RADUNO AZZURRO AL NEVEGAL, BOLLESAN PROMUOVE IL VIVAIO AZZURRO

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09/ago/2004 18.07.40 Ufficio Stampa FIR Contatta l'autore

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Nevegal, 9 agosto 2004

 

RADUNO AZZURRO AL NEVEGAL

BOLLESAN PROMUOVE IL VIVAIO AZZURRO

Nevegal (Belluno) – Con i migliori auspici formulati dal Presidente Giancarlo Dondi ed espressi ai giocatori dal Team Manager Marco Bollesan sono iniziati questa mattina a Nevegal (Belluno) gli allenamenti della Nazionale Italiana di rugby, che si protrarranno sino al 14 agosto.

Si è iniziato prestissimo, questa mattina, con i test del sangue e con le visite mediche da parte del nuovo staff sanitario Azzurro, guidato da Gianluca Melegati assieme al medico di squadra Marco Patacchini.

Prelievi ed esami sono stati rapidissimi, consentendo a Kirwan e al suo staff la piena disponibilità dei 40 giocatori (De Rossi assente per motivi familiari e Parisse a Treviso per la riabilitazione) presenti al raduno per le sessioni mattutine.

Marco Bollesan ha tirato subito le prime somme generali: “Intanto c’è da registrare la buona impressione che hanno destato i nuovi arrivi dal settore giovanile. Si tratta di ragazzi tutti ben dotati fisicamente e questo è un pre-requisito assoluto nel rugby di alto livello internazionale. Anche dal punto di vista della disponibilità al sacrificio in allenamento la loro risposta è stata positiva. Per quanto riguarda l’organico c’è da registrare il miglioramento delle condizioni di Mazzariol e Faliva, reduci da infortuni muscolari registrati in occasione del tour estivo e che si allenano in modo differenziato. De Marigny, dopo il forfait del tour per l’infortunio al dito della mano destra, si è operato e a un mese dall’intervento può allenarsi con il pallone ma senza contatti”.

Anche nello staff della Nazionale ci sono delle novità…

Quella di Carlo Checchinato, Assistant Manager, è una  novità solo per quello che riguarda il ruolo perché lui di questa Nazionale ha sempre fatto parte. Si è ovviamente inserito benissimo e svolge briillantemente il proprio lavoro”.

Un’altra novità è quella di Gianfranco Beda, preparatore fisico che affianca Pascal Valentini per quanto riguarda l’allenamento in palestra: Beda, saltatore con l’asta capace di raggiungere in carriera i 5,50, si occupa di rugby dal 1998, quando ha cominciato a seguire il Petrarca Padova prima di passare, nelle ultime tre stagioni, all’Arix Viadana.

Nel pomeriggio la preparazione è proseguita sul campo con schemi di attacco e di difesa, con ampio utilizzo del pallone, sotto la supervisione degli assistant coach Tim Lane e Grant Doorey.

 

MIRACOLO PARISSE, IN CINQUE MESI RITROVA L’AZZURRO

Nevegal Al primo giorno di allenamenti al raduno Azzurro di Nevegal sono molti i volti sorridenti specie quelli delle 8 new-entry arrivate dall’Under 21.

Ma il più felice di tutti è sicuramente Sergio Parisse, che la stessa età dei suoi giovani colleghi ma, alle spalle, già tre anni come numero 8 della Nazionale Maggiore.

Il sorriso è tornato perché Kirwan lo ha chiamato nel gruppo Azzurro dopo 5 lunghi mesi d’assenza.

E’ tornato, anche se per il momento a mezzo servizio, ossia facendo la sponda tra l’Hotel Olivier di Nevegal, quartier generale Azzurro, e Treviso dove il preparatore della Benetton Fabio Benvenuto si occupa della sua completa restaurazione atletica.

Il rientro in Nazionale è il segnale ufficiale che il tremendo infortunio del 6 marzo scorso è ormai acqua passata: “Acqua passata, ma ancora tremendamente presente nella memoria. Momenti – spiega Parisse -  che non dimenticherò mai, l’Italia che difende a denti stretti il vantaggio sulla Scozia. Quel pallone calciato alto. Io che tento di placcare che lo aveva raccolto, che ho una torsione sulle gambe allargate e l’improvvisa conseguente coltellata dietro la schiena. Ho subito capito che era cosa grave (distacco del tendine del bicipite femorale dall’osso, una lesione rarissima ndr).

Volevo uscire dal campo in piedi, ma ci volle la barella. Ero nell’infermeria del Flaminio, con il mio dolore, ma la mente era nel campo con i miei compagni. Cercavo di capire, dalle urla della folla cosa stava accadendo – se segnavano loro o noi. Tutto finì in una gioia mista a dolore quando i miei compagni rientrarono negli spogliatoi vittoriosi. Per me era allegria e soddisfazione dentro, poi il giorno dopo rimase soltanto il dolore”.

Cosa è cambiato dopo quel giorno?

Superare un infortunio grave fa crescere mentalmente. Si soffre moltissimo nel vedere gli altri giocare e tu che non puoi essere con i compagni. Io ho avuto la fortuna di avere il conforto e l’appoggio costante della mia famiglia, degli amici e della mia ragazza argentina che ho da sei anni. Sono stato operato in Italia e dopo 15 giorni sono andato in Argentina per tre settimane, fintanto che sono tornato a Treviso per le varie fasi di cura e riabilitazione. Adesso sto bene ma non sono ancora al 100%”.

In questi cinque mesi l’ottimismo è mai mancato?

All’inizio ho avuto paura. E’ stato un intervento difficile, perché la mia è stata una lesione atipica. Più che paura c’era ansia di sapere se sarei potuto tornare lo stesso di prima. In realtà in questi mesi sono andato migliorando ogni giorno e ora penso che la gamba lesa è tornata potente e posso tornare ad essere quello di prima. Naturalmente aspetto il test sul campo, che dovrebbe avvenire alla fine di agosto, con due amichevoli a Treviso dove spero di giocare per qualche minuto. In un mese, a partire da oggi, dovrei essere al 100%”.

 

 

 

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