Comunicato stampa del 16/07/2002

16/lug/2002 03.16.24 Luigi Sedita Contatta l'autore

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LE MUTUE NELLA SANITÀ:

CAVALLO DI TROIA DELLE ASSICURAZIONI

 

di Luigi Sedita  - Coordinatore nazionale dell’area tematica “Sanità e diritto alla salute” dell’Italia dei Valori - Lista Di Pietro

 

Nell’attuale sistema sanitario italiano la non autosufficienza degli anziani (1.500.000 di persone - il 10% degli italiani ha più di 75 anni) è un problema aperto con una situazione che crea gravi problemi all’interno delle famiglie (in media una su tre). Sono carenti sia i posti di assistenza residenziale a lungo termine, sia l’assistenza domiciliare a sostegno delle famiglie con soggetti anziani non autosufficienti.

I livelli essenziali di tutta l’assistenza sanitaria sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.), ma non è sufficientemente garantita l’assistenza sul versante di molti servizi sociali, per i quali non basta  l’assegno di accompagnamento.

Per assicurare e garantire l’assistenza agli anziani resi non autosufficienti da malattie croniche invalidanti e risolvere il problema del relativo impegno di spesa, ritenuto insostenibile, il Governo nell’ambito del  Dpef 2003-2006 ha proposto l’introduzione di mutue integrative private o, in via sperimentale, sostitutive.

La proposta di riforma è stata avanzata in termini generici e  minimalisti, quasi a volerne attutire l’impatto; le modalità ricordano quelle messe in atto inizialmente per l’art.18.

Si può anche discutere sull’idea delle mutue integrative su base volontaria, mentre è inaccettabile l’idea delle mutue sostitutive perché costituiscono il grimaldello per scardinare e distruggere il S.S.N. e come tanti cavalli di Troia aprirebbero la strada all’ingresso delle assicurazioni private nella sanità italiana.

Il diritto alla salute, un caposaldo dello stato sociale, è a rischio, non sarà più uguale per tutti; in tal senso la proposta del Governo ha il pregio, se ancora ce ne fosse stato bisogno, di essere rivelatrice e chiarificatrice del suo furore ideologico, dei suoi obiettivi e dei suoi veri interessi.

 

Le linee generali della riforma governativa

“Si tratta, riferisce il ministro G. Sirchia, di un sistema assicurativo volontario; coloro che aderiranno attraverso le categorie, pagheranno una piccola quota per assicurarsi il rischio dell’assistenza in vecchiaia e questa quota potrà essere dedotta dal fisco; il rischio sarà diluito tra tanti soggetti, dunque il premio sarà contenuto. Il modello è quello tedesco, da armonizzare al sistema italiano. Lo Stato determinerà gli standard minimi di assistenza e controllerà se saranno attuati, inoltre se una mutua dovesse fallire, interverrà sempre lo Stato. Le mutue più ricche potranno garantire servizi di qualità maggiore, ma gli standard minimi saranno uguali per tutti: cure domiciliari, pulizie della persona, medicinali, fisioterapia… tutto quello di cui ha bisogno un anziano malato e non autosufficiente per farlo restare in famiglia. Si tratterà di un sistema solidaristico, appunto una mutua; i giovani cominceranno a pagare e con quelle risorse si assisteranno gli anziani. Le assicurazioni dovranno fornire il supporto tecnico, insieme con regioni, sindacati e categorie che gestiranno i nuovi soggetti. La sperimentazione dovrebbe cominciare nel 2003. ”

 

I punti critici e le ripercussioni negative sul S.S.N.

Nonostante la campagna elettorale del Polo sia stata condotta all’insegna del “meno tasse per tutti”, i maggiori costi derivanti dalla riforma per il finanziamento delle mutue saranno posti a carico dei cittadini con un ulteriore prelievo forzato in busta paga; la nascita e la gestione di un consistente numero di casse mutue con tutti gli apparati burocratici al seguito assorbirà almeno il 20-25% delle risorse disponibili; si ridurranno i finanziamenti al S.S.N. e sarà inevitabile un suo indebolimento da deficit di risorse a favore di un sistema assicurativo privato a pagamento; alla sanità pubblica resterà la funzione di rete protettiva residuale per i ceti meno abbienti; nascerà un sistema misto che reintrodurrà la variabile del reddito personale con assistiti ricchi e poveri, di serie A e B.

 “Dopo avere stabilito i livelli Essenziali di Assistenza si escludono da questi gli anziani e i malati cronici perché si scopre che sono troppo costosi. Non è solo un ritorno agli anni precedenti alla riforma del 1978, è una assunzione acritica degli aspetti peggiori del sistema sanitario statunitense che, nel paese più ricco del mondo, porta a una speranza di vita inferiore a quella di tutti i paesi europei” (E. Rossi, assessore sanità Toscana)

"É in atto un processo di privatizzazione del diritto alla salute che mette a rischio l'esistenza stessa del S.S.N., questo - come ha affermato l’ex ministro della sanità R. Bindi - comporta che “la fascia più debole della popolazione non potrà più contare su un sistema universalistico e solidale. Sarà un colpo ulteriore per i giovani, ai quali si chiede sempre più flessibilità. E’ il primo colpo mortale per il servizio sanitario pubblico. Si introduce il principio che ognuno potrà usufruire di forme di assistenza sanitaria in base ai premi assicurativi pagati durante la vita lavorativa. Salta così il principio di solidarietà tra i soggetti e viene a mancare l’altro punto fermo della sanità pubblica, vale a dire, l’universalità delle prestazioni a prescindere dai livelli di reddito. Per molti anziani sarà più complicato accedere ai servizi sanitari, fare le analisi, le visite specialistiche. Ma il prezzo lo pagheranno tutti, anche i ceti medi che oggi con il S.S.N. risparmiano; domani l’assistenza si baserà sulla polizza che hanno contratto e i premi che hanno pagato; oggi il costo dell’assistenza pubblica è modesto, domani con le assicurazioni private pagare l’assistenza dopo aver superato i 65 anni costerà moltissimo. E anche se i premi si potranno detrarre dal reddito, si rompe il vincolo di solidarietà, si abbassano le entrate fiscali, diminuiscono i fondi per la sanità pubblica, aumentano i premi assicurativi. Un meccanismo infernale che porterà all’impoverimento complessivo della gente…”

Per risparmiare si fa riferimento a modelli più costosi e meno efficaci

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), assegnando all’Italia il secondo posto, subito dopo la Francia, ha riconosciuto che il S.S.N. italiano per rendimento complessivo è fra i migliori al mondo, mentre ha collocato al 25° e al 37° posto il rendimento dei sistemi sanitari cui si ispirerebbe il Governo,  rispettivamente la Germania e gli Stati Uniti.

Un sistema, quello italiano, che rivelatosi produttivo e di riconosciuta qualità, dovrebbe essere prioritariamente rafforzato e migliorato, correggendone  i difetti e le inefficienze, colmando le insufficienze, pertanto appare perlomeno insolito il riferimento a sistemi con rendimenti e performance inferiori.

Anche se in un sistema sanitario una spesa inferiore non è necessariamente manifestazione di qualità e di virtù, tuttavia, il migliore rendimento del sistema italiano è stato ottenuto con un minore impegno economico complessivo (in rapporto al Pil la nostra spesa risulta inferiore alla media europea); appare, pertanto, ancora più incredibile che per rendere sostenibile un servizio sanitario diventato troppo oneroso e per risparmiare si faccia riferimento a sistemi che si sono dimostrati più dispendiosi e meno efficienti.

 

Le proposte alternative: il fondo nazionale per non autosufficienti

Condividiamo la proposta di legge di iniziativa sindacale (CGIL, CISL, UIL) che rappresenta lo strumento per mantenere i livelli di equità e i diritti dei cittadini.

Bisogna attuare l’assistenza socio-sanitaria territoriale rafforzando il S.S.N. con una quota di finanziamento adeguato che oggi non c’è e che si dovrebbe sommare a quanto già oggi i Comuni spendono in termini di assistenza sociale.

Per coprire i costi dei servizi sociali domiciliari e residenziali, integrati con i servizi sanitari, a beneficio dei non autosufficienti over 65 anni e delle loro famiglie, si propone l’istituzione di un Fondo nazionale per i non autosufficienti, finanziato dalla fiscalità generale, tramite il passaggio della quota del prodotto interno lordo dal 5,7 per cento di oggi al 7 per cento.

Si propone la creazione di una rete di servizi sociali territoriali con la stretta collaborazione delle Regioni e degli altri Enti locali, che eroghi servizi sociali a favore dei non autosufficienti e delle loro famiglie; una struttura a controllo pubblico, anche se nella gestione possono essere coinvolti altri soggetti.

 

I presupposti ideologici e gli interessi coinvolti

La sanità e la coniugazione dell’idea di salute portano a una netta divaricazione tra i Poli, pertanto, coloro che pensano che tutti i partiti siano ormai omologati e che le ideologie siano scomparse, dovranno ricredersi: l’idea di salute interpretata e difesa dal solidarismo cattolico e socialista fa a pugni con quella di destra e neoliberista.

Gli uni concepiscono la salute come un diritto, gli altri come merce e bene di consumo. 

La salute come un diritto, generalmente, ha prodotto sistemi meno costosi e più efficaci.

Condividiamo quanto enunciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Costituzione Italiana, pensiamo infatti che la salute sia un diritto fondamentale dei cittadini e riteniamo che l'accesso a un livello più alto di salute sia un obiettivo sociale estremamente importante per tutta la collettività.

Se la salute è un diritto fondamentale delle persone, la sua tutela non può essere delegata ai privati, deve farsene carico lo Stato. Finora, con un sistema sanitario nazionale pubblico, universalistico,  solidaristico, basato sulla fiscalità generale, in cui ciascuno contribuisce secondo il proprio reddito al benessere di tutti, e sulla responsabilità pubblica nella programmazione abbiamo raggiunto livelli di efficacia, di qualità assistenziale  e di miglioramento della salute della popolazione tali da collocarci al secondo posto nel mondo con un impegno di spesa inferiore  e al di sotto della media europea.                                                                                                                                     

L’idea della salute come bene di consumo ha prodotto, generalmente, sistemi più costosi e meno efficaci.

Laddove la salute viene considerata come un bene di consumo o un mero strumento di crescita economica o di arricchimento, si è praticato un modello di sistema prevalentemente privato basato sulla responsabilità e libertà individuale, ma, nonostante la spesa sanitaria sia di gran lunga più elevata, questi paesi si sono trovati con un sistema più costoso e meno efficace: “in nome dei principi del mercato il sistema (neoliberista) non ha avuto esitazione alcuna a negare sia la libertà di scelta del paziente, sia l’autonomia professionale del medico; le disuguaglianze si sono accentuate, i livelli  di salute della popolazione sono risultati inferiori a quelli di altri paesi ad economia avanzata, con decine di milioni di persone prive di qualsiasi forma di copertura assistenziale”.

“Con la salute intesa come bene di consumo, le politiche sanitarie sono divenute oggetto di negoziati nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (W.T.O.), nonché tra governi e imprese multinazionali. Le grandi multinazionali e le grandi concentrazioni finanziarie esercitano un’influenza crescente sull’economia globale, condizionando sempre più anche le scelte in campo sanitario, fino a mettere in discussione, talvolta con l’ausilio della Banca Mondiale, l’esistenza stessa dei servizi sanitari nazionali”. (Dichiarazione di Erice sull’equità e il diritto alla salute)

Temo, purtroppo, che l’attuale Governo sia espressione e operi per gli interessi delle grandi multinazionali e delle grandi concentrazioni finanziarie.

 

Firenze 16 luglio 2002

 

Dott.Luigi Sedita - Coordinatore nazionale dell’area tematica “Sanità e diritto alla salute” dell’Italia dei Valori-Lista Di Pietro

sedita@katamail.com

 

 

 

Riferimenti bibliografici

La sanità americana - Gavino Maciocco - Università Firenze - Ottobre 1999

Il Medico del Territorio - Rivista Italiana di medicina di Comunità - Dall’OMS spunti di riflessione sull’Italia. V. Di Raimondo - Settembre 2001

Dichiarazione di Erice sull’equità e il diritto alla salute - Cuamm - n. 1 gennaio 2001

SANITÀ: LE MUTUE E L’EFFETTO DOMINO
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