Il dj dagli anni Quaranta ai giorni nostri

02/mag/2011 11.36.51 Francesca Contatta l'autore

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Ci fa ballare e divertire, creando delle sequenze musicali originali e mixando diversi brani tra di loro. Stiamo parlando del dj, e questa è, in breve, la sua storia.

Quando andiamo in discoteca o ad un concerto di musica elettronica, gran parte del nostro divertimento lo dobbiamo al dj che sta in consolle, che usa un mixer Behringer o di un’altra marca, e che sceglie i brani da mixare e da suonare cercando di far ballare e divertire tutte le persone presenti.

Nel corso del tempo la figura del dj è decisamente cambiata, e se inizialmente i dj erano “solo” coloro che mettevano i dischi, adesso in molti casi, soprattutto quando parliamo di dj molto famosi e apprezzati, si può parlare di vere e proprie star, al pari delle popstar e dei musicisti rock. Un dj con un certo nome è infatti in grado di riempire palazzetti e piazze tanto quanto una band famosa, dando vita a dei veri e propri eventi musicali capaci di attirare anche migliaia di persone, per non parlare dei dischi venduti, che spesso competono in classifica con quelli delle stelle della musica pop e rock.

Anche se a vederli i dj sembrano delle figure ultramoderne e partorite dall’epoca in cui viviamo, in realtà la loro origine va ricercata in tempi molto più remoti. L’opinione di alcuni è che i primi dj siano nati già con i primi esperimenti radiofonici, ma è con l’apertura di alcune discoteche ante litteram in Francia che si fa solitamente coincidere anche la comparsa dei primi disc jockey. L’epoca di cui parliamo è quella del dominio nazista in Francia, periodo in cui cominciarono a sorgere le prime discoteche, nelle quali si potevano ascoltare e ballare i dischi blues e jazz provenienti dagli Stati Uniti, nonostante il divieto da parte dei tedeschi di diffondere opere discografiche di origine statunitense. In queste prime discoteche c’era ovviamente bisogno di qualcuno che scegliesse e suonasse i dischi, e fu così che nacque la figura alla quale sarebbe stato poi imposto il nome di dj. Per sentir parlare di dj, o disc jockey, per la prima vota, bisogna però aspettare ancora qualche tempo: è nell’America degli anni Sessanta che viene infatti coniato il termine disc jockey (letteralmente “fantino dei dischi”), che usiamo tuttora per identificare colui o colei che lavora alla consolle e al mixer.

Nel corso dei decenni le mansioni, ma anche l’importanza del dj, sono mutate notevolmente, e se inizialmente il disc jockey era visto semplicemente come l’addetto a mettere i dischi acquistati dal locale, col passare del tempo è diventato una figura sempre più autonoma e decisiva per il successo di una serata, di un locale o di un evento musicale. Anche gli strumenti usati dal dj ovviamente si sono moltiplicati, e al giorno d’oggi i dj si avvalgono di numerosi accessori, dalla cuffia dj al mixer audio. A dare un forte impulso all’evoluzione della figura del dj contribuì sicuramente, negli anni Settanta, l’enorme diffusione della disco music, ma è probabilmente negli anni Novanta, con lo sviluppo della dance, della house e della techno, che i dj più popolari cominciano ad essere visti come delle vere e proprie star, capaci di crearsi uno zoccolo duro di fan disposti a seguirli nei loro spostamenti, esattamente come accade alle band e ai musicisti in tour.

Ecco dunque spiegata l’origine della figura del dj e la sua evoluzione nella storia. La prossima volta che andrete in discoteca, o ad un evento live, forse guarderete l’artista della consolle con un occhio diverso, pensando all’origine remota di questa figura e ai cambiamenti che ha attraversato nel corso dei decenni prima di arrivare a far divertire e ballare anche noi!



Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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