Antiplagio contro Berlusconi & c. ecc.

18/mag/2004 04.20.58 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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'La Nuova Sardegna' 23 aprile 2004 (due articoli)
(1) «La pratica della magia è proibita ma non se ne vieta la
pubblicità». Il responsabile di «Telefono antiplagio» accusa: «Troppi
interessi in gioco» - Mauro Lissia
CAGLIARI. «Maghi e truffe? Non è cambiato niente, perché molti politici
sono anche editori o proprietari di mezzi di comunicazione che lucrano
sulla pubblicità dei ciarlatani...»: insegnante di religione, 46 anni,
da dieci responsabile del "Telefono antiplagio", Giovanni Panunzio è lo
spauracchio di cartomanti, veggenti, esploratori dell'esoterico e di
chiunque agisca a scopo di lucro fuori dalla realtà scientifica. E' la
dimostrazione vivente di quanto siano inconsistenti i poteri degli
operatori dell'occulto: contro di lui fatture e maledizioni non hanno
mai funzionato. Li combatte con determinazione e l'episodio di Sassari
non lo sorprende, perchè nella sua banca-dati i casi di raggiro non si
contano più: «In questo paese fare il mago è vietato dal testo unico
della pubblica sicurezza - cita Panunzio - ma i primi a dimenticarsene
sono i politici. Si sono limitati a varare il codice di
autoregolamentazione della pubblicità sulla magia senza proibirla». Va
giù duro, Panunzio: «Per fermare questo mercato ignobile, che colpisce
soprattutto le persone più deboli, basterebbe vietarne la pubblicità.
Non lo fanno perchè riviste specializzate incassano milioni». Un
business alimentato da offerte senza fondamento: «Basta prendere "Pagine
Utili" e sfogliare - va avanti Panunzio - ci sono gli indirizzi e i
numeri di telefono di quattrocento sedicenti maghi. Lo stesso sul sito
internet. A Mediavideo dalle pagine 641 in poi scorrono inserzioni di
ciarlatani. Un'ora di cartomante, chiamata da un cellulare, costa 111
euro. Ma le offerte si trovano sulle Pagine gialle della Seat, su
Televideo, anche alla Rai». Più che un commento, quello del "Telefono
Antiplagio" ha l'aria di essere un'invettiva contro chi non proibisce:
«Pagine Utili e Mediavideo sono di Berlusconi, ma non sono solo le sue
aziende a guadagnarci. Tutte le Tv locali hanno questo tipo di
pubblicità. Il proprietario di una di queste avrebbe collaborato con il
ministro delle telecomunicazioni a elaborare il codice di
autoregolamentazione della pubblicità sui maghi. Bene, la sua è
l'emittente che in Italia manda in onda più materiale di quel tipo, il
regno incontrastato dei ciarlatani a gettone». Dunque per Panunzio è
tutto chiaro, il business deve continuare perchè coinvolge i piani alti:
«Quando vanno in tivù, i politici parlano di bambini, famiglie, di
categorie che andrebbero protette da informazioni false, ma poi sono
loro ad agevolare questo commercio». «Chiedetevi perchè una nota
trasmissione satirica se l'è presa con Wanna Marchi, e ha fatto bene, ma
non tocca le emittenti pubbliche e private che pubblicizzano servizi
improbabili. La risposta - conclude - mi pare abbastanza ovvia». Nessun
cambiamento, quindi. Maghi e affini furoreggiano sui video come alla
radio, sui giornali e sui settimanali, senza che nessuno ne ostacoli
realmente l'attività: «Mi sembra ovvio che evitino di promettere
guarigioni e altre scemenze servendosi della televisione - avverte
Panunzio - un po' perchè glielo impedisce il cosiddetto codice di
autoregolamentazione, soprattutto perchè è molto più comodo accogliere i
clienti nei loro studi, al riparo da occhi e orecchie indiscreti».
Oppure lavorare al telefono: «Con l'899, il numero che ha sostituito in
gran parte il 166. Qui, oltre alla Telecom, ci guadagna anche lo Stato
col suo venti per cento di quota sulla pubblicità». Un po' come le
sigarette, che "nuociono gravemente alla salute" ma si vendono col
bollino dei Monopoli di Stato: «Ma almeno non c'è ancora una legge che
vieti il fumo, per strada la sigaretta è autorizzata. Fare il mago
invece è proibito». Insomma: la sola magia auspicabile sarebbe una norma
vera, che fermi il fenomeno e i conseguenti raggiri. Ma Panunzio è
scettico: «Troppi interessi in gioco... ma che la smettano di difendere
bambini e anziani, quando poi la realtà è che vengono lasciati in balìa
di questi truffatori».

(2)
Non le risolve i problemi di cuore e cita il mago per incompetenza
La donna, un'infermiera della provincia di Sassari, aveva versato al
veggente, conosciuto su una rivista, assegni per otto milioni di lire in
tre comode rate - Daniela Scano
SASSARI. Ha creduto di poter risolvere i suoi problemi di coppia
rivolgendosi a un veggente. Capita, in un'Italia di creduloni e di maghi
pronti ad arricchirsi alle loro spalle. Accade meno spesso, invece, che
una cliente delusa trascini il suo mago di fiducia davanti a un giudice
accusandolo per l'appunto di «scarsa professionalità». Di qualità
professionali, ma anche di pubblicità ingannevole, parla il capo di
imputazione contestato a Sandro Rinaldi, 34 anni, milanese, finito a
giudizio per una presunta truffa ai danni di una infermiera del
Sassarese. Ieri mattina, contumace l'imputato, il giudice monocratico
Guido Vecchione ha dichiarato la propria incompetenza territoriale a
giudicarlo e ha trasmesso gli atti al tribunale di Milano. Il magistrato
ha trovato fondata la questione posta dall'avvocato difensore,
Agostinangelo Marras, il quale ha fatto rilevare che l'annuncio
«incriminato» era stato pubblicato sul mensile Astra. Edito a Milano
dove si sarebbe quindi consumata la presunta truffa. Si sposta in
Lombardia il caso di Patrizia C., 42 anni, residente in un paese
dell'interland sassarese. Nel luglio 2000 la donna si presentò dai
carabinieri e raccontò una storia di amore, fatture e soldi svaniti nel
nulla. Otto milioni di vecchie lire pagati, senza neppure avere mai
visto in faccia il mago, «per superare un periodo abbastanza negativo
per il mio lavoro e di crisi sentimentale». Lo spunto per il consulto,
telefonico come tutti i contatti tra i due, sarebbe arrivato dalla
lettura di una inserzione pubblicitaria sul mensile di astrologia. Lo
spazio dava risalto alle referenze di «Antonio prof. De Carli, esperto
in allontanamenti, riavvicinamenti, insoddisfazione coniugale, matrimoni
involuti (?)». Telefonando «senza impegno» a un numero telefonico, il
prof. de Carli garantiva veggenze «avvalendosi esclusivamente dei
benefici dei fuochi e non dei tarocchi». Evidentemente c'è una bella
differenza tra le due tecniche, e i «fuochi» fanno miracoli per i cuori
infranti. L'infermiera angosciata telefona al veggente e si rincuora:
«Mi disse che con due milioni e trecentomila lire avrebbe potuto
risolvere i miei problemi con risultato sicuro - spiega nella denuncia -
altrimenti mi avrebbe restituito l'intera somma». La donna corre alle
Poste e fa un vaglia, quindi aspetta fiduciosa. Dieci giorni trascorrono
inutilmente e una seconda telefonata getta la poverina nella più cupa
disperazione. Il sedicente prof De Carli (poi identificato in Sandro
Rinaldi dai carabinieri) ha scoperto una fattura, ecco perché va tutto
storto nella sua vita. Per toglierla ci vogliono altri tre milioni e
duecentomila lire. «Nonostante il comportamento di questa persona mi
sembrasse strano - scrive l'infermiera - acconsentii anche questa
volta». Passa un mese, ma il cuore continua a sanguinare e la infermiera
comincia a innervosirsi. Però accetta ugualmente di pagare un altro
milione e cinquecentomila lire «per risolvere, definitivamente, i miei
problemi». Seguono altri contatti telefonici, ma adesso il cellulare del
veggente squilla a vuoto. L'infermiera capisce di essere stata
imbrogliata. Ieri la donna non ha potuto vedere in faccia il mago,
processato in contumacia. Lo avrebbe informato che i problemi di cuore
si sono risolti con il tempo e che magari, visto come sono andate le
cose, è il caso di restituire quattromila euro.


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