Miscellanea 23 marzo 2004

24/mar/2004 06.09.44 Luigi Sedita Contatta l'autore

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MISCELLANEA 23 MARZO 2004
 
-1- LUCI E OMBRE SUL CASO PARMALAT 

-2- Le macchie nere del corteo per la pace

-3- IMMORALE USARE IL DENARO DEI CONTRIBUENTI PER IL CALCIO

-4- I politici al servizio dei poteri economici: si garantisce l'anonimato per il rientro dei capitali sporchi della mafia, ... ma si chiede la gogna mediatica per lo scambio privato di film - petizione al Presidente Ciampi contro il decreto Urbani.
Ecco come si esprime un ministro liberale di questa compagine governativa: "... esaltando eccessivamente la libertà di internet, rischiamo di navigare in futuro in una rete priva di contenuti, un Mar Morto cibernetico prosciugato di idee"... - Ministro dei Beni Culturali on. Urbani 
 
-5- Diminuiscono i ricoveri, ma anche gli ospedali
 
-6- Non piace ai medici la legge sulla fecondazione assistita
 
-7- Da mancato accordo sui generici persi 7,5 milioni di euro/mese
 
 
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-1- Cari amici,  c’e’ qualcosa di strano nella piega che stanno prendendo gli “avvenimenti mediatici e giudiziari” attorno alla vicenda Parmalat. Non mi riferisco, ovviamente, alla pubblicazione dei verbali di Tanzi su “Libero” ove tutto - piaccia o non piaccia - sta avvenendo alla luce del sole. Mi riferisco invece a due altri specifici avvenimenti, che suonano quasi come preoccupanti “campanelli d’allarme” per l’accertamento della verita’ (a prescindere dalla volonta’ dei protagonisti) e cioe’:

1.      l’innaturale “assenza” di provvedimenti giudiziari “urgenti e conseguenti” (come si dice in gergo) in merito alle tante “chiamate in correita’” effettuate da Tanzi (e dai suoi complici) nei confronti di alcuni qualificati politici e giornalisti accusati di aver ricevuto denaro e favori dal patron della Parmalat;

2.      il tentativo, da parte di alcuni qualificati organi di informazione, di “spostare l’attenzione” dei lettori verso complesse e rocambolesche ricostruzioni diverse da quelle risultanti in atti;

Queste due circostanze, miscellate insieme fra loro, potrebbero - se non corrette in tempo -instillare nell’opinione pubblica una visione dei fatti distorta, edulcorata, minimalista rispetto alle gravi corresponsabilta’ che pure gravitano attorno alla vicenda. E’ ovvio che, se cio’ dovesse accadere, si allontanerebbe sempre piu’ il “tempo della verita” in quanto - nel frattempo - se ne sara’ creata un’altra, piu’ di comodo per la “nomenclatura politica e giornalistica” coinvolta. L’ultimo segnale di allarme in tal senso e’ la ricostruzione  adombrata domenica scorsa dal quotidiano “La Repubblica” circa le ragioni che avrebbero portato Tanzi ad una immeritata ascesa imprenditoriale e sociale: i suoi rapporti ambigui con la Massoneria e l’Opus Dei, il tutto condito da capitali affluiti nelle casse aziendali in modo “oscuro e non chiarissimo” (di fatto adombrando un’ipotesi di riciclaggio di denaro sporco). Le argomentazioni avanzate dai bravi giornalisti di Repubblica hanno indubbiamente un fondo di verita’ ed e’ plausibile (ed anche probabile) che attorno all’ascesa di Tanzi si siano mossi personaggi poco raccomandabili, poteri occulti e massonerie varie. Non si capisce, pero’, perche’ quel quotidiano insista ad amplificare (con titoloni da prima pagina) connivenze datate nel tempo (fine anni ’80) e rapporti personali con personaggi opachi di cui si e’ oramai scritto tutto e il contrario di tutto (ad esempio Florio Fiorini) e persista nell’ignorare l’attualita’ dei rapporti economici intervenuti nel frattempo fra lo stesso Tanzi e primari politici e giornalisti italiani tutt’ora saldamente in sella.

Insomma c’e’ il sospetto che si stia facendo strada una “seconda verita” che, piano piano, potrebbe andare a sovrapporsi alla prima, appannandola, affumicandola, relegandola nel dimenticatoio ed alla fine spegnendola (sia come notizia giornalistica che come “concausa scatenante” dell’ascesa e del declino del gruppo Parmalat).  Eppure la “prima verita’” e’ “la pista” piu’ lineare dal punto di vista processuale e documentale. Per comprendere le ragioni del successo di Tanzi, non c’e’ bisogno di ricorrere a sigle di potentati come la massoneria e l’Opus Dei (che di per se’ vogliono dire “tutto e nulla” giacche’ in quelle organizzazioni ci possono essere e ci sono pure tante brave persone).  Egli ed i suoi sodali hanno potuto “fare e disfare” la contabilita’ delle casse aziendali a proprio piacimento perche’ avevano “comprato” con contributi e finanziamenti vari sia l’accesso privilegiato al credito (grazie a banche e banchieri conniventi) che la “sponsorizzazione politica e mediatica”. Insomma era la politica a governare il credito e non viceversa, tanto e’ vero che a quei tempi il sistema bancario nominava i suoi manager con il “bilancino” della lottizzazione politica. Cosi’, ad esempio il Monte dei Paschi di Siena - che nel 1989 aveva finanziato la Parmalat con un prestito di 120 miliardi di lire - aveva il proprio board composto da otto membri (tre della DC, due del PCI, due del PSI ed uno alternativamente del PSDI e del PRI) mentre il Provveditore era nominato dal Ministro del Tesoro. E’ piu’ verosimile quindi che Tanzi, per invogliare gli istituti di credito a concedergli prestiti vantasse la benevolenza dei politici che aveva foraggiato piuttosto che avere bisogno di ricorrere ad oscure mediazioni massoniche.

I finanziamenti e le elargizioni ai politici ed ai giornalisti, pero’, di converso - proprio perche’ numerosi, spesso spropositati e sparsi a pioggia fra esponenti di quasi tutti i partiti - hanno a loro volta contribuito ad aumentare il dissesto economico della Parmalat (oltre che illudere i piccoli risparmiatori sulla solvibilita’ dell’azienda).  Da qui scaturisce (o meglio dovrebbe scaturire come normalmente avviene in un paese normale) la conseguenza che a risarcire le parti offese ed i danneggiati (creditori, risparmiatori e dipendenti) siano non solo i legali rappresentanti della Parmalat ed i loro complici ma anche coloro che hanno usufruito nel tempo di indebite elargizioni e finanziamenti. Quindi c’e’ necessita’ e dovere di svolgere le indagini conseguenti alle dichiarazioni rese da Tanzi anche laddove queste coinvolgano i signori della politica. Non basta dire “non c’e’ reato”, come finora troppo sbrigativamente si e’ sentito dire. Per accertare come stanno in realtà le cose bisogna prima svolgere le indagini e poi arrivare alle conclusioni e non viceversa. Non dimentichiamoci peraltro che - essendo stata dichiarata l’insolvenza di Tanzi - potrebbe scaturire per coloro che hanno ricevuto il denaro anche l’ipotesi di concorso in bancarotta fraudolenta (sulla falsariga di quanto accaduto per il crack del Banco Ambrosiano e i contributi di Calvi a Craxi sul famoso Conto Protezione).

Queste indagini, pero’, per definizione devono essere fatte in fretta e mi auguro che gia’ siano state effettuate altrimenti si rischia di arrivare troppo tardi quando oramai i vari protagonisti si saranno ben addestrati a predisporre e riferire “versioni di comodo” al  fine di annacquare le prove a loro carico.

Ed allora cosa fare prima che anche questa vicenda (come quella di Mani Pulite) cada nell’oblio delle ricostruzioni giornalistiche fantasiose e minimaliste?  C’e’ bisogno di fissare alcuni punti fermi (all’insegna del motto “carta canta!”) che, pero’, solo un’accurata e doviziosa inchiesta giudiziaria puo’ stabilire.  Ecco perche’, a mio avviso, non si puo’ piu’ stare solo ad aspettare che qualcosa si muova sul fronte delle indagini. Tra i compiti di un giornale di inchiesta (e purtroppo finora solo “Libero” si sta comportando in tal modo) c’e’ anche quello di “ricercare” la notizia e di accertare se, come  e dove i fatti si siano verificati (il caso Watergate insegna). Tra i compiti di un cittadino impegnato (ed io mi sento di esserlo, come milioni di altri peraltro) c’e’ quello di investire la “magistratura competente” delle notizie di reato emerse o emergenti dagli accertamenti giornalistici in questione.

Insomma credo sia giunto il momento di “spezzettare” le tante “notizie di reato” emerse o emergenti dalle ricostruzioni giornalistiche e tramutarle in altrettante  denuncie ed esposti alle varie magistrature territorialmente competenti. Tanzi, per definizione (e per sue affermazioni), non ha pagato sempre allo stesso posto e, come si sa, l’Autorita’ Giudiziaria competente a svolgere le indagini e’ quella dove il reato si e’ consumato (ovvero dove i soldi sono stati promessi o consegnati).

Ogni cittadino, quindi - ed e’ questo il senso della mia proposta - ritagli gli articoli di giornale che descrivono versamenti di denaro a questo o quel personaggio pubblico e invii una segnalazione di notizia di reato alla magistratura competente per territorio (di volta in volta Parma, Milano ma soprattutto Roma).  Io lo faro’. Anzi lo sto gia’ facendo. La ragione di tutto cio’ e’ evidente: smuovere  “lo stallo” in cui si stanno arenando le indagini e togliere la “cappa del silenzio e della disinformazione” attorno al “caso del secolo”. Non per morbosa curiosita’ ma per il dovere civico di evitare che un domani possa ancora accadere.

 

ANTONIO DI PIETRO

 Presidente Italia dei Valori

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-2- DA www.aprileonline.info il quotidiano dell'associazione Aprile

 

 Di Pietro: ''Un'operazione a freddo per demonizzarci, così si oscura il corteo''
«Due macchie nere hanno sporcato la bella ed imponente manifestazione di sabato scorso a favore della pace: la stupida aggressione di pochi scellerati contestatori ai danni di Piero Fassino e la scomposta ed esagitata reazione del segretario della Quercia che ha colto l’occasione al volo per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su un terreno mediatico diverso dall’oggetto della manifestazione e più congeniale al proprio tornaconto elettorale».
Antonio Di Pietro, Presidente dell’Italia dei Valori, interviene con questa nota sul caso “Fassino-disobbedienti”. Lo contattiamo telefonicamente.
Presidente parole pesanti come macigni, tanto per buttare acqua sul fuoco…
«Perché non chiamare le cose col loro nome insomma. E’ sicuramente da condannare il marginale e squallido episodio di contestazione preparato nei confronti del segretario Ds, ma è anche da respingere a gran voce il tentativo di strumentalizzazione che ora se ne vuole fare».
La dirigenza della Quercia ha seguito un escalation nella individuare la paternità delle responsabilità: disobbedienti prima, alleati (voi, Il Pdci, i Verdi)poi, fino ad arrivare addirittura a puntare il dito sulla minoranza, di sinistra, interna al partito. Confusione o trama politica?
«Il gruppo dirigente della “Lista Unitaria” è in evidente crisi d’identità. Invece di ascoltare le ragioni di coloro che sono scesi in piazza se la prende con chi ha cercato un confronto con quei manifestanti».
D’accordo Presidente, però “quei manifestanti” non sembravano troppo dell’idea di confrontarsi, a parole…
«Il protagonismo e l'autoreferenzialismo non ha più limiti. Un tempo certi episodi venivano giudicati di poco conto, non ci si spendeva l'indignazione di un partito, ci si interrogava semmai e si dibatteva sui motivi e se ne traevano le conseguenze politiche. Ma mai si sarebbe rischiato di intaccare il valore di una manifestazione e dei suoi contenuti».
Considerazioni interessanti le sue, Presidente Di Pietro. Ma la differenza tra un’opinione ed un’accusa non debbo certo porgliela io. Siamo borderline in merito…
«Alcuni blasonati dirigenti del Triciclo pensano che tutti ci dobbiamo “bere il loro verbo” anche quando è contraddittorio ed ambiguo come quando vanno nelle televisioni e nelle manifestazioni per sostenere l’illeggitimità dell’invasione americana in Irak e poi in Parlamento non votano contro il rifinanziamento della missione italiana di sostegno alle pretese di Bush».
Ambiguità e contraddizione di comportamenti un tempo sarebbero state definite panni sporchi da lavare in casa...
«Gli elettori a sinistra sono sfiduciati da un tale atteggiamento, Ma invece di prenderne atto e fare autocritica, i dirigenti del Triciclo hanno studiato “un’operazione a freddo” per demonizzare i propri alleati, additandoli di essere addirittura i mandanti delle scellerate gesta di pochi facinorosi. Lo scopo è chiaro: depistare l’opinione pubblica dalla loro ambiguità, dalle loro contraddizioni. Oggi si parla sui giornali unicamente di Fassino e la contestazione. La pace, il sentimento di popolo che ha caratterizzato la manifestazione di sabato non esiste più, o ancor peggio, sembra non essere mai esistito».
Mi perdoni Presidente, non si offenda, ma lo sa che così sembra quasi di sinistra?
«Di comunismo parla oggi solo Berlusconi. Che c’azzecca la sinistra ed il comunismo io poi non lo capisco proprio, nel mondo di oggi. Se per sinistra vogliamo dire, stato sociale, solidarietà, tolleranza, lavoro, più diritti, imprenditoria solidale, mercato equo…allora dico evviva la sinistra».
Presidente il comunismo qualcosa di sinistra l’ho ha detto e fatto…
«E ne riconosco la coerenza politica. Oggi le cose sono diverse, e perdendo tempo su cosa è di sinistra e cosa non lo è, si stanno perdendo in un bicchier d’acqua. Il paese ha bisogno di risposte. Noi dell’ “Italia dei Valori” rilanciamo a gran voce, prima che sia troppo tardi, un chiarimento all’interno di tutto il centrosinistra».

 

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-3- Il senatore Antonello FALOMI (portavoce della LISTA DI PIETRO-OCCHETTO): IMMORALE USARE PER CALCIO DENARO CONTRIBUENTI

 
“E’immorale, di fronte a milioni di italiani, che vivono sotto la soglia della povertà e che avrebbero bisogno di veder integrato il loro reddito, utilizzare denaro dei contribuenti per garantire stipendi miliardari ai calciatori”.
 
-4- I politici al servizio del potere economico - Petizione contro il decreto Urbani
Il governo berlusconi ha garantito l'anonimato al rientro dei capitali sporchi della mafia (scudo fiscale), ha condonato l'impossibile, ha ostacolato il mandato di arresto europeo, ha depenalizzato il falso in bilancio, ha cercato di ostacolare in tutti i modi, anche incostituzionali, i processi agli imputati eccellenti , ...  ora, senza considerare la direttiva europea che punisce soltanto chi diffonde i file protetti scaricati da internet "su scala commerciale" e depenalizza l'uso privato e personale senza fine di lucro **, ha decretato di multare lo scambio di video per uso personale e pretende la gogna mediatica per coloro che "derubano" l'industriale Berlusconi, produttore di film.
A tale proposito il ministro Urbani ha dichiarato: la multa amministrativa di euro 1500  si configura come "una sanzione solo amministrativa e non certo di entità vessatoria, che ha semplicemente un intento educativo" - e infine perla delle perle,
"...esaltando eccessivamente la libertà di internet, rischiamo di navigare in futuro in una rete priva di contenuti, un Mar Morto cibernetico prosciugato di idee"...
Il Presidente Ciampi stesso recentemente aveva, in un discorso a esponenti del cinema italiano, auspicato una legge contro la pirateria on line ma non credo che il Presidente si riferisse a una legge cosi' malcombinata.
Per questo una delle più importanti associazioni dei consumatori che è Altroconsumo ha scritto una lettera al Presidente chiedendogli di non firmare. E' una petizione che tutti, in modo rispettoso e sereno, possono inviare scrivendo una email a presidenza.repubblica@quirinale.it , basta che sia indicato l'indirizzo postale tradizionale in calce alla lettera, che l'e-mail non superi i 50 Kbyte e sia senza allegati.
 Luigi Sedita
 
** Il 9 marzo a Strasburgo è stata approvata la relazione di Janelly Fortou (fra l'altro moglie di un produttore cinematografico) sulla proprietà intellettuale che esclude la pena della detenzione per qualsiasi fattispecie di reato elencato e soprattutto, persegue soltanto coloro che sfruttano commercialmente la pirateria.
 
...
Gendarmi bendati
Il fatto che i circuiti di scambio si prestino a usi perfettamente legali fa precipitare nel ridicolo l'altra apparente novità del decreto Urbani: l'obbligo, per i provider e per i fornitori di servizi, di segnalare alle autorità di polizia chi viola il diritto d'autore usando il P2P o siti Web. (a dire il vero il decreto sembra pensare più al Web che al P2P).
E' una novità soltanto apparente, in quanto le leggi precedenti già prevedevano l'obbligo di comunicazione. La novità, se c'è, sta forse nella specifica sanzione amministrativa da 50.000 a 250.000 euro prevista per chi non rispetta l'obbligo. Come vedete, sono in realtà i provider a rischiare grosso, non gli utenti P2P.
Il ridicolo deriva dal dubbio che sta tormentando in questi giorni i provider: di preciso come dovrebbero rispettare quest'obbligo? Devono pattugliare attivamente la Rete, o limitarsi a segnalare i casi di violazione in cui si imbattono? Non si sa. E in entrambi i casi, come fanno a verificare che si tratti davvero di violazione? Per sapere se un utente sta violando il diritto d'autore in un circuito P2P, occorre intercettare il suo traffico di dati, ma già questo pone seri problemi di legalità, perché la riservatezza della comunicazione telematica è tutelata dalla legge.
...
C'è, in particolare, un comma alquanto inquietante perché contiene una disposizione che in sostanza rischia di imbavagliare il mondo informatico. Il comma 4 recita infatti che "chiunque pone in essere iniziative dirette a promuovere o ad incentivare la diffusione delle condotte di cui al comma 3" , vale a dire la diffusione o fruizione telematica di film o telefilm vincolati, "è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 2000 e con le sanzioni accessorie previste al medesimo comma".
In altre parole, chiunque scriva un articolo che spiega come usare un circuito P2P o masterizzare un brano musicale rischia di incappare in questa sanzione. Persino documenti apparentemente innocui come le istruzioni per creare una rete privata virtuale (VPN), come avviene nelle comunicazioni intra- e interaziendali, possono essere visti come "sovversivi": spiegano come creare una rete che può essere usata per scambiare file vincolati.
Spiace per i dinosauri che non se ne sono resi conto, ma il mondo è cambiato. Il modello commerciale disco-cinematografico aveva senso quando non esistevano i personal computer e Internet e quindi era relativamente facile controllare la duplicazione delle opere, e oltretutto la duplicazione aveva un costo. Ora che esistono, ora che duplicare non costa più nulla, insomma ora che il genio è scappato dalla lampada e non c'è modo di ricacciarlo dentro, quel modello non ha più senso, e chiunque si ostini a difenderlo rischia di fare la figura ridicola di paladino della corporazione dei maniscalchi atterriti dall'avvento dell'automobile. E di estinguersi insieme ai maniscalchi, se non si evolve.  Paolo Attivissimo
 
Le motivazioni di Altroconsumo
da http://zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=2955&numero=999
Le motivazioni che anche Altroconsumo adduce perché il Presidente non firmi sono nella mancanza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per utilizzare lo strumento del decreto. Anche il fatto che la Direttiva Europea sulla proprietà intelletuale sia stata approvata dal Parlamento Europeo ma non dal Consiglio dell'Unione dovrebbe spingere a una certa prudenza nel legiferare così come il fatto che il decreto Urbani si preoccupi solo di opere cinematografiche e non musicali, letterarie, software, etc.
Nella sostanza è negativo l'art. 2 che impone in maniera "obsoleta, inutile, insufficiente, delle sanzioni contro il consumatore che scarica file audiovisivi dalla rete per uso personale". Si tratta di sanzioni assolutamente eccessive perché aumentano le sanzioni pecuniarie a 1.500 euro, comportano la confica del Pc ed inserisce una sanzione odiosa e smisurata come la pubblicazione del provvedimento di sanzione su un giornale a diffusione nazionale o su un periodico specializzato. Si tratta di sanzioni che rischiano di essere comminate solo per una parte di quanti violano queste disposizioni facendo venire meno la certezza del diritto.
Il Presidente della Repubblica ha sempre avuto a cuore i giovani, il loro inserimento nella vita democratica, mentre questa legge presenta a molto di loro un volto duro, arcigno, che rischia di escluderli ed allontanarli dalle istituzioni della Repubblica. Un suo rinvio del decreto Urbani potrebbe permettere al Governo di ritornare sui suoi passi o modificandolo negli aspetti più inaccettabili o trasformandolo in un disegno di legge che le Camere, maggioranza e opposizione, potrebbero discutere più serenamente e liberamente. Pier Luigi Tolardo
 
ALTROCONSUMO CHIEDE A CIAMPI DI NON FIRMARE IL DECRETO URBANI
  
http://www.altroconsumo.it/map/src/45081.htm   http://www.altroconsumo.it/map/src/45081.htm
Lo scorso 12 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto (il cosiddetto “Decreto Urbani”) che, all’articolo 1 (“Misure di contrasto alla diffusione telematica abusiva di opere cinematografiche o assimilate”) prevede un inasprimento delle sanzioni contro il consumatore che scarica file audiovisivi dalla rete per uso personale. Abbiamo scritto al Presidente della Repubblica Ciampi (che trovate allegato in formato pdf) chiedendogli di non firmare il decreto.
La nostra associazione riconosce da sempre il diritto a una giusta ed equa remunerazione per gli autori, a condizione che sia assicurata al consumatore la possibilità di effettuare copie private senza scopo di lucro.
Riteniamo, infatti, che la finalità del diritto d’autore debba essere quella di stimolare la creazione e l’investimento nelle opere dell’ingegno, per ampliare le possibilità di fruizione culturale. In tal senso lo sviluppo delle nuove tecnologie e della banda larga devono diventare un'opportunità per tutti, consentendo lo sviluppo di canali distributivi diversi e innovativi, atti ad abbattere i costi di distribuzione e a rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei consumatori.
In allegato la lettera che abbiamo scritto al Presidente della Repubblica Ciampi. - Marzo 2004
 
Boicottare la gogna di Urbani
Il Decreto Urbani prevede la pubblicazione del nome del reo sui giornali. Perché non chiedere ai direttori dei giornali di non accettare questa criminalizzazione?
[ZEUS News - www.zeusnews.it - News, 16-03-2004]
Una delle caratteristiche più odiose del Decreto Urbani, appena approvato dal Consiglio dei Ministri, non è tanto la multa di 1.500 euro o la confisca del Pc o il fatto di trasformare gli Internet Provider in gendarmi.
No, forse la caratteristica più odiosa è l'obbligo di pubblicazione del nome del persona multata per questo "reato" su quotidiani nazionali o giornali legati al mondo dello spettacolo.
Così chi dovesse condividere in P2P un film potrebbe finire su Il Giornale, Il Foglio (di proprietà di Berlusconi, altro conflitto di interessi) o su "Sorrisi e Canzoni Tv" ma anche su Tutto, Rolling Stones, Il giornale dello Spettacolo.
La paura di essere identificato come "pirata telematico" e criminalizzato da datori di lavoro attuali o potenziali come inaffidabile, di doversi vergognare con amici e conoscenti, di essere additato in competizioni elettorali, di essere riconosciuto da banche e finanziarie, dovrebbe essere, secondo Urbani, il miglior deterrente contro la "pirateria domestica".
E' il caso di dirlo: Urbani dovrebbe vergognarsi, tanto rigore sarebbe degno di miglior causa, non è forse il suo partito che si oppone strenuamente alla pubblicazione dei nomi degli evasori fiscali e di chi ha portato miliardi di capitali all'estero?
L'unica cosa da fare contro questa "Gogna Mediatica" sarebbe scrivere tante e-mail, lettere, cartoline ai direttori dei principali quotidiani e riviste dello spettacolo, chiedendo loro di fare "obiezione di coscienza" e rifiutare la pubblicazione dei nominativi delle persone multate.
Una questione di civiltà su cui i vari Ezio Mauro, Stefano Folli, Marcello Sorgi, direttori, rispettivamente, di Repubblica, del Corriere della Sera, de La Stampa, dovrebbero esprimersi.
Ma anche Furio Colombo dell'Unità, Gabriele Polo del Manifesto e poi Curzi di Liberazione e, perchè no, Vittorio Feltri di Libero (lo dice il nome), Giuliano Ferrara del Foglio e Antonio Polito del Riformista. Pier Luigi Tolardo

-5- Diminuiscono i ricoveri, ma anche gli ospedali
Nel 2002 meno ricoveri in corsia e meno ospedali, mentre aumentano le cure domiciliari e si rafforza il territorio.
Sono i risultati dell'accordo dell'8 agosto 2001 fra governo e Regioni, 'fotografati' dal rapporto sulle ''Attivita' gestionali ed economiche delle Asl e delle aziende ospedaliere'', realizzato dalla Direzione generale del sistema informativo-Ufficio di direzione statistica del ministero della Salute. Lo studio e' pubblicato ieri sul quotidiano 'Il sole 24 ore'.
Nelle strutture del Servizio sanitario nazionale, i ricoveri per acuti calano del 3,86%, i posti letto dell'1,18%, le giornate di degenza del 4,39%. E si riducono anche gli ospedali (-4,59% per quelli delle Asl). Contemporaneamente aumentano i posti letto in day hospital, il 6,56% in piu', e il ricorso all'assistenza domiciliare integrata (+ 19,62%). Il pubblico gestisce il 59% dei luoghi di ricovero. Il privato, pero', avanza, con il 41% di strutture accreditate. In totale, il Ssn ha circa 255 mila posti letto per la degenza ordinaria (il 19% nelle strutture private accreditate) e 26.333 in day hospital, quasi tutti pubblici. Dal 2001 al 2002 sono aumentati i posti letto per riabilitazione e lungodegenza.
 
-6- Non piace ai medici la legge sulla fecondazione assistita
Il 59,9% dei lettori di Doctornews si dichiara contrario alla nuova legge sulla fecondazione assistita entrata in vigore nelle scorse settimane. Questo il risultato dell'ultimo sondaggio del nostro quotidiano al quale hanno partecipato circa 2700 lettori. Favorevole alla nuova legge il 20,2% dei vontante a cui si aggiunge un 17,3% che si dichiara parzialmente favorevole. Non sa rispondere il 2,6%.
 
-7- Da mancato accordo sui generici persi 7,5 milioni di euro/mese
Il continuo rinvio della conferenza Stato-Regioni ostacola la vendita di due farmaci generici che farebbero risparmiare alle Regioni e al Ssn oltre 7,5 milioni di euro al mese.  Cosi' Roberto Teruzzi, presidente di Assogenerici (l'associazione che raggruppa i produttori italiani di farmaci generici), commenta la mancata commercializzazione di alcuni medicinali 'senza marca' tra cui l'antibiotico ceftriaxone e il carvedilolo, molecola attiva sul sistema cardiovascolare.
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