DUE SCRITTRICI A CONFRONTO: AMANDA NEBIOLO INTERVISTATA DA ELISABETTA BILEI

DUE SCRITTRICI A CONFRONTO: AMANDA NEBIOLO INTERVISTATA DA ELISABETTA BILEI Elisabetta: Se la pace fosse una bambina, crede che sarebbe importante il colore della sua pelle?

22/mar/2009 01.13.19 Silvio Contatta l'autore

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Elisabetta: Se la pace fosse una bambina, crede che sarebbe importante il colore della sua pelle?



Amanda: Pace e discriminazione razziale si posizionano agli estremi opposti di uno stesso spettro. Un'immagine molto efficace è stata suggerita da Ndjock Ngana, un poeta camerunense che scrisse:







Chi può versare sangue nero, sangue giallo, sangue bianco?



Il sangue di ogni uomo è solo rosso.



Disumano chi lo versa.



Non chi lo porta.







Elisabetta: I diritti civili nel mondo sono una margherita tra i sassi o un’orchidea in un campo fiorito?



Amanda: Sono entrambe le cose. I diritti civili sono un'orchidea in un campo fiorito nella più nobile delle teorie, per diventare una margherita tra i sassi nell'oggettività della vita quotidiana. Indipendentemente da quanto si pensa, la violazione dei diritti umani non è confinata alle realtà ben note di Zimbabwe, Nepal, Guantanamo o agli abusi perpetrati sulle minoranze Hmong.



Consideriamo, senza addentrarci troppo nella storia, i diritti violati dei prigionieri politici a fine anni '90, al termine del conflitto anglo-irlandese. Valutiamo anche l'Italia dei nostri giorni, ad esempio con la condizione alienante, e fin troppo discussa, nella quale vivono i detenuti all'interno degli istituti di pena. Amnistia o non indulto, qualunque sia la posizione personale di chiunque in merito alla questione, si tratta realmente di strutture sovraffollate e regolate da una burocrazia carceraria ai limiti della decifrabilità, così come denunciato di recente anche dalla Camera Penale di Cagliari. Negli stessi USA, sui quali sventola la bandiera, talvolta strumentalizzata, della più grande democrazia mondiale, nel 1920 è stata fondata l'ACLU (American Civil Liberties Union), un'organizzazione non governativa tesa a difendere, ancora oggi, i diritti civili e le libertà individuali all'interno del solo territorio statunitense.







Elisabetta: Scrivere significa sapersi raccontare o saper raccontare il mondo?



Amanda: Alcuni autori preferiscono scrivere di sé, inserendo, in modo più o meno sfumato, la propria individualità e i propri vissuti all'interno dei libri che poi pubblicheranno. Altri dimostrano il loro occhio attento sul mondo, riportando fatti, commentandoli, descrivendo e interpretando il contesto nel quale si svolgono. La scrittura è un mezzo attraverso cui cervello e anima esprimono se stessi, e io non credo in un confine netto tra cervello ed anima. Credo invece in un loro frequente conflitto, nella scrittura come nella vita.







Elisabetta: Se l’arte fosse un colore, per lei quale sarebbe e perché?



Amanda: Se l'arte fosse necessariamente un solo colore, sarebbe il bianco, gravido dei sette colori dell'iride, nonché sintesi di perfezione.







Elisabetta: E se invece l'arte non fosse di un solo colore, sarebbe un arcobaleno o la tavolozza di un pittore?



Amanda: Sarebbe un arcobaleno, contemplato da chiunque e posseduto da nessuno.







Elisabetta: Fare poesia, oggi, significa essere creativi o coraggiosi?



Amanda: Pensare di poter vivere di poesia, più che coraggio è incoscienza. In termini matematici, direi che la poesia sta al guadagno come l'Amore sta all'interesse. Creatività e tecnica sono elementi che concorrono al raggiungimento del risultato, ma non si può prescindere dall'interiorità, che deve essere libera per poter generare poesia e non soltanto una speculazione linguistica in versi.







Elisabetta: Se il suo scrivere fosse un treno che messaggio veicolerebbe? E quale sarebbe la sua stazione di arrivo?



Amanda: Il mio scrivere è instabile e in questo mi rappresenta. Non ho un messaggio, ma molte speranze e una visione positiva che prevale sullo scetticismo. Ci sono dati oggettivi che supportano questo atteggiamento. Per fare un esempio concreto, le conclusioni di uno studio pubblicate sul Sole 24 Ore dimostrerebbero come, tra il 1989 ed il 1997, le multinazionali abbiano cominciato a privilegiare in modo sempre più significativo gli insediamenti all'interno di quegli Stati in cui le libertà civili e i diritti politici risulterebbero maggiormente tutelati, così come anche un più elevato livello di sindacalizzazione dei lavoratori sembrerebbe favorire, nei Paesi in via di sviluppo, un più netto afflusso di capitali esteri destinati agli investimenti.



Io non ho una stazione d'arrivo, perché riconosco un'oggettiva incapacità di pianificarmi la vita. Non c'è alcun filo conduttore che unisce tra loro le esperienze che posso aver fatto, ma solo la consapevolezza che, comunque sia, ne è valsa la pena.







Elisabetta: Se oggi il mondo potesse mettere un solo messaggio in una bottiglia, cosa pensa che scriverebbe? E se potesse farlo lei, che parole lascerebbe?



Ovunque si vada, in qualsiasi Paese ci si trovi a vivere, industrializzato o rurale, cattolico o protestante, democratico o totalitario, il denominatore comune, ciò che ogni individuo chiede è di poter essere ascoltato in quelle che sono le proprie necessità, le personali cause di disagio, i propri argomenti di denuncia. Se il mondo potesse scrivere un solo messaggio, allora scriverebbe "DESIDERO ESSERE ASCOLTATO". Il che non significa dichiarare una reale disposizione al dialogo. Sul foglio inserito nella mia bottiglia c'è scritto questo: "PRIMA DI RISPONDERE, TI PROVERÒ AD ASCOLTARE".







Elisabetta: Quanto si riconosce nella definizione di "Lady bianca della letteratura italiana" che le è stata affibbiata?



Amanda: Per quanto ne so, questa definizione mi è stata attribuita inizialmente da un critico che avrebbe espresso sue personali considerazioni sul mio modo di vestire in occasione di eventi organizzati nell'ambiente letterario. Dal giornale sul quale è stato pubblicato l'articolo di cui sono oggetto, l'espressione sarebbe stata poi ripresa da riviste e portali differenti che ho avuto io stessa modo di consultare. Se, da un lato, non nego la mia preferenza circa il colore che scelgo per l'abbigliamento che indosso, dall'altro riconosco di non aver nemmeno ancora bussato alla porta della letteratura italiana, ma mi auguro che la definizione che è stata scelta per me sia così di buon auspicio da potermela, in futuro, realmente meritare.







Elisabetta: La libertà è più una condizione del corpo o dell'anima?



Amanda: Quando il corpo non è libero, qualunque sia la sua prigione, le fughe dell'anima saranno pur possibili, ma non credo durature. Io non so dove fosse l'anima di Piergiorgio Welby mentre, attraverso un computer, lui stesso invocava il nostro Presidente della Repubblica affinché gli venisse riconosciuta la libertà di morire.







"...sono sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita. La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. La mia patologia si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti. Mi costringo sulla sedia per assumere, almeno per un'ora, una posizione differente da quella supina. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi sveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio, ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Guardo la TV aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla, nella speranza di non svegliarmi la mattina.



Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico, né un maniaco depresso - morire mi fa orrore. Ciò che mi è rimasto non è più vita. Il mio corpo non è più mio."







La domanda la pongo io. Quali slanci sono in grado di concedersi le anime di ogni Piergiorgio Welby il cui corpo ha smesso di esserne parte?







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Tre serate di cinema e di riflessione

Venerdì 20 - 27 marzo e lunedì 6 aprile 2009 - ore 20.45

Cinema Aurora

Ente promotore: Amnesty Internazional gruppo TV; ARCI TV; Coordinamento Provinciale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani; Legambiente TV







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