Il restauro dei monumenti, delle opere e degli edifici

30/giu/2010 12.07.36 Francesca Contatta l'autore

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Il restauro di opere, monumenti ed edifici antichi è un settore molto importante, soprattutto per un paese come l’Italia.

Restaurare significa portare a nuova vita opere che nel tempo sono state rovinate o semidistrutte, un’attività tutt’altro che facile. Qualsiasi restauratore o impresa, sia che si parli di un’impresa edile Vicenza che si occupa di opere poco conosciute, che di restauratori che si trovano a rinnovare opere conosciute in tutto il mondo, quando si trova di fronte ad un monumento o ad un quadro da riportare a nuova vita, deve tenere in considerazione diversi fattori, e considerare anche la storia dell’opera stessa.

Restaurare un’opera artistica o architettonica, soprattutto se molto antica, non significa solo ripulirla e ripararla, come si farebbe con un qualsiasi oggetto o con una qualsiasi abitazione, significa studiarne la storia e approcciarsi all’opera come se si trattasse di qualcosa di vivo, che continua a parlarci del suo, e del nostro, passato. Quando si parla di restauro, si va spesso incontro a diatribe e differenze di vedute tra coloro che prediligono interventi che non lascino intravedere la mano del restauratore, e coloro che invece ritengono che si debba poter distinguere tra le parti originali dell’opera e quelle che invece sono state oggetto di restauro. Tale diatriba ha coinvolto i professionisti del restauro e della ristrutturazione edifici storici sin dagli albori del restauro.

Possiamo dire che il restauro come lo intendiamo ancora oggi nasce verso la fine del Settecento, quando in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, alla scoperta delle antichità egizie e al nuovo interesse verso le antichità greche, si cominciano a studiare approfonditamente i beni artistici e architettonici del passato, e di conseguenza si sviluppa anche un interesse verso il restauro e la conservazione di tali beni. Nel corso dell’Ottocento le differenze di vedute in materia di restauro danno vita a due correnti separate, quella del restauro storico e quella del restauro filologico. Nel primo caso si parte da documenti storici per restaurare l’opera, in modo da restituire al presente l’opera così come doveva apparire nella mente di chi l’aveva progettata, senza tener dunque conto delle modifiche che si sono avute nel corso del tempo. Il restauro filologico sostiene invece che non si debbano tralasciare le aggiunte e i cambiamenti di valore artistico che si sono avuti nel tempo, e che raccontano comunque la storia dell’opera stessa. Nella prima metà del Novecento il lavoro del restauratore si arricchisce di nuovi spunti grazie anche a Giovannoni, che puntualizza come l’attività di restauro debba essere un lavoro di squadra tra architetti, chimici, geologi e altri specialisti, in modo da operare tenendo presenti diversi aspetti dell’opera o dell’edificio. Sempre nel Novecento si sviluppano nuove tendenze e correnti, a testimonianza di come il dibattito sul restauro non si sia affatto esaurito. Tra le posizioni più celebri e influenti possiamo ricordare il restauro critico e le teorie di Cesare Brandi, che sosteneva tra l’altro la necessità di guardare all’opera sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista storico.

Quando si parla di opere ed edifici in ristrutturazione, in conclusione, si parla di una materia più ostica di quanto si possa pensare, una materia che non fornisce soluzioni e teorie univoche, ma punti di vista e posizioni a volte in contrasto tra di loro.

Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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