Dichiarazione_di_Erice_sull'equità_e_il_diritto_alla_sal?ÿ?iso-8859-1?Q?ute

10/lug/2002 01.34.48 Luigi Sedita Contatta l'autore

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Per la sua attualita' invito caldamente a leggere la Dichiarazione di Erice sull'equita' e il diritto alla salute e, se il caso, a inviare la vostra adesione a erice@dsp.igiene.unifi.it  presso il Dipartimento di Igiene e sanita' pubblica dell'Universita' di Firenze.
 
Nel Rapporto 1999 sullo sviluppo umano: la globalizzazione, prodotto dall’agenzia dell’Onu, si legge: "La sfida della globalizzazione non consiste nel fermare l’espansione dei mercati globali, bensì nel consolidare le regole e le istituzioni per una governabilità più forte - a livello locale, nazionale, regionale e globale - per far sì che la globalizzazione operi a favore degli individui, non solo a favore dei profitti".
 
La maggior parte della popolazione mondiale vive sotto il livello di povertà, nonostante i mezzi produttivi mondiali siano in grado di sfamare l'intero pianeta non una ma forse 10 volte. Non è un problema di produzione, ma di distribuzione.

Cosa si può fare per risolvere il problema? I firmatari del documento - e fra questi, Giovanni Berlinguer, presidente Cominato Nazionale Bioetica, Nicoletta Dentico, direttore esecutivo Medici senza Frontiere, Gavino Maciocco, Università di Firenze - ritengono che un'inversione di tendenza rispetto agli attuali scenari possa avvenire con la sinergia di tre componenti: "presa di coscienza dei cittadini, impegno della cultura e della scienza, decisioni dei governi sulla base delle necessità dei popoli e non sotto la pressione di lobbies e di interessi".

Cordiali saluti
 
Luigi Sedita - Responsabile dell'area tematica "Sanita' e diritto alla salute" dell'Italia dei Valori - Lista Di Pietro

Dichiarazione di Erice sull'equità e il diritto alla salute

1. Mai come oggi l'Umanità soffre per così ampie e crescenti disuguaglianze nel reddito e nella salute. Eppure non sono lontani gli anni in cui l'Umanità sembrava incamminarsi in una strada di maggiore giustizia tra i popoli e di realizzazione dei principi solennemente enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948). Tra questi anche il diritto alla salute. Poco più di 20 anni orsono l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciava la campagna per la "Salute per tutti entro il 2000" e riaffermava che "la salute - come stato di benessere fisico, sociale e mentale e non solo come assenza di malattia e infermità - è un diritto fondamentale dell'uomo e l'accesso a un livello più alto di salute è un obiettivo sociale estremamente importante" (Conferenza di Alma Ata, 1978).

2. Il percorso verso una maggiore giustizia tra i popoli e verso una globalizzazione dei diritti sembra essersi interrotto. La globalizzazione dei nostri giorni è quella della finanza e dell'economia. Non è un caso che la Banca Mondiale abbia di fatto sostituito l'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'indicare - e in certi casi imporre - le linee di politica sanitaria internazionale, che sono quelle della sanità a pagamento, delle privatizzazioni dei servizi e delle assicurazioni: in una parola della salute come bene di consumo, a disposizione di chi vuole, ma soprattutto di chi ha i mezzi per acquistarla. Gli stessi G8 definiscono la salute come strumento di crescita economica, senza riconoscerla esplicitamente come diritto umano.

Non è possibile accettare tutto questo quando:

- Il 20% della popolazione, quella più ricca, possiede l'82,7% del reddito mondiale e il 20% della popolazione, quella più povera, solo l'1,4%.

- Le popolazioni dei paesi più ricchi e industrializzati hanno una longevità media che si avvicina agli 80 anni, mentre le popolazioni di molti paesi dell'Africa sub-sahariana registrano livelli di longevità anche inferiori ai 40 anni, con un netto regresso rispetto a dieci anni orsono.

- Le persone affette da HIV/AIDS dei paesi ricchi hanno a disposizione gratuitamente farmaci efficaci contro l'infezione e la malattia, mentre alle persone affette da HIV/AIDS dei paesi poveri questa possibilità (di cura e di vita) è negata.

- Quasi 900 milioni di persone nel mondo non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali.

3. Universalità di accesso ai servizi, comprensività delle cure, finanziamento basato sulla capacità contributiva sono i pilastri su cui si sono basati molti sistemi sanitari nel mondo - sia con il modello del "servizio sanitario nazionale", che con quello delle "assicurazioni sociali" -; attraverso l'applicazione di questi principi si sono raggiunti elevati livelli di efficacia dei servizi, di equità nell'accesso alle cure e di miglioramento della salute della popolazione. Laddove si è da sempre praticato un modello di sistema basato sulla responsabilità individuale, che comporta evidenti disuguaglianze, i livelli di salute della popolazione sono risultati inferiori a quelli di altri paesi ad economia avanzata, con decine di milioni di persone prive di qualsiasi forma di copertura assistenziale, nonostante la spesa sanitaria sia di gran lunga la più elevata.

4. Le profonde trasformazioni demografiche ed epidemiologiche, le incessanti innovazioni tecnologiche in campo diagnostico e terapeutico, la necessità ineludibile di elevare l'efficienza e l'appropriatezza degli interventi sanitari pongono a tutti i paesi la sfida di innovare - e anche di riformare profondamente - i sistemi sanitari. Tuttavia le tendenze in atto vanno oltre la direzione di migliorare gli assetti organizzativi e gestionali dei servizi e dirigono chiaramente verso il sistematico smantellamento dei principi di salvaguardia della dignità della persona umana, di rispetto della vita e di equità.

5. La salute diviene sempre più bene di consumo e sempre più merce. Le politiche della salute sono oggetto di attenzione e di intervento dell'Organizzazione Internazionale del Commercio e tema specifico di trattativa tra governi e imprese multinazionali.

A tale proposito ricordiamo che:

- L'accordo TRIPS (Trade Related aspects of Intellectual Property rightS) stabilisce che tutti i paesi devono introdurre una legislazione sui diritti di proprietà intellettuale (brevetto) sui farmaci; ciò comporta l'esclusivo diritto delle industrie farmaceutiche di imporre prezzi inaccessibili per la stragrande maggioranza degli ammalati, come accade ad esempio per i farmaci usati nel trattamento dell'HIV/AIDS: anche a causa dell'alto costo - legato al brevetto delle medicine decine di milioni di persone nel mondo non possono curarsi e sono destinate a morte certa.

- L'accordo GATS (General Agreement on Trade in Services) mira a instaurare un sistema legislativo internazionale che favorisca l'espansione delle imprese private nel campo dei servizi, compresi quelli sanitari. Il GATS, bloccato a Seattle, sta proseguendo a Ginevra a porte chiuse nella totale assenza di informazione pubblica. Il GATS rappresenta una seria minaccia per i servizi sanitari pubblici in generale e per i servizi sanitari nazionali in particolare. Perfino il concetto di servizio, tradizionalmente inteso come attività finalizzata a soddisfare i bisogni umani, viene ribaltato per trasformarsi in oggetto di commercio, volto alla ricerca del massimo profitto.

6. L'azione dell'Organizzazione Internazionale del Commercio tende sempre più a ridurre l'autonomia d'intervento dei governi negli scambi commerciali anche quando questi siano rivolti a proteggere i diritti umani dei propri cittadini, come l'accesso ai servizi essenziali e la salute. Tale azione, minando la legittimità delle leggi nazionali, mette a grave rischio la stessa democrazia. Un'autorevole rivista medica, The Lancet, ha lanciato un vero e proprio allarme nei confronti della possibilità che accordi come il GATS mettano fuori legge l'utilizzo di meccanismi come il finanziamento dei servizi attraverso il contributo progressivo, la copertura universale dei rischi, la responsabilità pubblica nella programmazione, nel finanziamento e nell'erogazione dei servizi, perché anti-competitivi e restrittivi nei confronti del commercio e quindi di ostacolo al libero mercato.

7. L'effetto di queste disuguaglianze è anche testimoniato dal fenomeno dell'immigrazione, che sta interessando in modo crescente i paesi dell'Unione Europea. All'inizio di questo millennio ci sono infatti nel mondo oltre 130 milioni tra migranti e rifugiati, di cui tre quinti si trovano comunque nei paesi del sud del mondo. Pur rappresentando una componente significativa della crescita economica e culturale dei paesi di approdo, i migranti continuano a soffrire discriminazioni nell'esercizio dei diritti fondamentali, compreso quello della salute e dell'assistenza sociosanitaria.

8. Noi operatori della sanità - medici, ricercatori, docenti universitari e rappresentanti del volontariato - riuniti a Erice in occasione del corso "Flussi migratori e politiche per la salute", ci rivolgiamo alla società civile e alla comunità scientifica per affermare quanto segue:

a) Ogni persona deve acquisire la consapevolezza delle disuguaglianze che si sono venute a creare nel mondo, delle cause che le hanno prodotte, dei meccanismi che le alimentano e le aggravano.

b) E' un diritto ed insieme un dovere di tutti pretendere che le decisioni e le scelte che riguardano la salute e l'organizzazione dei sistemi sanitari siano affrontate e discusse apertamente, con la massima partecipazione democratica dei cittadini.

c) La comunità scientifica - ed in particolare coloro che hanno il compito di produrre cultura, formazione e ricerca - ha il dovere di affrontare in modo diffuso e sistematico i temi dell'equità, dello sviluppo sostenibile, della difesa della dignità e della vita degli uomini. Questi temi non possono rimanere soltanto oggetto di trattative "a porte chiuse" in vertici internazionali o di reportage giornalistici. Emerge sempre più forte la necessità di studi approfonditi, di valutazioni indipendenti, di una trasmissione estesa delle informazioni e delle conoscenze e pertanto la Scuola e l'Università non possono più a lungo sottrarsi a questo compito.

d) La definizione dei diritti e dei doveri delle nazioni e dei vari attori commerciali non può essere monopolio di organizzazioni internazionali, le cui politiche e le cui scelte si configurano sempre di più come soprusi a danno dei più deboli e dei più poveri. Anche se appare inevitabile e anche necessario il governo su scala mondiale di processi complessi, come quelli dell'economia e della finanza, non è accettabile che tutto ciò si rivolga contro chi ha più bisogno e meno voce e - soprattutto - che decisioni e scelte di fortissimo impatto per la vita delle popolazioni avvengano al di fuori di ogni forma di partecipazione democratica e di controllo dei cittadini.

e) Le profonde disuguaglianze evidenziate sono il frutto di un "egoismo sconsiderato" che non tiene conto né dei più deboli, né delle generazioni future, ricchi o poveri che siano. Non è difficile immaginare infatti che questo tipo di egoismo possa trascinare verso la catastrofe l'intero genere umano. Vogliamo fare appello a un "egoismo intelligente" che prenda in considerazione i principi di sostenibilità del pianeta, che pratichi forme generose e costruttive di solidarietà internazionale che garantiscano a tutti l'accesso e la fruibilità dei servizi sanitari e educativi, che contrasti ogni forma di discriminazione anche verso chi è straniero. Noi riteniamo che la sinergia di queste tre componenti - la presa di coscienza dei cittadini, l'impegno della cultura e della scienza, le decisioni dei governi sulla base delle necessità dei popoli e non sotto la pressione di lobbies e di interessi - potrà portare a un'inversione di tendenza rispetto agli attuali scenari, ad assicurare la pace e a risvegliare la speranza e la fiducia nel futuro.

Erice, 26 Marzo 2001

fra i firmatari

Giovanni Berlinguer, Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco Blangiardi,
ASL di Ragusa, Guglielmo Bonaccorsi, Università di Firenze, Carla Bondi, ASL
di Firenze, Corrado Bonifazi, Istituto di Ricerche sulla Popolazione CNR,
Roma, Francesco Bordoni, ASL di Firenze, Roberto Carloni, ASL di Savona,
Francesco Carnevale, ASL di Firenze, Dante Carraro, CUAMM Padova, FrancescoCarrozzini, ASL di Lecce, Adriano Cattaneo, Irccs Burlo Garofolo Trieste,Nicola Comodo, Università di Firenze, Lucia Dalla Torre, Università di
Padova, Nicoletta Dentico, Medici Senza Frontiere Roma, Maria Pia Di Maio,
ASL di Firenze, Emilio di Maria, Università di Genova, Salvatore Geraci,
Caritas di Roma, Giuseppe Giammanco, Università di Catania, Flavio Godi, ASL
di Firenze, Marina Greci, ASL di Reggio Emilia, Michele Lanzi, ASL di Lucca,
Chiara Lorini, Università di Firenze, Maria Dolores Lupi, Centro Studi e
Servizi per Enti no Profit Perugia, Marcella Maci, Università di Firenze,
Gavino Maciocco, Università di Firenze, Mara Manghi, ASL di Reggio Emilia,
Daniele Mannelli, Università di Firenze, Maurizio Marceca, Agenzia Servizi
Sanitari Regionali Roma, Rosario Mete, ASL di Roma, Eduardo Missoni,
Esperto di cooperazione sanitaria, Roma, Sleiman Naoufal, Università di
Genova, Christian Napoli, Università di Bari, Alessandro Nicastro,
Università di Catania, Perfranco Olivani, NAGA di Milano, Alessandro Paoli,
ASL di Firenze, Giovanna Pesavento, Università di Firenze, Stefano Pieroni,
ASL della Versilia,Sarina Pignato, Università di Catania, Francesco Porrello, Sciacca, MicheleQuarto, Università di Bari, Rosalia Ragaglia, ASL di Olbia, Roberto Raso,Università di Genova, Luigi Ricci, ASL di Prato, Lorenzo Roti, Università diFirenze, Claudia Russo, ASL di Firenze, Claudio Sanseverino, ASL di Firenze,Francesca Santomauro, Università di Firenze, Angelo Stefanini, Università diBologna, Salvatore Strozza, Università La Sapienza, Roma, Fabrizio Tediosi,Agenzia Regionale di Sanità Firenze, Lucia Turco, ASL di Firenze.

Nel suo ultimo libro dal titolo Globalizzazione e libertà (Mondadori, 2002) il bengalese Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, ricorda un vecchio detto:

«L’ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero».

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