La grappa, un prodotto tipicamente italiano

La grappa è infatti un prodotto unicamente italiano, e a dirlo non è solo la storia, ma anche una legge: il regolamento 1576/89 dell'Unione Europea, infatti, sancisce la possibilità solo per l'acquavite italiana di fregiarsi del nome di grappa.

06/apr/2011 17.41.43 Francesca Contatta l'autore

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La grappa è un prodotto tipico italiano. Di origine antica, la grappa si trova sul mercato in diverse varianti.

L’Italia è sicuramente un paese ricco di prodotti enogastronomici tipici amati in tutto il mondo. Vino, pasta, pizza italiani sono diventati dei veri e propri simboli dell’italianità nel mondo, ma tra i prodotti tipici italiani non si può non citare la grappa.

La grappa è infatti un prodotto unicamente italiano, e a dirlo non è solo la storia, ma anche una legge: il regolamento 1576/89 dell’Unione Europea, infatti, sancisce la possibilità solo per l’acquavite italiana di fregiarsi del nome di grappa. Il decreto 297/97 della Repubblica Italiana, inoltre, definisce tutte le norme di produzione e di degustazione.

D’altra parte il legame tra grappa e italiani è a dir poco annoso, e non si può negare che la produzione della grappa sia una tradizione tipicamente italiana, una tradizione che nei secoli è entrata a far parte del bagaglio culturale ed enogastronomico del belpaese. L’origine della grappa va ricercata intorno all’anno Mille, quando la Scuola Salernitana effettuò un’opera di decodificazione delle regole della concentrazione dell’alcol attraverso la distillazione. Lo scopo primario dei distillati in questo periodo era di tipo medico, in quanto si era soliti produrre grappa per la cura di varie patologie. Di acquavite di vinacce si comincia a parlare nel XV secolo, ma le prime testimonianze di studi compiuti sulle vinacce giunte fino a noi risalgono ad un periodo successivo, più precisamente al XVII secolo. A portare avanti questi studi furono i Gesuiti, e Francesco Terzi Lana in particolare. Per arrivare ad una prima distinzione netta tra i distillati alcolici, però, bisogna aspettare fino al XIX secolo, quando cominciarono a delinearsi con più chiarezza le caratteristiche della grappa italiana.

La grappa come la intendiamo al giorno d’oggi è definita come l’acquavite ottenuta dalla distillazione diretta delle vinacce, ossia le bucce degli acini e i semi. In commercio esistono diversi tipi di grappe, ma non è così facile effettuare una classificazione precisa delle grappe. Le grappe si distinguono infatti per provenienza geografica, per il tipo di vitigno o di alambicco usato per la distillazione e in base a molte altre variabili. In generale, però, basandosi sulle caratteristiche organolettiche dei diversi tipi di grappe che si possono trovare nei punti vendita grappe specializzati, oltre che sulla loro denominazione geografica, è possibile distinguere tra grappa giovane, giovane aromatica, affinata in legno, affinata in legno aromatica, invecchiata, invecchiata aromatica, aromatizzata. La grappa giovane aromatica si distingue dalla grappa giovane “semplice” perché, a differenza di quest’ultima, caratterizzata solo dagli aromi derivanti dal vitigno e dalla fermentazione, quella aromatica deriva da un vitigno aromatico o semiaromatico, come possono essere il Moscato, il Traminer e così via. La grappa affinata in legno, invece, deve le proprie particolari caratteristiche all’affinamento in botti di legno, come pure la grappa affinata in legno aromatica, che però si differenzia dalla prima in quanto ricavata da vitigni aromatici o semiaromatici. La grappa vecchia o invecchiata può definirsi tale se mantenuta in contenitori di legno per non meno di 12 mesi, mentre se rimane nei contenitori di legno per almeno 18 mesi si parla di grappa riserva o stravecchia. Se la grappa invecchiata è ottenuta da vitigni aromatici o semiaromatici, si chiamerà grappa invecchiata aromatica. La grappa aromatizzata, infine, si contraddistingue per delle caratteristiche organolettiche derivanti dall’utilizzo di principi aromatizzanti vegetali.



Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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