Intervista a Nicola Furlan - Australia solo Andata - Lega Italiana Touch Rugby

28/apr/2012 22.36.17 Lega Italiana Touch Rugby Contatta l'autore

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Intervistiamo oggi Nicola Furlan, rugbysta italiano di Udine, che per studio e scelta personale si e’ trasferito in Australia a confrontarsi con l’alto livello rugbystico della “terra dei canguri”.
Nicola è cresciuto rugbysticamente nelle giovanili del Rugby Pordenone. Si è spostato a 19 anni a Udine nella rosa della “vecchia” serie A. Qualche stagione a meta’, vari infortuni e poi ancora un anno a Udine prima del salto nell’emisfero opposto.

Massimo. Nicola, come sei finito in Australia?
Nicola. Ho terminato la laurea magistrale in scienza dello sport ma sentivo il desiderio di continuare a studiare a tempo pieno..Il passo successivo solitamente è un dottorato di ricerca dove si analizza nello specifico una tematica, un problema o un preciso argomento. Dato l’interesse per il sevens-a-side che coltivo da anni e complice l’entrata nel programma olimpico a Rio 2016, ho scritto le basi per un progetto relativo all’energetica e al modello prestativo di tale disciplina.

Ad una richiesta di ulteriori spiegazioni Nicola tranquillamente spiega:

N. Si tratta di valutare il dispendio energetico di giocatori impegnati in una competizione sevens. Qualcosa di simile è già stato fatto in passato con il rugby a 15 ma con un approccio puramente descrittivo, non del tutto corretto (anche frutto del deficit tecnologico di qualche anno fa) ed in alcuni casi con pochi atleti. Il mio lavoro si basa sugli studi di un mio professore sull’energetica e sulla loro applicazione pratica. Oltre ad ottenere informazioni utili ad atleti, coah e preparatori fisici, anche gli organizzatori possono trarre benefici avendo una migliore comprensione di quello che succede in un torneo sevens.
Fatta la proposta alla mia università ho dovuto scontrarmi con la realtà dei fatti: diversi progetti erano in fase di avvio, risorse e interessi sarebbero quindi stati destinati ad ambiti diversi dal topic che mi interessava.

M. Quindi?
N. Quindi ho deciso di fare un’esperienza all’estero. In Australia, in ambito rugbystico, lavorano da anni con GPS e quant’altro ed avendo un contatto sul posto, un professore universitario, ho scelto questo paese.

M. Com’è stato l’impatto con la “terra dei canguri”?
N. Beh, sono arrivato che qui era estate e nonostante il viaggio lunghissimo il clima mi ha agevolato il cambio. In realta’ abbiamo iniziato a parlare del mio progetto via mail qualche mese prima della partenza ed al terzo giorno dal mio arrivo ero già “on the pitch” ad un camp giovanile organizzato dall’ARU (Rugby Union Australiano) a prendere dati con i GPS. Apprendistato ottimo anche dal punto di vista tecnico. C’erano tecnici anche da Cristchurch: uno di loro è il responsabile dell’attività rugbystica nella high school che hanno frequentato Dan Carter ed un’altra quarantina di AB’s.

M. Erano li per… studiare gli avversari?
N. Ahaha, no! Si sa che in campo si formano amicizie che vanno oltre le bandiere. E’ una questione di contatti che non terminano solo perchè si cambia team. Ho conosciuto anche il pilone dei Warathas e della nazionale Benn Robinson, che conserva un ricordo particolare dell’Italia e specialmente di Castro al terzo tempo.

M. Ed oltre a monitorare il rugby, hai trovato un club dove giocare?
N. Si, il team con cui mi sto allenando si chiama Blues, dicono sia uno tra i migliori club qui nei dintorni. Mi piace come è organizzato l’allenamento: un’ora e mezza passa molto velocemente. Ci sono diversi fijiani e anche qualche altro studente internazionale. Nonostante il club abbia tre squadre (grades) siamo però solo in una trentina ad essere sempre al campo.
Qui i campionati sono diversi, ogni area zonale ha il suo torneo (Country Rugby) mentre il Shute Shield di Sydney è il campionato più prestigioso, insieme al Premier Rugby di Brisbane.. e poi c’e’ ovviamente il Super XV! Il Country Rugby è però decisamente di livello inferiore rispetto al Premier Rugby di Sydney o Brisbane.

M. Ora parliamo un po’ di touch e di touch rugby?
N. Yes, mate!
M. Come sei venuto in contatto con il toccato?
N. Il mio supervisor qui all’università, gioca in una squadra mista. Praticamente è la prima attività fisica che ho fatto qui in Australia (escludendo le interminabili scollinate in bicicletta per raggiungere l’uni). Mi ha chiesto se avevo mai giocato a touch…
M. …e tu?
N. ovviamente ho risposto “Sure! I like touch rugby!”. Lui mi guarda stranito e mi fa: “rugby? it’s touch football. No tackle. No rugby.”
Effettivamente mi ha fatto pensare..E poi è decisamente un altro sport, anche se molti giocatori di league e union lo praticano quando il campionato è fermo. I tornei però sono disputati sotto regolamento FIT (in Italia e’ portato avanti da Italia Touch ex touch rugby italia, NdR) quindi nessun coinvoglimento di carattere rugbystico.

M. Al contrario della situazione italiana in cui il regolamento della IRB (quindi del RUGBY) viene confuso con il touch FIT perché entrambi vengono chiamati touch rugby.
N. In molti tornei estivi in Italia ho visto persone giocare a touch come se giocassero a rugby..in realtà non c’è alcun muro da sfondare, è un gioco di rapidità fatto di finte e intelligenza tattica. Forse delle modifiche opportune al regolamento potrebbero delineare meglio le differenze, rendendo quello IRB più “rugbystico”..ma so già che ci state lavorando.
M. Non e’ un po’ troppo perché sia uno sport per tutti?
N. Beh, troppo non credo, qui a touch giocano senior, ragazzini, ragazze e anche over 40 proprio perché..non e’ rugby. Il touch rugby IRB può essere comunque utile per le skills fondamentali di lettura e risoluzione di determinate situazioni di gioco (2 contro 1 ecc..). Modificando il regolamento con cognizione di causa e opportuni accorgimenti, si può usare il touch rugby IRB come base per l’allenamento tecnico/tattico e condizionale della propria squadra. Uno degli aspetti che probabilmente approfondirò nel mio eventuale dottorato riguarderà anche questo tipo di approccio.
M. Includerai quindi anche il touch rugby IRB nella tua ricerca?
N. Bè, alla fine è uno small sided games ed è rugby specifico!Sarà messo sotto osservazione..

M. Giochi a touch rugby e a rugby, studi e lavori con l’università. Cosa farai nel prossimo futuro?
N. Il dottorato con l’università partirà fra diversi mesi, nel frattempo sto impostando il lavoro sui dati GPS che mi arrivano da una delle franchige australiane del Super XV e aspetto il prossimo round per le borse di studio internazionali. Inoltre sono in contatto con un dottorando che cura la parte fisica della nazionale Sevens. Di carne al fuoco quindi ce n’è tanta, ora si tratta di ottenere la possibilità di realizzare il tutto. Se parte il progetto starò lontano tre anni. Giusto in tempo per le olimpiadi!

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