Gli arazzi dall'Antico Egitto ai giorni nostri

Al giorno d'oggi la produzione di arazzi non è molto diffusa, ed esistono solo piccoli centri di produzione che si occupano di realizzare questi manufatti e di restaurare gli arazzi antichi.

14/dic/2010 12.58.56 Francesca Contatta l'autore

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La storia degli arazzi comincia molto tempo fa: gli esemplari più antichi giunti ai giorni nostri risalgono infatti all’Antico Egitto e alla Grecia tardo ellenica.

Al giorno d’oggi la produzione di arazzi non è molto diffusa, ed esistono solo piccoli centri di produzione che si occupano di realizzare questi manufatti e di restaurare gli arazzi antichi. In passato però la realizzazione di arazzi era una forma d’arte molto più diffusa, e queste particolari opere d’arte, che chiamare semplicemente complementi d’arredo sarebbe riduttivo, venivano realizzate in tutto il mondo, dal Giappone all’America. Non sappiamo di preciso quando e dove cominciò a diffondersi l’usanza di tessere arazzi da appendere alle pareti, in quanto questi manufatti venivano realizzati con dei materiali deperibili, almeno nel lungo periodo, ma alcuni degli esemplari più antichi giunti ai giorni nostri ci dicono che si tessevano degli arazzi già nell’Antico Egitto e nelle Grecia tardo ellenica. Un’altra testimonianza della realizzazione di arazzi in tempi remoti ci viene data da un antico vaso risalente al IV secolo a.C e ritrovato a Chiusi, che raffigura Penelope al telaio intenta a tessere un arazzo. Le origini dell’arazzo non sono molto lontane da quelle del tappeto, dato che il primo tappeto persiano giunto sino a noi, ossia il famoso Tappeto di Pazyryk, risale al 500 a.C. circa.

Anche se si tratta di innegabili opere d’arte, gli arazzi in origine assolvevano un’importantissima funzione pratica: esattamente come i tappeti venivano usati per riscaldare il suolo, allo stesso modo gli arazzi venivano impiegati per isolare le pareti dal freddo, pur mantenendo una fondamentale funzione decorativa. Rispetto ad altre forme d’arte, come per esempio gli affreschi, gli arazzi presentavano dei notevoli vantaggi, in quanto essi potevano essere spostati senza troppe difficoltà e, in caso di incendi o saccheggi, potevano essere messi più facilmente in salvo.

Pur vantando un’origine così antica, in Europa gli arazzi cominciarono a diffondersi in modo considerevole solo a partire dal XIV secolo d.C., dapprima in Germania e in Svizzera e in un secondo momento in Francia e in Olanda, dove l’arte della realizzazione degli arazzi toccò il suo apice nel corso del Rinascimento. Non a caso il termine stesso “arazzo” deriva proprio dal nome di una città francese, Arras, in cui la produzione di arazzi era particolarmente diffusa già nel Medioevo. Nel corso del Rinascimento questa particolare forma d’arte poté trarre vantaggio anche dall’opera di celeberrimi artisti, fra i quali Raffaello, che realizzarono i cartoni, ossia i modelli in misura reale necessari alla creazione dell’arazzo vero e proprio.

Il declino degli arazzi cominciò verso la fine del Settecento, in concomitanza con lo sviluppo della produzione industriale e il conseguente aumento dei costi di manodopera: molte arazzerie, in Italia come nel resto d’Europa, furono costrette a chiudere, e al giorno d’oggi, come già sottolineato, i centri si produzione di arazzi non sono certo numerosi. A differenza di quanto è accaduto con i tappeti moderni, che continuano a rappresentare un essenziale complemento d’arredo, presente praticamente in ogni casa, gli arazzi vengono visti più che altro come degli oggetti antichi e preziosi, da ammirare magari in qualche palazzo storico o alle pareti di qualche museo. Questo non significa però che l’interesse verso questa forma d’arte si stia spegnendo: gli arazzi non saranno visti come dei complementi d’arredo alla portata di tutti e di uso quotidiano, ma rimangono comunque una forma d’arte e di espressione apprezzata anche da molti artisti contemporanei.


Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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