UN NEW DEAL VERDE PER L’EUROPA

03/giu/2009 17.01.54 Sinistra e Libertà Contatta l'autore

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Monica Frassoni ci spiega concretamente quali siano le proposte di Sinistra e Libertà per dare avvio ad un New Deal Verde. Lavoro, crescita economica e rispetto dell’ambiente possono andare di pari passo in Europa e in Italia.

La crisi finanziaria ha posto al centro dell’attenzione gli errori delle attuali politiche economiche e sociali e messo in luce il più generale fallimento del sistema su cui si basano.  Ci troviamo di fronte a un’erosione decisiva delle risorse, provocata dal rovinoso ipersfruttamento intensivo di risorse non rinnovabili, e sta scadendo il tempo a nostra disposizione per evitare una crisi climatica totale. Le crisi dovrebbero essere viste come un’opportunità per trasformare i nostri sistemi economici e sociali in un modello che ci offra un futuro basato su stabilità, autosufficienza e sostenibilità. Un modello in cui ci sia una più equa ripartizione della ricchezza.

Il New Deal verde dovrà mirare a creare un’economia guidata dalla prosperità a lungo termine e non dal profitto a breve, dovrà scoraggiare le speculazioni azzardate che ci hanno intrappolato in un dannoso circolo vizioso tra boom e recessione, dovrà favorire lo sviluppo etico e sostenibile nel quale la prosperità venga vista come benessere per tutti.
Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione economica. Se vogliamo passare al più presto a una società e a un’economia più verde e sostenibile, dovremo aumentare i nostri sforzi. E questo significa non solo fare il necessario per mettere a punto un giusto contesto normativo e gli incentivi necessari a stimolare i settori economici sostenibili, ma anche incoraggiare investimenti in grado di accelerare la transizione. In questo modo favoriremo  l’occupazione e ci renderemo più autosufficienti, riducendo la nostra dannosa dipendenza dalle importazioni di energia.
Non esiste una definizione soddisfacente di economia verde, ma il termine comprende settori come l’efficienza energetica, la produzione e distribuzione di energia rinnovabile, il trasporto sostenibile, la fornitura di acqua, la depurazione, la gestione dei rifiuti, e l’agricoltura sostenibile, oltre a industrie che usino le risorse in modo efficiente, tecnologie intelligenti e servizi sostenibili (incluse le banche etiche).

L’ONU prevede che il mercato globale dei beni e servizi ambientali raddoppierà entro il 2020, passando dagli attuali 1,37 a 2,74 trilioni di dollari. Per quel che riguarda l’occupazione in Europa, uno studio della Commissione europea stima che le ecoindustrie (in particolare i settori della gestione dell’inquinamento e delle risorse) diano già oggi lavoro a circa 3,4 milioni di persone, mentre il settore delle energie rinnovabili occupa oltre 400.000 persone. Si tratta di due aree dell’economia verde.
Il New Deal verde dovrà essere ambizioso e galvanizzare gli sforzi, in modo da massimizzare il potenziale economico e occupazionale dell’economia verde. In tale ottica, è assolutamente indispensabile combinare un pacchetto d’incentivi ambizioso e ben mirato con un corretto mix normativo. Noi vogliamo che in Europa venga lanciato senza indugi un New Deal verde, in modo da creare 5 milioni di colletti verdi nei prossimi 5 anni.
In tutto il mondo i governi stanno annunciando pacchetti fiscali per stimolare le loro economie e rispondere così alle attuali crisi finanziaria ed economica e stanno iniettando nel settore economico un’enorme quantità di fondi pubblici. L’UNEP (United Nations Environment Programme, Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha calcolato che nell’arco dei prossimi 12/24 mesi il totale ammonterà a 2 o 3 trilioni di dollari. Buona parte di questa somma è destinata alle istituzioni finanziarie, ma ci si aspetta che gl’investimenti verdi rappresentino una quota importante dei pacchetti d’incentivi economici più generali. Una ricerca dell’UNEP ha calcolato che almeno il 33% di tali pacchetti sarà destinato ai settori verdi.

Per quel che riguarda l’Europa, esiste il rischio che, invece di stimolare i settori tecnologici verdi orientati al futuro e in grado di creare le basi della nostra rinascita economica, i politici della UE stiano semplicemente cercando di far passare per verdi i loro pacchetti d’incentivi, che in realtà sostengono le cosiddette industrie al tramonto.
Fornire aiuti diretti a industrie obsolete e non sostenibili, e cercare di etichettare tali aiuti come verdi, non solo è un insulto ai cittadini europei ma rischia anche di far perdere il treno alla UE. Il mondo sta passando dall’attuale modello, non più sostenibile e con un uso inefficiente delle risorse, all’economia verde di domani. L’Europa ha la possibilità di essere in prima linea nella nuova rivoluzione economica. Ma per esserlo veramente dobbiamo scegliere il giusto obiettivo per i nostri pacchetti d’incentivi e per la nostra legislazione. Ed è proprio questo che si propone il New Deal verde.

È necessario fissare principi guida ben chiari per i pacchetti d’incentivi. Dobbiamo:
• fare in modo d’investire in settori con un impatto tempestivo sull’economia e l’occupazione, operativi nei prossimi due anni, e in settori con buone possibilità di creare nuovi posti di lavoro;
• agire in quei settori che potranno consentirci di diversificare e abbandonare le risorse finite, in particolare i combustibili fossili, i cui prezzi estremamente volatili hanno contribuito al terremoto economico;
• incrementare l’uso efficiente delle risorse, con l’effetto di ridurre i costi di funzionamento dell’economia e di aumentare quindi la competitività;
• dare la priorità ad azioni locali e alla creazione di occupazione, assicurando così un recupero economico molto più sostenibile;
• evitare la trappola di destinare fondi a infrastrutture con più elevato consumo energetico e/o emissione di gas a effetto serra, cosa che ritarderebbe il passaggio alla nuova economia verde.

Il New Deal verde dovrà inoltre usare strumenti finanziari che abbiano un reale effetto moltiplicatore (ad esempio, garanzie sui prestiti o fondi di capitale di rischio), ricorrendo a tal fine alle istituzioni appropriate (ad esempio la Banca Europea per gli Investimenti - BEI). Grazie all’effetto moltiplicatore, sarà così possibile  generare un’elevata massa globale d’investimenti con una quantità relativamente limitata di fondi pubblici.

Vogliamo che agl’investimenti nell’economia verde siano destinati 500 miliardi di euro. Dobbiamo incoraggiare un sistema bancario socialmente responsabile e sostenere le istituzioni finanziarie etiche. È quindi necessario creare norme a livello europeo  affinché in futuro la sostenibilità diventi un principio guida nel settore finanziario, sia per quel che riguarda il modo in cui opera che per le attività economiche che sostiene e favorisce.

Il New Deal verde non si limita però solo a creare il contesto economico e normativo più favorevole. Il passaggio alla futura economia verde sarebbe impossibile senza un’ampia mobilitazione, e questo significa lavorare con i partner sociali per accelerare il passaggio. La formazione di una forza di lavoro verde dev’essere un punto centrale del New Deal verde. Non si tratta solo di formare nuovi lavoratori, ma anche, ed è fondamentale, di riqualificare i lavoratori già attivi, soprattutto a quelli delle industrie al tramonto, fornendo loro le nuove conoscenze necessarie per svolgere un ruolo ben preciso nei settori emergenti al centro della nuova economia verde. Il New Deal verde dovrà essere messo a punto e portato avanti cooperando con i partner del cambiamento (ad esempio città, istituzioni finanziarie sostenibili, aziende a tecnologia verde, sindacati), facendoli partecipare alla sua formulazione e realizzazione.

Trasformare il nostro sistema di produzione e fornitura energetica, attualmente basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse, con conseguente produzione di carbonio, è un aspetto fondamentale del New Deal verde. Attualmente solo il 9% dell’energia che usiamo proviene da fonti rinnovabili, ma la UE si è impegnata ad arrivare al 20% entro il 2020. Questo ridurrà di 300 milioni di tonnellate all’anno il consumo di combustibili fossili e diminuirà di quasi 900 milioni di tonnellate all’anno le emissioni di biossido di carbonio, come se 450 milioni di autovetture smettessero di circolare sulle strade. Vogliamo che la UE vada ancora oltre e passi ad un’economia interamente basata sulle energie rinnovabili. A tale fine, dobbiamo sviluppare la nostra infrastruttura energetica per potere fare il miglior uso delle energie rinnovabili. Creare una super smart grid elettrica per connettere l’Europa ci aiuterà a sfruttare l’enorme potenziale delle turbine per la produzione d’energia eolica offshore, come nel Mare del Nord, o delle fattorie solari nel Mediterraneo e in Africa del Nord. Ma dobbiamo anche promuovere la produzione energetica decentrata, come l’energia solare, più vicino al consumatore. Con una strategia avanzata per le energie rinnovabili che comporti ambiziose politiche e obiettivi, entro il 2020 si potrebbero creare fino a 2 milioni di nuovi posti di lavoro in questo settore.

Il passo più efficiente e immediato che possiamo compiere nel quadro di un New Deal verde è quello di smettere di sprecare energia. Se la UE s’impegna ad un obiettivo vincolante di riduzione del consumo d’energia di almeno il 20% entro il 2020, ogni anno si risparmieranno miliardi e miliardi di euro. Questo significa rendere più efficienti le nostre case, quelle già costruite e quelle ancora da costruire, per esempio rinnovandole in modo da ridurre lo spreco d’energia e di calore. Gli elettrodomestici, i veicoli e qualsiasi prodotto che usi energia dovranno essere progettati in modo da farlo con la maggiore efficienza possibile. Tutto ciò contribuirà a ridurre le fatture energetiche e di combustibile, oltre a creare milioni di nuovi posti di lavoro. Esistono già buoni esempi. Nel 2006, il programma della Germania per ammodernare gli edifici in modo da migliorarne l’efficienza energetica ha dato luogo a 342.000 ammodernamenti ed alla creazione di 145.000 posti di lavoro supplementari. E, sempre in Germania, sono stati  175.000 i nuovi posti di lavoro creati nel 2007 nella cosiddetta bio-edilizia. Secondo le Nazioni Unite, gli investimenti per migliorare l’efficienza energetica degli edifici potrebbero generare, solo in Europa e negli Stati Uniti, dai 2 ai 3,5 milioni di posti di lavoro verdi supplementari.

Un New Deal verde significa anche trasformare il nostro attuale sistema di trasporti inquinante e fonte di sprechi: trasportare le merci su binari elettrificati invece di utilizzare il trasporto su strada, che inquina; ampliare i trasporti pubblici ed elettrificare autobus, tram e ferrovie e renderne l’uso più agevole facendone un’alternativa più attraente delle modalità di trasporto inquinanti; incentivare il car sharing, l’andare a piedi e la bicicletta; promuovere vetture con maggiore efficienza energetica e meno inquinanti. Per il trasporto dei passeggeri, il treno offre un’efficienza energetica 4 volte superiore a quella della vettura più sobria in circolazione. Passare al verde significa una fattura energetica più leggera. Significa diminuire la nostra dipendenza dal petrolio prima che le risorse comincino a calare e i prezzi vadano alle stelle, per non parlare della riduzione del danno causato alle nostre economie dall’asservimento a importazioni improntate all’instabilità. Si creerà inoltre occupazione: ogni nuovo posto di lavoro nel trasporto pubblico in Europa ha un effetto moltiplicatore del 2,5. Attualmente i lavoratori del trasporto pubblico in Europa sono circa 900.000.

L’efficienza delle risorse è il nucleo centrale del New Deal verde e contribuirà a migliorare la competitività della nostra economia. La UE è la regione del mondo che delocalizza la maggior percentuale d’estrazione di risorse. Le possibilità di ridurre i costi grazie all’ottimizzazione dell’efficienza sono ampie, e chi decide dovrebbe  dunque mirare a massimizzarla. Il miglioramento dei processi di produzione e dell’efficienza delle risorse avrà anche effetti trainanti sull’occupazione: la riduzione del consumo energetico di appena il 10% nel settore manifatturiero creerebbe 137.000 posti di lavoro. Nel settore agricolo vi sono incredibili possibilità di creare occupazione con l’agricoltura biologica. Secondo l’UNEP, nel Regno Unito, per esempio, un aumento del 20% della quota di coltivazioni biologiche porterebbe ad un aumento di 73.200 posti di lavoro. Con lo stesso aumento percentuale, in Irlanda si creerebbero 9.200 nuovi posti di lavoro. In tutta Europa, sono attualmente 213.000 le persone che lavorano nell’agricoltura biologica, ma il biologico rappresenta solo il 5% circa di tutta la produzione agricola europea. Portare questa percentuale al 20% in tutta l’UE significherebbe creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Il New Deal verde intende incoraggiare il passaggio ad un’economia verde in settori che vanno oltre l’energia, i trasporti, la manifattura e l’agricoltura. Include l’approvvigiona- mento idrico, la depurazione delle acque e la gestione dei rifiuti più efficienti, oltre a tecnologie intelligenti e servizi sostenibili, anche nei settori finanziario, del dettaglio e del turismo.

Creare in 5 anni 5 milioni di posti di lavoro in questi settori non è un sogno ma un obiettivo politico realistico. In Europa abbiamo potenzialità altissime e non dobbiamo assolutamente lasciarci sfuggire l’opportunità di capitalizzarle. I cittadini, le città e i paesi, e le imprese sono tutti partner del nostro New Deal verde.


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