“ELEZIONI:
OCCHETTO E DI PIETRO LANCIANO ALLARME CORRUZIONE TROPPE 'AZIONI
POLITICO-AFFARISTICHE' IN ENTRAMBI I POLI”
(ANSA) - ROMA, 1 GIU - Achille
Occhetto e Antonio Di Pietro lanciano un allarme: troppi politici e candidati
negli enti locali sono inclini ad ''azioni politico-affaristiche''. I due leader
della omonima lista hanno tenuto stamani una conferenza stampa per denunciare il
rischio di una ''estensione a macchia d'olio della corruzione politica''. La
lista Di Pietro-Occhetto ha raccolto una serie di dati e informazioni in tutta
Italia, i cui risultati evidenziano un ''elevato tasso di illegalita'''. Il
primato spetterebbe alla regione Calabria, dove con un consiglio regionale che
avrebbe proceduto all'assunzione di moltissimi portaborse grazie alla
costituzione di 21 gruppi consiliari su un numero di 43 consiglieri.
Il
fondatore del Pds ha spiegato che l'iniziativa non è solo rivolta a moralizzare
la vita politica del nostro paese, ma anche a rispondere a quanti, sia nel
centrodestra che nel centrosinistra, hanno lanciato una campagna per
l'eliminazione dei piccoli partiti. ''L'invito
a entrambi - ha detto Occhetto - e' a non scherzare con il fuoco, anche perche'
ci muoveremo per essere il polo decisivo della grande coalizione ulivista, ma
non vogliamo essere in cattiva compagnia''. E' stato lo stesso Occhetto a
sottolineare come nei dossier consegnati ai giornalisti compaia una
''sequela impressionante di uomini dello Sdi inquisiti e candidati, proprio di
quello Sdi che si e' battuto per impedire il nostro ingresso nella Lista
Unitaria''. Antonio Di
Pietro ha fatto notare che ''sono passati 12 anni dalla scoperta
Per Di Pietro, il rischio di una recrudescenza di
tangentopoli preoccupa in primo luogo gli industriali, come ha dimostrato
Montezemolo nel suo discorso di insediamento alla Confindustria. In sintesi, per
Di Pietro, circolano nel mondo politico ''moltissimi personaggi che hanno già
dato nella prima Repubblica, anzi hanno già preso''. Per la lista Di
Pietro-Occhetto, è dunque necessario approvare una norma che impedisca qualsiasi
candidatura a chi è già stato condannato. Nel dibattito e' intervenuto anche
Elio Veltri, che ha citato i risultati di una indagine pervenuta al ministro
dell'Economia Tremonti e relativa alle prime 274 aziende nazionali. Secondo dati
della Guardia di finanza il 98,40% di esse evaderebbe in qualche modo il fisco.
Anche questo, per Veltri, è un sintomo della crescente corruzione politica. Per
Antonello Falomi, infine, e' evidente che ''mani pulite ha ancora le mani
legate''. Il senatore e portavoce della lista ha citato come esempio di
malcostume la decisione presa dal presidente della Regione Lazio Francesco
Storace ''di stanziare quattro milioni di euro per far conoscere ai romani
l'operato della Giunta regionale. Ma in realtà - ha concluso Falomi - è una voce
che andrebbe imputata nelle spese per campagna elettorale''.
(ANSA)