Usa, missionari pedofili anche tra gli eschimesi

Ma ora dall'Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

20/nov/2007 22.49.00 Francesco Scanagatta Contatta l'autore

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Repubblica 20.11.07
Usa, missionari pedofili anche tra gli eschimesi
I gesuiti pagano i danni
La somma, 50 milioni di dollari, è la più alta mai
pattuita da un ordine religioso
di Mario Calabresi

New York - La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di
dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi
sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o
adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
Gli scandali nella Chiesa americana continuano a
rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel
2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande
accordo di quest´estate tra la diocesi di Los Angeles
e 508 persone che erano state molestate o stuprate
negli ultimi settant´anni.
Ma ora dall´Alaska arriva la notizia che per tre
decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e
remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli
Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute
violenze e abusi da parte di una decina di preti e da
tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di
Loyola.
Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima
del processo si è arrivati ad un´offerta di
risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale.
Secondo l´avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si
tratta di una cifra record per un ordine religioso,
grazie all´accordo extragiudiziale ogni vittima
riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio
nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è
richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.
La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale
dell´Oregon, John Whitney, responsabile per l´Alaska,
ha mostrato fastidio per la pubblicità data
all´accordo, ha definito l´annuncio prematuro e ha
negato che i gesuiti abbiano inviato per anni «in
esilio» in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le
tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle
vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente
americano viene invece definito dai gesuiti come «una
delle terre di missione più difficile» e per questo la
Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più
coraggiosi e preparati.
A St. Michael, un´isoletta lunga 15 chilometri che si
trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering
scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono
Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di
Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi
abitati da 150 famiglie. Accusato da 34 persone, che
nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute
in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i
bui pomeriggi dell´inverno dell´Alaska, Lundowsky era
un gigante con la testa pelata e gli occhi blu,
lavorava come diacono per la diocesi anche se i
gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e
ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l´isola
nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di
anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un
ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior
parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le
vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e
i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i
sessant´anni.
In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i
gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver
tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si
erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto
documenti che dimostravano il comportamento dei
religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo
James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord
dell´Alaska, che oggi vive in una casa di riposo.
Secondo l´accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che
teneva «comportamenti sessuali inappropriati» ma anche
quando lo richiamarono a Portland lasciarono che
continuasse ad insegnare ai bambini.
L´avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo
studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il
coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello
scandalo che aveva investito la diocesi di Boston,
allora a poco a poco emersero storie di disperazione,
alcolismo e suicidi. «In alcuni villaggi eschimesi -
sostiene Roosa - è difficile trovare un adulto che non
sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso
che i preti problematici venivano confinati in Alaska.
Ora per i nostri clienti questo accordo significa che
le loro storie di abusi, sempre negate, sono
finalmente riconosciute».
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