Antiplagio e Piero Angela contro omeopatia (su Tutto Scienze, La Stampa)

02/giu/2004 22.10.36 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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L’omeopatia non supera l’esame in tribunale
NELLA PRATICA DELLA DILUIZIONE DELLE «TINTURE MADRI».
BENVENISTE E LA «MEMORIA DELL’ACQUA»
26/5/2004
Il Tribunale di Catania ha assolto Piero Angela dal reato di diffamazione in una causa intentagli da un'associazione di omeopati: reato che sarebbe stato commesso in un servizio di «Superquark» messo in onda quattro anni fa e riguardante la scarsa plausibilità del principio delle diluizioni, uno dei capisaldi dell'omeopatia. Un principio secondo il quale il rimedio omeopatico è preparato a partire da una «tintura madre» mediante un certo numero di diluizioni, così che se, la tintura è in grado di causare certi sintomi nella persona sana, il rimedio diluito sarebbe invece capace di guarire le persone malate che quei sintomi li presentano. Perché possa farlo ancora non è dato sapere, ma in tutti i casi, nella preparazione di un rimedio si procede così. Nella prima diluizione una parte della tintura è aggiunta a 99 parti di alcol al 90 per cento così da ottenere la prima diluizione centesimale, indicata con 1 CH o C1. Al secondo passaggio una parte della soluzione 1 CH è diluita in 99 parti di alcol e il risultato è la soluzione 2 CH o C2, e così via. A ogni passaggio diminuisce la concentrazione. La diluizione C6 per esempio contiene una molecola di sostanza originale per miliardo di molecole di alcol. Oltre un certo limite non resta virtualmente traccia della sostanza di partenza. Questo limite, connesso al "numero di Avogadro" (6,023 x 10 elevato a 23), corrisponde a potenze omeopatiche di C12. Gli omeopati, e così anche la dottoressa che ha sostenuto la parte avversa ad Angela, dànno per certo che i rimedi omeopatici agiscono mediante un'azione biofisica e non per la presenza di sostanze chimiche e che, in caso d'infezioni, tendono a riequilibrare le difese immunitarie più che a contrastare il germe responsabile. Ma sui perché eventuali di una presunta azione curativa dei rimedi finora si sono fatte solo congetture. Al contrario, gli scettici non sono mai mancati, e molti si troverebbero ancora oggi in ciò che sta scritto nell'edizione dell'«Harrison's Principles of Internal Medicine» 2001: «E' difficile... un'ipotesi scientifica verificabile sul piano scientifico che possa spiegare gli effetti presunti dei rimedi omeopatici, dei quali si dice che poche o zero molecole di una sostanza attiva avrebbero effetti farmacologici». Le stesse fonti citate dalla consulente di parte si esprimono in termini possibilistici. Nel documento intitolato «Il paradigma biofisico», si legge: «E’ possibile affrontare le questioni più strettamente correlate al problema dell'omeopatia. Esse riguardano modelli teorici ed esperienze empiriche che suggeriscono l'esistenza di reali basi fisiche del fenomeno. Un gruppo di fisici dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare… sta portando avanti da diversi anni la formulazione di un modello descrittivo della fisica dell'acqua allo stato liquido che potrebbe contribuire non poco a sciogliere l'enigma dei fenomeni omeopatici o, quanto meno, potrebbe servire da supporto a quanti considerano "non teoricamente impossibile" un'attività biologica delle soluzioni ultradiluite». Nulla di più. Per avere un'idea più chiara dell'importanza di questo passaggio in tema di omeopatia è bene ricordare la vicenda della cosiddetta "memoria dell'acqua". Che ci fosse un fenomeno del genere, ovvero che l'acqua possa conservare una memoria chimico-fisica del contatto con sostanze che vi sono state diluite, fu affermato da Benveniste del Laboratoire de Biologie Numerique dell'Inserm in Francia. Benveniste pubblicò su «Nature» un articolo attestante il fatto che le molecole dell'acqua, attivate «dal contatto col principio attivo mantengono la loro efficacia anche quando la superdiluizione elimina completamente le molecole del principio attivo». I risultati dell'esperimento furono smentiti poco dopo: Benveniste fu incapace di ripeterli in presenza di osservatori estranei e un rapporto negativo fu pubblicato su «Nature» con il titolo: «Gli esperimenti ad alta diluizione si sono rivelati un abbaglio». L'acqua non ha memoria, mentre sembrano averla molti di quanti siedono in Parlamento visto che si sta discutendo un disegno di legge per introdurre la libertà di curarsi come ognuno crede: i rimedi omeopatici furono oggetto di denuncia del Tribunale antiplagio in quanto a quelle diluizioni non si può stabilire che il rimedio è davvero ciò che dice l'etichetta. Le 59 pagine della sentenza sembrano un aggiornamento sul fatto che nulla è cambiato da quando il movimento National Council Against Health Fraud (Usa) scrisse in un documento del 1994 che «L'omeopatia risponde alla definizione di ciarlataneria della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, cioè è "promozione di teorie e rimedi medici falsi o non provati al solo scopo di trarne profitto"». Sembrano un aggiornamento di queste parole perché per sostenere che nel servizio di Superquark non si era diffamato nessuno e che gli omeopati non potevano avere diritto di replica in una trasmissione del genere, nelle parole della sentenza il giudice è andato oltre Superquark. Ha sostenuto cioè che all’omeopatia non è riconosciuto un fondamento scientifico. Gli omeopati non potevano avere spazio di replica così come non lo hanno gli astrologi quando Superquark parla di costellazioni perché «la scienza non è opinione».
Stefano Cagliano
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