A Grado l’autunno è all’insegna del “Boreto a la graisana”: la tradizione gastronomica della laguna in un piatto.

Per tutto il mese di ottobre e novembre il famoso piatto è protagonista dell'omonima rassegna gastronomica, uno degli eventi più amati e di successo dell'anno, che si svolge in tutti i ristoranti del centro storico e della laguna di Grado, i quali propongono menù di degustazione per far scoprire il saporito piatto, di cui ciascuno presenta la propria personale interpretazione Emblema di una vita fatta di mare e di pesca, nell'incantevole scenario della laguna, il "Boreto a la graisana" è una pietanza unica per la semplicità degli ingredienti e della preparazione, creata in origine dai pescatori della laguna e tramandata di generazione in generazione.

17/ago/2010 17.29.33 Blu Wom Contatta l'autore

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Un piatto la cui ricetta racchiude la storia stessa dell’isola di Grado, il “Boreto a la Graisana” è il vero protagonista dell’autunno a Grado. Nato come piatto povero dei pescatori, è oggi la pietanza principe dei menù di tutti i ristoranti dell’isola.

Per tutto il mese di ottobre e novembre il famoso piatto è protagonista dell’omonima rassegna gastronomica, uno degli eventi più amati e di successo dell’anno, che si svolge in tutti  i ristoranti del centro storico e della laguna di Grado, i quali propongono menù di degustazione per far scoprire il saporito piatto, di cui ciascuno presenta la propria personale interpretazione

 

Emblema di una vita fatta di mare e di pesca, nell’incantevole scenario della laguna, il “Boreto a la graisana” è una pietanza unica per la semplicità degli ingredienti e della preparazione, creata in origine dai pescatori della laguna e tramandata di generazione in generazione. Ogni famiglia custodisce una propria speciale variante della ricetta, così come ogni ristorante, che propone la propria interpretazione di questo piatto fondamentale per la storia della gastronomica di Grado.

Un tempo, infatti, molti gradesi vivevano stabilmente nei “casoni”, le tipiche abitazioni coperte di paglia e canne sugli isolotti lagunari. La pesca e di conseguenza il pesce era il maggior sostentamento dei cosiddetti “casoneri”. Il pesce di scarto, ma comunque freschissimo, che non poteva essere venduto al mercato, veniva utilizzato dalle massaie che dovevano ingegnarsi per cucinarlo con gli altri ingredienti a disposizione. Un piatto povero, ma di grande gusto, la cui preparazione è estremamente semplice.

All’olio insaporito con l’aglio selvatico a spicchi interi si aggiunge pesce misto (cefali, rombi, anguille o altre varietà), un po’ di sale, pepe nero in abbondanza, un bicchiere di aceto. Si lascia sul fuoco fino a evaporazione e poi si copre d’acqua il tutto, lasciando cuocere fino a ottenere quell’intingolo denso che ben si sposa con la polenta bianca, immancabile contorno del vero Boreto. In origine venivano impiegate diverse varietà di pesce, ma ora può essere preparato anche con una sola qualità.

Da non dimenticare, naturalmente, l'accompagnamento con il vino: un tempo esclusivamente bianco, oggi, in prevalenza rosso. A seconda del tipo di Boreto, si passa dal Merlot al Refosco e, in rari casi, al Cabernet.


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