NUOVI MONDI MEDIA
newsletter #26 - novembre
2004
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Megatruffe, strani suicidi, fallimenti bancari che diventano segreti di
Stato...
La piovra finanziaria internazionale aveva previsto tutto.
Dall'Ambrosiano alla BCCI, da Calvi agli ostaggi di Teheran passando per
i conti non pubblicati di alcune multinazionali...
Tutto quello che vi siete empre domandati sul mondo della finanza e che,
finora, nessuno aveva osato rivelare.
Un uomo dell ambiente, un dirigente che conosce alla perfezione gli usi e
i costumi del Villaggio finanziario racconta, dall interno, la storia
segreta di una associazione di banche. Nata nel 1971, è diventata in meno
di trent anni un vero mostro finanziario.
Il nostro uomo è stato il numero tre di questa compagnia incaricata di
trasferire fondi e titoli per tutto il pianeta. Dal Lussemburgo, i
computer di questa società trattano triliardi di dollari e di Euro
(aggiungere 12 zero dopo l unità) nei cinque continenti.
L inchiesta di Denis Robert conduce là dove nessuno era mai potuto
penetrare: nel retrobottega della finanza internazionale. Seguendo i
passi di Ernest Backes, l insider (il testimone dall interno), vengono
scoperte, con stupore, attività inconfessabili: dissimulazione di conti
intestati alle istituzioni più rispettabili, complicità con le banche
mafiose, ramificazioni innumerevoli con casi giudiziari esistenti in
Italia e ovunque, circuiti di riciclaggio di narcodollari e pagamento di
riscatti&
NELLE TERRA DI NESSUNO DEL DENARO VIRTUALE ESISTE UN PUNTO CIECO, UN
CENTRO NEVRALGICO DOVE MILIONI DI TRANSAZIONI SONO REGISTRATE E
ARCHIVIATE.
ERA UN SEGRETO GELOSAMENTE CUSTODITO. IL SISTEMA AVEVA PREVISTO
TUTTO.
ECCETTO QUESTO LIBRO.
Prefazione
Un giornalista deciso ad andare fino in fondo. Un testimone capace di
guidarlo attraverso labirinti nei quali i più importanti giudici e
investigatori internazionali si sono dovuti arrendere.
Un inchiesta senza precedenti nel mondo della finanza internazionale.
La storia di un dirigente d'alto livello della piazza finanziaria
lussemburghese e, attraverso di lui, di una particolarissima tecnica
finanziaria conosciuta come clearing.
Una tecnica fondamentale quanto poco conosciuta, il meccanismo che
permette il trasferimento di contanti e titoli fra le banche di tutto il
mondo. E nelle cui pieghe si annidano le sorprese più inaspettate.. e,
forse, le soluzioni di alcuni dei casi più controversi.
Un luogo d osservazione straordinario, dal quale poteva capitare e capita
tuttora, a chi lo occupa oggi di essere in prima fila sulla scena di
eventi che rimangono occulti e illeggibili per il resto del mondo.
Come accadde a Ernest Backes, quando si trovò in prima linea nell'affare
degli ostaggi americani detenuti in Iran&.
Dal capitolo II
La Casa Bianca, alla quale Ronald Reagan era stato appena eletto, ha
sempre negato di aver versato un riscatto in cambio della loro
liberazione. Ma Ernest era al posto giusto per sapere che era falso. Lo
stratagemma era indecifrabile a meno di trovarsi nel cuore del sistema,
che era appunto il caso suo. Egli ricorda l'ordine urgente ricevuto
all'inizio del 1981. Il 16 gennaio la Federal Reserve e la Bank of
England (le banche centrali americana e inglese) gli intimarono
congiuntamente l'istruzione urgentissima di trasferire a banche non
aderenti a Cedel sette milioni di dollari in valori mobiliari: cinque
milioni da prelevarsi dal conto della Chase Manhattan Bank e due milioni
dal conto della Citibank. Gli venne spiegato, allora, che si trattava di
trasferimenti legati alla sorte dei 55 ostaggi americani detenuti da 15
mesi nell'ambasciata americana di Teheran. Queste due banche erano
affiliate a Cedel, ma né la FED né la Banca d'Inghilterra avevano
depositi presso Cedel. Secondo il regolamento, solamente la Chase
Manhattan Bank e la Citibank avrebbero potuto passare le istruzioni di
prelievo. Ernest non aveva alcun modo per collegarsi direttamente con
queste due banche. Inoltre i conti relativi si trovavano in dei paradisi
fiscali. Il lavoro richiesto a Ernest dai suoi famosi interlocutori ma
non membri di Cedel consisteva nell'inviare questi milioni di dollari
alla Banque nationale d'Algérie, il luogo di concentramento del riscatto.
Una banca iraniana a Teheran era il destinatario finale della somma, di
cui sette milioni di dollari erano solo una parte.
Si chiese pure a Ernest d'informare gli iraniani dell'avvenuto pagamento.
Per non ammettere che fosse stato effettivamente pagato un riscatto, si
era montata una situazione in cui l'anello debole della catena, a causa
dei turni e degli spostamenti dei superiori, era Ernest Backes. Scaltri
funzionari, vicini a Reagan, avevano organizzato una lista di valori
diversi per ingannare qualsiasi eventuale curioso. Avevano composto il
riscatto attraverso beni sparpagliati nel mondo che alla fine furono
concentrati in un'unica banca. Proprio la Banque nationale d'Algérie che
poi avrebbe versato i fondi agli iraniani. In assenza dei suoi due
superiori, Ernest contattò il presidente del consiglio d'amministrazione,
Edmond Israël, che fu sorpreso e disse di non saper niente della presa
degli ostaggi di cui comunque tutti i giornali dell'epoca stavano
parlando.
Cosciente del ruolo che, all improvviso, gli si domandava di sostenere,
Ernest prese la decisione di eseguire l'ordine prendendosene la
responsabilità. Scavalcando a piè pari il regolamento di Cedel, invia un
telex alla Banque nationale d'Algérie comunicandogli che gli avrebbe
inviato i sette milioni di dollari su istruzioni anglo-americane. La
banca risponde con un telex dicendo che non è stata messa al corrente del
suo ruolo di accentratrice né da parte degli americani né da degli
inglesi e chiede a Ernest di aspettare. Venti minuti più tardi richiama
per scusarsi. Ernest in seguito avverte gli iraniani. Quindici giorni più
tardi, quando tutti gli ostaggi saranno liberati, la banca iraniana
richiamerà Ernest per felicitarsi della rapidità nel trasferimento dei
fondi. Gli iraniani gli chiederanno i formulari per iscriversi a Cedel:
vogliono a tutti i costi aderire a un sistema di compensazione così
straordinariamente efficace. Ernest è contento: nuovi clienti significano
nuove entrate per Cedel. Alla fine Teheran rinuncerà ad aprire il conto.
La composizione del consiglio d'amministrazione il cui presidente
dell'epoca si chiamava Edmond Israel, non ne è estranea.
Ernest è fiero del carattere quasi umanitario della sua missione. Qualche
anno più tardi, rimarrà sorpreso di sapere che non è stato altro che una
pedina nella macchinazione orchestrata dal candidato alle elezioni
presidenziali Ronald Reagan e dal suo candidato alla vicepresidenza
George Bush. Il tandem Reagan-Bush era testa a testa nei sondaggi contro
Jimmy Carter, presidente uscente e in cerca di un secondo mandato. Un
successo del governo Carter nella liberazione degli ostaggi a un mese
dalle elezioni avrebbe seriamente compromesso il candidato repubblicano.
In parallelo alle negoziazioni ufficiali del governo Carter, il duo
Reagan-Bush si mise d'accordo con gli iraniani per mantenere prigionieri
gli ostaggi in Iran. La loro liberazione non sarebbe dovuta intervenire
che dopo l elezione di Ronald Reagan. La contropartita: armi (l'Iran
all'epoca era in guerra contro l'Iraq) e soldi sotto forma di titoli.
Reagan ha sempre affermato che non fu pagato alcun riscatto per la
liberazione degli ostaggi in Iran: aveva ragione. Il riscatto venne
pagato allo scopo di tenere gli americani prigionieri per ulteriori tre
mesi.17 Saranno liberati il 18 gennaio 1981 dopo 444 giorni di
detenzione, due giorni dopo l'ordine di versamento ricevuto da Ernest.
Gli archivi delle società di clearing permettono come vediamo di
sconfessare le menzogne di stato. è d'altra parte sulla base delle
confidenze di Ernest che un giornalista inglese, oggi presentatore di
primo piano alla BBC, Tim Sebastian, rivelò una parte dei retroscena
dell'affare degli ostaggi in Iran.18 La Casa Bianca smentirà cercando
invano di sapere chi fosse nell'articolo apparso sull'Observer
l'informatore del giornalista, un misterioso lussemburghese di nome Jean
Berthoud.
Oggi su 1.700 persone che lavorano a Cedel, la metà è a Lussemburgo.
Pochi, per non dire nessuno, compreso l'attuale amministratore delegato,
ha una visione globale e storica di quello che è la società. Nessuno può
sapere, sempre secondo Ernest, perché nessuno si è mai interessato ai
piccoli dettagli tecnici che hanno fatto di Cedel-Clearstream quello che
è divenuta oggi: un mastodonte onnipotente nel cuore della città di
Lussemburgo che possiede clienti e contatti nei cinque continenti.
Nessuno in realtà sa che cosa sia stato costruito prima di lui. Come e
perché è stato costruito. Se il sistema contiene traccia del denaro, non
conserva traccia della sua storia. Gli uomini di Cedel, sempre molto
impegnati nella loro battaglia contro il concorrente Euroclear, sembrano
intercambiabili. Dimenticano, affondano, svaniscono. La società ha
cambiato molte volte i quadri dirigenti, in particolare per quanto
riguarda il posto molto sensibile di direttore finanziario. Il turn over
dei quadri di alto livello a Cedel è uno dei più elevati sulla piazza
finanziaria, malgrado abbiano degli stipendi superiori a quelli di
Euroclear. Il profitto per la società e i suoi clienti, così come il
tempo guadagnato nelle transazioni, sembra essere il solo interesse di
Cedel-Clearstream. Chi si preoccupa degli statuti e dei principi
originari?
Da soli, Ernest Backes e Gérard Soisson hanno passato tredici anni per
creare le condizioni necessarie alla nascita e poi allo sviluppo di
Cedel. Hanno inventato delle soluzioni tecniche sempre più elaborate che
rispondevano agli ardui problemi posti dallo scambio transfrontaliero dei
valori mobiliari. Le risposte a questi problemi dovevano essere efficaci
e assicurare non solamente la sicurezza delle transazioni ma anche la
loro confidenzialità. Nessun altro al di fuori di noi sa davvero come
funziona il sistema. Siccome Gérard Soisson è morto, credo di essere
l'unico a poter ancora testimoniare , mi disse un giorno Ernest. Lo disse
senza vanagloria né crudeltà, ma con stanchezza.
GLI AUTORI
Denis Robert
Giornalista e scrittore, fra i massimi esperti europei di paradisi
fiscali. Autore di importanti inchieste giornalistiche Pendant les
affaires les affaires continuent (Stock, 1996), e La justice ou le chaos
(Stock, 1996).
Ernest Backes
Ex alto dirigente di importanti istituzioni bancarie, Ernest Backes è da
alcuni anni in pensione e ha collaborato a lungo con magistrati ed
investigatori in materia di crimini finanziari. E un esperto riconosciuto
a livello internazionale fra gli addetti ai lavori.
Questo è il suo primo libro.
INDICE
Capitolo 1 - Il villaggio finanziario
Capitolo 2 - Gli anni in Cedel
Capitolo 3 - L'espulsione dal sistema
Capitolo 4 - Il tempo degli incontri, degli affari e delle prime
inchieste
Capitolo 5 - La guerra di Ernest Backes e le sue prime scoperte
Capitolo 6 - La nuova storia del fallimento della BCCI. Vista attraverso
le microfiches
Capitolo 7 - Cosa rivelano le liste dei conti non pubblicati
Capitolo 8 - Lo strumento di lavoro dei banchieri e del crimine
organizzato
Bibliografia
Collegamenti Internet
Documenti
dalla prefazione di
SOLDI. Il libro nero della finanza internazionale
ed. Nuovi Mondi Media, pagg. 192, 16
Traduzione di Giuliana Lupi
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NOVITA'
SU NUOVIMONDIMEDIA.IT
(articoli
di
David Hirst, Michael
Moore, Michey Z., Ignacio Ramonet, Eduardo Galeano , Lucy
Komisar ,George Monbiot ... )
Quando
Arafat parlò alle Nazioni Unite
di David Hirst
Quando Arafat fece il suo ingresso all Assemblea Generale, i presenti
si alzarono in piedi per acclamarlo. Soltanto la delegazione americana
rimase seduta. L aula era stracolma; solo gli israeliani non vollero
assistere a questo trionfo palestinese. Divenne il primo leader di un
movimento di liberazione nazionale a ricevere un simile onore. Lui però
fece ben poco per affettare il contegno di un capo di stato. Indossava,
come sempre, la solita keffiya a quadri, i pantaloni cascanti, la camicia
aperta sul collo e una giacca di cattivo taglio. E quando, per
ringraziare dell applauso, alzò le braccia in un saluto rivoluzionario,
mostrò la fondina che aveva al fianco. Per una volta però si era almeno
rasato a dovere e, si affermò, la fondina era vuota.
Post-Mortem
di Michey Z.
Pare che il più basso tra i due ricchi-retti-uomini
bianchi-indottrinati a Yale-criminali di guerra, abbia vinto eh? Il
rancher ha battuto il windsurfer. Alla fine, George W. Bush rimarrà la
faccia pubblica dell'Impero Americano ancora per qualche tempo. Noi
continuiamo con la disobbedienza e con il vero lavoro....
Imperatore
di Ignacio Ramonet
Ieri, gli elettori americani hanno scelto non solo il loro nuovo
presidente ma anche l'uomo più potente del pianeta. Dalla fine della
"guerra fredda"e dalla scomparsa dell'Unione Sovietica, gli
Stati Uniti d'America si sono trasformati nell'unica iperpotenza
mondiale. I tragici attentati dell'11 settembre 2001 hanno ratificato
questa egemonia e hanno convertito il capo della Casa Bianca in una nuova
specie di imperatore della Terra
Piogge
di ottobre
di Eduardo Galeano
Mentre nel nord dell'America viene eletto il presidente del pianeta, nel
sud ci sono state altre elezioni e si è verificato un vero e proprio
plebiscito in un paese ignorato, un paese quasi segreto, chiamato
Uruguay. In queste elezioni, per la prima volta nella storia nazionale,
ha vinto la sinistra e, per la prima volta nella storia mondiale, si è
opposta alla privatizzazione dell'acqua.
Osama
bin Laden ha fatto la sua scelta: Bush
di Thomas Walkom
Per Osama bin Laden George W. Bush è la scelta migliore. Le
sprezzanti politiche di Bush in Medio Oriente hanno funzionato da
"manifesti di reclutamento" per al Qaeda. I suoi colossali
errori di valutazione in Iraq hanno trasformato il paese in un terreno
fertile per gli stessi terroristi islamici che gli americani vogliono
distruggere.
Solo
un giorno. L'appello completo di Michael Moore
di Michael Moore
Mi piacerebbe dire molte cose. Ho viaggiato per 51 giorni cercando di
mobilitare il voto e non ho avuto abbastanza tempo per scrivere. Per
questo ho messo insieme, in questa lettera, alcuni appunti diretti a
differenti gruppi. Queste sono le mie ultime parole...
La
battaglia della Florida
di Hélène Vissière
Lo psicodramma del 2000 si abbatte ancora sullo Stato che fu teatro
di un pasticcio elettorale memorabile. Quattro anni dopo su Jeb Bush,
fratello del presidente e governatore della Florida, incombe il dubbio
che non abbia ripulito il sistema elettorale e che abbia manovrato le
operazioni a sostegno del fratello per garantirne la rielezione. Jeb
Bush, come nel 2000, potrebbe essere l uomo che fa la differenza.
Speculazioni
elettorali
di Lucy Komisar
Il settore finanziario investe pesantemente sui candidati. Bush e Kerry
sono generosamente sponsorizzati dal settore immobiliare, dalle società
contabili, dalle compagnie d assicurazioni, dai mediatori di borsa... Ma
cosa vogliono le banche e le imprese in cambio di tutti questi
contanti?
I
contatori dello sfruttamento
di George Monbiot
Perché la Gran Bretagna sta usando i fondi degli aiuti al Sudafrica
al fine di privatizzarne i servizi pubblici? Per capire quello che sta
succedendo, è necessario ritornare ai valori vittoriani e alla visita in
Sudafrica nel 1996 da parte del Ministro delle Finanze inglese Kenneth
Clarke. All epoca, il Sudafrica aveva un nuovo governo che voleva
investire molto ma non aveva l esperienza della gestione di un paese. Era
ricco, ingenuo e pronto a lasciarsi prendere per il naso.
Anatomia
di una guerra
di Greg Guma
A fine settembre, Farnaz Fassihi giornalista del Wall Stret Journal
ha scritto ad alcuni amici un e-mail su ciò che stava vedendo in Iraq. La
lettera ha fatto il giro del mondo, pubblicata però solo dai giornali più
coraggiosi. Ma cosa ha scritto Fassihi per provocare una reazione del
genere? "Gli iracheni dicono che a causa degli americani hanno
ottenuto libertà in cambio di insicurezza" spiega. "E che in
qualsiasi momento restituirebbero la libertà per riavere la sicurezza,
anche se ciò potrebbe significare avere un governo
dittatoriale".
La
radio contro la guerra
di Gabriele Zamparini
Intervista a Amy Goodman, animatrice del network pacifista americano
"Democracy Now!". "Noi non siamo parte dell'establishment,
siamo qui per controllare e per chiedere a coloro che hanno il potere di
rispondere delle loro responsabilità. Questo è il ruolo dei media.
Specialmente in tempo di guerra è quindi importante dare spazio a voci
indipendenti, voci di dissenso. Queste voci non rappresentano una parte
marginalizzata, non rappresentano nemmeno la maggioranza silenziosa, ma
la maggioranza azzitita. Azzittita dai media mainstream".
Un
narcotico per gli elettori
di Michael Schwartz
Gli sbalzi umorali che derivano da questi fuorvianti mutamenti dei
risultati dei sondaggi, manipolati dai media, sono il sintomo più
rilevante di un grave problema. Ci tengono inchiodati alle minuzie dei
dibattiti distraendoci in questo modo dalle cause che hanno creato il
discontento durante l amministrazione Bush.
Il
Paese dell indigestione e della speranza
di Carlos Santiago
A due settimane dalle elezioni in Uruguay, pensiamo che la strada che
hanno deciso di percorrere gli uruguaiani sia chiaramente indirizzata
verso il cambiamento politico. Saranno protagonisti di uno scossone
storico, scalzando dal potere i conservatori, per dare credito alla
sinistra. La gente è ormai stanca della politica da quattro soldi, di
dimostrazioni continue del peggior clientelismo politico, di mercenarismo
cronico e senza misura.
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