Fw: antiplagio e mediaset - il caso parmalat visto da Economy/Dagospia

12/gen/2004 04.45.29 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Abbiamo scoperto che il Gabibbo, sulla scia di Wanna Marchi, è diventato
testimonial,
insieme alle "veline", di un prodotto per ciarlatani giudicato ingannevole
dall'Antitrust. http://www.antiplagio.org/

MAGO BRAHAMAN CLIENTE DI UN CONSIGLIERE DEL MIN. GASPARRI .....
http://www.antiplagio.org/0203.htm


----- Original Message -----
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Sent: Monday, January 12, 2004 12:40 AM
Subject: [europeanconsumers] Digest Number 534


Argomenti in questa selezione:

1. Ricci-Bonolis
Da: Telefono Antiplagio


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Data: Mon, 12 Jan 2004 00:24:07 +0100
Da: Telefono Antiplagio
Oggetto: Ricci-Bonolis

TELEFONO ANTIPLAGIO 338.8385999 WWW.ANTIPLAGIO.ORG
Comunicato-stampa
Riguardo le critiche di Antonio Ricci a Paolo Bonolis, che un tempo
attaccava i ciarlatani e adesso li ospita a 'Domenica in', Telefono
Antiplagio si chiede da quale pulpito viene la predica. Ricci, infatti, si
comporta come Bonolis: con la differenza che l'incoerenza di 'Striscia la
notizia' e' piu' evidente, in quanto si manifesta in
contemporanea.
Telefono Antiplagio ricorda che, nello stesso periodo in cui attaccava Wanna
Marchi (fine 2001/inizio 2002), il tg umoristico di Canale 5 pubblicizzava:
1) numeri 166 e 899 a pagamento di cartomanzia (nella pagina di 'Striscia'
su Mediavideo);
2) una sostanza dai poteri 'magici' (proposta dalle 'veline' e dal Gabibbo),
poi sanzionata dall'Antitrust (v.
www.agcm.it/agcm_ita/DSAP/Dsap_pi.nsf/a0d111d6626f957fc125652a00315873/a19da
0be45bbb56ac1256c130033b8a7?OpenDocument&Highlight=2,vit'alba
); 3) un volume sulla 'divinazione' orientale (con Ezio Greggio).
Il 26 settembre 2002, mentre attaccava una linea telefonica che induceva i
cittadini a comporre un 899 al costo di 5 euro, 'Striscia' non si
preoccupava di fare altrettanto con 15 numeri audiotel, dal costo e dai
contenuti identici, che in quel momento erano reclamizzati nelle pagine
Mediavideo di Mediaset.
E in questo periodo, mentre continua ad attaccare 'maghi' e prestigiatori
(senza distinguere le categorie), Antonio Ricci - pur informato - non
stigmatizza la pubblicita' di un 899 di cartomanzia della sua stessa
parrocchia (Mediavideo), in onda anche durante 'Striscia la notizia', dal
costo di 111 EURO A CONSULTO.
Per non parlare del mancato intervento di Antonio Ricci ogniqualvolta il
'Costanzo show' ospita 'medium' e affini o intervista le loro vittime, per
poi sostenere ipocritamente che dei 'maghi' non bisogna fidarsi.
O di quando 'Striscia' attaccava Rai 1 per la presunta pubblicita' occulta
di Adriano Celentano (poi scagionato dall'Antitrust), mentre faceva finta di
non vedere la pubblicita' occulta della trasmissione Mediaset 'Ok, il prezzo
e' giusto'.
Cordiali saluti
Ufficio Stampa Antiplagio 338.8386000

[Questo messaggio conteneva allegati]



http://www.dagospia.com/round.php3 (9.1.2004)

TRAGIC TANZI CRAC STORY - BANCHIERI, POLITICI E MAZZETTE DA "ECONOMY", IN
EDICOLA DOMANI LA TANGENTOPOLI DEL NUOVO MILLENIO, SCANDALO PER SCANDALO,
TRUFFA PER TRUFFA, CAPITALIA PER TUTTI.







Stefano Cingolani per Economy,


Ha cantato come un canarino, Fausto Tonna. L'ex direttore finanziario di
Collecchio ha raccontato di banchieri, di politici, di mazzette: giorno dopo
giorno, fotocopia dopo fotocopia, imbroglio dopo imbroglio, la
Tanzi-connection prende corpo e il crac Parmalat diventa sempre più un
colossale scandalo bancario. Che ha messo ko i circa 28 mila piccoli
azionisti - perderanno tutto l'investimento - e colpirà duramente anche i
100 mila obbligazionisti che hanno sottoscritto i bond del settimo gruppo
industriale italiano. Rivelando il complicato, storico intreccio tra potere
politico, economico e creditizio.


(Il ''lattaio'' Cavalier Calisto Tanzi - Capital 1994)


Dopo Cirio, Parmalat. Anzi, Cirio e Parmalat insieme. Perché almeno per
buona parte degli anni 90 Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi si sono scambiati
calciatori, imprese, favori. Sotto lo sguardo protettore di Cesare Geronzi.
Le banche internazionali (Citicorp, Bank of America, Deutsche Bank, Jp
Morgan, Santander) e quelle italiane (Capitalia, Sanpaolo, Monte dei Paschi,
Intesa) sono state il dr. Frankenstein di questo incredibile scandalo.
Finché la Creatura non è sfuggita di mano. Sul banco degli accusati finisce
così la discrezionalità con la quale è stato impiegato il denaro dei
depositanti, concesso non in base a criteri economici, ma a relazioni
personali.

Altro che tutela del risparmio. Tanzi ha saputo sfruttare questo incrocio di
interessi per generare il suo mostro finanziario con un buco di 14-16
miliardi di euro: il dato definitivo è incerto, ma già si appresta a
superare i circa 30 mila miliardi di lire del crac Ferruzzi. "I documenti
predisposti dal 1990 sono tutti falsi" ammette Andrea Petrucci, direttore
generale di Parmalat Finanziaria, l'uomo che doveva illudere il mercato.

Eppure, nel 1990 la società di Collecchio è arrivata in Borsa e, dopo un
decennio di falsi in bilancio, ammessa nel Gotha del Mib 30. La Consob non
sapeva o chiudeva gli occhi? Bankitalia non aveva capito niente o abbozzava?
Nel piazzare le 26 emissioni di corporate bond collocate dal 1996 in poi,
erano in prima fila BancaImi (Sanpaolo), Caboto e Nextra (Intesa), Ubm
(Unicredit). Quanto a Capitalia, Tanzi è entrato il 30 aprile 2001, in piena
battaglia Generali, nel consiglio di amministrazione dell'istituto al quale
deve 484 milioni di euro. In realtà, i legami tra Roma e Collecchio,
passando per Siena, duravano da quel biennio terribile, tra il 1988 e il
1990, in cui il re del latte stava per perdere tutto. È in quegli anni che è
nato il mostro-Parmalat, che molti scoprono solo oggi.


(Calisto a New York - Capital 1994)


L'elicottero di Dio. Fino al 1988, Calisto Tanzi aveva giocato duro, ma nel
suo territorio. Dalla salumeria di papà alla Dietalat dei primi anni 60, poi
diventata Parmalat. Con una intuizione chiave: il latte a lunga
conservazione grazie al sistema Uht e alle scatole svedesi di Tetrapak. Nel
1973, il giro di affari è di appena 20 miliardi di lire. In dieci anni sale
a 570 per arrivare a 1.000 prima dell'annus horribilis. Il balzo si
accompagna a un'abile politica di marketing (lo sci con Stenmark e Thoeni,
poi la Formula 1 con Niki Lauda) e alla rete di amicizie che culmina nel
sodalizio con Ciriaco De Mita.

La sua elezione a segretario della Democrazia cristiana viene celebrata con
brindisi sull'elicottero di Tanzi, poi battezzato "elicottero di Dio",
perché trasportava alti prelati e politici. Finché, proprio nel 1988, la
stella demitiana si offusca. Arriva il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) e
cominciano le difficoltà. Non che la Banca del Monte o la Cassa di risparmio
di Parma e Piacenza (il cui presidente, Luciano Silingardi, era molto vicino
a De Mita) abbiano mai fatto mancare i quattrini, ma i debiti vengono a
galla e Tanzi sta per cedere all'allettante offerta Kraft (700 miliardi di
lire).


(Sor Calisto con la sua rossa fiammante - Capital 1194)


Folgorato sulla via Cassia. Lo convince a non mollare Giuseppe Gennari,
patron della Fnc (Finanziaria Centro-Nord), società fiorentina usata da
Arcangelo Lobianco (potente capo della Coldiretti) per un ambizioso progetto
in campo agroalimentare. Sono gli anni di Raul Gardini, quando l'Italia
sfida i colossi del cibo francesi e americani. Nel 1989 Gennari dichiara di
avere in portafoglio il 57% di Parmalat. Intanto, si lancia nella scalata di
Bna, la Banca nazionale dell'agricoltura del conte Auletta Armenise. Sponda
decisiva è il Monte dei Paschi di Siena guidato dal provveditore Carlo Zini,
amico di Gennari e cofondatore della Fnc. Parmalat è indebitata per oltre
500 miliardi e le casse sono a secco. Gennari offre a Tanzi il suo aiuto (e
la sua società) per arrivare in Borsa. Poi lui e Zini finiscono nel mirino
della procura. Passano i loro affari alla Akros di Gianmario Roveraro,
finanziere cattolico. Siamo nel 1990. L'anno in cui cominciano gli
illusionismi di bilancio. L'asse bancario si sposta sulla via Cassia e
arriva nella capitale. Bna finisce a Banca di Roma. Centrofinanziaria,
merchant bank del Montepaschi, va a Sergio Cragnotti. E i due destini si
incrociano.

L'abbraccio di Cesare. Cragnotti esce come un nuotatore provetto dalla
tempesta Enimont, che costerà la vita a Raul Gardini e al presidente
dell'Eni, Gabriele Cagliari. Il finanziere viene sfiorato dalla "madre di
tutte le tangenti". Ma, miracolosamente, i suoi affari si moltiplicano. Nel
1994 Cragnotti e Tanzi si incontrano attraverso Saverio Lamiranda che si è
fatto avanti per acquistare Cirio, Bertolli e De Rica dalla Iri-Sme e cerca
un socio. La spunta Cragnotti. Tanzi ottiene le centrali di Matera e
Taranto. I due si ritrovano nella sfortunata avventura editoriale de
l'Informazione, finanziata da Geronzi.


(La passione per il calcio - Capital 1994)


Tanzi trova una sponda anche nella Comit di Luigi Fausti, chiamato in causa
da Roveraro. Nel 1996, però, la Commerciale chiude il borsellino e il re del
latte entra nell'ufficio di Geronzi che lo accoglie a braccia aperte. Le
vite parallele di Tanzi e Cragnotti proseguono nel calcio: Lazio e Parma si
prestano giocatori; la Gea (fondata dai figli di Tanzi, Cragnotti e Geronzi)
li compra e li vende. Nel 1999 si scambiano Eurolat (Centrale del latte di
Roma e Polenghi Lombardo ex Federconsorzi) per 765 miliardi. "Geronzi ci
teneva molto che la acquistassimo" confessa Tonna. Cirio e Parmalat
condividono persino i revisori dei conti: Deloitte & Touche e Grant
Thornton.

I primi sospetti. Nella seconda metà degli anni 90 torna al potere quel côté
cattolico- emiliano nel quale Tanzi si è affermato. Nessuno osa fargli
domande. Diventa cavaliere del lavoro. Finanzia Nomisma, il pensatoio
prodiano. Nel 1998 spunta, nelle Cayman Islands, la Bonlat. Acquistata per
due dollari, diventa la holding dell'intera galassia estera e nel 2002 ha in
bilancio 6,9 miliardi di euro, ma sono soldi finti, come i 3,9 miliardi che
dovevano essere in deposito alla Bank of America. Il titolo passa in due
anni da 2 a 4,5 euro. Quando Parmalat entra nel Mib 30, i gestori di fondi
chiedono informazioni e non le ottengono. Merrill Lynch avvisa i suoi
clienti che in quei bilanci c'è qualcosa di poco chiaro. Nel marzo 2003
tocca ad Assogestioni, che si rivolge anche a Luigi Spaventa, presidente
Consob, ottenendo in risposta un cupo silenzio.


(''E lasciateme magna tutto...'' - U.Pizzi)


La centrale dei rischi. "Non abbiamo mai avuto accesso alla centrale dei
rischi" si difende Lamberto Cardia, successore di Spaventa. È lì che
Bankitalia tiene custoditi i segreti del confessionale. C'è scritta mese per
mese l'esposizione di ogni cliente verso ciascuna banca. Antonio Fazio
sostiene che la vigilanza ha fatto il suo dovere. Negli ultimi sette anni,
quasi tutte le banche che hanno concesso crediti a Parmalat hanno subito
un'ispezione, ma non sono mai stati mossi rilievi. Possibile che il
governatore non abbia nutrito le stesse perplessità di Fausti? La Tanzi
connection ha sempre garantito per il patron. Finché l'anello si è spezzato.


Dagospia 8 Gennaio 2003

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