RUGBY NOTIZIE: LA SETTIMANA DELLA FAMIGLIA BERNABO'

Fortemente voluto a Calvisano da Andrea Cavinato, che lo aveva già avuto con sé lungo tutta la trafila delle Nazionali giovanili, Valerio è come tanti altri Azzurri figlio d arte: il padre, Pierluigi, vanta anch egli un passato da seconda linea dell Italia con 5 caps spalmati tra il 1970 e il 1972.

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25/nov/2004 16.07.10 Ufficio Stampa FIR Contatta l'autore

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Biella, 25 novembre 2004

LA SETTIMANA DELLA FAMIGLIA BERNABO’
Biella –
Il processo di ringiovanimento della Nazionale Italiana attuato dal CT John Kirwan ha segnato oggi un nuovo, concreto passo in avanti con l’inserimento nella formazione Azzurra che sabato, al Lamarmora di Biella (ore 15.00, diretta tv La7), affronterà gli Stati Uniti di Valerio Bernabò, 20enne seconda linea cresciuto nella Lazio&Primavera passato in estate al Ghial Calvisano. Già capitano dell’Italia Under 21, Bernabò sarà in campo dal primo minuto con la maglia numero 5 per cercare di garantire possessi importanti ai propri compagni di squadra.
Fortemente voluto a Calvisano da Andrea Cavinato, che lo aveva già avuto con sé lungo tutta la trafila delle Nazionali giovanili, Valerio è come tanti altri Azzurri figlio d’arte: il padre, Pierluigi, vanta anch’egli un passato da seconda linea dell’Italia con 5 caps spalmati tra il 1970 e il 1972.

Tocca così proprio al padre dell’esordiente Azzurro tracciare un profilo del figlio, ormai già totalmente concentrato sulla partita di sabato contro le Eagles americane...
Che effetto mi fa l’esordio di Valerio con la Nazionale Maggiore? Beh, posso dire innanzitutto che la più grande emozione, come padre e come rugbysta, l’ho provata quando Valerio, a 16 anni, indossò per la prima volta una maglia Azzurra, quella dell’Under 17, affrontando il Galles. Quel giorno, non troppo lontano nella mia memoria, mi ero immedesimato nelle sue emozioni, nelle sensazioni che avrebbe avvertito al momento dell’Inno. Sabato, contro gli Stati Uniti, la mia emozione sarà differente, più legata agli aspetti tecnici: so che mio figlio avrà delle responsabilità in campo, ma sono anche consapevole del fatto che, pur giovanissimo, Valerio ha già fatto le proprie esperienze in Azzurro – divertendosi sempre moltissimo – e credo che saprà tenere sotto controllo tanto la gara che le proprie emozioni

Anche lei ha vissuto l’emozione dell’esordio Azzurro: quale differenza c’è tra le sensazioni per il proprio esordio e quello del proprio figlio?
“L’emozione per l’esordio in Nazionale di un figlio è mille volte superiore a quella che si prova per il proprio esordio…”

Nel suo caso, un esordio che risale a oltre 30 anni fa…
“Era il 24 maggio del 1970, a Tananarive, contro il Madagascar, prima tappa del tour Azzurro. Ci trovammo di fronte a un muro di folla, 70.000 spettatori: erano anni che quel Paese non vedeva scendere in campo una propria Nazionale, in qualsiasi sport”.

Ripensando al Pierluigi Bernabò giocatore e paragonandolo al figlio Valerio, quali sono le differenze tecniche e fisiche più marcate?
“Dal giorno del mio esordio in Nazionale sono passati 34 anni e il rugby è cambiato moltissimo. Quando io giocavo in Nazionale il livello del rugby, italiano e mondiale, era molto più basso di quello attuale. Volendo fare un raffronto tra me e mio figlio, credo sia evidente che lui è un giocatore molto più forte di me. Io ero un giocatore normalissimo, lui un ragazzo dalle potenzialità molto elevate, che arriva ad esordire in Nazionale Maggiore con alle spalle una solida e ampia esperienza internazionale con le giovanili e con i gradi di capitano della Nazionale Under 21. Un dato, quest’ultimo, che credo rappresenti un punto importante nel curriculum di un buon giocatore. Fisicamente io ero, al massimo della forma, 96 chili per 1.93. Valerio è alto 1.98, pesa 106 chili e, a 20 anni, può ancora crescere. Le sue qualità migliori sono sicuramente il cervello, che gli ha permesso di brillare negli studi, e la spiccata personalità”.

L’ultima settimana è stata la settimana della famiglia Bernabò. Sabato scorso, a Bologna, lei è stato eletto nel Consiglio Federale guidato da Giancarlo Dondi – al suo terzo mandato – e una settimana dopo suo figlio Valerio fa il proprio esordio con la Nazionale…
“Si tratta di due eventi che preferirei non accostare uno all’altro. Non è assolutamente mia intenzione rubare la scena a Valerio: perché so quanto lui abbia lavorato sodo per arrivare a questo traguardo e perché credo che il rugby sia quello che si gioca sul campo. Per quanto mi riguarda cercherò semplicemente di dare il mio contributo, quando possibile, alle vicende del rugby italiano”.

In estate suo figlio ha lasciato la Lazio&Primavera, società dilettantistica che ha proprio lei come Presidente, ed ha optato per il Ghial Calvisano, società professionistica. Come ha reputato questa sua scelta?
La condivido totalmente, vivere in una realtà professionistica è l’unico modo per emergere nello sport in cui si crede. Inoltre Valerio, che è sempre stato molto bravo a scuola, ha deciso di continuare a studiare pur facendo il giocatore professionista. Ha frequentato il liceo con ottimi risultati e, adesso, è iscritto ad Economia e Commercio. Si laureerà forse con un po’ di ritardo, ma anche un curriculum universitario perfetto è importante: perché a un certo punto anche il rugby finisce. E comincia la vita vera”.
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