Invio articolo: Materazzi il ritorno del guerriero

25/giu/2008 11.00.00 Informazione Interista Contatta l'autore

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Carissimi fratelli,


L'amica neroazzurra Monica Morandi del sito Calcio e parole
(http://calcioparole.wordpress.com/) ci ha inviato un pezzo
molto interessante su Marco Materazzi che pubblichiamo molto
volentieri. Spero che possano nascere riflessioni
interessanti su uno dei simboli dell'Inter recente che
però ha passato una stagione travagliata.

Ecco a voi il pezzo intergrale:

Calcio e Parole propone, eccezionalmente, un articolo
tecnico e approfondito sulla tormentata stagione di Marco
Materazzi. Originariamente destinato a una rivista di
settore, il pezzo ha alle spalle una lunga e travagliata
storia e, ancor prima della pubblicazione, ha suscitato
reazioni forti e inaspettate. Forse, il bello della storia
deve ancora venire…




DALLA LUCE DI UNA LAMPADINA DI 60 WATT AI RIFLETTORI DI SAN
SIRO, DA GUARDALINEE DI BELLE SPERANZE A “TUTTI PAZZI PER
MATERAZZI”

LA SUA SCHEDA

Marco Materazzi nasce a Lecce il 19 agosto 1973, dove la
famiglia si è trasferita durante la militanza del padre
Giuseppe nelle file dell’US Lecce.

Dopo le prime esperienze nei campionati minori (nel Messina
in Serie B, nei dilettanti del Tor di Quinto, nel Marsala in
Serie D e nel Trapani in C1), a 23 anni viene acquistato dal
Perugia (Serie B), dove rimane fino alla stagione
’97-’98 con una parentesi in Serie C1 al Carpi. La
squadra umbra segna il suo esordio profetico in Serie A, che
avviene contro l’Inter il 2 febbraio 1997. Dopo la
retrocessione dei perugini, nel ’98-’99 Materazzi si
trasferisce in Inghilterra e indossa per un anno la divisa
dell’Everton, collezionando 27 presenze e un goal. La
stagione successiva fa ritorno per 2 campionati al Perugia
neopromosso, dove nel 2000-01 mette a segno 12 reti in 30
partite, quota record fra i difensori italiani.

La sua consacrazione avviene in nerazzurro. L’Inter di
Hector Cuper lo acquista nella stagione 2001-02 e lo fa
esordire il 26.8.2001 proprio contro il Perugia
(Inter-Perugia 4-1). Il campionato termina con la cocente
delusione del 5 maggio, ma “Matrix” avrà ampiamente
modo di rifarsi. La sua permanenza nella Beneamata, giunta
alla 7° stagione, è un crescendo di emozioni,
popolarità e successo. Inserito nella difesa a quattro di
Cuper, soppianta Cannavaro e si dimostra un elemento-chiave
della linea difensiva a 3 del nuovo tecnico Alberto
Zaccheroni.

Nel 2004-05 inizia l’era Mancini. L’Inter si aggiudica
la Coppa Italia e la Supercoppa TIM, bissando il doppio
successo nel 2005-06. Al bis si aggiunge lo Scudetto a
tavolino in seguito allo scandalo di Calciopoli. Sempre in
quell’anno, Materazzi difende il posto da titolare dalla
concorrenza del neoacquisto Walter Samuel, disputando 22
partite e segnando due goal.

Il 2006 lo corona di gloria anche in Azzurro: la vittoria ai
Mondiali di Germania è l’apoteosi di una carriera
iniziata tanti anni prima sui disastrati campi di periferia
del sud, dai quali, al prezzo di durissimi sacrifici e
privazioni, è salito fino all’Olimpo del calcio.

La stagione post-mondiale lo vede firmare il 15° Scudetto
nerazzurro con una splendida doppietta messa a segno a
Siena, che sigla la vittoria in campionato dell’Inter con
5 giornate d’anticipo sulla fine del torneo. Matrix è
idolo dei tifosi, uomo-squadra e bandiera nerazzurra. A fine
gennaio viene insignito dell’Oscar del Calcio AIC 2007
nella categoria miglior difensore e dopo Parma-Inter del 18
maggio, al termine di una rocambolesca stagione, si cuce
sulla maglia il sofferto 16° Scudo della Beneamata.

LE SUE DOTI TECNICO-TATTICHE

Centrale difensivo longilineo e potente (1,93 m x 92 Kg),
Materazzi è uno dei migliori marcatori sulla scena del
calcio. Saracinesca della diga nerazzurra e della Nazionale,
si distingue per la sua prestanza atletica e per la sua
efficacia nell’uno contro uno.

Roccioso nel fisico e nel carattere, è divenuto un leader
a tutti gli effetti. È lui a dirigere i compagni, a
buttarsi nella mischia, a sbarrare la strada
all’avversario lanciato a rete. Purtroppo, nell’arco
della sua carriera, l’impeto agonistico gli è costato
qualche cartellino di troppo (vedi il poker di rossi
collezionato nella sua stagione all’Everton); ed è
proprio questo il rimprovero che gli viene più
frequentemente mosso, nonostante gli sforzi di domare gli
eccessi caratteriali messi in atto nel corso della sua
maturazione atletica.

Tecnicamente si distingue per la potenza del piede sinistro
e per l’abilità nel gioco aereo, caratterizzato dalla
potenza dello stacco (si veda l’elevazione di oltre 1 m
per la celebre incornata alla Repubblica Ceca) e dalla
precisione nel colpire il pallone. Eccelle inoltre dal
dischetto (decisivi il rigore-Scudetto di Siena ‘07 e le
due trasformazioni dagli 11 metri ai Mondiali di Germania) e
sui calci piazzati, che lo vedono spesso confluire
nell’area avversaria nelle vesti di realizzatore.

Di valore i precisi lanci in profondità con cui imposta la
manovra e le sue proiezioni offensive, che gli hanno
fruttato ben 10 goal nella stagione 2006-07 e addirittura 12
nel 2000-01. Con questa quota, Materazzi ha fatto suo il
record di reti segnate in Serie A da un difensore,
spodestando Daniel Passarella (11 goal nella stagione ’85
- ’86) e facendo meglio di Giacinto Facchetti (10 reti nel
’65 - ’66).

Lui che da bambino sognava di diventare un attaccante
“capace di segnare 10 goal a partita”, di marcature ne
ha messe a segno di davvero spettacolari, prima fra tutte la
celebre rovesciata al Messina. Lo spiccato senso tattico e
della posizione gli consentono di rientrare prontamente
dalle sue scorribande offensive senza mettere a repentaglio
la solidità della retroguardia.


UNA STAGIONE TRAVAGLIATA


L’Inter dei record, che nel 2007 aveva ottenuto 92 punti
in 37 incontri di Campionato alla media-record di 2,48 a
partita, è falcidiata da una serie di infortuni che ne
sconvolgono l’assetto tattico. Si salva solo grazie
all’importanza della sua rosa. Impostata su un 4-4-2 di
base, è via via oggetto di varianti nel modulo (primo fra
tutti il 4-3-1-2 con il “rombo” di centrocampo) e di
infiniti avvicendamenti nei vari ruoli.

A inizio stagione, la difesa a 4 davanti a Julio Cesar è
composta dalla coppia centrale Cordoba-Samuel e dagli
esterni Maicon (a destra) e Maxwell/Chivu (a sinistra).

Al suo rientro, Materazzi fa coppia centrale dapprima con
Cordoba, poi, dopo l’infortunio di quest’ultimo, con
Burdisso o Rivas.

IL RITORNO DOPO L’INFORTUNIO
Materazzi rimane lontano dai campi per 3 mesi a causa
dell’inconsueto infortunio occorsogli in agosto in
Nazionale contro l’Ungheria. Sulle sue condizioni e sul
suo recupero, cala il silenzio mediatico; l’attenzione di
giornali e TV è monopolizzata dalla gamba di Ronaldo, dal
rinnovo del contratto di Del Piero e dal caso Adriano.

Fra controlli medici, test da campo e partitelle in
famiglia, si intrecciano smentite e controsmentite sulla
data del suo rientro. Matrix lavora sodo, ma senza bruciare
le tappe.

Torna a calcare un campo di calcio a Sheffield, lontano
dagli occhi e dall’affetto del suo pubblico, nelle file
della Primavera dell’Inter, che l’8 novembre disputa
un’amichevole di lusso contro lo Sheffield FC, il club
più antico del Mondo, per festeggiarne il 150°
anniversario di fondazione. Rimane in campo 70’ sotto lo
sguardo del grande Pelé e regala la sua maglia n° 23
all’avversario Vill Powell. Dirà di lui Dave McCarthy,
allenatore degli inglesi: “Marco was a credit to Inter
Milan (…) and was certain in his movements at all times”
(Marco è stato prezioso per l’Inter (…) ed è sempre
apparso sicuro nei movimenti).

Il pubblico di San Siro lo riabbraccia la sera del 24
novembre ’07 nei minuti finali di Inter-Atalanta: sei
minuti soltanto, durante i quali catalizza l’attenzione e
l’affetto di tutto lo stadio. Sei minuti in cui scioglie
l’emozione del rientro e riassapora le emozioni brevi e
intense che fugano d’incanto dalla mente mesi di
sofferenza, di dubbi e di angosce: la scarica di adrenalina
all’annuncio del nome all’altoparlante, l’urlo
“Tutti pazzi per Materazzi”che sale dalla Curva Nord e
finalmente, l’entrata in campo tante volte anticipata
nella mente nei momenti bui. Sei minuti che volano via, ma
che ti fanno toccare le stelle e come una medicina
miracolosa ti guariscono nel corpo e nello spirito,
facendoti risentire integro, al tuo posto di sempre, quasi
al risveglio da un brutto sogno. Ed eccolo, il Materazzi
guarito, ad esibire il fisico asciutto di un atleta mobile
sulle gambe e corretto nel gesto atletico. Contento di
esserci di nuovo.

L’entrata in campo allo scadere si ripete tre giorni dopo
agli ultimi 6’ di Inter-Fenerbahce, in Fiorentina-Inter
(11’ giocati) e in Inter-Lazio (9’), sempre preceduta da
un gran tifo dalla panchina. Il riscaldamento di Matrix
diventa un rituale, il momento più atteso che accende i
cuori dei sostenitori nerazzurri, impazienti di vederlo
alzare e sgambettare felice a bordo campo imbacuccato nella
tuta, con il berrettone nero con il numero 23 calato sulla
fronte e le scarpette dorate ai piedi. Addirittura
raggiante, mi è parso talvolta Materazzi,
“scalpitante” dalla voglia di raggiungere i compagni sul
campo, intento a gustarsi ogni singolo istante di
quell’esperienza che, superato lo spavento, lo rendeva
ancor più caro ai suoi tifosi e lo permeava del loro
affetto. Come se in quei movimenti agili e leggeri
esternasse la liberazione da pesi e paure.

Raggiante anche a dispetto delle contraddizioni del Mancio:
necessitava di mettere minuti nelle gambe, Materazzi, eppure
veniva sempre relegato agli ultimissimi. Immaginate che
putiferio si sarebbe scatenato per Del Piero, Ronaldo & Co?

IL RITORNO A TITOLARE

Materazzi parte finalmente titolare in Inter-Torino del 9
dicembre. Esce dal tunnel dello stadio (e del suo travaglio)
con un caloroso saluto al pubblico, si scalda e prova i tiri
a rete. Rimane in campo 60’, confermando le impressioni
positive suscitate sin dal suo rientro.

L’analisi biomeccanica della sua corsa. Il gesto atletico
di Materazzi è quello di un giocatore integro. La sua
corsa, disinvolta e armoniosa, non tradisce il serio guaio
muscolare sofferto.

Al contrario di tanti campioni “recuperati” a tempo di
record dal luminare di turno, Matrix non presenta
alterazioni dei parametri biomeccanici quali la riduzione
della fase di volo o l’eccessiva verticalizzazione delle
spinte, tipiche delle carenze muscolari e delle
compensazioni post-traumatiche. E neppure deficit nella
coordinazione bacino-gambe o nella fase estensiva della
coscia infortunata, in perfetta sinergia con la sinistra
anche nello skip a ginocchia alte effettuato durante il
riscaldamento.

Le sue sequenze sono dinamiche ed efficaci, in assenza di
asimmetrie: il baricentro della corsa è corretto, l’asse
del busto nella giusta inclinazione, la spinta degli arti
inferiori completa. “Usa” poco quelli superiori, come
accade spesso ai giocatori di calcio.

Il completato recupero funzionale è evidenziato dei
sincronismi delle lunghe leve, agili e decontratte: il
giocatore si produce senza problemi in cambi di frequenze,
rapide accelerazioni e decelerazioni, corsa all’indietro,
scarti in laterale ed elevazioni. Salta all’occhio la sua
mobilità: Materazzi è mobile di caviglie e reattivo nei
piedi. L’impatto sul terreno è morbido e ben
ammortizzato, la spinta sull’avampiede elastica.

Matrix non si disunisce con il passare dei minuti. Dimostra
la consueta padronanza del pallone e degli schemi, avanza a
grandi falcate nell’area avversaria sui calci piazzati e
- segno evidente di salute - non si tira indietro nei
confronti diretti.

Il suo lavoro - e quello dello staff tecnico che l’ha
seguito durante la riabilitazione - meritano un voto molto
alto. Peccato che il giorno seguente i voti dei tre
quotidiani sportivi non vadano oltre un 6,5 e due 6
stiracchiati.

Proseguendo nella cronologia del suo rientro, in PSV
Eindhoven-Inter del 12 dicembre, Materazzi resta finalmente
in campo per tutti i 90’, per ripresentarsi nuovamente
titolare nell’incontro di Coppa Italia Reggina-Inter.

Nel derby del 23 dicembre rileva l’infortunato Samuel al
37’ del primo tempo. Entra a freddo (al punto da dover
proseguire il riscaldamento sul campo durante
l’intervallo) e seppur gravato da un’ammonizione
precoce, neutralizza Kakà e sul finale sventa una seria
minaccia di Nesta davanti alla porta. Contro Siena e Parma,
in ulteriore progresso, risolve delle occasioni pericolose e
avanza sempre più spesso nell’area avversaria. In
Inter-Juve di Coppa Italia del 23 gennaio dimostra la
ritrovata piena forma: svolge un’enorme mole di corsa,
sigilla l’area nerazzurra e moltiplica le puntate
offensive. La sua uscita dopo uno scontro di gioco costa
all’Inter due goal in 6’, entrambi scaturiti da palloni
alti a centro area. A Udine si riconferma al top
neutralizzando Quagliarella e producendosi in preziose
respinte di testa.

EL Niño MUTA IL CLIMA

Il crescendo di Materazzi, titolare a fianco di Cordoba dopo
l’infortunio di Samuel, si interrompe bruscamente con la
pesante doppia ammonizione di Liverpool, comminatagli
dall’arbitro belga De Bleeckere in seguito a due cadute
accentuate del “Niño” Fernando Torres. Per il numero
23 nerazzurro, desideroso di ripresentarsi al pubblico
inglese da Campione del Mondo e di cancellare il vecchio
spettro del Materazzi in rosso, è un momento drammatico.

Come l’omonimo fenomeno tropicale, el Niño muta
repentinamente il clima in casa Inter: l’atmosfera si
surriscalda, su Materazzi si scatena un diluvio di polemiche
e di accuse ingenerose. Nello spazio di una notte, Matrix
passa da eroe nerazzurro a comodo capro espiatorio di
un’eliminazione dalle radici ben più profonde.

Si spegne la spensieratezza sul suo volto. Con sguardo
torvo, assiste impotente dalla tribuna di San Siro al goal
con cui proprio Torres, il suo avversario, infrange le
speranze europee dell’Inter.

Il contraccolpo psicologico sfocia in qualche prestazione
negativa, vedi Napoli-Inter e il duello perso contro Del
Piero (che pur aveva neutralizzato alla grande in Coppa
Italia) in Inter-Juve di campionato. Il momento di crisi gli
costa qualche partenza dalla panchina.

I mass media lo bollano come pensionabile, gli imputano
lentezza e ritardo di preparazione, si sbizzarriscono in
computi avventati del minor numero di goal subiti
dall’Inter con la coppia Cordoba-Samuel. Confronto
improponibile, che non tiene conto del calo generale di
condizione di un’Inter condizionata dagli infortuni, dalle
espulsioni e dal rivoluzionamento degli schemi di
centrocampo, oltre che del minor affiatamento fra compagni e
della conseguente maggior pressione sulla difesa. Per tacere
del subbuglio suscitato dalla vicenda Mancini…

Materazzi sembra, piuttosto, perso in se stesso, imballato
psicologicamente, stordito dalle critiche e dall’astio
piovutogli addosso, oltre che in atteggiamento di difesa
verso l’ondata dei cartellini facili. Disorientato,
insomma. E se è vero che nei confronti diretti appare
appannato nei riflessi, rimane pur sempre inappuntabile nel
gioco aereo e nei lanci-pennello.

Soffre, ma si riscatta. In Inter-Fiorentina è vittima di
un problema al polpaccio, ma resta stoicamente in campo. Un
sacrificio che sfugge a tutti i suoi esimi critici. Chi
scrive si meraviglia addirittura di vederlo rientrare per il
2° tempo. Matrix riduce il volume di corsa, rimane
arretrato in copertura e stringe i denti. Solo dopo aver
accorciato sempre di più la sua bella falcata, sul finire
del 2° tempo, chiede il cambio.

Tiene duro anche in Inter-Lazio di Campionato. Contro il
Cagliari arriva finalmente la prima rete stagionale: un goal
pesante, un’incornata da manuale stile Germania 2006 che
regala 3 preziosi punti all’Inter e manda in delirio San
Siro. Ma in Lazio-Inter, semifinale di Coppa Italia,
rieccolo espulso dopo soli 15’ dall’entrata in campo per
un fallo su Pandev - e squalificato per la finale. E solo
quattro giorni dopo, l’entrataccia su Locatelli, quel
pallone strappato al rigorista designato Cruz e l’errore
dal dischetto, fanno di Materazzi l’eroe tragico di
Inter-Siena. È di nuovo crisi nera. Il gesto estremo e
plateale di impossessarsi del pallone, con il quale cerca
disperatamente di riconquistare un ruolo da protagonista e
la fiducia che sente scemare nei suoi stessi sostenitori,
gli attira le ire furibonde dei tifosi, dei compagni e della
Società. “Materazzi ci ha fatto perdere la partita”,
si legge dal labiale del Presidente Moratti in tribuna.
Sommerso dalle feroci critiche dei mass media, vive
nell’incubo che il suo sbaglio si riveli fatale nella
corsa al 16° Scudetto, festeggiato in sordina e scuro in
volto la domenica dopo a Parma, all’ultima di Campionato.

TUTTI PAZZI PER MATERAZZI

Chi lo osanna, chi lo detesta. È il destino dei personaggi
eccentrici e scomodi come lui, nonostante il suo contributo
alla vittoria mondiale Azzurra. Paradossalmente, tuttavia,
la testata di Zidane e gli attacchi meschini del CT francese
Domenech hanno accresciuto il numero dei suoi simpatizzanti.

Si contano a migliaia i messaggi di affetto che Matrix ha
ricevuto sul suo blog dopo l’infortunio -e non soltanto
dai sostenitori nerazzurri. Il blog che ha rinnovato in
occasione del rientro, per essere più vicino ai suoi
tifosi (www.marcomaterazzi.it).

Quelli che ogni domenica l’acclamano al grido di “Tutti
pazzi per Materazzi”, acquistano i suoi gettonatissimi
gadget personalizzati e lo considerano la loro bandiera
dentro e fuori dal campo.

Anche nel periodo di sosta forzata, Matrix non ha infatti
mai smesso i panni di trascinatore e uomo-spogliatoio in
seno alla squadra. Così risponde sul suo libro agli
ex-detrattori: “In pochi avrebbero scommesso su Materazzi
e invece in tanti dovrebbero farsi un esame di coscienza”.

LA SUA AUTOBIOGRAFIA

Sapevate che Materazzi conserva una maglia di Zidane
nell’armadio dei ricordi? E che dopo la vittoria di
Berlino si è fatto fare una copia della Coppa del Mondo a
grandezza naturale perché la miniatura datagli dalla Fifa
gli sembrava un giocattolo? Che a otto anni faceva il
guardalinee pur di stare su un campo di calcio? E ancora,
che a Trapani allenava i tiri in porta durante gli
straordinari serali alla luce di una lampadina da 60 watt?

Sono solo alcune delle curiosità contenute in “Una vita
da guerriero”, l’autobiografia scritta con i giornalisti
Roberto de Ponti e Andrea Elefante (Ed. Mondatori), che si
apre con la confessione delle sei parole dette a Zidane
durante la finale mondiale. Sei parole che, insieme alla
successiva celeberrima testata, sono assurte a un “casus
belli”, in un parossismo di interpellanze parlamentari e
interventi politici che hanno coinvolto dalle alte cariche
dello Stato francese a Fidel Castro. Un “caso
planetario” che ha rischiato di “scatenare una guerra di
religione”, divenuto appannaggio di moviolisti, esperti
nella lettura del labiale e vignettisti, fino ad arrivare ai
botti di fine anno. Quel che Materazzi definisce “gogna
mediatica”, puntualizzando: “Io non sono soltanto quelle
sei parole”.

Ai primi di aprile, la vittoria morale: davanti all’Alta
Corte di Giustizia di Londra, Materazzi riceve le pubbliche
scuse del tabloid inglese Daily Star, reo di avergli
attribuito, in quell’occasione, accuse razziste rivelatesi
del tutto infondate. Seguono, a fine maggio, le scuse del
Sun.

Matrix si racconta in 23 capitoli: 23 come il suo numero di
maglia, ispirato all’idolo Michael Jordan e legato ai
più importanti avvenimenti della sua vita. Ne emerge un
ritratto parecchio distante dall’immagine di rozzo
spaccagambe di cui gode.

Incentrato sulla vicenda umana di Marco, il libro ne narra
la difficile infanzia, segnata dalla perdita precoce della
madre e dal doloroso vuoto rimastogli dentro, e la
giovinezza, costellata di pesanti sacrifici familiari e
sportivi: dure prove che l’hanno temprato e fatto crescere
in fretta. È la storia di un figlio d’arte scomodo
consigliato di darsi al basket, di una lunga gavetta sui
campi accidentati del sud contro avversari con il doppio dei
suoi anni “che non avresti mai voluto incontrare in un
vicolo buio” e contro i pregiudizi che da sempre gravano
sulle sue spalle, “che sono abbastanza larghe e hanno
imparato a sopportare”.

Il racconto calcistico si intreccia con quello della sua
famiglia, composta dalla moglie Daniela e dai figli
Gianmarco, Davide e Anna, e spazia dai trionfi più
esaltanti alle sconfitte più cocenti, dalle figure dei
maestri che l’hanno aiutato a crescere come calciatore e
come uomo al simbolismo dei suoi tatuaggi. Materazzi parla
della sua fame di successo, dei suoi momenti di crisi
profonda, delle trappole tesegli per metterlo in croce. Il
tutto, senza trascurare l’autocritica sui suoi errori:
quelli che, come lo schiaffo a Bruno Cirillo, gli sono valsi
l’etichetta di “cattivo” e il rimprovero che più lo
fa arrabbiare: sentirsi definire “il solito Materazzi”.

Ma sotto la corazza, il guerriero nasconde un cuore
sensibile. È sorprendente quante lacrime confessi, il
“duro”: lacrime di dolore, di gioia dopo lo Scudetto di
Siena e sul campo di Berlino, lacrime e urla di rabbia negli
spogliatoi il 5 maggio. Lacrime di bambino e di adulto che
hanno accompagnato la sua vicenda umana.

Si alternano aneddoti divertenti e drammatici. Spassosi
quelli del Mondiale: l’abbraccio all’arbitro Archundia
dopo il goal di Grosso alla Germania, il gavettone di birra
al Presidente Napolitano negli spogliatoi, lui che se ne va
dai giornalisti con un “ciao” suonando a tutto volume
“Notti magiche”. Per non parlare di quella volta che,
per l’emozione, regala a Valentino Rossi una maglia di Rui
Costa anziché la propria.

Commovente, per contro, il ricordo della visita in ospedale
a Facchetti con in mano la Supercoppa Italiana appena vinta,
con il grande Cipe a reggersi alle sue spalle mentre gli
viene preso il calco del piede da esporre al Fifa Award.

Se mi è concessa un’osservazione, Matrix - o chi per lui
- ha calcato un po’ troppo la mano nel romanzare certi
riferimenti familiari nel contesto prettamente calcistico,
che rischiano di snaturare il guerriero (e interessano ben
poco al lettore). Personalmente, all’excursus sul cambio
dei pannolini durante il racconto di una partita del
Mondiale, preferisco l’entrata a gamba tesa di troppo…

NAZIONALE AZZURRA: IL TRIONFO DI BERLINO

Materazzi esordisce in Azzurro a Perugia, il 25 aprile 2001,
nell’amichevole Italia-Sudafrica (1-0).

È Castagner, suo allenatore al Perugia, a consigliarlo a
Trapattoni. Ai Mondiali ’02 di Corea-Giappone, non ha
fortuna: si vede annullare una rete validissima contro la
Croazia per sospetto fuorigioco e l’Italia, complice il
pessimo arbitraggio dell’arbitro Moreno, esce di scena
agli ottavi contro la Corea del Sud. Agli Europei portoghesi
del 2004, la Nazionale del Trap viene eliminata nella prima
fase.

Ai Mondiali di Germania 2006, Materazzi è l’eroe di
Berlino. E certamente non solo per l’episodio della
testata di Zidane nella finale Italia-Francia. Partito come
riserva, esordisce nel match contro la Repubblica Ceca
rilevando l’infortunato Nesta al 17’ del 1° tempo. Al
26’, su corner di Totti, mette a segno la sua prima rete
in Azzurro. È il goal che regala all’Italia il passaggio
agli ottavi di finale e che gli frutta l’elezione a “Man
of the Match” da parte della Fifa. Per inciso, era dai
tempi di Cabrini (Spagna ’82) che un difensore italiano
non andava in goal in un Mondiale. Dopo il cartellino rosso
rimediato contro l’Australia e la relativa squalifica
contro l’Ucraina, Matrix rientra alla grande nella
semifinale contro la Germania, ricostituendo la solida
coppia difensiva centrale Materazzi-Cannavaro.

Nella magica notte del 9 luglio, in un’altalena di
emozioni, provoca dapprima il rigore che porta al temporaneo
vantaggio della Francia, poi insacca di testa la rete del
pareggio e trasforma il 2° dei 5 calci di rigore che
sanciscono la vittoria mondiale dell’Italia.

Complessivamente, Materazzi ha disputato 41 partite in
Azzurro, segnando 2 goal decisivi che gli sono valsi il
titolo di capocannoniere italiano dei Mondiali ’06 ex
aequo con Luca Toni.

DALL’OLIMPO DELLA GLORIA ALLA POLVERE PIU’ AMARA

Materazzi si dichiara carico al massimo per rilanciarsi in
Azzurro ad Euro 2008. Dalla sera di Budapest, in Nazionale
ha all’attivo un solo tempo nell’amichevole disputata in
marzo contro la Spagna. In realtà, il suo torneo dura
soltanto i primi 54’ dell’incontro d’esordio
Italia-Olanda e si spegne mestamente in panchina dopo una
desolante prestazione. Schierato in coppia con Barzagli,
Matrix appare completamente nel pallone: è fermo sulle
gambe, non chiude, perde il tempo e non affronta Van
Nistelrooy. Sulla prima rete di quest’ultimo non
intercetta il pallone, rimanendo fermo come tutta la difesa.
Sul 2-0 di Sneijder, tarda clamorosamente a rientrare da un
calcio piazzato nell’area avversaria lasciando via libera
al contropiede olandese nell’area italiana sguarnita.

”Materazzi no!”, titola Tuttosport. E via con
”Materazzi-Barzagli, una serata da incubo” (Il Corriere
della Sera), “Materazzi crolla, Toni delude”
(Repubblica); “Materazzi è un flop” (Corriere dello
Sport), “Materazzi, rissa sfiorata con l’arbitro (QN).

Nelle analisi si legge che Materazzi è “l’ombra di se
stesso”, “perso per il campo”, “sempre in ritardo,
sempre in affanno”. Si legge che “sbanda
paurosamente”, “annaspa nei recuperi”, “insegue
penosamente Van Nistelrooy”, che “la grinta ormai è
una maschera”, che è “patetico il suo arrancare”,
che “gli attaccanti gli sfuggono senza pietà” e
ancora, che “pur di toglierlo dal campo, Donadoni
rivoluziona la difesa”. Il tutto, condito da aggettivi del
calibro di “impresentabile”, “imbarazzante”, “da
paura”, “pensionabile”, “lento 34enne”,
“impalato e umiliato”, “fisicamente ossidato”, fino
a “ragazzo fragile”. L’opposto di un guerriero,
l’opposto del ritratto della felicità di fine 2007. Chi
frequenta Casa Azzurri lo descrive malinconico, depresso e
isolato dal gruppo. Riecco, ancora una volta, le antitesi
del personaggio.

Sull’eroe di Berlino cala un silenzio quasi irreale, rotto
soltanto dal concerto di fischi all’annuncio del suo nome,
relegato fra le riserve, prima dell’incontro con la
Francia. Materazzi manca il tanto atteso rendez-vous con i
transalpini per la terza volta di fila - questa volta per
scelta tattica - dopo due precedenti forfait per squalifica
e infortunio. E stavolta, dopo la vittoria, lo striscione
“grazie Marco” è per Van Basten.

Il Sito Ufficiale dell’Inter continua a parlare
dell’Italia di Matrix”, ma Matrix rimane in panchina
fino al capolinea di Italia-Spagna, in cima alla lista dei
bocciati. Dal trionfo al tonfo. Per stampa e commentatori
TV, che solo pochi mesi fa ne auspicavano il rientro in
Nazionale come pedina irrinunciabile, Materazzi è un
giocatore finito, per età e condizioni fisiche.

Un convincimento innescato, secondo chi scrive, dai richiami
ossessivi all’infortunio di Budapest, che hanno ormai
permeato - e distorto a suo sfavore - la visione e la
valutazione tecnica di giornalisti, tifosi e osservatori
poco preparati, ormai portati ad ignorarne le prestazioni
positive e ad amplificarne ogni più piccolo errore,
riconducendolo regolarmente ai presunti postumi fisici di
quell’incidente o, nella migliore delle ipotesi, al
ritardo di condizione. Disamine tecniche alquanto opinabili
ma di forte presa sull’opinione pubblica, che rischiano di
creare attorno a Matrix un convincimento di inaffidabilità
e di sfiducia destinato ad insinuarsi in lui stesso.

PER LUI LA GUERRA NON È MAI FINITA

Chi scrive è persuasa dell’integrità fisica di
Materazzi; il volume di corsa che compie, il ruolo di
titolare subito riconquistato e sostenuto dopo
l’infortunio di Samuel (il tedesco Christian Ziege, per
una sindrome compartimentale, rimase fuori 10 mesi,
infortunandosi poi a ripetizione), così come il tempismo e
la potenza delle sue gambe negli stacchi in elevazione, non
mentono. Né mente, purtroppo, lo sguardo insicuro e
impaurito del n° 23 nerazzurro, come bloccato da un
“male oscuro“.

Ora, all’Inter arriva Mourinho e per giocarsi un posto da
titolare urge scrollarsi di dosso l’etichetta di
“rotto” e di inaffidabile. Servono grinta, coerenza e
“attributi”. Non servono i polsini dedicati, le
magliette con gli auguri, i tatuaggi arrabbiati, i racconti
di gambe parlanti, la forzatura parossistica dell’immagine
di “tenerone”. Serve, anzi, abbandonare
l’esteriorità inutile e provocatoria che l’ha più
volte tradito ed essere soltanto un atleta. Serve, infine,
tutt’altro rapporto con i mass media.

E se i rientranti Cordoba e Samuel vengono dati per titolari
certi al centro della difesa, è bene ricordare che, dopo i
rispettivi interventi ai crociati, i punti di domanda sulla
ritrovata integrità fisica riguardano soprattutto loro.

“Cercherò anche stavolta di rialzare la testa e guardare
avanti” aveva scritto Materazzi sul suo blog dopo il
rigore sbagliato contro il Siena. Matrix deve crederci
ancora, contro tutto e contro tutti. Per lui, il guerriero,
le battaglie non finiscono mai.

FUOCO DI FILA: 12 DOMANDE A MARCO MATERAZZI

La tua prima auto: una Golf

L’ultimo libro letto: “I complici” (Ed. Fazi)

Il film che più ti è piaciuto: “Il Gladiatore”

L’attore preferito: Brad Pitt

La band preferita e la musica che ascolti: U2 e genere hip
hop

Il piatto e la bevanda: pasta al sugo e Redbull

Altri sport praticati: basket

Il tuo hobby: seguire il Moto GP

Mare o montagna? Mare

Vino o birra? Birra

L’avversario che ammiri di più: Thierry Henry

Quello che temi di più: sempre Henry


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