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12/set/2004 02.51.37 Telefono Antiplagio Contatta l'autore

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La molteplicità religiosa come esigenza di mediazione culturale
INFORM - N. 179 - 11 settembre 2004
Una premessa sulle radici del fatto religioso
"Gli uomini delle varie religioni attendono la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell’uomo: la natura dell’uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l’origine e il fine del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l’ultimo ed ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo" (Concilio Vaticano II, Dichiarazione su "Le relazioni della Chiesa con le religioni non tristiane" (Nostra Aetate, 28 ottobre 1965).
27mila persone al giorno si rivolgono ai 22mila maghi e astrologi italiani, che negli ultimi 5 anni avrebbero contattato il 18% della popolazione italiana. 5 miliardi il giro d'affari, con il 98% di evasione fiscale. I dati del rapporto annuale di Telefono Antiplagio: in 9 anni 9mila telefonate ricevute, ma solo 5 cittadini truffati su 100 sporgono denuncia. Un decalogo per difendersi da inganni e beffe dei "nuovi guru". (Redattore Sociale 12.1.2004)
I dati sulle religioni nel mondo
Il quadro delle religioni nel mondo alla fine del 2000 è stato stimato secondo la metodologia adottata dalla Migrantes e dalla Caritas nel "Dossier statistico Immigrazione".
Tra i credenti del mondo il 46,3% è composto da cristiani, il 24,8% da musulmani, il 27,5% da fedeli di religioni orientali.
In Europa, invece, il panorama dei credenti vede prevalere i cristiani con il 94,5%, seguito dai musulmani con il 5%, mentre in Asia sono più numerosi i musulmani. Come aree subcontinentali monoreligiose si possono indicare il Nord Africa, dove la quasi totalità è musulmana, e l’America Latina dove lo stesso avviene per i cristiani.
Lo scenario religioso in occidente risulta profondamente modificato a seguito delle immigrazioni. Protestanti, ortodossi e ebrei erano da secoli presenti in Europa, e in misura ridotta anche in Italia, mentre le altre differenze religiose venivano inquadrate come realtà lontane: nel frattempo molti musulmani avevano ottenuto la cittadinanza di un paese europeo (ad esempio, gli algerini in Francia, i pakistani in Gran Bretagna). Quindi, fin dagli inizi degli anni ’70 l’immigrazione da un numero molto ampio di paesi lasciava intendere che l’Europa cristiana sarebbe diventata sempre più un continente multireligioso. Attualmente tra i circa 20 milioni di immigrati soggiornanti nell’Unione Europea i cristiani sono il 44,4%, i musulmani il 33,4% e i fedeli di religioni orientali il 3,6%.
Le religioni degli immigrati in Italia
L’Italia è un paese molto policentrico quanto ai paesi di provenienza e quanto alle appartenenze religiose. La loro ripartizione contempla nell’ordine i cristiani (45,1%), i musulmani (37,2%) e quindi molto distanziati i fedeli di religioni orientali (5,1%): peraltro con gli inserimenti dovuti all’ultima regolarizzazione è aumentata la percentuale dei cristiani, segnatamente per una maggiore presenza di ortodossi, diminuita la percentuale dei musulmani e rimasta stabile quella dei fedeli di religioni orientali.
Il problema del dialogo tra le religioni
Questa molteplicità religiosa, da una parte ridimensiona le pretese di assolutezza societaria di ciascuna di esse: le "leggi religiose", e cioè la trasposizione a livello societario di un determinato credo,sono di ostacolo al rispetto della libertà di coscienza; d’altra parte questa molteplicità può incentivare un clima di maggiore apertura a ciascuna di esse.
Come dimostrano i drammatici avvenimenti che stanno succedendo da tempo le religioni, anziché essere una spinta per la pace, vengono utilizzate per ammantare i fatti più delittuosi come fanno i terroristi. In questa area che facilmente tende alla contrapposizione anche la "vicinanza fisica delle diverse religioni", determinatasi a seguito delle migrazioni, è una situazione ambivalente. La vicinanza può essere una grande opportunità, perché spinge a pensarsi in relazione a mondi e religioni che prima erano separati e che vedono Dio in maniera diversa. Gli esiti positivi non sono scontati ma non esclusi a priori, a condizione che si individuino valide regole di confronto in una società pluralista.
E’ tempo di darsi una regolata. Ciascun credente non deve considerare la sua fede come un’arma per colpire gli altri. Questo non basta: riferendosi alla religione degli altri bisogna evitare la demonizzazione della differenza religiosa e, rispettando la dimensione spirituale delle altre scelte, considerarsi sinceri credenti a contatto con altri credenti, anche se diversi. Questo è il primo passo, che consiste nel togliere i pregiudizi, ma non è sufficiente: bisogna anche costruire una piattaforma positiva, concetto sul quale vale la pensa di soffermarsi in maniera specifica.
Franco Pittau, coordinatore del forum per l’intercultura della Caritas di Roma
www.mclink.it/com/inform/art/04n179a2.htm
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