Reti Wireless a Roma Firenze e Genova: un esempio da seguire

Reti Wireless a Roma Firenze e Genova: un esempio da seguire Il Wifi libero forse è possibile anche contro la volontà del Governo; è infatti noto il famoso Decreto Pisanu, con cui è di fatto resa impossibile la creazione di Hot Spot e reti wireless pubbliche, ma abbiamo l'esempio di Roma, Firenze e Genova, tre città in cui si sta facendo molto per favorire lo sviluppo di una rete libera: le istituzioni controllano il lato burocratico, i privati si occupano della rete.

31/dic/2009 01.28.46 FreeStreaming Contatta l'autore

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Il Wifi libero forse è possibile anche contro la volontà del Governo; è infatti noto il famoso Decreto Pisanu, con cui è di fatto resa impossibile la creazione di Hot Spot e reti wireless pubbliche, ma abbiamo l’esempio di Roma, Firenze e Genova, tre città in cui si sta facendo molto per favorire lo sviluppo di una rete libera: le istituzioni controllano il lato burocratico, i privati si occupano della rete.

Roma, Firenze e Genova.
Queste tre città portano la bandiera delle reti Wireless libere: sono pionieri in Italia, e investono nel Wifi per contrastare il momento difficile dell’economia. Tutto è iniziato da Roma, dove la Provincia ha sempre spinto sulla diffusione delle connessioni ad internet Wireless, per diffondere la cultura (e non solo quella informatica) e per sostenere il turismo, che sempre di più richiede la connettività ad Internet.

Spesso i bilanci non consentono grandi investimenti, ma è possibile creare delle reti low-cost in luoghi pubblici (o anche all’aperto) grazie alla collaborazione tra soggetti pubblici e privati.

Si legge su Repubblica: «Un caso è quello di Provincia Wi-fi, il progetto più esteso in Italia, che a oggi ha attivato 200 punti di accesso a Roma e in una sessantina di comuni limitrofi. Finora sono stati spesi 350mila euro. Si è riusciti a contenere le spese con l’idea di una rete arlecchino, formata da hot spot non solo del Comune, ma anche di altri enti pubblici, come ospedali e università, e soggetti privati (bar, ristoranti, associazioni, circoli sportivi). L’utente naviga ovunque nella provincia con la stessa password, che si deve procurare una volta sola».

L’esempio di Roma è stato seguito da Genova (Genova Città Digitale), dove il Comune ha investito solo 10mila euro; il resto è stato fatto dai comitati di quartiere ed altri soggetti privati; una situazione simile anche a Firenze: il Comune ha speso circa 80mila euro, riutilizzando infrastrutture già presenti, che erano state realizzate in passato per coprire le abitazioni in cui non si poteva arrivare con l’ADSL.

Lo scopo è sempre lo stesso: sostenere il turismo e soddisfare le richieste dei giovani, che chiedono internet nei luoghi pubblici.

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