14/07/2004 04:06 Luigi Sedita
Integrazione o ghettizzazione?
A proposito della classe per soli alunni di fede islamica
In una scuola di Milano è stato deciso di formare classi con soli alunni di fede islamica in modo da garantire agli alunni ed alle loro famiglie la salvaguardia della loro identità culturale; nelle aule di queste classi non ci sarà quindi il crocifisso, non si insegnerà la religione cattolica; sarà possibile agli alunni osservare le loro tradizioni religiose;In altre classi ci saranno i crocifissi, si insegnerà la religione cattolica, ecc.
Secondo l’Amministrazione scolastica in tal modo si sarebbe avviato un processo di integrazione, evitando che i ragazzi di religione islamica restassero esclusi dalla scuola statale.
Ma una scuola con classi per alunni di fede islamica e classi per alunni di fede cattolica, ecc,. corrisponde al modello di scuola di una società democratica e multinazionale? ma soprattutto corrisponde al modello di scuola statale definito nella Costituzione?
La scuola statale prevista nella nostra Costituzione deve essere una scuola "aperta a tutti" e garante del pluralismo culturale;non può essere la scuola dell’appartenenza e delle separazioni; non può essere la proiezione dell’educazione familiare; la scuola statale deve essere la scuola del confronto, della convivenza e del pluralismo culturale.
La scuola statale del nostro Paese non può essere nè cattolica nè islamica nè di qualsiasi altro orientamento confessionale e/o ideologico, nè, tanto meno, ghettizata a secondo degi diversi orienramenti; deve essere la scuola di tutti e per tutti, una scuola laica ( e cioè caratterizzata dal pluralismo culturale, ideologico e religioso) democratica ed autonoma da tutti gli esecutivi (nazionale e locale).
Per questa ragione le scuole private, ancorché paritarie, non possono far parte del sistema scolastico statale; per questa stessa ragione nella scuola statale non possono esserci imposizioni da parte del Ministero di simboli religiosi e/o funzioni religiose, per questa stessa ragione non è possibile una scuola statale con classi formate con il criterio dell’appartenenza religiosa.
In tal modo non si favorisce l’integrazione e, tanto meno, si avvia quella dimensione multietnica che dovrebbe essere la caratteristica della scuola pubblica della società di oggi; si rischia invece una forma di ghettizazione e di separatezza, incompatibile con la cultura della convivenza e del confronto.
Piuttosto, invece di proporre una via ghettizzata all’integrazione, sarebbe più corretto e coerente con i principi di laicità affermati nella nostra Costituzione che la scuola statale, pur nel rispetto di tutte le confessioni religiose, si proponesse effettivamente come un luogo aperto a tutti per una comune crescita culturale attraverso il confronto e senza alcuna prevaricazione.
Non si può difatti pretendere che le famiglie di fede islamica rinuncino nella scuola pubblica ai propri simboli ed alle proprie tradizioni se nel contempo si pretende di mantenere nella stessa scuola pubblica; simboli e tradizioni della religione cattolica.
Corrado Mauceri
Comitato di Firenze
" Per la scuola della Repubblica"
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Il vertice della Casa delle Libertà, fin dall’inizio,
pare che voglia essere ricordato come il “Vertice della Rottura”, e ciò per la
serie di violentissime “battute” intercorse tra Berlusconi e
Follini.
Sembra che la prima “seduta” sia iniziata così, con il
cav. all’attacco:
“Cominciamo
a parlare della par condicio. Se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è
per colpa tua. Della tua ostinazione. Voi volete indebolire la mia leadership
nel Paese senza capire che senza di me, anche voi non ci siete. Anche la tua
lettera è fatta per esporre in pubblico i nostri litigi. Ecco quali sono i
vostri piani".
Follini: "Io
realmente trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della
maggioranza e del governo".
"Non
fare finta di non capire -lo
interrompe il cav.- la questione della
par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto visto che sei
già molto presente sulle reti Rai e Mediaset".
Follini: "Può
darsi che sulle reti Rai abbia avuto qualche spazio, ma ti rendo noto di essere
stato presente sulle reti Mediaset per 42 secondi in un
mese".
"Non
dire sciocchezze -
continua imperterrito il cav.- la verità
è che su Mediaset nessuno ti attacca mai".
Follini: "Ci
mancherebbe pure che mi attacchino".
"Eppure
-taglia
corto il cav.- se continui così te ne
accorgerai
Marco, continua così e vedrai come ti tratteranno nei prossimi
giorni le mie televisioni ...".
A questo punto, pare che Follini abbia optato per il
silenzio, ma prima puntualizza:
"Vorrei
-
dice - che si prenda atto che sono stato
minacciato pubblicamente. Me ne dovrei andare ma per senso di responsabilità
continuo la riunione. Resto, ma voi fate finta che non ci
sia".
In silenzio.
* * * * *
E’ incredibile che Silvio Berlusconi, proprietario di
Mediaset e controllore come Ministro dell’Economia della Rai, si possa
permettere, come avrebbe fatto, di minacciare il leader dell’Udc Marco Follini,
intimandogli il silenzio, “altrimenti ti scateno le mie televisioni
contro”.
Uno stato di oligarchia dove una minaccia siffatta comprova, ancora una volta, la precarietà del nostro sistema informativo, assoggettato al potere di un uomo solo.
Minacciare è nel perfetto stile berlusconiano, il diktat
di Sofia contro Luttazzi, Santoro e Biagi è un esempio lampante, ma arrivare
all’intimidazione verso un soggetto politico della propria maggioranza lascia
trapelare l’uso e il controllo, a dispetto di quanto i suoi apologeti lasciano
intendere, della televisione a proprio agio e
interesse.
La gravità dell’affermazione ripropone il tema della
libertà dell’informazione e obbliga le istituzioni, le associazioni, la società
civile a mobilitarsi per garantire un pluralismo vero nel nostro
paese.
Ancora un rintocco di regime, che non può finire sotto
silenzio.
Questo appello è rivolto agli organi di garanzia perché
vigilino e intervengano per garantire le libertà fondamentali di espressione e
critica, delegimittate dall’ennesimo gesto da dittatore
mascherato.
Il politologo Giovanni Sartori, sul Corsera, qualche mese
fa scriveva:
«Mi chiedo: a un povero italiano è ancora consentito di
fiatare contro Berlusconi ?
Lo può criticare senza rischiare querele da milioni di
euro ? Esiste ancora uno spazio di libertà
?».
Questa domanda resta di stretta attualità e ci
restituisce l’immagine di una paese che quotidianamente smarrisce e disperde i
valori di libertà su cui si regge una democrazia».
La Redazione
P.S.
Siamo ricorsi a questo sistema, pubblicare la notizia
appena l’abbiamo appresa, senza porre di mezzo alcun ritardo, poiché siamo
fermamente convinti che il momento storico-politico che stiamo attraversando è
davvero molto
particolare, per non dire avventuroso - se non, addirittura -
pericoloso per tutta la vita democratica nazionale.
Sia ben chiaro che noi come persone e come giornale non
vogliamo in nessun modo operare nel campo del “terrorismo politico”, del
“terrorismo psicologico di massa”.
Ma è fuor di dubbio che sta diventando sempre più
realistico immaginare che siamo giunti ad un passo dall’annullamento di tutti
quei valori che anni di lotte, di lacrime e di sangue sono costati a quanti
hanno combattuto in nome della “Resistenza”, sulle montagne, nelle valli, nelle
campagne e nelle città, per valori della Giustizia nella
Libertà.