-2- Le macchie nere del corteo per la pace
-3- IMMORALE USARE IL DENARO DEI CONTRIBUENTI PER IL CALCIO
1. l’innaturale “assenza” di provvedimenti giudiziari “urgenti e conseguenti” (come si dice in gergo) in merito alle tante “chiamate in correita’” effettuate da Tanzi (e dai suoi complici) nei confronti di alcuni qualificati politici e giornalisti accusati di aver ricevuto denaro e favori dal patron della Parmalat;
2. il tentativo, da parte di alcuni qualificati organi di informazione, di “spostare l’attenzione” dei lettori verso complesse e rocambolesche ricostruzioni diverse da quelle risultanti in atti;
Queste due circostanze, miscellate insieme fra loro, potrebbero - se non corrette in tempo -instillare nell’opinione pubblica una visione dei fatti distorta, edulcorata, minimalista rispetto alle gravi corresponsabilta’ che pure gravitano attorno alla vicenda. E’ ovvio che, se cio’ dovesse accadere, si allontanerebbe sempre piu’ il “tempo della verita” in quanto - nel frattempo - se ne sara’ creata un’altra, piu’ di comodo per la “nomenclatura politica e giornalistica” coinvolta. L’ultimo segnale di allarme in tal senso e’ la ricostruzione adombrata domenica scorsa dal quotidiano “La Repubblica” circa le ragioni che avrebbero portato Tanzi ad una immeritata ascesa imprenditoriale e sociale: i suoi rapporti ambigui con la Massoneria e l’Opus Dei, il tutto condito da capitali affluiti nelle casse aziendali in modo “oscuro e non chiarissimo” (di fatto adombrando un’ipotesi di riciclaggio di denaro sporco). Le argomentazioni avanzate dai bravi giornalisti di Repubblica hanno indubbiamente un fondo di verita’ ed e’ plausibile (ed anche probabile) che attorno all’ascesa di Tanzi si siano mossi personaggi poco raccomandabili, poteri occulti e massonerie varie. Non si capisce, pero’, perche’ quel quotidiano insista ad amplificare (con titoloni da prima pagina) connivenze datate nel tempo (fine anni ’80) e rapporti personali con personaggi opachi di cui si e’ oramai scritto tutto e il contrario di tutto (ad esempio Florio Fiorini) e persista nell’ignorare l’attualita’ dei rapporti economici intervenuti nel frattempo fra lo stesso Tanzi e primari politici e giornalisti italiani tutt’ora saldamente in sella.
Insomma c’e’ il sospetto che si stia facendo strada una “seconda verita” che, piano piano, potrebbe andare a sovrapporsi alla prima, appannandola, affumicandola, relegandola nel dimenticatoio ed alla fine spegnendola (sia come notizia giornalistica che come “concausa scatenante” dell’ascesa e del declino del gruppo Parmalat). Eppure la “prima verita’” e’ “la pista” piu’ lineare dal punto di vista processuale e documentale. Per comprendere le ragioni del successo di Tanzi, non c’e’ bisogno di ricorrere a sigle di potentati come la massoneria e l’Opus Dei (che di per se’ vogliono dire “tutto e nulla” giacche’ in quelle organizzazioni ci possono essere e ci sono pure tante brave persone). Egli ed i suoi sodali hanno potuto “fare e disfare” la contabilita’ delle casse aziendali a proprio piacimento perche’ avevano “comprato” con contributi e finanziamenti vari sia l’accesso privilegiato al credito (grazie a banche e banchieri conniventi) che la “sponsorizzazione politica e mediatica”. Insomma era la politica a governare il credito e non viceversa, tanto e’ vero che a quei tempi il sistema bancario nominava i suoi manager con il “bilancino” della lottizzazione politica. Cosi’, ad esempio il Monte dei Paschi di Siena - che nel 1989 aveva finanziato la Parmalat con un prestito di 120 miliardi di lire - aveva il proprio board composto da otto membri (tre della DC, due del PCI, due del PSI ed uno alternativamente del PSDI e del PRI) mentre il Provveditore era nominato dal Ministro del Tesoro. E’ piu’ verosimile quindi che Tanzi, per invogliare gli istituti di credito a concedergli prestiti vantasse la benevolenza dei politici che aveva foraggiato piuttosto che avere bisogno di ricorrere ad oscure mediazioni massoniche.
I finanziamenti e le elargizioni ai politici ed ai giornalisti, pero’, di converso - proprio perche’ numerosi, spesso spropositati e sparsi a pioggia fra esponenti di quasi tutti i partiti - hanno a loro volta contribuito ad aumentare il dissesto economico della Parmalat (oltre che illudere i piccoli risparmiatori sulla solvibilita’ dell’azienda). Da qui scaturisce (o meglio dovrebbe scaturire come normalmente avviene in un paese normale) la conseguenza che a risarcire le parti offese ed i danneggiati (creditori, risparmiatori e dipendenti) siano non solo i legali rappresentanti della Parmalat ed i loro complici ma anche coloro che hanno usufruito nel tempo di indebite elargizioni e finanziamenti. Quindi c’e’ necessita’ e dovere di svolgere le indagini conseguenti alle dichiarazioni rese da Tanzi anche laddove queste coinvolgano i signori della politica. Non basta dire “non c’e’ reato”, come finora troppo sbrigativamente si e’ sentito dire. Per accertare come stanno in realtà le cose bisogna prima svolgere le indagini e poi arrivare alle conclusioni e non viceversa. Non dimentichiamoci peraltro che - essendo stata dichiarata l’insolvenza di Tanzi - potrebbe scaturire per coloro che hanno ricevuto il denaro anche l’ipotesi di concorso in bancarotta fraudolenta (sulla falsariga di quanto accaduto per il crack del Banco Ambrosiano e i contributi di Calvi a Craxi sul famoso Conto Protezione).
Queste indagini, pero’, per definizione devono essere fatte in fretta e mi auguro che gia’ siano state effettuate altrimenti si rischia di arrivare troppo tardi quando oramai i vari protagonisti si saranno ben addestrati a predisporre e riferire “versioni di comodo” al fine di annacquare le prove a loro carico.
Ed allora cosa fare prima che anche questa vicenda (come quella di Mani Pulite) cada nell’oblio delle ricostruzioni giornalistiche fantasiose e minimaliste? C’e’ bisogno di fissare alcuni punti fermi (all’insegna del motto “carta canta!”) che, pero’, solo un’accurata e doviziosa inchiesta giudiziaria puo’ stabilire. Ecco perche’, a mio avviso, non si puo’ piu’ stare solo ad aspettare che qualcosa si muova sul fronte delle indagini. Tra i compiti di un giornale di inchiesta (e purtroppo finora solo “Libero” si sta comportando in tal modo) c’e’ anche quello di “ricercare” la notizia e di accertare se, come e dove i fatti si siano verificati (il caso Watergate insegna). Tra i compiti di un cittadino impegnato (ed io mi sento di esserlo, come milioni di altri peraltro) c’e’ quello di investire la “magistratura competente” delle notizie di reato emerse o emergenti dagli accertamenti giornalistici in questione.
Insomma credo sia giunto il momento di “spezzettare” le tante “notizie di reato” emerse o emergenti dalle ricostruzioni giornalistiche e tramutarle in altrettante denuncie ed esposti alle varie magistrature territorialmente competenti. Tanzi, per definizione (e per sue affermazioni), non ha pagato sempre allo stesso posto e, come si sa, l’Autorita’ Giudiziaria competente a svolgere le indagini e’ quella dove il reato si e’ consumato (ovvero dove i soldi sono stati promessi o consegnati).
Ogni cittadino, quindi - ed e’ questo il senso della mia proposta - ritagli gli articoli di giornale che descrivono versamenti di denaro a questo o quel personaggio pubblico e invii una segnalazione di notizia di reato alla magistratura competente per territorio (di volta in volta Parma, Milano ma soprattutto Roma). Io lo faro’. Anzi lo sto gia’ facendo. La ragione di tutto cio’ e’ evidente: smuovere “lo stallo” in cui si stanno arenando le indagini e togliere la “cappa del silenzio e della disinformazione” attorno al “caso del secolo”. Non per morbosa curiosita’ ma per il dovere civico di evitare che un domani possa ancora accadere.
ANTONIO DI PIETRO
Presidente
Italia dei Valori
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-2- DA
www.aprileonline.info il quotidiano
dell'associazione Aprile
Di Pietro:
''Un'operazione a freddo per demonizzarci, così si oscura il corteo''
«Due macchie nere hanno sporcato la bella ed imponente manifestazione
di sabato scorso a favore della pace: la stupida aggressione di pochi scellerati
contestatori ai danni di Piero Fassino e la scomposta ed esagitata reazione del
segretario della Quercia che ha colto l’occasione al volo per spostare
l’attenzione dell’opinione pubblica su un terreno mediatico diverso dall’oggetto
della manifestazione e più congeniale al proprio tornaconto elettorale».
Antonio Di Pietro, Presidente dell’Italia dei Valori, interviene con questa
nota sul caso “Fassino-disobbedienti”. Lo contattiamo
telefonicamente.
Presidente parole pesanti come macigni, tanto per buttare
acqua sul fuoco
«Perché non chiamare le cose col loro nome insomma. E’
sicuramente da condannare il marginale e squallido episodio di contestazione
preparato nei confronti del segretario Ds, ma è anche da respingere a gran voce
il tentativo di strumentalizzazione che ora se ne vuole fare».
La
dirigenza della Quercia ha seguito un escalation nella individuare la paternità
delle responsabilità: disobbedienti prima, alleati (voi, Il Pdci, i Verdi)poi,
fino ad arrivare addirittura a puntare il dito sulla minoranza, di sinistra,
interna al partito. Confusione o trama politica?
«Il gruppo dirigente
della “Lista Unitaria” è in evidente crisi d’identità. Invece di ascoltare le
ragioni di coloro che sono scesi in piazza se la prende con chi ha cercato un
confronto con quei manifestanti».
D’accordo Presidente, però “quei
manifestanti” non sembravano troppo dell’idea di confrontarsi, a
parole
«Il protagonismo e l'autoreferenzialismo non ha più limiti. Un
tempo certi episodi venivano giudicati di poco conto, non ci si spendeva
l'indignazione di un partito, ci si interrogava semmai e si dibatteva sui motivi
e se ne traevano le conseguenze politiche. Ma mai si sarebbe rischiato di
intaccare il valore di una manifestazione e dei suoi
contenuti».
Considerazioni interessanti le sue, Presidente Di Pietro. Ma
la differenza tra un’opinione ed un’accusa non debbo certo porgliela io. Siamo
borderline in merito
«Alcuni blasonati dirigenti del Triciclo pensano
che tutti ci dobbiamo “bere il loro verbo” anche quando è contraddittorio ed
ambiguo come quando vanno nelle televisioni e nelle manifestazioni per sostenere
l’illeggitimità dell’invasione americana in Irak e poi in Parlamento non votano
contro il rifinanziamento della missione italiana di sostegno alle pretese di
Bush».
Ambiguità e contraddizione di comportamenti un tempo sarebbero
state definite panni sporchi da lavare in casa...
«Gli elettori a
sinistra sono sfiduciati da un tale atteggiamento, Ma invece di prenderne atto e
fare autocritica, i dirigenti del Triciclo hanno studiato “un’operazione a
freddo” per demonizzare i propri alleati, additandoli di essere addirittura i
mandanti delle scellerate gesta di pochi facinorosi. Lo scopo è chiaro:
depistare l’opinione pubblica dalla loro ambiguità, dalle loro contraddizioni.
Oggi si parla sui giornali unicamente di Fassino e la contestazione. La pace, il
sentimento di popolo che ha caratterizzato la manifestazione di sabato non
esiste più, o ancor peggio, sembra non essere mai esistito».
Mi perdoni
Presidente, non si offenda, ma lo sa che così sembra quasi di
sinistra?
«Di comunismo parla oggi solo Berlusconi. Che c’azzecca la
sinistra ed il comunismo io poi non lo capisco proprio, nel mondo di oggi. Se
per sinistra vogliamo dire, stato sociale, solidarietà, tolleranza, lavoro, più
diritti, imprenditoria solidale, mercato equo
allora dico evviva la
sinistra».
Presidente il comunismo qualcosa di sinistra l’ho ha detto e
fatto
«E ne riconosco la coerenza politica. Oggi le cose sono diverse, e
perdendo tempo su cosa è di sinistra e cosa non lo è, si stanno perdendo in un
bicchier d’acqua. Il paese ha bisogno di risposte. Noi dell’ “Italia dei Valori”
rilanciamo a gran voce, prima che sia troppo tardi, un chiarimento all’interno
di tutto il centrosinistra».
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ALTROCONSUMO CHIEDE A CIAMPI DI NON FIRMARE IL
DECRETO URBANI |
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http://www.altroconsumo.it/map/src/45081.htm http://www.altroconsumo.it/map/src/45081.htm
Lo scorso 12 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto (il cosiddetto “Decreto Urbani”) che, all’articolo 1 (“Misure di contrasto alla diffusione telematica abusiva di opere cinematografiche o assimilate”) prevede un inasprimento delle sanzioni contro il consumatore che scarica file audiovisivi dalla rete per uso personale. Abbiamo scritto al Presidente della Repubblica Ciampi (che trovate allegato in formato pdf) chiedendogli di non firmare il decreto. La nostra associazione riconosce da sempre il
diritto a una giusta ed equa remunerazione per gli autori, a condizione
che sia assicurata al consumatore la possibilità di effettuare copie
private senza scopo di lucro.
Riteniamo, infatti, che la finalità del diritto
d’autore debba essere quella di stimolare la creazione e l’investimento
nelle opere dell’ingegno, per ampliare le possibilità di fruizione
culturale. In tal senso lo sviluppo delle nuove tecnologie e della banda
larga devono diventare un'opportunità per tutti, consentendo lo sviluppo
di canali distributivi diversi e innovativi, atti ad abbattere i costi di
distribuzione e a rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei
consumatori.
In allegato la lettera che abbiamo scritto al
Presidente della Repubblica Ciampi. - Marzo
2004 |