Strasburgo dice no al crocefisso in classe

Strasburgo dice no al crocefisso in classe La Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una "violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".

03/nov/2009 17.23.25 Blog Network Contatta l'autore

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Crocefisso in aula

La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una “violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. La sentenza, la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche, depositata oggi su un ricorso presentato da Soile Lautsi Albertin nel 2007, cittadina italiana originaria della Finlandia, ha scatenato una serie di reazioni anche di sdegno da parte delle istituzioni italiane vicine al mondo cattolico.

“La presenza del crocifisso in classe – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini – non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica attraverso la presenza del crocifisso”.

Il caso è stato sollevato dalla signora Soile Lautsi che nel 2002, alla sua richiesta di rimuovere il crocefisso nelle aule scolastiche dell’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, in nome del principio di laicità dello Stato, aveva ricevuto un diniego. Tutti i suoi ricorsi davanti ai tribunali italiani erano stati respinti. Oggi i giudici di Strasburgo, oltre ad averle dato ragione, hanno stabilito anche che il Governo italiano debba risarcire la donna con cinquemila euro per danni morali. Secondo loro il crocefisso nelle aule potrebbe condizionare le scelte religiose dei ragazzi e quindi dare fastidio a quelli di religioni diverse da quella cattolica o agli atei.

La corte, poi “non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana”. Il Governo italiano ha comunque annunciato che farà ricorso contro la sentenza.

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