Una petizione online contro il decreto ammazza-privacy - Telecom puo' bloccare gli 899 e i dialer satellitari

01/gen/2004 20.44.49 Utente Non Registrato Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Dopo la sanita' che ci spia con la creazione di un'unica banca dati su tutta la vita sanitaria dei cittadini, il governo con un blitz di fine anno ha emanato un decreto legge che obbliga tutti i gestori telefonici e gli Internet Provider a conservare i "dati di traffico" dei loro clienti degli ultimi 5 anni: in pratica e' la fine della privacy per i navigatori italiani, il Garante della Privacy protesta, ancora senza risultati. 

Di seguito puoi approfondire meglio i dettagli della questione e, se vorrai, potrai affiancare la tua prostesta a quella del Garante.  

Luigi Sedita

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Una petizione online contro il decreto ammazza-privacy

La webzine Quinto Stato chiede al Parlamento di modificare il decreto legge sulla conservazione dei dati di traffico.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 30-12-2003]

La webzine Quinto Stato, fondata e promossa da Carlo Formenti, Stefano Porro e Igino Domanin, ha promosso una petizione online contro il decreto ammazza-privacy emanato con un blitz dal Governo Berlusconi che obbliga gli Internet provider italiani alla conservazione per 5 anni dei "dati di traffico", cioè di tutte le comunicazioni in posta elettronica, Sms, e della navigazione in Internet effettuata dai cybernauti italiani.

Nella petizione, indirizzata ai Presidenti di Camera e Senato, si protesta contro un decreto che è lesivo dell'art. 15 della Costituzione Italiana che tutela la libertà e la segretezza della corrispondenza e si lamenta che il decreto sia stato approvato senza un dibattito pubblico sufficientemente lungo e approfondito.

Si chiede al Parlamento di modificarlo, altrimenti si sarà costretti a utilizzare Internet provider esteri, non soggetti alla legislazione italiana.

Pier Luigi Tolardo

E' finita la privacy per i navigatori italiani

Un decreto blitz di fine anno del Governo obbliga tutti i gestori telefonici e gli Internet Provider a conservare i "dati di traffico" dei loro clienti degli ultimi 5 anni. Il Garante della Privacy protesta.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 29-12-2003]

In genere alla fine dell'anno gli italiani sono molto impegnati a farsi gli auguri, a impacchettare i regali e a cercare di dimenticare l'anno trascorso che il Governo, qualunque sia il suo colore, approfitta della distrazione "natalizia" per rifilare qualche provvedimento negativo e/o impopolare che in un altro momento sarebbe più difficile far passare.

Così è stato anche a fine 2003 con un decreto del Governo Berlusconi che riforma il Codice della Privacy, emanato dallo stesso Governo, solo lo scorso 27 Giugno e non ancora entrato in vigore, perché la sua decorrenza è a partire dal 1 Gennaio 2004.

Il nuovo Codice della Privacy, cambiato prima di entrare in vigore, avrebbe dovuto porre fine alla prassi delle società telefoniche di conservare a fini di documentazione del traffico i dati dei contatti telefonici per ben 5 anni, i contatti significa il numero del chiamante, del chiamato, la data e l'ora e la zona per i telefoni mobili, non i contenuti che rimangono riservati e si devono intercettare apposta, con l'autorizzazione della magistratura o anche senza ma allora è un reato.

Il nuovo Codice della Privacy stabiliva in 30 mesi il termine massimo di conservazione di questi dati, il decreto Berlusconi stabilisce che devono essere conservati fino a 5 anni, ma dopo i 30 mesi, possono essere richiesti da un magistrato solo all'interno di indagini su terrorismo,mafia, rapimenti ed estorsioni.

In pratica il Governo ritorna sui suoi passi rispetto alle telefonate dopo l'allarme gettato dai magistrati del delitto D'Antona a proposito di colpevoli. a cui non sarebbero potuto risalire se la legge avesse limitato a 30 mesi la conservazione dei dati del traffico telefonico, dopo cui devono essere inesorabilmente cancellati. Bisogna, ragionevolmente, chiedersi perché, nel caso del delitto D'Antona, le indagini abbiano girato a vuoto per così tanto tempo ma il Governo ha raccolto questo grido d'allarme e ha reso legge una prassi delle società telefoniche che, invece, aveva deciso di cambiare.

C'è di più però: oltre alla conservazione dei dati del traffico telefonico il Governo introduce un obbligo, a carico degli internet Service Provider, di conservare i dati relativi a tutte le connessioni agli stessi da parte dei loro clienti. A disposizione dei magistrati, ma anche degli avvocati degli indagati, dovranno rimanere per 60 mesi dati come il tragitto di una comunicazione, mittente e destinatario, numero dei caratteri inviati per e-mail.

A differenza però della comunicazione telefonica, nel caso della comunicazione elettronica, sarà molto più difficile distinguere tra contatti e contenuti. E infatti lo stesso Garante per la Privacy Stefano Rodotà ha dichiarato con un suo comunicato ufficiale: "La nuova disciplina sui dati relativi alle comunicazioni elettroniche e alle utilizzazioni di Internet può anche entrare in conflitto con le norme costituzionali sulla libertà e segretezza delle comunicazioni e sulla libertà delle manifestazioni del pensiero. Il Garante confida in un attento esame del decreto da parte del Parlamento".

La preoccupazione che dai file di log si possano ricostruire quali pagine internet sono state visitate, da chi e per quanto tempo, oppure quando è stata spedita una determinata e-mail, quanto pesava, quando è stata scaricata, ricostruendo gli interessi culturali, religiosi, politici, sessuali, la sua cerchia di relazioni, creando dei dossier sui cittadini, tranne naturalmente chi è escluso dalla Rete.

La stessa Assoprovider, l'Associazione che raggruppa gli Internet Provider, è preoccupata anche per i riflessi economici di questo provvedimento, che potranno produrre un aumento di costi per gli utenti stessi e in suo comunicato dichiara: "Assumendo che nella media i 24 milioni di utenti Internet ricevano solo un megabyte di posta al giorno, la conservazione di questo traffico per 5 anni genererebbe un archivio di circa 80 milioni di Cd-Rom".

All'Unione Europea era allo studio una normativa comunitaria sulla conservazione dei dati delle comunicazioni elettroniche che prevedeva un tempo massimo di conservazione di 12 mesi ma la trattativa tra i diversi Paesi si è bloccata perché per alcuni era un tempo eccessivo.

Bisogna anche sottolineare che il Governo non tiene in nessun conto il parere delle Authority indipendenti, che pure il Parlamento ha eletto, basta considerare il fatto che i giudizi negativi di Antitrust e Autorità delle Comunicazioni in materia di radio-televisione e telefonia rimangono inascoltati, non solo quello della Privacy e, d'altra parte, né le Authority né un singolo cittadino o un'associazione possono ricorrere alla Corte Costituzionale se ritengono che una legge sia lesiva dei loro diritti costituzionali, ma, fortunatamente, questo diritto riconosciuto presso la Corte Europea dei Diritti dell'Aja.

Pier Luigi Tolardo
 

Protesta contro il decreto Grande Fratellodi Stefano Porro
Lo scorso 23 dicembre il governo ha varato un decreto legge che obbliga i carrier telefonici e i provider che forniscono accesso a Internet a conservare la memoria del traffico generato dai loro utenti per un periodo non inferiore a 5 anni. Una enorme quantità di dati relativi a telefonate, sms ed email, e persino ai siti che visitiamo quotidianamente, sarà d'ora in poi accuratamente archiviata per essere messa a disposizione dei magistrati che indagano su reati di eversione e di criminalità organizzata. Il Garante della Privacy Stefano Rodotà, di cui pubblicheremo presto un'ampia intervista, ha parlato di una schedatura dei 24 milioni di cittadini che usano Internet. "Se conosco i siti frequentati da un utente e i destinatari delle sue mail, posso ricavare molte informazioni sulla sua sfera personale, come il credo politico o lo stato di salute" ha evidenziato Rodotà. Preoccupazione è stata espressa anche dalla AIIP e dall'Assoprovider, secondo i quali il decreto è del tutto inattuabile dal punto di vista tecnologico. Il senatore Fiorello Cortiana, promotore di varie iniziative per l'innovazione tecnologica nella P.A., ha denunciato la violazione dell'art. 15 della costituzione, che afferma l'inviolabilità della libertà e della segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Anche la redazione di Quinto Stato, preoccupata per le limitazioni della libertà d'espressione e per l'aumento del tasso di sorveglianza sui cittadini che questo decreto di fatto impone, promuove una petizione online, in vista del dibattito parlamentare che inizierà a metà gennaio. Partecipa anche tu e difendi la tua privacy cliccando qui.

 

Telecom blocca gli 899 e i dialer satellitari

L'utente può chiedere il blocco in centrale di tutti i nuovi prefissi usati dai dialer; il blocco è automatico per chi l'ha già richiesto per i prefissi vecchi.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 01-01-2004]

Per difendervi dai dialer (i programmi che si installano più o meno di nascosto e vi causano un salasso spettacolare in bolletta) potete rivolgervi gratuitamente a Telecom Italia, al 187, per far disattivare l'accesso ai numeri 144, 166, 709 e 899 e persino ai prefissi satellitari e ai prefissi internazionali della cosiddetta "Zona 7", che comprendono i prefissi 0088x e 0068x usati dai dialer più evoluti (ammesso che di evoluzione si possa parlare in questo caso). La frase magica da usare con gli operatori Telecom Italia è "richiedo l'attivazione del Servizio di Disabilitazione Permanente".

Lo stato della vostra abilitazione o disabilitazione è indicato in ciascuna bolletta. Se richiedete la disabilitazione, anche se venite infettati il dialer non riuscirà a fare alcuna chiamata e quindi non andrete incontro a salassi in bolletta.

Telecom Italia aveva annunciato a novembre 2003 che a partire dal mese successivo i suoi utenti avrebbero potuto bloccare le chiamate verso i numeri satellitari e verso i paesi della cosiddetta "Zona 7", i cui numeri sono appunto utilizzati da alcuni dialer. Il servizio, vale la pena ribadirlo, è gratuito. La cosa più gradevole è che la disabilitazione dei nuovi prefissi è già attiva automaticamente se avete già richiesto la disabilitazione dei numeri 166, 899 e 709.

La conferma definitiva giunge dalla mia bolletta Telecom Italia di dicembre 2003: la pagina "Telecom News" riporta infatti la comunicazione che "Le telefonate ai numeri che cominciano con: 144, 166, 709, 899 e le telefonate verso i prefissi satellitari e verso i prefissi internazionali della zona 7 sono disabilitate", pur avendo io chiesto soltanto la disabilitazione del 144 alcuni anni fa.

Suvvia, cosa aspettate a diventare invulnerabili ai dialer?

Paolo Attivissimo
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