Come eliminare la muffa sui muri - I migliori metodi

29/dic/2009 23.10.02 FreeStreaming Contatta l'autore

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La muffa si crea in quegli angoli del muro dove si crea maggiormente la condensa, e cioè dove l’isolamento con l’esterno è minore, e questo accade soprattutto nei muri vecchi.

Il modo più efficace per far diminuire la crescita della muffa sui muri di casa è quindi fare in modo che la condensa non si formi, deumidificando l’ambiente oppure isolando questi muri.

Togliere l’umidità dalle stanze può essere fatto usando, piuttosto che quelle scatole di plastica che si riempiono con quei sali che attirano l’umidità, un deumidificatore elettrico o un condizionatore d’aria. Sta il fatto però che questi apparecchi dovrebbero rimanere in funzione tutto il santo giorno per assicurare l’effetto desiderato.

I muri possono essere isolati internamente (ad esempio con contro pareti in cartongesso) o esternamente (scelta consigliata) tramite coibentazione, ovvero un lavoraccio che può fare egregiamente un’impresa di pitture edili.

La coibentazione esterna di un’abitazione consiste solitamente nell’applicazione sulla superficie esterna di pannelli in materiale isolante (polistirolo) di vario spessore (suggerisco almeno 5 cm) su cui poi viene posato un leggero strato d’intonaco e la pittura idrorepellente; l’abbinata di polistirolo (alta isolamento termico) più pittura idrorepellente garantiscono un grande isolamento termico e allontanano la possibilità di infiltrazioni dall’esterno.

La pecca di questo tipo di intervento su abitazioni vecchie è che se non fatto “in toto” (pareti, solaio, interstizi vari) sicuramente rimarranno dei ponti termici dove la condensa andrà a formarsi, per cui potremmo vedere la muffa comparire in angoli dove prima non c’era!

L’isolamento dei muri per far sparire la muffa è ancora migliore se fatto dall’interno.

Mi spiego… la coibentazione esterna è ottima dal punto di vista dell’isolamento termico ma quella interna è migliore se la facciamo “solamente” per isolarci dalla muffa.

Se il proprio appartamento/abitazione lo permette – ha delle stanze abbastanza grandi – possiamo far costruire delle contro pareti con materiale adeguato (cartongesso, foratini+polistirolo, …) che dal punto di vista estetico funzioneranno sicuramente meglio della coibentazione esterna perché andranno a “separarci” dal problema direttamente dove si presenta.

Avremo a disposizione una “nuova parete” (cioè, la superficie della parete sarà nuova) dove non avrà mai attecchito prima la muffa, quindi sarà moooolto più difficile che lì ce ne cresca di nuova, cosa che invece potrebbe succedere con la coibentazione esterna, perché la parete che si affaccia all’interno è sempre la solita.

Se non si possono fare lavori di edilizia come questi, e magari vogliamo anche spendere poco, il miglior metodo antimuffa è quello di lavare i muri con la candeggina (che non faccia schiuma, senza saponi aggiunti) oppure – ancora meglio – con una soluzione di ipoclorito di sodio!

ATTENZIONE: solitamente la candeggina domestica è una soluzione al 5% di ipoclorito di sodio, quindi il soluto (l’ipoclorito) usato a concentrazioni più alte è ovviamente più potente, in tutti i sensi; se già l’inalazione dei fumi della candeggina può dare alla testa, figuriamo se più concentrata!

Per via della loro azione ossidante, le soluzioni di ipoclorito di sodio sono usate principalmente come sbiancanti e disinfettanti. L’ipoclorito di sodio è un battericida, uno sporicida, un fungicida ed un virocida. L’ipoclorito di sodio in soluzione è utilizzato comunemente anche per la normale pulizia di superfici lavabili. La sua efficacia però è praticamente nulla sullo sporco. Infatti essa sbianca le superfici trattate dando l’illusione del pulito ma senza essere in grado di rimuoverlo.

La candeggina e le soluzioni di ipoclorito di sodio sono irritanti e caustiche, è bene pertanto maneggiarle usando un paio di guanti di gomma e aver cura di evitare il contatto con gli occhi. Non devono inoltre essere mescolate né all’acido cloridrico (acido muriatico per gli usi domestici) con cui sviluppano cloro, tossico, né all’ammoniaca con cui sviluppano clorammine, irritanti.

La candeggina uccide la muffa, che è un microorganismo vivente, e in più facilita lo sbiancamento delle macchie.

Ovviamente (e purtroppo!) la muffa è dura a morire: se la candeggina lavora bene in superficie, sicuramente bisognerà rifare il trattamento perché la muffa che vive all’interno dei muri non tarderà ad espandersi ancora fino a riemergere.

Addirittura c’è chi suggerisce di INCENDIARE i muri!!! Io non ho mai provato ma sulla carta sembrerebbe essere promettente, per il fatto che il fuoco disinfesta i muri dalla muffa in modo più radicale di quanto faccia già la candeggina; chi ha provato dice che l’accorgimento gli permette di non dover ridipingere per qualche anno addirittura.

Concludendo, le cose migliori che possiamo fare sono (in ordine)…

  1. contro pareti interne
  2. coibentazione esterna
  3. candeggina (per eliminare la muffa)
  4. deumidificatore/condizionatore (per limitarne la formazione)
  5. ricordarsi di arieggiare le stanze!
Controcorrente

Secondo una teoria tutta la colpa del proliferare della muffa in ambienti casalinghi sarebbe da attribuirsi alla scarsa ventilazione, ossia allo scarso ricambio d’aria all’interno delle stanze; quindi sarebbero da preferire le vecchie abitazioni con gli infissi che lasciavano passare gli spifferi d’aria, anziché gli infissi moderni che chiudono gli ambienti in maniera stagna, impedendo la fuoriuscita dell’aria umida dalle case.

L’attività umana di 4 individui all’interno di un’abitazione può produrre mediamente 11 litri di vapore acqueo al giorno che va a disperdersi nell’aria presente all’interno della casa. Quando l’aria è troppo umida questa si condensa sulla superficie dei materiali freddi (muri, soffitti) e si trasforma rapidamente in acqua che resta incastrata all’interno dei pori delle pareti.

Se fate attenzione noterete che la muffa si accumula soprattutto nelle zone dove la convezione di aria è minore, ossia negli angoli delle stanze, nelle zone di giuntura fra soffitto e pareti, vicino ai bordi delle finestre e dietro ai mobili.

Addirittura vengono indicati come fasulli i problemi legati ai cosiddetti ponti termici ossia le zone di pareti o soffitto, collegando la formazione di muffa agli angoli solamente al minimo ricambio d’aria che vi è in quelle zone.

La cosa migliore da sapere è comunque che solo il ricambio di aria fresca può essere d’aiuto contro l’eccessivo aumento dell’umidità all’interno della casa. Nell’aria umida i virus, i batteri e le spore si distribuiscono ovunque, alloggiando persino nelle particelle di polvere che galleggiano nell’aria.

Alcune muffe come Aspergillus, Trichoderma, Alternaria, Penicillium, Stachybotrys e Cladosporium sono tossiche, e producono allergeni e anche micotossine; queste possono causare malattie e vari problemi di salute. Un sacco di gente è allergica alla muffa, ed i sintomi sono la conseguenza di inalazione (ma anche contatto) con le spore di queste muffe tossiche.

I sintomi di affezione da muffa possono essere vari:

  • rossore, lacrimazione, sensibilità alla luce, mal di testa, dermatosi e dermatiti
  • irritazione a naso o gola, congestione delle vie respiratorie, dispnea, tosse, difficoltà a respirare, …fino a veri e propri attacchi d’asma
  • sintomi simili all’influenza, culminanti in polmonite
  • problemi di memoria e cambiamenti d’umore

Al giorno d’oggi più del 50% delle moderne abitazioni sono contaminate da muffa, anche non visibile ad occhio nudo. Pensando a questo ed ai sintomi più comuni descritti, si può essere portati a pensare che ogni persona soffra di qualche forma di intolleranza alla muffa.

Alcuni dei nomi scientifici dei funghi della muffa

Aspergillus nidulans, Aspergillus niger, Aspergillus versicolor, Aspergillus fumigatus, Aspergillus flavus, Penicillium chrysogenum, Penicillium expansum, Penicillium verrucosum, Penicillium viridicatum, Fusarium, Stachybotrys chartarum (atra), Acremonium, Alternaria, Aureobasidium, Basidiospores, Basidiomycetes, Poria incrassata, Botrytis, Chaetomium, Cladosporium, Trichoderma, Ulocladium.

L’Enciclopedia Treccani definisce muffa “Fungo che forma un micelio abbondante e non molto compatto, di colore bianchiccio, verdognolo o nero, sulla superficie di organi vegetali o animali e dei più svariati materiali organici, su cui vive da saprofita, o, più di rado, da parassita. I prodotti del metabolismo di alcune m. inibiscono lo sviluppo di numerosi microrganismi (per es., Penicillium notatum, all’origine della scoperta della penicillina).”

Manuale dell’Imbianchino

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