figura dell'O.S.S., ma come tutti sappiamo, il cambiamento legislativo e il cambiamento operativo e reale non si realizzano in maniera contemporanea.

In una situazione che a livello mondiale è sempre più centrata sulle reti delle tecnologie, sulle reti di lavoro, sulle reti di cura, il modello interpretativo della competenza trova la sua naturale evoluzione nel costrutto di "competenza collettiva".

Da qui la parola chiave che lega il concetto di competenza alla figura dell'O.S.S., ovverosia il concetto di integrazione. In ogni contesto in cui l'O.S.S. si può trovare ad operare, sia esso sociale o sanitario, è imperativo il concetto chiave di integrazione multiprofessionale e multidisciplinare.

Gli obiettivi di tutti gli operatori sono comuni e sono rappresentati, come citato nella definizione della figura dell'O.S.S., dal soddisfare i bisogni della persona e favorire il benessere e l'autonomia dell'utente. Per riuscire a realizzare tale obiettivo servono competenze che necessariamente sono differenziate in base ai diversi "attori" che interagiscono nel prendersi cura del cittadino/utente, ma che soprattutto devono essere integrate.

Servono strategie al fine di individuare una modalità di impiego ottimale delle risorse per conseguire gli obiettivi prefissati, nel rispetto dei vincoli presenti, in un determinato contesto operativo.

Fondamentale è che l'O.S.S. partecipi e contribuisca alla definizione delle strategie per la gestione delle risorse umane, invece di subirle passivamente.

Il valore di qualsiasi contesto di lavoro si concentra in grande misura nelle persone che vi lavorano finalizzato alla soddisfazione del "cliente" che per noi è rappresentato dal cittadino/utente/assistito.

Il concetto di centralità della risorsa umana nel contesto lavorativo, però, ricorda a ciascuno di noi quanto l'impegno dei singoli individui nei processi di crescita e sviluppo delle persone non possa essere assolutamente dimenticato perché costituisce una responsabilità primaria del prestatore di lavoro in quanto tale.

Essere competente vuol dire agire con autonomia, cioè essere capaci di auto-regolare le proprie azioni, non contare solamente sulle proprie risorse, ma saper cercare delle risorse complementari ed essere capaci di trasmetterle, cioè di reinvestire le proprie competenze in un altro contesto.

La competenza è un continuo imparare.

La situazione non è mai la stessa, un cliente/utente non è mai uguale ad un altro, le risorse economiche sono soggette a forti variazioni, la flessibilità contrattuale modifica gli assetti interni, la competitività cambia la concorrenza.

Il tema della competenza attraversa tutta la storia della sociologia e psicologia del lavoro.

Differenti approcci richiamano modelli concettuali diversi, anche in rapporto alle finalità con cui il problema viene posto: finalità di tipo formativo, di gestione del personale, di integrazione fra persone, tecnologia e procedure.

Il Provvedimento del 22 febbraio 2001 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano individua la figura e il relativo profilo professionale dell'O.S.S. e definisce l'ordinamento didattico dei corsi di formazione ma è, come tutte le leggi, generale e astratto in quanto vale per tutto il territorio nazionale e per tutti i contesti lavorativi.

L'O.S.S. deve partecipare alla costruzione di strumenti che siano specifici e contestualizzati nell'area di lavoro in cui quotidianamente si trovano ad operare al fine di realizzare, come detto in precedenza, gli obiettivo primari, ovverosia soddisfare i bisogni della persona e favorire il benessere e l'autonomia dell'utente, integrandosi con tutte le figure professionali presenti in quel contesto specifico.

Quali sono gli strumenti a disposizione dell'O.S.S. finalizzati a rendere evidenti le competenze possedute?

Il concetto di competenza supera il concetto di gerarchia perché al nostro cliente/utente poco importa l'aspetto gerarchico, ma a lui interessa esclusivamente che vengano soddisfatti i suoi bisogni. Spesso, purtroppo, si perde di vista quest'aspetto importantissimo e ognuno si trincera dietro l'alibi della propria "area di competenza", dimenticando che molto spesso le aree di competenza sono sovrapposte perché il bisogno del cittadino è unico e richiede l'intervento integrato di più professionisti per essere soddisfatto e risolto. Fondamentale è l'intervento integrato multiprofessionale e multidisciplinare che implica competenza diverse per figure professionali diverse, ma per un unico obiettivo.

La vera sfida è dunque quella di costruire, all'interno di ogni contesto lavorativo, uno o più strumenti che definiscano le competenze specifiche di ogni figura professionale che assiste una particolare tipologia di utenza, tanto in ambito sociale quanto sanitario.

Avendo a disposizione poco tempo, vi propongo uno strumento che sino ad oggi ho provato a costruire e che si è dimostrato vantaggioso nel migliorare l'integrazione multiprofessionale e multidisciplinare in un contesto specifico, ovverosia il profilo di competenza.

Il PROFILO DI COMPETENZA è:

un documento flessibile in cui vengono esplicitate le specifiche competenze che il professionista deve saper esercitare con responsabilità in un contesto specifico. Nel profilo di competenza vengono dichiarati gli standard di competenza professionali attesi dall'organizzazione in un determinato spazio temporale, in conformità con la complessità tecnologica e con il livello assistenziale che il gruppo multiprofessionale intende garantire per rispondere ai bisogni dell'utenza afferente;

uno strumento utile alla gestione e allo sviluppo delle risorse umane perché:

i professionisti, all'interno del proprio percorso professionale, diventano in grado di identificare ed esplicitare le proprie competenze, attribuendo senso, contenuto e credibilità al proprio modo di essere e di valutare, attraverso una scala di misurazione, il livello di competenza raggiunto individualmente o come gruppo professionale;

gli infermieri diventano in grado di qualificarsi nei confronti del cittadino /utente che usufruisce del servizio;

le organizzazioni aziendali, dichiarano le competenze condivise da gruppi omologhi di professionisti e dalle altre professionalità, possono introdurre nuovi elementi di valorizzazione e sviluppo del cliente interno;

uno strumento flessibile perché esprime il livello di qualità delle competenze professionali specifiche necessarie per rispondere ai bisogni dell'utenza adattandosi alle situazioni mutevoli e complesse ed esprime un modo nuovo di considerare gli spazi e i luoghi di competenza, definendo la relazione tra la responsabilità riconosciuta alle diverse professionalità all'interno della realtà operativa e la sua "contemporanea relatività determinata dalla necessità di integrarsi con altre competenze non essendo il problema di salute rivendicabile come campo esclusivo";

ü

un documento/strumento che richiede revisioni sistematiche dovute al raggiungimento degli standard professionali prefissati, all'evoluzione dei bisogni di salute dell'utenza, all'evoluzione tecnico-scientifica e ai cambiamenti normativi e istituzionali;

ü

uno strumento che permette lo sviluppo continuo delle conoscenze dei professionisti e delle organizzazioni che in questo modo procedono imparando;

ü

uno strumento utile all'inserimento di nuovo personale. L'inserimento del personale è una tappa fondamentale per far sì che l'operatore entri a far parte del contesto lavorativo, si senta parte integrante e concorra al raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi. L'inserimento deve permettere all'operatore neo-assegnato l'acquisizione delle competenze necessarie per rispondere allo standard atteso dall'organizzazione, ma soprattutto per rispondere in modo efficace ed efficiente, nel rispetto della professionalità e dell'autonomia, alle richieste del cittadino / utente. Il bilancio di competenze può davvero diventare un momento chiave del processo di gestione degli operatori, uno strumento che facilita la valorizzazione, la motivazione, la valutazione e la gestione operativa delle persone che entrano a far parte della realtà operativa. Uno strumento che aiuta a creare le condizioni perché ogni neo-assunto possa dare il meglio di sé. L'operatore neo-assegnato, sia esso assunto da poco o trasferito da altra realtà operativa, deve essere formalmente introdotto nel suo specifico ambiente di lavoro, presentato alle persone che lavoreranno accanto a lui e informato sulla politica aziendale e sugli obiettivi che lo riguardano. Tipicamente egli ha un grande desiderio di conoscere il suo nuovo ambiente di lavoro e l'impressione iniziale che ne riceve potrà accompagnarlo a lungo.

Da questa breve descrizione si può intuire la preziosità di questo strumento e la grande opportunità che offre ai professionisti di uno specifico contesto lavorativo.

La costruzione del profilo di competenza per ogni categoria professionale che agisce in una specifica realtà operativa permette di dichiarare al cittadino l'assistenza che viene a lui garantita. Dal confronto di questi profili di competenza è possibile valutare l'appropriatezza delle attività erogate e l'eventuale necessità di trasferirne e/o delegarne alcune ad altre figure professionali.

Nello specifico della figura dell'O.S.S. tale strumento permette di rivedere la propria attività, di definirne il livello di operatività (in autonomia, in cooperazione o su prescrizione) necessario per realizzare un processo assistenziale efficace.

Da non dimenticare è il livello di responsabilità che viene dichiarato nel profilo di competenza che rappresenta una tutela del professionista ma anche, e soprattutto, del cittadino/utente.

Concludendo, ritengo che la definizione delle competenze in ogni contesto lavorativo rappresenti la vera sfida per l'O.S.S. affinché questa figura venga identificata correttamente all'interno del gruppo professionale in cui opera per la realizzazione del processo assistenziale multiprofessionale e multidisciplinare.

La definizione delle competenze permetterà inoltre di definire i diversi livelli di responsabilità in rapporto al processo assistenziale e farà, molto probabilmente, emergere la necessità di ridefinizione del modello organizzativo delle strutture in cui gli O.S.S. operano, permettendo un'ottimizzazione delle risorse e un'assistenza più efficace.

 

L'OPERATORE SOCIO – SANITARIO NEI LUOGHI DELLA CURA

Giovanni Gelmini: Fondazione "Ospedale della Carità" – Casalbuttano (CR)

I LUOGHI DELLA CURA

Quali sono oggi i luoghi della cura? Proviamo a vedere come può essere schematizzato in linea generale il sistema di cura e di assistenza che è presente in Italia:

Strutture/Organizzazioni prevalentemente sanitarie :

a) residenziali: OSPEDALE – LUNGODEGENZE RIABILITATIVE e POST-ACUZIE, RIABILITAZIONI OSPEDALIERE

b) semiresidenziali: DAY HOSPITAL – DAY SURGERY – ecc.

c) domiciliari: OSPEDALIZZAZIONE A DOMICILIO, ADI 2° - 3° Livello

- Strutture/Organizzazioni prevalentemente socio- sanitarie:

a) residenziali: ISTITUTI DI RIABILITAZIONE (ex art. 26), RSA, NUCLEI ALZHEIMER, RSD, RSH, HOSPICE CASE PROTETTE

b) semiresidenziali: CDI – CD ALZHEIMER

c) domiciliari: ADI I° livello, VOUCHER, CREDIT,

- Strutture/Organizzazioni prevalentemente socio-assitenziali:

a) residenziali: CASE ALBERGO, RESIDENZE ANZIANI, COMUNITA' ALLOGGIO, ecc.

b) semiresidenziali: Centri Sociali, Centri Diurni Semplici, ecc.

c) domiciliari: SAD, APPARTAMENTI PROTETTI, "BADANTI", ecc.

L'OPERATORE SOCIO SANITARIO

Nell'ambito di tutti questi sistemi l'Operatore Socio Sanitario (OSS) svolge la sua professione, diversificata per mansioni e livelli di responsabilità; in questi luoghi l'OSS valorizza la sua professionalità. Per OSS e quindi nell'utilizzo del termine attuale che definisce su tutto il territorio italiano un unico profilo professionale di levatura nazionale, si vuole intendere tutte quelle figure (e sigle!) che caratterizzano comunemente l'operatore addetto all'assistenza di base (quindi non solo OSS ma anche OSA, ASA, OTA, ADB, ADEST, ecc.).

Si tratta quella dell'OSS di una figura professionale estremamente importante che:

svolge un lavoro tutelare fondamentale , soprattutto in rapporto alla non autosufficienza, rappresentando il principale riferimento per ogni esigenza che non sia strettamente sanitaria (igiene, alimentazione, vestiario, accompagnamento, socializzazione, ecc.);

collabora con l'infermiere nello svolgimento del "nursing";

rappresenta un supporto riabilitativo sia sul piano motorio che cognitivo;

svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione;

partecipa a tutta l'attività di animazione che viene svolta, in particolare, nei centri residenziali e semiresidenziali socio-sanitari;

Poiché l'OSS stabilisce contatti costanti con l'anziano deve saper favorire il più possibile la sua autonomia ed inoltre deve possedere capacità comunicative di rilievo sulla base di specifiche conoscenze psicologiche. Nelle strutture per anziani, pertanto, è doveroso e reale affermare che l'OSS diventa l'operatore di riferimento più importante per l'ospite. Nell'assistenza domiciliare non è da meno dovendo fungere da formatore per il familiare nonché da valutatore di ogni condizione di rischio presente svolgendo pertanto funzioni preventive importanti.

LE PROBLEMATICHE ASSISTENZIALI

Facciamo ora alcune considerazioni/riflessioni che oggi il problema assistenza, affrontato in maniera seria, propone:

l'invecchiamento della popolazione sarà sempre più consistente, soprattutto per quanto riguarda le fasce più anziane, con conseguente incremento delle condizioni di non autosufficienza, di cronicità stabilizzata e disabilitante, delle domande/necessità di istituzionalizzazione in strutture dedicate alla cura ed all'assistenza dei soggetti più compromessi sul piano clinico e funzionale

vi è la necessità che i sistemi assistenziali (residenziale, semiresidenziale, domiciliare) siano culturalmente e professionalmente sempre più moderni e qualificati, con progressivo e continuo distacco dalle tradizionali unità d'offerta (e di "custodia") purtroppo non sempre ottimali. Peraltro è palesemente evidente che gli aspetti organizzativi della rete dei servizi agli anziani divergono profondamente da regione a regione, a volte anche da provincia a provincia ed in alcune zone anche da comune a comune. Ed a proposito della residenzialità ,in alcune aree vi sono strutture con caratterizzazioni organizzative all'avanguardia o comunque sufficientemente moderne, in altre aree è difficile poter parlare di rete dei servizi (e forse anche di servizi!)

l'investimento in qualità di cura e assistenza rappresenta e rappresenterà sempre di più un impegno dei sistemi sanitari e socio-sanitari (vedi ad es. gli standard per l'accreditamento, ecc.). In ambito geriatrico il problema è dirompente stante l'eticità del problema, il progressivo incremento dei numeri e della fragilità, la necessità dell'ammodernamento dei sistemi sul piano organizzativo – gestionale e, in contrapposizione, la problematicità socio-economica che coinvolge enti e istituzioni.

le residenze per anziani, ovviamente non tutte in maniera uguale, sono già oggi chiamate e saranno sempre di più chiamate in futuro a rispondere a situazioni complesse sul piano strettamente sanitario con necessità di fornire risposte professionalmente e operativamente qualificate e competenti. Questo perché gli ospedali saranno sempre più tecnologici, ricovereranno sempre meno, ecc. Tale fatto può rappresentare, laddove non sia presente un'organizzazione in grado di rispondere in maniera efficace, un fattore di crisi. Tuttavia lo stesso problema può essere visto come un'opportunità di crescita e di sperimentazione nell'ambito dell'approccio globale all'anziano ed all'obiettivo comune della ricerca della miglior qualità di vita laddove anche il giusto "mix" sul piano clinico tra eccesso di intervento e astensionismo acritico ha una funzione importante;

la crescita del controllo sociale sulle istituzioni dato da familiari e associazioni sempre più vigilanti e propensi alla denuncia da cui il necessario lavoro relativo al controllo del rischio:motivo di crescita professionale e di prevenzione contro eventuali "guai" sia sul soggetto che giuridici;

la necessità che le strutture siano integrate nell'ambiente e nella comunità, in stretta relazione con la/le reti dei servizi non solo sanitari ma anche sociali. Questo problema sta emergendo in tutta la sua problematicità oggigiorno per quanto riguarda le dimissioni difficili o le dimissioni protette, che spesso mettono in crisi il sistema stesso oltre che le famiglie e il soggetto in cura. Similmente è spesso problematico sviluppare percorsi di continuità terapeutica il cui principale ostacolo è rappresentato dalla incomunicabilità tra i settori della rete;

capacità progettuale e conoscenza dei problemi devono rappresentare o diventare "bagaglio culturale" di chi si occupa delle istituzioni per anziani anche dal punto di vista politico ed amministrativo soprattutto nelle grandi città al fine di evitare la creazione di "gerontocomi" ed incrementare ogni possibile forma di integrazione col territorio. Troppo spesso ci troviamo di fronte a strutture la cui crescita culturale e professionale è rallentata da consigli di amministrazione (di nomina politica) assolutamente impreparati a gestire quello che significa il problema assistenza oggi: è un problema importante che necessita di preparazione già a partire dalla definizione della politica aziendale che spetta agli amministratori!

l'aziendalizzazione imposta dal SSN alle ASL ha portato e continuerà a portare, di conseguenza, alla creazione di sistemi aziendali nelle strutture da esse finanziariamente più o meno dipendenti, tra cui quelle socio-sanitarie (es. trasformazione delle IPAB in ASP o Fondazioni, ecc.) con la necessità di intraprendere o modificare le dinamiche gestionali ed organizzative sulla base di nuovi orizzonti strategici ed operativi.

Il rischio in ambito sociale è che alcuni "manager" possano dimenticare completamente i principi della mission nella ricerca di soluzioni imprenditoriali ed economicistiche che possono andare a discapito dell'eticità e della qualità del reale e competente servizio da erogare.

LA CONDIVISIONE DI PRINCIPI ED OBIETTIVI

Fatte queste premesse dobbiamo chiederci, sul piano operativo ed organizzativo, quali processi e procedure sono indispensabili per ben svolgere l'attività socio-sanitaria sulla base delle riflessioni/considerazioni di cui sopra. Si tratta ovviamente di definire un'attività estremamente complessa in cui delicatezza di mansioni, relazioni e dinamiche psico-affettive svolgono un ruolo altrettanto importante quanto professionalità, competenza e capacità operativa. Un'attività in cui la multiprofessionlità operativa deve trasformarsi in interprofessionalità se si vuole che il sistema organizzativo sia efficace, efficiente e di qualità.

Ed allora il primo passo deve essere quello della condivisione da parte di tutti gli "attori" del sistema (amministrazione, dirigenza, professionisti, ecc.) di alcuni obiettivi di tipo culturale, etico, professionale e organizzativo la cui funzione deve essere quella di rappresentare sempre la linea guida operativa generale e quindi il punto di riferimento degli operatori geriatrici.

E ciò a partire dalla condivisione di un principio generale tale da rappresentare il fondamento assistenziale ovvero la centralità dell'anziano e della sua qualità di vita nell'ambito del sistema soprattutto se sussistono condizioni di fragilità, malattia e non autosufficienza.

Parlare dei luoghi della cura (in particolare mi riferisco alle RSA, alle Case Protette, ai CDI, al domicilio) deve significare il concordare che si deve parlare di luoghi non di contenimento ma di massimo recupero sul piano fisico, motorio, funzionale e psicoaffettivo delle potenzialità residue che tutti i soggetti, compresi quelli non autosufficienti, possono ancora avere.

Luoghi quindi i cui obiettivi fondamentali devono essere:

un' attenzione particolare nei confronti della fragilità ed delle caratteristiche indicative di perdita dell'autosufficienza.

la creazione di un ambiente si supporto al paziente cronico e non autosufficiente nonché di conforto al paziente terminale;

un ruolo determinante della riabilitazione e della riattivazione orientate al recupero ed al mantenimento del massimo livello possibile di autosufficienza, e comunque tendenti a ritardare il degrado psico - fisico;

un'organizzazione della giornata assistenziale tesa a preservare e massimizzare l'autonomia individuale, il benessere soggettivo, la soddisfazione personale, la dignità della persona;

la creazione di un sistema preventivo nei confronti della patologia acuta (compresa quella iatrogena) nonché di un protocollo diagnostico – terapeutico rapido ed efficace al fine di evitare le complicanze di essa.

la creazione, ove possibile, di un sistema di supporto e cura della patologia acuta in grado di evitare o comunque ritardare il più possibile l'ospedalizzazione e in tal modo i disagi e le complicanze ad essa dovuta.

la creazione di un sistema organizzativo i cui processi operativi si sviluppino nell'ottica dell'efficacia e dell'efficienza, non tralasciando l'importanza dell'economicità gestionale, per il raggiungimento dell'obiettivo finale ovvero lo scopo della mission

 

IL MODELLO ASSISTENZIALE

L'organizzazione del sistema assistenziale finalizzata ad ottemperare a tutti gli obiettivi di cui sopra, sulla base delle conoscenze che la disciplina geriatrica ha negli anni avvalorato e consolidato, deve assolutamente caratterizzarsi nella seguente modalità operativa:

la valutazione dei bisogni (assessment) attraverso il metodo della VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE in cui si effettua una disamina attenta ed approfondita delle problematiche cliniche, funzionali, psichiche, socio-relazionali del soggetto;

l'organizzazione della cura e dell'assistenza (management) sulla base del principio dell' APPROCCIO GLOBALE all'individuo i cui gli obiettivi debbono rappresentare una risposta il più possibile efficace ed integrata ai vari bisogni evidenziati nelle aree oggetto della disamina multidimensionale (definizione del Piano Assistenziale Individualizzato);

lo sviluppo gestionale dell'attività socio-sanitaria (nursing) attraverso il coinvolgimento integrato delle varie figure professionali come EQUIPE INTERPROFESSIONALE che opera nella disamina, definizione e gestione dei vari Progetti Assistenziali Individualizzati.

In tutto questo "percorso dell'assistenza" e quindi nell'ambito dell'équipe l'OSS ha un suo ruolo fondamentale soprattutto per quanto riguarda la disamina e l'osservazione nel tempo della funzionalità del soggetto. E quando si parla di funzionalità si intendono:

le Basic Activities of Daily Living (BADL o più comunemente ADL) rappresentanti le attività elementari o di base della vita quotidiana ovvero ciò che un soggetto realmente, in rapporto alle sue condizioni psico-fisiche, è in grado di svolgere sia totalmente che parzialmente. Queste osservazioni sono molto importanti per valutare il grado di dipendenza di un soggetto più o meno disabile dagli altri e quindi di stabilire le reali condizioni di autosufficienza nonché le priorità e le tipologie di intervento assistenziale a lui consono.

le Instrumental Activities of Daily Living (IADL) ovvero le attività strumentali e complesse della vita quotidiana , in grado di definire la possibile conduzione di una vita indipendente nell'ambito della comunità nonché le eventuali necessità singole o combinate di supporto esterno.

La valutazione delle condizioni funzionali, effettuata utilizzando scale validate e ripetibili di cui sia nota l'affidabilità (es. Indice di Barthel per le BADL, Indice di Lawton per le IADL, ecc.) rappresenta la base di ogni programma assistenziale e riabilitativo e risulta indispensabile nella valutazione delle compromissioni specifiche, nell'indirizzo del trattamento e degli obiettivi socio-sanitari e socio-assistenziali nonché nel monitoraggio dell'efficacia del programma assistenziale predisposto

 

LA FORMAZIONE

Una adeguata formazione credo che possa essere uno dei fondamenti su cui poggiare il sistema socio-sanitario del futuro, uno degli strumenti fondamentali nella gestione di questi attuali o futuri scenari organizzativi.

La formazione di base, specialistica, generale, continua rappresenta un momento culturale e professionale fondamentale nell'organizzazione dell'assistenza all'interno delle strutture assistenziali.

Negli anni passati, purtroppo, si è dedicato poco tempo e poco spazio al problema della formazione senza pensare che invece rappresenta un fondamento indispensabile per avviare e sostenere il funzionamento e l'efficienza-efficacia dei servizi geriatrici, per poter imparare a lavorare in équipe.

Se si vuole che la rete assistenziale prevista dal "Progetto Obiettivo sulla tutela della salute degli anziani" , dopo essere in molte Regioni Italiane decollato, progredisca non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo, è indispensabile che una parte di risorse economiche, tecniche e culturali vengano "spese" nella formazione degli operatori direttamente coinvolti nell'assistenza.

ASSOCIAZIONE

INFERMIERI NEL MONDO

Ente senza fini di lucro

Sito internet www.infermierinelmondo.it

Mail

infermierinelmondo@yahoo.it

 

 

V°

CONVEGNO  NAZIONALE  ASNOSS

(Operatori Socio Sanitari e Assistenziali)

 

Il futuro dell'operatore socio sanitario e assistenziale!

"Dare voce a chi non ha voce"

Cuneo 24 ottobre 2007

 

Comunicazione di  Minelli Giuseppe  già Presidente Infermieri Europa 2000 e  di  Infermieri nel mondo !!

Curriculum

Ausiliario Ospedale Saronno dal 1971 al 1972;  infermiere Ospedale Saronno dal 1974 al 1977, Segretario Regionale CISL Sanità Lombardia con funzioni di responsabile  della formazione del personale del servizio sanitario regionale dal 1977 al 1995.

Dal 1996 opera presso l'Assessorato Sanità Regione Lombardia e promuove l'osservatorio delle professioni infermieristiche e l'ufficio riconoscimento titoli degli infermieri extracomunitari.

Nel 1996 Presidente Ass. Infermieri Europa 2000 e dal 2007 Presidente Ass. Infermieri nel Mondo.

Esperienze attive e positive vissute!!

!

  La modifica della scolarità della scuola per infermieri da due a tre anni

   ( accordo fra gli stati europei di Strasburgo nel 1977)

!

  La chiusura delle scuole di infermieri generici e specialità infermieristiche.

!

  l'aspro  confronto negli anni 80 fra i medici ospedalieri sulla delega di alcune attività  mediche agli infermieri ( prelievi, endovene..)

!

  L'avvio dei   percorsi formativi dell'ausiliario specializzato, dell' ASA, dell'OTA.

!

  Le mobilitazioni deglii anni 90  delle tre organizzazioni sindacali e collegi lombardi e i memorabili seminari  europei ( Palalido) per sollecitare  l'emanazione del profilo degli infermieri e l'avvio della formazione universitaria.

!

  La proposta di istituzione della figura dell' operatore socio sanitario.nel 1998/1999/2000

!

  L'avvio della regolamentazione dei criteri per il riconoscimento degli infermieri   extracomunitari.

 

Obiettivi  raggiunti

 

 Infermiere responsabile dell'assistenza infermieristica

L'emanazione nel 1994  del  decreto del profilo degli infermieri  e l'abolizione del mansionario

degli

infermieri  sono stati gli obiettivi più importanti  raggiunti dalla professione       infermieristica negli anni 90.

Cito i commi più significativi del decreto:

!

  l'infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale è responsabile dell'assistenza!!

L'infermiere:

!

  partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività"

!

   identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i  relativi obiettivi;

!

   pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale infermieristico"

!

  garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;

 

 

Istituzione dell'Operatore socio sanitario

Negli anni 2000 nasce la figura dell'Operatore Socio sanitario

L'Associazione Infermieri Europa 2000 è stata  la prima a sollecitare  l'istituzione  degli OSS.

Memorabili sono   due  iniziative

:

Bergamo 5/02/1999

   Giornata europea: Italia – Spagna –Gran Bretagna - Francia

                                   Inserimento Lavorativo – Mansionario- I protocolli assistenziali

Milano 12/10/2000

    Giornata Europea  : Germania  - Bulgaria – Spagna

                                    I giovani e la professione infermieristica :

                                   "Emergenza infermieristica nelle Residenze sanitarie assistenziali"     

Anche l'amico  Gusperti Luca, fondatore dell'ASNOSS  è stato un partner  chiaroveggente!!

Con lui, primi in Italia, nel 2001 abbiamo programmato  a Milano uno storico  convegno/convention delle due associazioni dal titolo "Infermieri/OSS – Insieme si può!!

          

L'istituzione dell'operatore socio sanitario non è stato un parto semplice!!

La maggior parte dei collegi italiani era poco propensa a questa figura.

Numerosi, invece,  sono stati  i dirigenti infermieristici lombardi che,  controcorrente, hanno contribuito all'istituzione dell'OSS.

 All'uopo si riporta  la sintesi  della  relazioni introduttiva  che   Zannirato Piero, Direttore della Casa di Riposo Gianetti di Saronno, già Direttore della scuola infermieristica di   Garbagnate Milanese  nonché socio fondatore dell'Associazione Infermieri 2000, nonché Direttore della Casa di Riposo Gianetti di Saronno presentò al   convegno europeo il 17 novembre 2000 a Bergamo!!

omissis

" Il lavoro svolto dagli infermieri nelle strutture per anziani si caratterizza in parte per una serie consistenti di piccoli interventi, spesso ripetitivi e per una più limitata serie di atti che richiedono conoscenze scientifiche specifiche della professione.

La medicazione, nella maggioranza dei casi è una piccola medicazione, la terapia consiste nel distribuire alla stessa persona, a volte per anni, la stessa compressa, l'insulina terapia è la stessa che da anni l'anziano si applicava da solo.

Necessita

perciò ricercare una diversa impostazione del lavoro che veda l'infermiere laureato a concentrarsi sugli interventi che richiedono conoscenze tecniche approfondite e dedicarsi ad assolvere quei compiti assistenziali, programmatori e relazionali che oggi sono soffocati dal " tutto fare".

Per porre fine all'attuale  modello assistenziale si dovrà rivedere il ruolo del personale ausiliario.

 Creare una figura intermedia fra l'attuale ASA/OTA e l'infermiere che si appresta ad uscire dall'Università con la laurea, è un'esigenza fondata sull'analisi della realtà, sulla valutazione dell'equazione costi/benefici e sul buon senso.

Ho avuto l'occasione di vedere alcuni progetti per la creazione della figura intermedia dell'OSS, ciò che colpisce, e che anima la discussione in atto, non è come formarlo, ma su cosa debba fare!!

In sostanza se si crea una figura che si colloca al di sopra dell'attuale ASA OTA, e la ragione per la quale viene formato è quella di rispondere a bisogni assistenziali di base oggi non soddisfatti, bisogna perciò riconoscergli uno spazio operativo maggiore di quello ricoperto finora dalle figure suddette

.

Non  si può continuare a inventare elenchi di cose da fare che girano attorno al ricambio dell'aria ed al trasporto dell'assistito ..etc ..come se oggi tutto questo non fosse già fatto!!

Questo viene già fatto, e allora, perché dovremmo impiegare risorse energie ed aspettative per creare una figura professionale doppione di altre.

"Bisogna invece avere il coraggio di dire che questo operatore  farà parte del lavoro oggi assolto dall'infermiere,  assolverà i compiti che l'infermiere,  in autonomia professionale,  riterrà di demandarle sotto la sua supervisione e responsabilità.

 

Se così non è,  a cosa serve avere abolito il mansionario se gli infermieri continueranno a non volerne sapere di assolvere al compito di delega e della supervisione,  a che serve creare una figura professionale quale brutta copia di altre

 

Gli infermieri devono fare uno sforzo culturale che li ponga in grado di gestire il cambiamento che è nei fatti, prima ancora che nelle decisioni da prendere.

 

Aumentando le conoscenze tecnico culturali devono tendere a conquistare e ricoprire spazi professionali più alti abbandonando marginali.

 

Se invece faranno della difesa un baluardo del "tutto nostro", si porranno nelle condizioni di non condizionare nulla e gli eventi, faranno il loro corso e gli infermieri saranno costretti a subire il cambiamento convinti che altri ancora una volta siano i cattivi che non vogliono utilizzare la professionalità degli infermieri.

Omissis

 

Purtroppo i contenuti e le preoccupazioni  espressi  in tale comunicazione sono state purtroppo veritiere !!

Dopo sette anni dell'emanazione del decreto sul profilo dell'infermiere e dell'avvio dei corsi di OSS poco è cambiato nel contesto operativo infermieristico e sociosanitario italiano.

Avevano ragione  i nostri colleghi infermieristici dell'Associazione Catalana d'Enfermeria che rispetto all'applicazione di questo decreto in Italia  avevano pronosticato:

 

"Italiani ? Perfetti legislatori… Pessimi applicatori

!!"

 

Che fare oggi!!

Quasi tutte le  regioni, in questi sette anni, seppur con differenti modalità, hanno  attivato i corsi OSS. Si presume che in Italia siano oltre 100.000 di cui 35.000 in Lombardia.

Una potenziale forza lavoro, qualificata,   preziosa,  ma poco utilizzata.

 

Salvo poche realtà,  nei  contesti operativi siano ospedalieri o socio sanitari ed assistenziali,  gli infermieri, ivi compresa la dirigenza infermieristica , si comportano come se gli OSS/ASA/OTA  siano figure  operativamente  simili agli  ausiliari.

 

La possibile  delega di  semplici attività sanitarie dagli infermieri   agli  operatori socio sanitari, mediante l' attivazione di specifici protocolli è solo  una  norma presente  nelle riviste  infermieristiche specializzate  in vendita  in tutte le librerie.

 

 "Dare voce a chi non ha voce"

 

Dal coordinamento regionale ASNOSS di Cuneo arriva questo pressante invito.

E' un segnale forte, chiaro  e  condiviso !!! Ma in  futuro lo slogan deve essere più chiaro!!!

Anche gli OSS  sono " professionisti" soggetti attivi nel pianeta sanitario e socio assistenziale.

 

Dopo  questo VI  convegno nazionale gli obiettivi il ruolo dell'ASNOSS nazionale  non può che essere  quelle di promuovere e stimolare  l'avvio di   corretto rapporto funzionale e organizzativo fra l'operatore socio sanitario e  l'infermiere "responsabile dell'assistenza infermieristica".

Il comune impegno non può che essere quello di:

applicare i contenuti del decreto sul profilo  degli infermieri individuando le attività infermieristiche improprie o  semplici che l'OSS  potrebbe  adempiere secondo le proprie conoscenze  o per delega dell'infermiere in attuazioni di specifici protocolli e procedimenti infermieristici.

- sollecitare le organizzazioni sindacali dei diversi comparti  di porre fine alla situazione di

  limbo normativo, economico/livellare  degli attuali ASA/OSS/nelle loro diverse specificità.               

 

per

dare a tutti gli operatori non solo voce ma

" dignità, ruolo e gratificazione economica".

 

 

Allegato

 

Esempio   tre modelli   formativi/ operativi oltre confine!!.

Spagna

E' la  nazione che ha attivato già dal  1977 il percorso sanitario Universitario.

Laurea della durata triennale per gli infermieri.

"Il Real Decreto de la  riforma educativa abril  1995 prevede  "auxiliar de enfermeria"

"tecnico en cuidados de auxiliar de Enfermeria" - Durata due semestri ( 1400 ore)

I- auxiliar d'infermeria clinica, auxiliar de balnearis, auxiliar d'atenciò primaria i cures

  d'enfermeria a domicilio, auxiliar geriatrico, auxiliar de sterilizacio, auxiliar d'unitades 

 

especials , auxiliar de salud mental.

Le funzioni sono simili al nostro infermiere generico e la supervisione è del  diplomado en enfermeria.

(

Viaggio Studio Madrid/Barcellona 1997 – Infermieri Europa 2000)

 

Perù

/Paesi del Sud America

Il percorso formativo del Licenciado en enfermeria, Enfermero è di cinque anni, mentre per gli  auxiliar d'enfermeria, tecnico enfermero  è di uno/due/tre anni

Il tecnico enfermero ha  mansioni simili al nostro infermiere  generico.

(convegno

Mosan anno 2000 – Seminario studio Infermierinel mondo)

 

Germania

La Germania

ha un suo particolare e specifico  percorso formativo.

 (giornata di studio 09/03/2001 Mantova – La professione Infermieristica in Italia e Germania promossa )

Ogni  lavoratore operante nelle strutture sanitarie/cliniche può accedere alle qualifiche superiori medianti corsi  integrativi  presso le scuole infermieristiche interne alle cliniche ed ospedali).

Vi sono quattro percorsi formativi socio sanitari e quattro infermieristici.

(da

giornata di studio 09/03/2001 Mantova – La professione Infermieristica in Italia e Germania promossa )

 

 

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