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06/set/2002 02.25.16 Luigi Sedita Contatta l'autore

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da http://www.antoniodipietro.org/Comunicati/com227_020905.htm
 

Perché c'è sempre qualcuno che vuole tapparmi la bocca?
di Antonio Di Pietro

 

Quanta ipocrisia nei sedicenti "organizzatori" della manifestazione del prossimo 14 settembre sulla Giustizia! Oggi qualcuno di loro ha "giudaicamente" dichiarato sui giornali: "….. noi a Di Pietro vogliamo bene, scherziamo …". Poi però ha aggiunto per giustificare la pretesa di togliermi il diritto di parola: "… la nostra è una manifestazione di movimenti, di associazioni, di gente …". Quindi niente parola a me che sarei, per loro, solo un politico (come se poi tutti i politici fossero uguali).
Vorrei loro ricordare che prima dell'estate c'era stata un'altra grande manifestazione sulla Giustizia, anche allora spontanea, seppure propiziata da quelli dell'Ulivo.
Arrivammo in centinaia di migliaia a Roma intorno alla piazza di S. Giovanni.
Ma anche in quell'occasione non mi fu permesso di parlare (nonostante i partecipanti ne fecero espressa richiesta). In quella occasione mi fu detto che non avevo titolo a parlare perché non ero un politico (soprattutto perché non ero ben visto alla nomenclatura del centrosinistra).
Cioè l'esatto contrario di quello che mi viene opposto oggi.
Eppure potrebbe essere utile sentire la mia versione dei fatti su ciò che è accaduto in materia di giustizia e di Mani Pulite in questi ultimi 10 anni nel nostro paese, visto che l'ho vissuto in diretta.
Allora, la domanda di fondo è: perché c'è sempre qualcuno che vuole tapparmi la bocca?
Rispondetemi per favore, almeno voi che, senza averne titolo, vi siete autodefiniti "Coordinamento dei girotondisti". Altrimenti debbo pensare che volete solo cavalcare la piazza per un po' di visibilità personale.

                                                                                                                                                                                                                                                    Antonio Di Pietro
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Presidente Italia dei Valori

 

Come dar torto a Di Pietro? Lasciateli parlare

 di Pierluigi Battista - La Stampa - Mercoledì 4 Settembre 2002

ANTONIO Di Pietro si sente spossessato del diritto di parola, perché (parole sue) un'"autodefinita nomenclatura dei girotondi" avrebbe insindacabilmente deciso di non farlo parlare, in modo peraltro conforme al trattamento riservato a tutti i leader di partito dell'Ulivo, dal palco della manifestazione girotondista del 14 settembre.
Difficile dargli torto. Perché mai Di Pietro non dovrebbe infatti essere considerato degno di co-arringare la piazza che si oppone alla politica del governo sulla giustizia? E a che titolo la neo-nomenclatura si arroga il diritto inappellabile di stabilire chi deve parlare e chi no, e quali bandiere sventolare, e a quale parole d'ordine attenersi?
La spiegazione rinvia forse al vizio culturale di fondo del girotondismo: l'esaltazione della supremazia della democrazia "diretta" su quella rappresentativa, la retorica "anti-partito", il culto della spontaneità contro le rigide formule, le ossificate procedure, le burocratiche pastoie che invece ingabbierebbero e asfissierebbero la vita politica dei partiti (e dei parlamenti?).
La piazza è un luogo vitale della circolazione democratica. Ma non c'è bisogno di scomodare i classici del liberalismo per diffidare degli autoproclamatisi depositari della "volontà generale" e dei gruppi dirigenti che si autoselezionano sull'onda dell'ebbrezza assembleare e informale: basta menzionare un rigoroso studioso di sinistra come Pietro Barcellona che ha dedicato acute pagine alla "dittatura del microfono", alla superstizione secondo cui i megafoni del Palavobis sono intrinsecamente più "democratici" dei ludi cartacei che fissano il principio "una testa, un voto" nel segreto dell'urna e non nel calore comunitario di una piazza, che eleggono le istituzioni rappresentative secondo regole severamente codificate e persino i gruppi dirigenti liberamente scelti da un congresso di partito.
Già: i partiti. Fatti oggetto di una delegittimazione preventiva anche se nessuno ha sinora inventato un marchingegno democratico migliore e più capace di organizzare il consenso e il dissenso dei cittadini, interpretandone i valori e gli interessi.
E non è paradossale che un movimento, come quello girotondista, anche se simbolicamente nato nelle forme della plateale contestazione morettiana durante una manifestazione dell'Ulivo, accetti oggi di trasformarsi in una burocrazia onnipotente destinata a distribuire arbitrariamente il diritto di parola.
Come dar torto ad Antonio Di Pietro?

 

L’Unità del 5 - 9 - 2002

Intervista a: Antonio Di Pietro
Porto 40mila persone e mi vietano di parlare
di Luana Benini

 

Antonio Di Pietro è un fiume in piena. Ce l'ha con la "nomenclatura" dei girotondini. È convinto che ci sia ostracismo nei suoi confronti. Dice che "un gruppo di persone si sono appropriate di un evento spontaneo". Non placa affatto le polemiche. "A me è stato detto di non usare neppure il nome "Mani pulite". Le sembra possibile? Se non ho titolo neppure di parlare di "Mani pulite" di cosa devo parlare? Questa è una manifestazione spontanea. Nessuno può arrogarsi il merito di dire l'ho organizzata io. Lo sa che io organizzo circa 200 pullman? E che 40mila persone si stanno mobilitando a nome dell'Italia dei valori e dell'Osservatorio sulla legalità? Abbiamo investito decine di milioni e ci siamo autotassati. Perché ci deve essere qualcuno che mette il cappello sopra e decide cosa fare? Tutti dovrebbero avere la possibilità di andare lì e parlare. Loro hanno fatto un palco e hanno deciso che da quel palco devono parlare certe persone. Mi rammarica che io in quella manifestazione non posso fare incontri con i cittadini, distribuire i mei documenti...".

Perché non lo può fare?
"Perché mi è stato vietato. Alla manifestazione sulla Cirami davanti al Senato un noto girotondista mi ha detto che non ero gradito. E mi ha anche minacciato: "Ci ricorderemo di te"".

Addirittura. Non vuole farne il nome?
"Preferisco di no, per non rovinare la manifestazione. Le posso dire che è uno di quelli che ha partecipato alla riunione di ieri (l'altro ieri ndr). Ritengo offensivo e umiliante che qualcuno mi dica cosa devo o non devo fare. Loro si sono riuniti per stabilire chi deve parlare dal palco. Ma non sono titolari della manifestazione. Tutti ci stiamo dando da fare perché riesca al meglio. Al Palavobis l'elemento trainante è stato l'Osservatorio sulla legalità. Perché questa associazione non ha titolo per parlare e viene cancellata dai comunicati? "Osservatorio sulla legalità.Org" è la più grossa associazione che si sta occupando di questioni di giustizia...".

La decisione di non far parlare dal palco esponenti delle forze politiche, ha detto Moretti, non è una esclusione, è una regola stabilita a garanzia di un giusto rapporto fra società civile e politica.
"Stabilita da chi? Io non voglio andare sul palco, me ne terrò lontano. Sia chiaro, io credo nella manifestazione, ci sarò e invito tutti ad appoggiarla. Ci mancherebbe altro. È un momento importante di risveglio della società civile. Io vorrei usare quella giornata non contro il berlusconismo di turno ma per fare proposte in tema di giustizia. Vorrei dialogare con i manifestanti. Lo farò con il megafono. Dovrebbe essere un momento di riappacificazione fra società civile e politica. Invece c'è questo ius ad excludendum nei confronti dell'Italia dei valori...".

Lei è l'unico leader a protestare. Tutti gli altri hanno detto che è giusto non dare la parola ai rappresentanti di partito.
"È pura ipocrisia. Fanno finta che va bene...".

Non ritiene giusto che i politici partecipino come cittadini e che dal palco parli la società civile?
"Ma io non sono società civile? L'Osservatorio sulla legalità non è società civile? Qui ci sono sette, otto persone che si sono appropriate del nome di società civile e escludono gli altri. Questo gruppo "dirigente" dovrà allargarsi. Perché non sono considerate società civile le associazioni che ruotano intorno all'Osservatorio? Perché non è stata neppure presa in considerazione la possibilità che dal palco parli la direttrice dell'Osservatorio, Rita Guma? È quella che ha messo in piedi il Palavobis... Dietro l'Osservatorio ci sono altre 200 associazioni".

Ieri Flores D'Arcais ha usato parole affettuose nei suoi confronti. Ha detto che il 14 tutti avranno spazio per essere protagonisti, avranno i loro banchetti e conta sulla sua presenza...
"La stima e l'affetto verso Flores sono ricambiati. Non posso condividere il fatto che ci sia qualcuno che mi consente di essere presente. Le manifestazioni spontanee non hanno padrone. Chi ha deciso chi deve assegnare gli spazi? "

 

Il Cittadino 5.9.2002

Di Pietro
«Non vogliono farmi partecipare, ma io ci sarò»

...

Il girotondo avrebbe dovuto e potuto rappresentare un momento di riconciliazione, invece un gruppetto di cortigiani vuole spaccare la società civile. Si figuri che mi hanno proibito persino di portare i tavolini e i palchetti dell'Italia dei valori. E pensare che sono stato io ad ideare il movimento dell'Osservatorio della legalità che ha ispirato tutto».Chi si vuole appropriare dei girotondi? Lei ha parlato di una nomenclatura... «Nomenclatura? Certo. Quel corteo è una passerella. Invitano gli amici e gli amici degli amici, mentre i protagonisti veri vengono lasciati a casa». Nella sua esclusione, ha pesato il "veto" di Mastella e dello Sdi ? «No, loro non sono influenti, non contano nulla». Tornando alla politica, lei ha annunciato che l'8 settembre parteciperà ad una manifestazione pubblica a Ferrara insieme a Piero Fassino e Francesco Rutelli. Una mano tesa all'Ulivo. «Sia chiaro: a questo Ulivo rinsecchito noi dell'Italia dei Valori non intendiamo affatto riavvicinarci. Mi interessa piuttosto la proposta di Piero Fassino. Il suo è un intervento che va nella giusta direzione perché mi sembra importante che i tre livelli che propone debbano andare avanti contemporaneamente: formula organizzativa, programma e modo di fare opposizione». (Gilberto Lucchini)

 

 

 

 

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