FUORI TEMPO E FUORI LUOGO LE PROPOSTE DI RUTELLI SULLA GIUSTIZIA

FUORI TEMPO E FUORI LUOGO LE PROPOSTE DI RUTELLI SULLA GIUSTIZIA

04/mar/2004 04.52.33 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Sent: Wednesday, March 03, 2004 10:03 AM
Subject: [Italia dei Valori]FUORI TEMPO E FUORI LUOGO LE PROPOSTE DI RUTELLI SULLA GIUSTIZIA

 
Bruxelles 02.03.2004
 
Cari amici,

 Rutelli, ieri, con fare suadente e con una logica apparentemente  ineccepibile, ha sostenuto che "non e' pensabile che la carriera dei magistrati somigli a quella degli impiegati degli anni settanta e che la loro progressione negli incarichi sia automatica, ne' e pensabile che un palazzo di giustizia d'estate continui a rimaner chiuso per ferie per due mesi, ne' infine e' pensabile che i magistrati possano intraprendere la strada della politica e tornare poi in servizio come se nulla fosse".
In realta' le cose non stanno affatto nel modo cosi' semplicistico illustrato dal leader della margherita.
Semplicemente Rutelli utilizza lo stesso tipo di "messaggio mediatico" utilizzato da Berlusconi:
far credere che sia vera una circostanza che vera non e' (ma che, se tale fosse, sarebbe una cosa sbagliata) e poi criticarla per conquistare i consensi dell'opinione
pubblica.
 
Non e' vero che la progressione negli incarichi dei magistrati sia automatica: una cosa e' la "qualifica" che essi "rivestono", altra e' la "funzione" che essi "esercitano" di volta in volta. Vale a dire una cosa e' lo stipendio che essi percepiscono, legato - come per tutti  i lavori e gli impieghi - anche all'anzianita' di servizio: la "qualifica" appunto, che identifica gli anni di anzianita' del magistrato (prima di Tribunale, poi di Appello ed infine di Cassazione).
Altra e' la "funzione" che essi sono chiamati a svolgere (ad esempio Procuratore capo, Presidente del Tribunale o Presidente di sezione della Cassazione): questa "funzione" (ovvero questo "incarico" come lo chiama impropriamente Rutelli)  non  e' affidato loro automaticamente o per grazia ricevuta ma viene attribuita di volta in volta dal Consiglio Superiore della Magistratura (organo di autogoverno della magistratura previsto dalla Costituzione proprio per provvedere a tale delicato compito).
Addirittura la legge attuale prevede che il CSM prima di attribuire tali incarichi debba prima obbligatoriamente ricevere  il parere del Ministro di Grazia e Giustizia (ed infatti a Bergamo, per esempio e' rimasto per anni vacante il posto di Presidente di Tribunale o di procuratore capo perche' il Ministro Castelli si e' rifiutato di controfirmare la nomina).
Insomma gli incarichi dirigenziali dei magistrati non sono affatto "automatici" ma vengono affidati  proprio e solo a coloro che - sulla base dei propri titoli e meriti dimostrati sul campo - sono ritenuti idonei allo svolgimento di determinati compiti dirigenziali.

 Ancor piu' surrettizia ( ed anche un po' qualunquista, mi si permetta) e' l'affermazione di Rutelli tendente a "scaricare" sui magistrati il fatto che i Palazzi di Giustizia "d'estate continuano a rimaner chiusi per ferie due mesi". Verrebbe innanzitutto da chiedersi perche' mai il leader della Margherita non propone - a titolo di buon esempio - di cominciare a togliere questa cattiva abitudine a partire dai parlamentari (dato che pure il Parlamento Italiano chiude alla prima settimana di agosto e riapre quasi alla fine di settembre).
In secondo luogo perche'  - al di la' dei casi singoli di malcostume che pure ci sono in Magistratura (come in ogni "famiglia" purtroppo) - la Magistratura associata gia' da tempo sollecita una revisione della chiusura estiva dei Tribunali.
Questa - e' bene ricordarlo e rimarcarlo - e' prevista per ragioni di "termini processuali" che vengono "congelati" (onde evitare prescrizioni e decadenze) e per armonizzare le esigenze feriali non solo dei magistrati ma di tutti gli operatori del comparto Giustizia (avvocati certamente e poi imputati, testimoni, e cosi' via). Orbene tutti sanno che, di fatto, i Tribunali restano aperti anche d'estate per i casi urgenti (un po' come gli ospedali) e che i magistrati devono assicurare per legge una loro presenza sufficiente per far funzionare 365 giorni all'anno (ferie comprese) la macchina giudiziaria. 
Forse pochi sanno, invece, che la buona parte dei magistrati non "consuma" nemmeno l'intero periodo feriale, giacche' i loro uffici sono cosi' pieni di fascicoli che debbono rinunciarci per fra fronte alle tante scadenze che ed emergenze in corso.
Insomma non si puo' - ripeto - estrapolare dalla categoria dei magistrati qualche caso singolo di malcostume per delegittimare l'intera categoria.
Anche in questo caso, quindi, a me pare che l'on.le Rutelli sia stato mosso nel fare certe affermazioni piu'  dalla ricerca di consenso "tanto al chilo" che da effettiva conoscenza della reale situazione.

> Infine la questione dei magistrati che si candidano e si mettono a fare politica.
Personalmente mi sono addirittura dimesso dalla magistratura prima di fare politica e quindi non posso essere tacciato di interessi personali da tutelare.
Debbo pero' riconoscere che certamente deve essere regolamentata in modo piu' ferreo la possibilita' dei magistrati di candidarsi (che comunque deve essere loro permesso giacche' a nessuno puo' essere tolto il sacrosanto diritto di "partecipazione democratica" alla vita del paese).
Soprattutto, a mio avviso,  va regolamentato il loro "rientro" in magistratura dopo l'esperienza politica. 
Ma, vivaddio, e'  questo il vero problema della disfunzione della Giustizia in Italia?
E' questa la vera emergenza? Forse che una decina di magistrati che vanno o che vengono dalla politica possono risolvere le sorti del milione di processi bloccati e
pendenti nei tribunali?  E allora che dire dei tanti magistrati che vengono "dirottati" fuori-ruolo (per esempio nei ministeri) ? E che dire degli ancora troppi incarichi "extragiudiziari" ancora previsti? Non e'  piuttosto la mancanza di personale, le risorse insufficienti, la complessita' e farraginosita' della procedura civile e penale che rende lunghe ed asfissianti le risposte alle domanda di giustizia? E che dire della miriade di leggi ad hoc che vengono quotidianamente sfornate,  della lungaggine dei processi conseguenti a leggi sbagliate ed a ricorsi strumentali?
E che dire poi dei tanti avvocati-parlamentari  che pure si mettono  a fare politica e poi al Parlamento  portano avanti gli interessi dei loro clienti  a danno della certezza del diritto?

> Ed allora, fra le tante cose che pure si possono fare per ridare dignita' ed efficienza alla Giustizia c'era proprio bisogno di cominciare da cio' che emergenza non e'? C'era proprio bisogno di "offrire il pallino" alla maggioranza berlusconiana su un tema cosi' delicato? E soprattutto c'era proprio bisogno - come invece fa Rutelli - di "instillare" nuova "sfiducia" da parte dei cittadini verso la magistratura?  Non bastano tutte le contumelie che ogni giorno riversano addosso ai magistrati "gli altri"?
Come si fa a non capire che additare al pubblico ludibrio le carriere o le ferie dei magistrati (peraltro nel modo errato sopra spiegato) finisce solo per fare il "gioco" dell'avversario che, appunto, adesso utilizzera' gli stessi argomenti per delegittimare la magistratura e screditarne la funzione agli occhi dell'opinione pubblica?

Ma quando la vogliamo smettere di "farci male"?

 ANTONIO DI PIETRO
 
Presidente Italia dei Valori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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