06/09/2002 02:25 Luigi Sedita
Perché c'è sempre qualcuno che vuole tapparmi la
bocca?
di
Antonio Di Pietro
Quanta
ipocrisia nei sedicenti "organizzatori" della manifestazione del prossimo 14
settembre sulla Giustizia! Oggi qualcuno di loro ha "giudaicamente" dichiarato
sui giornali: "
.. noi a Di Pietro vogliamo bene, scherziamo
". Poi però
ha aggiunto per giustificare la pretesa di togliermi il diritto di parola: "
la nostra è una manifestazione di movimenti, di associazioni, di gente
".
Quindi niente parola a me che sarei, per loro, solo un politico (come se poi
tutti i politici fossero uguali).
Vorrei loro ricordare che prima dell'estate
c'era stata un'altra grande manifestazione sulla Giustizia, anche allora
spontanea, seppure propiziata da quelli dell'Ulivo.
Arrivammo in centinaia di
migliaia a Roma intorno alla piazza di S. Giovanni.
Ma anche in
quell'occasione non mi fu permesso di parlare (nonostante i partecipanti ne
fecero espressa richiesta). In quella occasione mi fu detto che non avevo titolo
a parlare perché non ero un politico (soprattutto perché non ero ben visto alla
nomenclatura del centrosinistra).
Cioè l'esatto contrario di quello che mi
viene opposto oggi.
Eppure potrebbe essere utile sentire la mia versione dei
fatti su ciò che è accaduto in materia di giustizia e di Mani Pulite in questi
ultimi 10 anni nel nostro paese, visto che l'ho vissuto in diretta.
Allora,
la domanda di fondo è: perché c'è sempre qualcuno che vuole tapparmi la
bocca?
Rispondetemi per favore, almeno voi che, senza averne titolo, vi siete
autodefiniti "Coordinamento dei girotondisti". Altrimenti debbo pensare che
volete solo cavalcare la piazza per un po' di visibilità
personale.
Antonio Di
Pietro
Presidente Italia dei
Valori
Come dar torto a Di Pietro? Lasciateli
parlare
di Pierluigi Battista - La Stampa -
Mercoledì 4 Settembre 2002
ANTONIO Di Pietro si
sente spossessato del diritto di parola, perché (parole sue) un'"autodefinita
nomenclatura dei girotondi" avrebbe insindacabilmente deciso di non farlo
parlare, in modo peraltro conforme al trattamento riservato a tutti i leader di
partito dell'Ulivo, dal palco della manifestazione girotondista del 14
settembre.
Difficile dargli torto. Perché mai Di Pietro non dovrebbe infatti
essere considerato degno di co-arringare la piazza che si oppone alla politica
del governo sulla giustizia? E a che titolo la neo-nomenclatura si arroga il
diritto inappellabile di stabilire chi deve parlare e chi no, e quali bandiere
sventolare, e a quale parole d'ordine attenersi?
La spiegazione rinvia forse
al vizio culturale di fondo del girotondismo: l'esaltazione della supremazia
della democrazia "diretta" su quella rappresentativa, la retorica
"anti-partito", il culto della spontaneità contro le rigide formule, le
ossificate procedure, le burocratiche pastoie che invece ingabbierebbero e
asfissierebbero la vita politica dei partiti (e dei parlamenti?).
La piazza è
un luogo vitale della circolazione democratica. Ma non c'è bisogno di scomodare
i classici del liberalismo per diffidare degli autoproclamatisi depositari della
"volontà generale" e dei gruppi dirigenti che si autoselezionano sull'onda
dell'ebbrezza assembleare e informale: basta menzionare un rigoroso studioso di
sinistra come Pietro Barcellona che ha dedicato acute pagine alla "dittatura del
microfono", alla superstizione secondo cui i megafoni del Palavobis sono
intrinsecamente più "democratici" dei ludi cartacei che fissano il principio
"una testa, un voto" nel segreto dell'urna e non nel calore comunitario di una
piazza, che eleggono le istituzioni rappresentative secondo regole severamente
codificate e persino i gruppi dirigenti liberamente scelti da un congresso di
partito.
Già: i partiti. Fatti oggetto di una delegittimazione preventiva
anche se nessuno ha sinora inventato un marchingegno democratico migliore e più
capace di organizzare il consenso e il dissenso dei cittadini, interpretandone i
valori e gli interessi.
E non è paradossale che un movimento, come quello
girotondista, anche se simbolicamente nato nelle forme della plateale
contestazione morettiana durante una manifestazione dell'Ulivo, accetti oggi di
trasformarsi in una burocrazia onnipotente destinata a distribuire
arbitrariamente il diritto di parola.
Come dar torto ad Antonio Di
Pietro?
L’Unità del 5 - 9 - 2002
Intervista a: Antonio Di
Pietro
Porto 40mila
persone e mi vietano di parlare
di Luana Benini
Antonio
Di Pietro è un fiume in piena. Ce l'ha con la "nomenclatura" dei girotondini. È
convinto che ci sia ostracismo nei suoi confronti. Dice che "un gruppo di
persone si sono appropriate di un evento spontaneo". Non placa affatto le
polemiche. "A me è stato detto di non usare neppure il nome "Mani pulite". Le
sembra possibile? Se non ho titolo neppure di parlare di "Mani pulite" di cosa
devo parlare? Questa è una manifestazione spontanea. Nessuno può arrogarsi il
merito di dire l'ho organizzata io. Lo sa che io organizzo circa 200 pullman? E
che 40mila persone si stanno mobilitando a nome dell'Italia dei valori e
dell'Osservatorio sulla legalità? Abbiamo investito decine di milioni e ci siamo
autotassati. Perché ci deve essere qualcuno che mette il cappello sopra e decide
cosa fare? Tutti dovrebbero avere la possibilità di andare lì e parlare. Loro
hanno fatto un palco e hanno deciso che da quel palco devono parlare certe
persone. Mi rammarica che io in quella manifestazione non posso fare incontri
con i cittadini, distribuire i mei documenti...".
Perché non lo può
fare?
"Perché mi è stato vietato. Alla manifestazione sulla Cirami davanti al
Senato un noto girotondista mi ha detto che non ero gradito. E mi ha anche
minacciato: "Ci ricorderemo di te"".
Addirittura. Non vuole farne il
nome?
"Preferisco di no, per non rovinare la manifestazione. Le posso dire
che è uno di quelli che ha partecipato alla riunione di ieri (l'altro ieri ndr).
Ritengo offensivo e umiliante che qualcuno mi dica cosa devo o non devo fare.
Loro si sono riuniti per stabilire chi deve parlare dal palco. Ma non sono
titolari della manifestazione. Tutti ci stiamo dando da fare perché riesca al
meglio. Al Palavobis l'elemento trainante è stato l'Osservatorio sulla legalità.
Perché questa associazione non ha titolo per parlare e viene cancellata dai
comunicati? "Osservatorio sulla legalità.Org" è la più grossa associazione che
si sta occupando di questioni di giustizia...".
La decisione di non far
parlare dal palco esponenti delle forze politiche, ha detto Moretti, non è una
esclusione, è una regola stabilita a garanzia di un giusto rapporto fra società
civile e politica.
"Stabilita da chi? Io non voglio andare sul palco, me ne
terrò lontano. Sia chiaro, io credo nella manifestazione, ci sarò e invito tutti
ad appoggiarla. Ci mancherebbe altro. È un momento importante di risveglio della
società civile. Io vorrei usare quella giornata non contro il berlusconismo di
turno ma per fare proposte in tema di giustizia. Vorrei dialogare con i
manifestanti. Lo farò con il megafono. Dovrebbe essere un momento di
riappacificazione fra società civile e politica. Invece c'è questo ius ad
excludendum nei confronti dell'Italia dei valori...".
Lei è l'unico
leader a protestare. Tutti gli altri hanno detto che è giusto non dare la parola
ai rappresentanti di partito.
"È pura ipocrisia. Fanno finta che va
bene...".
Non ritiene giusto che i politici partecipino come cittadini e
che dal palco parli la società civile?
"Ma io non sono società civile?
L'Osservatorio sulla legalità non è società civile? Qui ci sono sette, otto
persone che si sono appropriate del nome di società civile e escludono gli
altri. Questo gruppo "dirigente" dovrà allargarsi. Perché non sono considerate
società civile le associazioni che ruotano intorno all'Osservatorio? Perché non
è stata neppure presa in considerazione la possibilità che dal palco parli la
direttrice dell'Osservatorio, Rita Guma? È quella che ha messo in piedi il
Palavobis... Dietro l'Osservatorio ci sono altre 200 associazioni".
Ieri
Flores D'Arcais ha usato parole affettuose nei suoi confronti. Ha detto che il
14 tutti avranno spazio per essere protagonisti, avranno i loro banchetti e
conta sulla sua presenza...
"La stima e l'affetto verso Flores sono
ricambiati. Non posso condividere il fatto che ci sia qualcuno che mi consente
di essere presente. Le manifestazioni spontanee non hanno padrone. Chi ha deciso
chi deve assegnare gli spazi? "
Il Cittadino 5.9.2002
Di Pietro
«Non vogliono farmi
partecipare, ma io ci sarò»
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