Breve storia della musica elettronica

Breve storia della musica elettronica La musica elettronica è ormai molto diffusa e ha "contaminato" molti altri generi, ma la sua origine è più antica di quanto si possa immaginare.

16/giu/2010 16.44.05 Francesca Contatta l'autore

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La musica elettronica è ormai molto diffusa e ha “contaminato” molti altri generi, ma la sua origine è più antica di quanto si possa immaginare.

Al giorno d’oggi termini quali sintetizzatore, drum machine, scheda registrazione audio sono diventati di uso comune quando si parla di musica, e non solo di musica elettronica, ma anche se tali termini si sono diffusi in epoca abbastanza recente, non tutti sanno che le prime sperimentazioni con l’elettronica in campo musicale sono avvenute molti anni fa. Il primo strumento elettronico risale addirittura al 1897, anno in cui Thaddeus Cahill, un avvocato e imprenditore americano, brevettò il telharmonium, un colosso di 200 tonnellate che, nell’intento del suo inventore, avrebbe dovuto trasmettere la musica tramite le linee telefoniche. Il progetto di Cahill non ebbe un grande successo, e venne anzi archiviato nel 1908. L’americano rimane comunque nella storia come uno dei precursori dell’elettronica applicata alla musica.

Qualche anno più tardi, più precisamente nel 1917, vide la luce uno strumento elettronico che viene tuttora utilizzato, ossia il theremin. Inventato da Leon Termen, lo strumento era dotato di due antenne che servivano per controllare l’altezza e il volume del suono. Un altro strumento entrato nella storia, ossia l’organo Hammond, fece la sua comparsa nel 1935. Lo strumento, che prese il nome dal suo inventore, Laurens Hammond, ottenne un clamoroso successo, e ancora oggi l'Hammond è considerato come l’organo per antonomasia. Sono questi i primi germi della musica elettronica, i progenitori che hanno dato vita ad una discendenza che comprende ormai diversi tipi di strumenti, dai campionatori alle tastiere MIDI USB.

Facciamo ora un piccolo salto in avanti, verso gli anni Sessanta. È questo il decennio dei sintetizzatori analogici, come il Moog (che prende il nome dal suo inventore, Robert Moog), che venne realizzato nel 1964. Il sintetizzatore Moog giocò un ruolo fondamentale nella produzione di uno dei primi dischi di musica elettronica di successo, Switched on Bach di Wendy Carlos. L’evoluzione dei sintetizzatori continuò anche nel decennio successivo: negli anni Settanta nacquero infatti i primi sintetizzatori digitali, come per esempio il Synclavier (1977). Qualche anno più tardi la versione aggiornata del Synclavier avrebbe ottenuto un notevole successo anche nel mondo del cinema e in quello della produzione di musica pop.

Bisogna però aspettare gli anni Ottanta per assistere ad un successo anche commerciale della musica elettronica e degli strumenti utilizzati per comporla. E fu proprio a causa della massiccia diffusione di questo genere di strumentazione che, negli anni Ottanta, si rese necessario un accordo tra i vari produttori per trovare un linguaggio standard. Da questa esigenza nacque l’interfaccia MIDI (letteralmente Musical Instrument Digital Interface, ossia interfaccia musicale per strumenti digitali), il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici prodotti anche da diverse aziende, che viene ancora oggi utilizzato nella produzione di musica digitale.

I veloci e continui sviluppi tecnologici che si sono avuti negli anni successivi, e che continuano a caratterizzare l’epoca in cui viviamo, non hanno fatto che incoraggiare ulteriormente l’evoluzione e la diffusione degli strumenti elettronici, rendendoli accessibili anche ad un pubblico più vasto, e ampliando il loro campo di applicazione alle più diverse forme di arte audiovisiva.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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