La diffusione capillare del touch screen

27/mar/2012 11.45.04 Francesca Contatta l'autore

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Quella del touch screen è sicuramente una delle tecnologie più in voga e più diffuse degli ultimi tempi.

Se dovessimo fare un elenco degli anglicismi che, negli ultimi tempi, hanno conosciuto una maggiore diffusione nella lingua parlata di tutti i giorni, il termine touch screen figurerebbe di sicuro nella top ten. Complice soprattutto il boom degli smartphone e dei tablet, la tecnologia dello “schermo tattile” è penetrata nelle nostre vite e si è fatta largo tra le nostre abitudini. Chiedete a un bambino di 8 anni che cos’è una macchina da scrivere e forse non vi saprà rispondere, ma chiedetegli se sa cos’è un touch screen e con tutta probabilità vi guarderà come se gli aveste chiesto che lavoro fa Babbo Natale.

Eh sì, perché se le generazioni precedenti erano nate, e cresciute, con degli strumenti caratterizzati da tasti da pigiare (dalle macchine da scrivere ai pc, passando per i cellulari di prima generazione), i cosiddetto nativi digitali, che con le ultimissime tecnologie ci sono nati, trovano del tutto naturale effettuare una chiamata, o scrivere, o scorrere una schermata, semplicemente toccando uno schermo. E questo perché oramai la tecnologia touch screen è davvero presente in moltissimi oggetti di uso quotidiano. I telefonini ne sono probabilmente l’esempio più lampante, e anche se in questo settore persistono e non desistono i nostalgici dei tasti da premere, è innegabile che le vecchie tastiere stanno lasciando sempre più inesorabilmente il posto alle più moderne piattaforme tattili.

Oltre ai nuovi telefonini, a portare avanti la “causa” dello schermo touch sono i tablet, iPad in primis. Quando il primo iPad fece la sua comparsa, presentato da Steve Jobs, sicuramente una delle cose che maggiormente balzarono all’occhio fu la mancanza di una tastiera, una delle caratteristiche che lo differenziava dai laptop e che costituiscono una delle peculiarità essenziali di questo oggetto.

Ma gli schermi tattili non si trovano solo negli apparecchi telefonici o nei tablet, ma anche in moltissimi altri contesti: pensiamo per esempio agli e-book, che ci permettono di sfogliare un libro – virtualmente – semplicemente sfiorando uno schermo, ma anche ai moltissimi elettrodomestici di ultima generazione che sfruttano questa tecnologia. Dalle lavatrici ai forni, gli elettrodomestici più innovativi possono essere regolati mediante degli schermi tattili, rendendo anche l’ambiente tradizionale per eccellenza, ossia la cucina, una specie di isola futuristica.

E che dire, poi, dell’impiego dei touch screen nel campo turistico? A comprare i biglietti del treno dalle macchinette che sfruttano queste tecnologie siamo abituati già da un po’, ma sempre più spesso il principio dello schermo tattile viene impiegato nei musei e in generale nei siti di interesse culturale per dare la possibilità ai visitatori di approfondire in modo veloce e dinamico. È notizia di pochi giorni fa il progetto si diffondere, nel centro storico di Firenze, dei terminali touch screen, che verranno posizionati in alcuni punti strategici della città per fornire delle indicazioni ai turisti in merito ai luoghi da visitare, ai numeri utili, al meteo, ai trasporti, agli eventi in programma e così via.

Insomma, dal lavoro al divertimento, passando per il contesto domestico, il multi touch sta diventando sempre più parte integrante della nostra vita quotidiana.


Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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