Invio Articolo: Gli ex interisti, quelli che ci hanno fatto incazzare ma anche ridere (prima parte)

Questo amore incredibile di Moratti per Recoba mi ricorda tanto quel marito ricco, buono e facoltoso che poco dopo il matrimonio si accorge che la Suocera è una donna molto invadente.

24/giu/2008 17.49.00 Informazione Interista Contatta l'autore

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Carissimi,


Questo post rientra nella categoria dei ricordi ed inaugura
una serie di rivisitazioni sugli ex interisti che ci hanno
fatto rabbrividire. L'idea mi è venuta leggendo la rubrica
dedicata agli ex giocatori che viene pubblicata dagli amici
di I.org. Ringrazio Catone e Lorenz che mi hanno concesso di
riportare alcune citazioni.

Oggi ricordiamo due famosissimi "Pacchi Casal" due figli
nati dell'amore sfrenato tra il presidente Massimo Moratti e
Alvaro Recoba assistito dal Procuratore Paco Casal.

Ho sempre pensato che i maggiori danni provocati da Alvaro
Recoba all'Inter non fossero direttamente imputabili alla
sua mancanza di continuità od alla sua totale estraneità
alle logiche tecnico-tattiche del calcio moderno bensì al
fatto che a causa sue e dell'amore sbocciato con Moratti ci
siamo ritrovati una serie di uruguayani che tutto avevano
fuorchè le doti per poter giocare a calcio.

Questo amore incredibile di Moratti per Recoba mi ricorda
tanto quel marito ricco, buono e facoltoso che poco dopo il
matrimonio si accorge che la Suocera è una donna molto
invadente. La Suocera dopo aver fiutato l'affare cerca di
piazzare tutta la figliolata, composta da fannulloni
nullafacenti ed il marito per amore della moglie accetta
questa cosa. Inutile dire che il Marito è Moratti, la
Moglie Recoba e la Suocera Paco Casal.

Due di questi omaggi portano il nome di Antonio Pacheco e
Gonzalo Sorondo.

Antonio Pacheco: "Bidone per antonomasia? Scarsone o pepita
d'oro nascosta e non valorizzata?" (I.org). Gli amici di
I.org si chiedono se il buon Pacheco fosse realmente un
bidone colossale visto che poi la sua carriera tutto sommato
è stata dignitosa grazie alle molte presenze con il
Penarol gloriosa squadra Uruguayana. Io dal canto mio non
posso che ricordare le ilarità che questo giocatore basso
e tracagnotto scatenava in me e nei miei amici. Correva
male, sembrava un salsicciotto e non ne azzeccava una. Ad un
certo punto circolava la voce che fosse addirittura senza la
milza. Mi ricordo un Lazio - Inter. Non ero a Milano ma in
montagna, ero in pizzeria e stavo guardando la partita. Ad
un certo punto Tardelli decide di mandare in campo Pacheco,
immediatamente scrivo un messaggio al mio amico (lamadoge
qui sul blog), ignaro che lui stesse facendo lo stesso "Con
Pacheco siamo alla frutta!". Si può dire che la mia cena
finì lì, ho riso per un'ora. Giocatore drammatico

Gonzalo Sorondo: Ce lo siamo sorbiti in dosi omeopatiche,
ma tanto è bastato per sperare che ce lo levassero dalle
palle al più presto. Ennesimo gioiello della scuderia di
Paco Casal Sorondo è stato strappato alla concorrenza del
Real Madrid per ben 18 miliardi delle vecchie lire, cifra
che con il senno di poi avremmo meglio investito in ripetuti
festini con escort d'alto borgo. Le referenze sono ottime,
il tecnico dell'Uruguay lo definisce universale e Montero lo
innalza a suo erede. Chissà come mai, nonostante le
aspettative lo spilungone di Montevideo non ingrana: debutto
semi-inraggiante a San Siro nel 3-0 contro il Verona, con
quasi autogol di testa; dodici minuti con ammonizione contro
la Roma; marcatura spietata su Tare che pareggia dopo un
minuto il ritorno al gol di Ronaldo a Brescia; doppia coppia
di cappelle contro il Chievo (sconfitta 1-2 in casa) e
Piacenza (assist a Gautieri), poi brevi comparsate sparse
per il resto del campionato. L'anno dopo la società gli
tende una mano comprando Cannavaro, Adani e Gamarra e lui
non tocca il campo. Va così in prestito allo Standard
Liegi , refugium peccatorum degli Uruguayani scarsi(I.org).

Ricordo che Sorondo mi colpì subito per il fatto che nel
corso delle amichevoli estive lo vedevo stare ad una
distanza abissale da tutti gli attaccanti avversari. Pensai
che fosse solo il tentativo di evitare contatti fisici duri
nel corso di partite poco importanti. In realtà era il suo
modo di giocare, la sua tecnica per difendere la propria
porta. Stava ad almeno cinque metri dall'attaccante che
doveva marcare nel tentativo da farlo sentire solo e fargli
venire una depressione. Il gol preso a Brescia da Tare viene
ancora oggi fatto vedere in tutte le squole calcio per
insegnare ai primicalci come "non si deve difendere". Un
giocatore inutile e per di più irritante che per fortuna
ha avuto vita breve all'Inter.


Per fortuna il matrimonio tra Moratti e Recoba è
fondamentalmente andato in malora, anche se ci sono ritorni
di fiamma di tanto in tanto.


Alla prossima.





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