Ecco la storia di tutti gli scudetti dell’Inter - Diciassette scudetti, diciassette storie: raccontiamo gli aspetti più curiosi dei campionati vinti dall’Inter dal 1910 a oggi

17/mag/2009 00.54.00 SoloCalcio - Partite Calcio Gratis Contatta l'autore

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1) 1909-1910 DIECI GOL AI BAMBINI — Anche se il campionato a girone unico nacque definitivamente nel 1929-30, c’era stato un unico esperimento di torneo senza eliminatorie regionali nel 1909-1910. Era in realtà un piccolo campionato all’italiana con dieci squadre, di cui quattro milanesi: il Milan, l’Us Milanese, l’Inter e l’Ausonia Gorla Primo, un centro alla periferia di Milano che nel 1923 venne annesso alla città. L’Inter, che era stata fondata nel 1908, conquista il primo scudetto dopo aver concluso il campionato a pari punti con la Pro Vercelli. Si rende necessario lo spareggio, fissato il 24 aprile. Quel giorno inspiegabilmente era in programma un’amichevole della Nazionale militare composta in gran parte da giocatori della Pro Vercelli. Vana la richiesta di spostamento della data dello spareggio: i vercellesi, per prostesta, mandano in campo una squadra composta da ragazzini di 11 anni. E l’Inter si aggiudica il suo primo scudetto vincendo lo spareggio a Vercelli per 10-3.

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2) 1919-1920 L’ARBITRO VICEPRESIDENTE — Ve lo immaginate Ghelfi, attuale vicepresidente dell’Inter, che arbitra una semifinale scudetto tra due rivali dei nerazzurri? Nel 1920 è successo. Fu un campionato a gironi, talmente lungo che la Federazione decide, per abbreviare i tempi, che per stabilire una delle finaliste (l’altra era il Livorno) si sarebbe ricorso ad un triangolare fra Inter, Juve e Genoa. La sfida tra Juve e Genoa viene arbitrata da Varisco, vicepresidente dell’Inter e capo degli arbitri, che favorisce la Juve, che vince a Milano 3-2. Inter-Juve si gioca a Genova col pubblico furibondo contro i bianconeri, vince l’Inter 1-0 e col pareggio (1-1) col Genoa va in finale. E vince lo spareggio di Bologna contro il Livorno 3-2 e si aggiudica il secondo scudetto.
3) 1929-30 WEISZ DA MEAZZA AD AUSCHWITZ — È il primo vero campionato a girone unico del calcio italiano, le squadre al via sono 18 e rappresentano tutta l’Italia. L’allenatore dell’Inter è Arpad Weisz, figlio di due ebrei ungheresi, che nell’Inter aveva giocato nel 1925-26. Diventato allenatore della squadra nerazzurra, che aveva cambiato il nome in Ambrosiana, Weisz scopre un ragazzo di 17 anni, si chiama Giuseppe Meazza e lo fa esordire in prima squadra. In quel campionato il Balilla, come era soprannominato, vince la classifica dei cannonieri con 31 gol. Weisz, che poi vinse altri due scudetti alla guida del Bologna nel 36 e nel 37, morirà ad Auschwitz nel 1944, dopo essersi rifugiato prima a Parigi e poi in Olanda per sfuggire ai nazisti. Fatale per lui e la sua famiglia l’occupazione tedesca dei Paesi bassi.
4) 1937-38 MEAZZA E LE CASE CHIUSE — Sembrava la Juve destinata a vincere lo scudetto, dopo essersi aggiudicata il confronto diretto con l’Ambrosiana. I bianconeri invece perdono in casa col Liguria alla penultima giornata e l’Ambrosiana fa il sorpasso, mettendo al sicuro lo scudetto con la vittoria di Bari all’ultima giornata. Sono ancora i gol di Meazza, capocannoniere con 20 reti, a far volare i nerazzurri. Con qualche brivido. 14 novembre 1937, Milano, interisti e juventini sono già allo stadio, manca solo Meazza. La sera prima aveva fatto le ore piccole in una casa chiusa. I dirigenti interisti domenica lo trovano a casa che dorme. Lo svegliano, lo portano allo stadio, sono già le 14. Gli infilano la maglia numero 9. Meazza segna i due gol della vittoria interista. Solo che non sopportava i ritiri prepartita.
5) 1939-40 IL TRIONFO E LA GUERRA — Fedele alla regola dei dieci anni, l’Ambrosiana si aggiudica anche lo scudetto del 1940 dopo aver vinto nel 1910, nel ’20 e nel ’30. Il campionato (per la prima volta i giocatori portano il numero sulla maglia) è un lungo testa a testa col Bologna, che aveva conquistato il titolo nella stagione precedente. I nerazzurri devono fare a meno di Meazza che giocherà poche partite a causa del “piede freddo” così era chiamata l’occlusione dei vasi sanguigni. Decide tutto il confronto diretto all’ultima giornata: i nerazzurri si presentano con un punto di vantaggio sul Bologna. A San Siro quel 2 giugno saranno in 40 mila. Decide un gol a volo di Ferraris, ma l’Ambrosiana prende anche tre pali. Otto giorni dopo Mussolini da palazzo Venezia annuncia di aver dichiarato guerra alla Gran Bretagna e alla Francia.
6) 1952-53 CATENACCIO E VELENO — L’Inter deve attendere tredici anni prima di riconquistare lo scudetto. In panchina c’è Alfredo Foni, campione olimpico a Berlino nel 36 e mondiale a Parigi nel 38. è ritenuto uno dei padri del catenaccio: la difesa dell’Inter è difficilmente battibile, prende 24 gol di cui 5 nelle ultime tre partite, che i nerazzurri perdono a scudetto ormai vinto. Ci sono le parate di Ghezzi, l’estro di Skoglund e Nyers, ma c’è anche Benito Lorenzi, che era all’Inter dal 47-48 e vi resterà fino al 1958. Il soprannome Veleno glielo aveva dato la madre. E in campo Lorenzi ne combinava tante. Quando Nyers sbaglia un gol, Lorenzi lo colpisce e l’ungherese esce dal campo. Viene richiamato e segna: stavolta è Nyers a inseguire il compagno per restituire la botta. Il suo capolavoro in un derby col Milan: Lo Bello fischia un rigore dubbio per i rossoneri, Lorenzi, approfittando della confusione per le proteste nerazzurre, si fa dare un limone dal massaggiatore e lo piazza vicino al pallone. Cucchiaroni tira altissimo, con i milanisti furibondi. Solo Charles non si scompone alle provocazioni di Lorenzi, che in una partita con la Juve insulta la regina d’Inghilterra, il centravanti bianconero risponde: "Non è la mia regina, sono gallese".
7) 1953-54 NYERS, CONDONO E RICOMPENSA — Foni rinuncia al catenaccio e l’Inter rivince lo scudetto con un punto di vantaggio sulla Juventus e il miglior attacco del campionato. Ad inizio di stagione scoppia il caso Nyers. Il presidente Masseroni voleva mandarlo via perché non aveva restituito a tempo debito un prestito di sei milioni concessogli dalla società. Peppino Prisco, indimenticabile vicepresidente interista, allora dirigente, si oppone. Convince i dodici membri del consiglio direttivo (Masseroni astenuto) a confermare Nyers, sottoscrivendo un premio di sette milioni. E gli altri sei, sbottò Masseroni? Glieli condoniamo, risposero i dirigenti. La domenica successiva, 1 novembre, Nyers ricompensa i dirigenti dell’Inter nel modo migliore: segna nel secondo tempo i tre gol della vittoria nerazzurra nel derby col Milan.
8) 1962-63 DECIDE MAZZOLA — Finalmente scudetto per l’Inter di Herrera, che Moratti aveva ingaggiato due stagioni prima. Ed erano stati due campionati in cui l’Inter era stata rimontata. Stavolta sono i nerazzurri a rimontare. Decide il confronto diretto a Torino con la Juve. È il 28 aprile, quart’ultima giornata. Emoli difensore juventino, alludendo a Mazzola, dice al suo compagno Salvadore: "Attento a questo ragazzino, altrimenti si mette male". E Salvadore: "Non ti preoccupare, lo conosco". Passano due minuti, Corso fa filtrare un pallone nell’area juventina, Mazzola ferma col sinistro e con il destro lascia partire un diagonale che batte Anzolin. E il gol scudetto. Emoli rincorre Salvadore: "Meno male che lo conoscevi…". Herrera tra le chiavi dello scudetto si attribuisce il merito di aver scelto Mazzola al posto di Maschio, anche se Moratti insisteva per quel ragazzo, che aveva debuttato nel famoso 9-1 per la Juve nel 61, e che l’anno dopo aveva giocato soltanto una volta. "Non dirà che non è maturo?" disse un giorno il presidente al mago e la domenica dopo Mazzola segnerà il suo primo gol a San Siro. E il 28 ottobre 1962.
9) 1964-65 PICCHI, LEADER DELLA RIMONTA — Nella stagione precedente l’Inter ha vinto la coppa campioni contro il Real Madrid e perso lo scudetto nello spareggio col Bologna. E le cose si mettono male anche in questo campionato. 15 novembre 1964, il Milan travolge l’Inter nel derby, 3-0 con due gol di Lodetti e uno di Amarildo e il vantaggio rossonero è di cinque punti. Non si risparmiano colpi sotto gli occhi di Lo Bello. A fine partita Picchi, portandosi dietro Suarez, entra nello spogliatoio del Milan e si mette d’accordo per andare a cena con i rossoneri Ferrario e Radice. Il vantaggio rossonero salirà a sette punti alla seconda di ritorno, ma poi inizia la gran rimonta dell’Inter, che conquisterà lo scudetto all’ultima giornata. Picchi è diventato talmente leader dei nerazzurri che si lasciano guidare da Armando anche negli investimenti in borsa. Con una personalità così forte, lo scontro con Herrera è inevitabile. Nella stagione successiva l’Inter era sotto in casa col Vicenza (1-2), Herrera manda il massaggiatore Della Casa in campo per dire a Picchi di far spostare le marcature di Burgnich e Guarneri, il capitano annuisce ma non cambia nulla. Herrera rimanda Della Casa a bordo campo a trasmettere l’ordine, si sente un urlo di Picchi. E il massaggiatore spiega al tecnico: "Mi ha detto vaffanculo te ed Herrera". E l’Inter vinse 3-2.
10) 1965-66 IL RECORD DI FACCHETTI — L’Inter conquista il suo decimo scudetto e Facchetti in quella stagione segna 10 gol, il suo massimo in un campionato. Eppure all’inizio l’Inter aveva qualche perplessità su questo ragazzo di Treviglio. Facchetti gioca a 18 anni tre partite nel campionato 1960-61, ma l’Inter cerca un terzino fluidificante, come si diceva allora. La scelta cade su Vittorio Calvani della Reggiana, 22 anni da compiere. Herrera vuol provarlo nell’amichevole del 21 giugno col Fluminense, nella quale verrà presentato al pubblico interista Luisito Suarez. Invece per colpa di un callo al piede maldestramente tolto con una lametta dal massaggiatore della Reggiana un mese prima, Calvani si presenta a San Siro con una ciabatta. La ferita si era infettata dopo che il buon Vittorio aveva giocato qualche partita con un ditone così e una scarpa di misura più grande. “ Che ci fa questo con la ciabatta ?” urla Herrera. E per Calvani addio Inter, che insiste su Facchetti, anche se nella stagione successiva (61-62) Giacinto è ancora riserva e giocherà quindici partite. Soltanto nel 62-63 con Facchetti e Mazzola titolari dall’inizio campionato, l’Inter vince lo scudetto. Ma se non ci fosse stato il callo di Calvani…
11) 1970-71 TUTTI CONTRO HERIBERTO — L’Inter aveva scelto Heriberto Herrera, che nel 66 alla guida della Juve aveva soffiato lo scudetto ai nerazzurri. Dopo un secondo posto, Heriberto si presenta in campionato con un’Inter che non lo vuole, che non gradisce i suoi metodi duri. Sono soprattutto gli anziani a fargli la guerra. Quattro punti nelle prime quattro giornate, poi il crollo nel derby: 3-0 per il Milan. All’indomani, è il 9 novembre, il presidente Fraizzoli mette a disposizione il suo incarico se qualcuno volesse rilevare la società. Ed esonera Heriberto con un singolare comunicato: "la squadra è temporaneamente affidata a Giovanni Invernizzi". Basta leggere le dichiarazioni dei giocatori per capire chi lo ha fatto fuori. Corso: "Il licenziamento s’imponeva", Jair: "Ci voleva sono più che contento". E così Robiolina Invernizzi, così soprannominato perché la sua famiglia è quella dei celebri formaggi, rimette l’Inter in piedi. Col tecnico i più anziani stilano una tabella scudetto contro ogni pronostico. Inverinizzi reintegra in squadra Bedin e Jair, smorza la rivalità Mazzola-Corso, sposta Burgnich a libero, lancia Oriali e Bordon. Ed è scudetto dopo una gran rimonta e con due giornate di anticipo
12) 1979-80 LA CAMMINATA DI BERSELLINI — Al suo terzo campionato all’Inter Eugenio Bersellini vince lo scudetto: c’è l’estro di Beccalossi, i gol di Altobelli. Bersellini ha la fama di duro: una volta fa stare Beccalossi da solo in ritiro ad Appiano Gentile. L’Inter vince lo scudetto con tre punti sulla Juventus, rimanendo in testa dall’inizio alla fine, ma Bersellini non era uno che si accontentava. Dopo la conquista del titolo dichiara: "Non è che sia soddisfatto in pieno di quello che ha fatto la mia squadra, Mi riferisco agli schemi, alla confusione sulle palle morte, quelle su punizione o su corner. Giocavamo meglio un anno fa, quando l’esperienza finiva col fregarci…". Ma è talmente contento che per festeggiare lo scudetto parte a piedi col preparatore atletico Armando Onesti da Milano per arrivare a Fontanellato, a due passi da Borgo Val di Taro, il suo paese, 120 km. in tutto. La camminata inizia alle 22,30 per concludersi l’indomani pomeriggio. Tutto bene fino alla pausa di Fiorenzuola, poi l’ennesimo brindisi con lo champagne. "Non vi dico come siamo arrivati" confesserà Bersellini
13) 1988-89 IL RECORD CON PELLEGRINI — È l’Inter dei record, quella di Trapattoni. Domina il campionato dall’inizio alla fine, vince a quota 58, mai raggiunta con i due punti per vittoria, è già campione con quattro giornate di anticipo e 9 punti sul Napoli, che batte il 28 maggio a San Siro 2-1, decisiva la punizione di Matthaus. Sarà l’unico scudetto di Ernesto Pellegrini, diciassettesimo presidente dell’Inter che guida per 11 anni. Tifoso dell’Inter fin da bambino, marinava la scuola per vedere Skoglund il lunedì dal lustrascarpe, Ma quante sofferenze prima dello scudetto record. Inorridisce quando un dipendente nerazzurro rappresenta la società al funerale di un noto sportivo in camicia, ricompra dal Milan Collovati per 4 miliardi dopo averlo perso alle buste (era in comproprietà con la società rossonera). Ha anche una lite con Fraizzoli, il suo precedessore, che invita a non seguire più l’Inter in trasferta dopo Ivanhoe si era lasciato andare a confidenze con i giornalisti sulla famosa lattina col Borussia. Qualche anno dopo lo scudetto, chiama Marcello Lippi per offrirgli la panchina dell’Inter, lo invita a casa, la moglie sottopone il tecnico alla prova grafologica. Sembra tutto ok, ma Pellegrini prende tempo e Lippi va alla Juve.
14) 2005-2006 CI VOLEVA MANCINI — È stato il primo scudetto assegnato per lo scandalo. L’Inter saprà di essere campione d’Italia soltanto il 26 luglio per la retrocessione della Juventus e la penalizzazione del Milan, che si erano piazzate davanti ai nerazzurri. "Lo scudetto della correttezza" disse Facchetti a chi rinfacciava agli interisti di non aver vinto sul campo. È il secondo campionato in nerazzurro di Roberto Mancini, che fa arrivare Julio Cesar e Figo. Mancini da giocatore era stato lanciato in prima squadra a Bologna da Burgnich quando aveva 16 anni, ma è nella Sampdoria che Mancini diventa grande conquista lo scudetto. Da allenatore nell’Inter ne conquista tre di seguito: non c’è riuscito nessun altro allenatore. E la sua percentuale di vittorie è del 61,94 per cento, più alta di quella di Herrera, secondo solo a Fossati, allenatore del primo scudetto. "Molti la chiamano Inter, io preferisco chiamarla Internazionale: un nome, un obiettivo" ha scritto sul suo sito. Ma in Champions è un’altra storia
15) 2006- 2007 IBRA E I PRIMATI — Quando mancano gli avversari (Juve in B, Milan, Fiorentina e Lazio penalizzate) si può competere con se stessi. L’Inter vince con 5 giornate di anticipo come Torino (47-48) e Fiorentina (55-56), con 22 punti di vantaggio sulla seconda, nessuno in Europa vince il campionato con 30 vittorie, 7 pareggi e una sconfitta, meglio dell’Inter dei record di Trapattoni. Dalla Juve retrocessa arrivano Viera e Ibrahimovic, che al suo arrivo in nerazzurro dichiara: "Da piccolo tifavo Inter, ma gli scudetti vinti con la Juve li sento miei". Quando era all’Ajax e non aveva compiuto 21 anni, dissero di lui: "è il Van Basten del terzo millennio". La società olandese lo aveva acquistato dal Malmoe per 20 miliardi nel 2001. "Mi volevano tante squadre –disse allora Ibra – tra cui l’Inter, ma ho scelto l’Ajax perché si prende tanta cura dei giovani".
16) 2007-2008 CHIVU ALL’ASTA SU EBAY — E' destino che l’Inter debba festeggiare lo scudetto lontano dai propri tifosi. Non assapora la festa a casa dal 28 maggio 1989, quando l’Inter-record di Trapattoni vinse a San Siro contro il Napoli. Stavolta lo farà a Parma, all’ultima giornata dopo aver sciupato cinque punti di vantaggio sulla Roma. Pochi i ritocchi alla squadra dell’anno prima: arrivano Suazo e Jimenez, ma l’acquisto più importante è quello di Chivu, che era stato compagno di Samuel alla Roma e di Ibra all’Ajax. La Roma riceve offerte da Real Madrid e Barcellona, ma il difensore vuole andare soltanto all’Inter. E verrà accontentato. Ma quando a Roma circola la notizia della cessione di Chivu, un tifoso mette ironicamente all’asta il cartellino del giocatore su Ebay. E in cinque giorni arriva a sei milioni di euro, ma le offerte vengono fatte terminare un giorno prima della scadenza.
17) 2008- 2009. QUARESMA, 18 MILA EURO AL MINUTO — In una stagione dominata dall’inizio ci può stare anche un acquisto sbagliato. Quello di Quaresma, fortemente voluto da Mourinho e concluso all’ultimo giorno di mercato, è tra questi. All’Inter è costato 20 milioni di euro più il cartellino di Pelè. "Con Quaresma non ho più alibi, Moratti mi ha dato quello che ho chiesto. Ricardo può giocare ad ala destra, ad ala sinistra, in panchina e in tribuna…" ha detto il tecnico alla presentazione di Quaresma. Il suo bilancio all’Inter: 13 presenze in campionato, 6 in Champions, 1075 minuti giocati. All’Inter ogni minuto di Quaresma è costato 18.604 euro.

Giuseppe Bagnati

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