Programma Capodanno 2006 (2)

Allegati

18/nov/2005 00.39.49 TRAIANO CAMPER CLUB Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Il

TRAIANO  CAMPER  CLUB

Via S. Allende 5 - 83034 - Casalbore (AV) - tel.fax 0825/849021 – cell.339/3587898 / 348.8025905- c.f. 90005960647

http://traianocamperclub.interfree.it ; E-mail traianocamperclub@interfree.it

 

 

in  collaborazione e con il patrocinio del

Comune di Atripalda (AV) e dell’E.P.T. di Avellino

 

Organizza dal 26 dicembre 2005 al 2 gennaio 2006

il raduno camperistico

“Capodanno 2006 – Città di Atripalda”

 

 

            Il raduno si svolgerà dal 26 dicembre 2005 al 2 gennaio 2006, con sosta dei camper presso il Parco delle Acacie, splendida struttura concessa dal Comune di Atripalda. Nel corso della manifestazione, quest’anno alla 1^ edizione presso la Città di Atripalda, vi saranno escursioni in alcune delle più belle località limitrofe ed in particolare sono previste la visita delle città di Napoli, Avellino, Atripalda, Montefusco, Mercogliano, del Santuario di Montevergine e delle Cantine “Mastroberardino”, “Feudi San Gregorio” e “di Marzo”.

            Il programma in dettaglio:

26 dicembre: arrivo degli equipaggi presso Atripalda (AV), Parco delle Acacie, sito in via Ferrovia, zona verde al centro della cittadina, con ampi piazzali piastrellati in marmo, munito di servizi igienici ed illuminazione.

27 dicembre: ore 08:00 partenza con pullman G.T. per Napoli, visita della città con accompagnatori del club o in autonomia. Pranzo libero.

            Giunti a Napoli in piazza Cavour, visita del Duomo, quindi percorrendo via Tribunali, via San Gregorio Armeno, famosa per i suoi presepi, per la chiesa di San Gregorio Armeno e la chiesa di San Lorenzo Maggiore, si arriva sino a via San Biagio ai Librai dove è possibile vedere il Palazzo Marigliano e la Cappella del Monte di Pietà del Banco di Napoli, quindi Piazzetta Nilo dove si trova la chiesa di Sant’Angelo a Nilo. A seguire Piazza San Domenico Maggiore dove si può visitare l’omonima chiesa e la Cappella San Severo, piazza Gesù Nuovo (La piazza può essere considerata il punto di cerniera tra la città antica greco-romana e gli ampliamenti ad occidente, iniziati in epoca altomedioevale e definiti poi in periodo vicereale con il piano di don Pedro di Toledo.), da questa si visitano la Chiesa di Gesù Nuovo e la chiesa ed il chiostro di Santa Chiara. Giunti a piazza Municipio, da dove è possibile ammirare lo splendido Castelnuovo, (castello eretto tra il 1279 ed il 1282 per volontà di Carlo I d'Angiò, da cui l'originaria intitolazione di Maschio Angioino) si continua per via San Carlo e via S.Brigida, quindi si giunge presso la Galleria Umberto (La costruzione della Galleria rientra nel vasto progetto di riassetto urbano conseguente all'epidemia di colera del 1884. Tra i progetti presentati da Savino, Cottrau, Pisanti, Cassitto e Rocco, fu quest'ultimo ad avere la meglio. I lavori iniziarono subito e proseguirono celermente. Nel 1892 la galleria fu inaugurata dal sindaco Nicola Amore. La costruzione risultò una scelta felice. Dal punto di vista formale, la copertura in vetro non si limitò ad essere un elemento funzionale della parte in muratura; con l'adozione di un unico procedimento per ambedue i materiali si risolse il difficile rapporto che aveva compromesso la resa estetica della prima galleria napoletana. Nelle quattro facciate si tentò di eliminare il più possibile la muratura ideando un colonnato aperto che consentisse la penetrazione della luce. Il prospetto che affaccia sul San Carlo venne arricchito con nicchie, statue ed elementi decorativi. Sin dall'inaugurazione, la Galleria dimostrò validità commerciale, ospitando le boutiques più alla moda, caffé, il celebre teatro Margherita, e la prima sala cinematografica della città), dove sarà possibile degustare deliziosi babà e sfogliatine napoletane. Lasciata Galleria Umberto (nei pressi il Palazzo Reale, il Teatro San Carlo e la Chiesa di San Ferdinando) si giunge in Piazza Plebiscito (Tra il 1809 ed il 1836 prende forma il più rilevante episodio urbano della Napoli neoclassica: il Largo di Palazzo muta nome e sembianze e, a capo di un serrato processo di trasformazioni politiche e di interventi, diviene Foro Ferdinandeo. L'ambiente si stendeva in un spiazzo irregolare, caratterizzato dalla presenza di quattro complessi: Santa Croce di Palazzo, a ridosso della "Salita del gigante" (attuale via Console), la chiesa di San Luigi, fondata alla fine del secolo XV, la chiesa e il monastero di Santo Spirito, nel sito dell'attuale Palazzo della Prefettura, e il Palazzo Vecchio. Con il bando di concorso del febbraio 1809 di Gioacchino Murat, inizia la trasformazione con la demolizione delle chiese di San Luigi e Santo Spirito. Con il successivo concorso, bandito da Ferdinando IV il 6 settembre 1815, Pietro Bianchi curò la realizzazione della chiesa di San Francesco di Paola. Parte integrante della nuova piazza furono la costruzione dell'edificio (oggi sede della Prefettura), di Leopoldo Laperuta (1812-1815) e originariamente destinato a Foresteria del Real Palazzo, e la risistemazione del Palazzo Salerno, già trasformato tra il 1792 e il 1798 da Francesco Securo in Palazzo dei Ministri di Stato Borbonici). Al termine ritrovo presso i pullman come da indicazioni che saranno fornite il mattino.

28, 29 e 30 dicembre: divisi in gruppi si procederà in pullman alla visita di Atripalda, Avellino, Montefusco, Mercogliano, Santuario di Montevergine e cantine, con guide o accompagnatori.

Atripalda:

Sviluppatasi intorno allo specus Martyrum (IV sec.) e al castello di Truppoaldo da cui prese il nome (X sec.), Atripalda vanta una storia millenaria che affonda le sue radici nella città di Abellinum della quale cospicue testimonianze vengono alla luce in localita' civita. Feudo dei Capece (Marino e Corrado nell'ottobre del 1254 guidarono re Manfredi nella sua fuga verso Lucera e lo ospitarono per una notte nel castello di Atripalda) e quindi degli Orsini, la città registro' fin dal XIV sec. un notevole sviluppo economico che ne favori' l'espansione urbanistica e acui' i motivi di attrito con la vicina Avellino.

Con il dominio dei Caracciolo (1564-1806) che vi fissarono la propria dimora in un imponente palazzo, del quale ancora oggi si ammirano le poderose strutture tardo-rinascimentali e uno stupendo parco, Atripalda visse uno dei periodi piu' intensi della sua storia. Nel 1585 la Chiesa di S. Ippolisto, sorta sin dal XII sec. sullo specus Martyrum, guadagnava la sospirata autonomia dal clero Avellinese, mentre i Caracciolo davano particolare impulso alle attivita' economiche (potenziando la dogana e sviluppando, lungo il corso del fiume Sabato, le industrie del ferro, della carta e soprattutto della lana) e alla vita culturale (sostenendo con illuminato mecenatismo l'Accademia degli Incerti). Tra la fine del XVI e il XVIII sec. la citta' assunse l'assetto urbanistico che avrebbe conservato fino alla seconda meta' dell'ottocento: in particolare la strada S. Maria dove si erge la omonima chiesa annessa al convento dei PP. Domenicani (XII-XVIII sec.) si arricchi' di palazzi gentilizi e al di la' del fiume Sabato fu costruito il convento e la chiesa di S. Giovanni Battista (fine XVI sec.). Nel corso del XIX sec. Atripalda si sviluppo' oltre il fiume Sabato, verso il largo mercato, dove fu edificata una nuova Dogana.

Gravemente danneggiata dal sisma del 23 novembre 1980, la Citta' ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento demografico, potenziando ulteriormente la sua antica vocazione commerciale. Essendo posta in una conca, dalle alture circostanti si possono godere molte visuali del centro abitato. Il centro storico si abbarbica sulla collina detta del "Castello", incentrandosi sulla chiesa di S. Ippolisto, ove sono conservate le spoglie dei martiri paleocristiani. La piazza Umberto I, una delle più grandi e scenografiche della provincia, funge da cerniera con l'espansione del XIX e XX secolo ed è il centro della vita cittadina.

 

Avellino:

Le notizie storiche su Avellino, hanno diversi agganci con le mete che vedremo in questo raduno del Traianco Camper Club.

Le origini infatti di Avellino non sono... ad Avellino ma ad Atripalda! La località detta Abellinum è infatti nella Civita della cittadina sulle rive del Sabato che ci ospita.

Il nucleo storico di Avellino, come la conosciamo oggi, cresce intorno alla "collina della terra", sulla cui sommità oggi potete vedere la Cattedrale. I primi riscontri di un qualche rilievo risalgono all'epoca Romana, quando Silla, nell'82 a.c. la elevò a "Colonia Veneria Abellinatum" assegnandola, come spesso si faceva all'epoca, ai soldati veterani delle guerre contro Mario.

La persecuzione romana contro i cristiani vede Modestino perire martirizzato. Il santo è oggi patrono della città.

La sede vescovile aprì nel IV secolo. Le invasioni barbariche danneggiarono seriamente la cittadina, per opera dei Goti. Nel 571 divenne parte del ducato di Banevento sotto il dominio dei Longobardi.

La sua strategica posizione sulla via Appia, che collega Napoli con la Puglia, favorì lo sviluppo della città intorno a  questa direttrice con la sistemazione dell'abitato lungo gli attuali Corso V.Emanuele e Viale Italia che per secoli furono le uniche zone di espansione della città.

Per tale motivo la città fu sede Bizantina e Normanna e vide l'investitura di Ruggero II a Re delle Sicilie e duca di Puglia da parte dell'Antipapa Anacleto nel 1130.

Pochi anni dopo, siamo nel 1137, il Papa Innocenzo II fece lo stesso con Rainulfo d'Alife: la cosa non poteva avere che un seguito con le armi e tra i due più volte si determinarono scontri nei quali persero la vita soldati e nobiltà. Altri tempi. Pochi mesi dopo l'ultimo scontro, Ruggero II morì di febbre. Ma neanche Rainulfo fu sicuro della vittoria. Altre e ben più forti eserciti erano alle porte, e per altro anch'egli, qualche tempo dopo morì, pure di febbre. Non c'erano gli antibiotici a quei tempi !

Con i prodromi di Svevi, Aragonesi e della famiglia Filangieri, arriviamo al periodo più fecondo della storia di Avellino con il dominio della famiglia Caracciolo, che con Marino, reduce dalla battaglia di Lepanto, nel 1581 ne acquistò il feudo e ne assunse il titolo di Principe di Avellino.

I Caracciolo regnarono nel castello del quale oggi non restano che ruderi, per altro in fase di lento recupero e restauro. Fino all'alba del Risorgimento, Avellino crebbe in popolazione, economia e superficie urbanistica. Sotto la famiglia Caracciolo il Fanzago, architetto bergamasco, insieme al meno noto architetto Nauclerio, si produsse in una serie di opere tra cui, ma non è certo, la bella Torre dell'Orologio, simbolo della città, che, secondo rinvenimenti storici, sarebbe stata costruita su una precedente torre di avvistamento a sua volta edificata su un precedente campanile. I numerosi terremoti che questa città ha subito, hanno danneggiato molte volte la Torre che è stata, a segno dell'indomita genìa irpina, ogni volta ricostruita, l'ultima terminata nel 1991 dopo il tragico sisma del 1980.

Nel 1806, e qui c'è il secondo aggancio, Avellino diviene capoluogo del Principato Ultra sostituendo Montefusco, che aveva il titolo fino a quel momento. La crescita economica della città e la sua posizione strategica lungo la strada di collegamento con la Puglia lo giustificava ampiamente.

Eravamo al Risorgimento. Da Avellino partirono i moti rivoluzionari del 1820, che costrinse Ferdinando I di Borbone, che nel frattempo, con la sua famiglia, aveva unificato il regno dai confini con lo Stato Papale fino alla Sicilia, a concedere la Costituzione. Due giovani sottotenenti napoletani, Giuseppe Silvati e Michele Morelli, partirono dalla nostra città e attraverso i compagni raccolti a Nola raggiunsero Napoli. L'azione fu il primo evento al quale seguirono moti a Palermo e in Sicilia e in Piemonte l'anno seguente (1821). Purtroppo, con l'arrivo delle truppe austriache, i moti vennero repressi e, dopo una mirabolante fuga per l'Italia meridionale, i due vennero consegnati alle guardie del re di Borbone che non si fece scrupolo a farli impiccare! Ai due è intitolata una importante strada della città.

La II guerra mondiale ha severamente danneggiato Avellino. La ricostruzione ha consentito di aprire alla espansione urbanistica territori ben oltre la direttrice Napoli Foggia e, sia pure con tutti i grossi limiti della crescita disordinata e caotica degli anni '60, ha consentito di avere l'aspetto che oggi vediamo. La piazza Kennedy, sede ancora per poco del terminal autobus è la prima di una serie di espansioni che hanno culminato nel post terremoto 1980 con la edificazione dei quartieri intorno al campus sportivo, dove insieme allo stadio Partenio, che ha visto le gesta della locale squadra di calcio per molti anni nella massima serie A, oggi sorge il palasport, intitolato al compianto giocatore di pallamano Del Mauro e prossimamente la piscina comunale.

Da vedere: il centro storico cresciuto intorno alla collina della terra, il Duomo, la casa di V.Hugo, la Torre dell'Orologio. Poco lontano, la chiesa di S. Maria di Costantinopoli e di fronte ad essa la fontana di Costantinopoli. Più giù il Castello.

Montefusco:

          Questo territorio era già popolato in epoca sannita, fu poi colonia romana. Ha sempre ricoperto un ruolo strategico e amministrativo notevole infatti nel corso del tempo è stato dimora di sovrani come Manfredi, Tancredi, e Ferdinando d' Aragona. In epoca longobarda Montefusco costituiva una posizione strategica per la difesa di Benevento e fu per questo considerata  il capoluogo amministrativo-politico di tutto il territorio circostante. In seguito queste terre furono donate alla Badia di S. Sofia di Benevento dai Principi Longobardi. E i successivi potenti confermarono la donazione. Un'altra dimostrazione della sua importanza e' data da numerosi documenti regi, dove Montefusco e' nominata sovente "cum suo districtu" o "cum suis casalibus". Roberto il Guiscardo, fondatore della dinastia normanna, s'impadroni di Montefusco e dei paesi limitrofi, togliendoli al Papa. Nel 1079, poco dopo la dominazione longobarda, fu aggregato ad Ariano. Montefusco coi suoi casali rimasero feudo regio fino al 1154. Nel 1194 re Tancredi fu qui lungamente accampato e da questi luoghi diresse molte operazioni militari. San Francesco d'Assisi fondò il convento dei Frati Minori con l'annessa chiesa nel 1226. Nel XIV secolo Montefusco passò sotto il regno di Napoli mantenendo l'ordinamento attuato dai normanni. Nel 1299, tutto il territorio fu assegnato al Principato Ultra con capitale proprio Montefusco. Passò per mano di molti feudatari rimanendo per alcuni periodi infeudato e terra demaniale fino all' eversione del feudalesimo. Dal 1581 al 1806 e' stato capoluogo della provincia di Avellino. Di rilevanza storico-artistica vi e' un antico castello Normanno completamente trasformato durante la dominazione Aragonese in palazzo del tribunale e in penitenziario.

Mercogliano:

 Le origini risalgono al medioevo. Il primo documento scritto e' del XI secolo. Mercogliano faceva parte della contea di Avellino ed ebbe tra i primi e più rappresentativi feudatari Ruggiero dell'Aquila, in seguito, rientrò in possesso dell'Abbazia di Montevergine, donata da Federico II. Nel corso dei secoli successivi, lo sviluppo del centro segue la storia del resto dell'Italia Meridionale e nella prima metà del XVI secolo la S. Casa dell'Annunziata di Napoli ne amministrò le rendite feudali. Di particolare interesse è il Palazzo Abbaziale di Loreto al cui interno è ubicata la Biblioteca pubblica statale annessa al Monumento nazionale di Montevergine e la sua storia è legata alla Congregazione monastica verginiana di Montevergine, che ha da sempre abitato il monastero sulla sommità del monte Partendo. Quest'ordine, come di seguito meglio descritto, fu fondato da un giovane pellegrino proveniente dal Nord Italia, Guglielmo da Vercelli, il quale, di ritorno dal santuario spagnolo di San Giacomo di Compostella, ridiscendeva la Penisola con l'intenzione di recarsi in Terra Santa, dove non giunse mai.

 

Santuario di Montevergine:

Il santuario di Montevergine sorge nel massiccio  montuoso del Partenio a circa 1270 sul livello del mare e domina la città di Avellino, capoluogo della provincia. L'abbazia di Montevergine è il più noto e venerato santuario mariano della Campania, meta di numerosi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d'Italia, specie nel periodo estivo. L’Abbazia fu fondata dall'eremita San Guglielmo da Vercelli intorno all'anno 1119. Egli si ritirò sul monte, detto vergine perché incontaminato, con lo scopo di vivere solo con Dio. Tuttavia la sua solitudine non durò a lungo: presto infatti, folte schiere di pellegrini cominciarono a recarsi dall’uomo e chiedere una preghiera e una benedizione.

Molti, tra cui sacerdoti, chiesero di divenire suoi discepoli. Fu necessario così provvedere alla costruzione di un ricovero per i pellegrini, di una chiesa e di un monastero per la nuova famiglia religiosa. Nacque così l’abbazia.

Giunti nel piazzale, all’estremità ovest si entra nella nuova Basilica che iniziata nel 1952 è stata aperta al culto solo nel 1961. Lo stile architettonico della Basilica è romanico: all’interno la struttura è a tre navate, il soffitto a cassettoni con doratura in oro zecchino e il pavimento in granito semilucido. Dalla nuova Basilica attraverso due passaggi, a destra e a sinistra in fondo alle navate laterali, è possibile accedere all’antica Basilica che si è conservata quasi intatta. La struttura risale alla prima metà del sec. XVII, dopo che l'antica Chiesa era crollata nel 1629. La cappella del santissimo chiude la navata di destra. In questa cappella sono da notare il baldacchino, il tabernacolo e il mausoleo quattrocentesco di Caterina Filangieri, contessa di Avellino. A destra prima di uscire dalla chiesa, accanto alla sala degli ex voto, possiamo notare il corpo del "Beato Giulio", monaco di Montevergine, morto nel 1601. Il corpo, chiuso in un'urna di bronzo, si conserva da più di tre secoli e mezzo. Anche se non gli è stato riconosciuto nessun culto pubblico, i pellegrini continuano a venerarlo ed a fargli offerte. Da visitare sono, inoltre la sala degli ex voto e il museo dove si possono ammirare: una tomba romana dell'età imperiale (III o IV sec. d.C.); la Madonna di S. Guglielmo, opera pittorica della seconda metà del sec. XII citata anche nei libri di storia dell'arte, il Crocifisso ligneo del XIII sec., opera di autore ignoto di scuola francese; la sedia abbaziale.
Infine il pellegrino non può non osservare con meraviglia, le otto sale dedicate alla mostra del "Presepe nel Mondo" che comprende una ricca serie di Presepi di varie regioni d'Italia e di altre nazioni del mondo.

La costruzione del Santuario iniziò nel 1876 per volere del suo promotore Bartolo Longo e su disegno di Antonio Cua. I lavori terminarono nel 1891 ma nel 1933-39 il Santuario fu ulteriormente ampliato su progetto dell'ing. Mons. Spirito Chiappetta. Entrando in Basilica dalla porta centrale, si passa sotto la monumentale cantoria opera dell'arch. Giovanni Rispoli, con bellissimi intagli, sede di uno dei migliori organi inaugurato nel lontano 1890. Vicino al Santuario c'è un maestoso campanile, in granito grigio e marmo bianco, inaugurato nel 1925. Il campanile è alto 80 m., presenta 5 piani rastremati, raccordati da colonne lisce, ed e' ornato da diverse statue, tra cui si distinguono quattro grandi angeli trombettieri in bronzo e, al centro della nicchia del IV ordine, un'enorme raffigurazione marmorea del Sacro Cuore di Gesù, dell'altezza di 6 m. Il campanile e' coronato da una cupola bronzea, sormontata da una bella croce gemmata. La facciata fu inaugurata nel 1901, anno in cui l'edificio sacro fu elevato a dignità di Basilica, e presenta un doppio ordine sovrapposto: quello inferiore, in stile ionico, con tre arcate ornate da colonne e pilastri, mentre quello superiore, in stile corinzio, con loggia papale ornata da balaustra marmorea.

Le Cantine:

Mastroberardino, sita in comune di Atripalda (AV), nel centro cittadino, vanta una cantina adornata di affreschi di pregevole bellezza;

“Feudi San Gregorio”, anche questa in comune di Atripalda (AV), in zona periferica, dispone di una cantina di lunga data;

“di Marzo”, sita nel Comune di Tufo (AV), è una delle più antiche cantine;

     In tutte le tre cantine, conosciute in tutto il mondo grazie all’esportazione dei propri prodotti, vi è una vasta scelta di vini di classe tra cui i caratteristici Greco di Tufo e Fiano di Avellino.

31 Dicembre: in mattinata trasferimento con i camper ad Ariano Irpino (AV), presso Hotel Ristorante Incontro http://www.hriincontro.it (lasciare Atripalda con direzione Autostrada A16 quindi imboccare in direzione Bari, uscita Grottaminarda, seguire per Ariano Irpino, prima di giungere nella cittadina, sulla sx si troverà l’hotel, in loco sarà approntata apposita segnaletica per il parcheggio). Possibilità di visita al centro storico di Ariano Irpino.

Per il cenone di fine anno, il Traiano Camper Club con il ristorante Incontro è lieto offrire un ricco menù, variegato tra specialità di mare e gastronomia locale (ANTIPASTI: Ricottina al Miele Tartufato, Prosciutto di Parma, Salmone al Sale e cestino di Patate, Cuore di Gamberone all'Agrodolce, Insalata di Calamaretti e Pomodorini, PRIMI: Casarecce al Salto con Salsiccia e Pecorino, Stelle Marine, SECONDI: Coda di Rospo ai Frutti di Mare, Maiale Ubriaco alle Mele, Julienne di Verdure Gratinate,Zampone e Lenticchie, DESSERT: Composizione di Frutta, Tegolina con Mousse di Ananas e Frutti di Bosco VINI e SPUMANTI: Aglianico, Falangina, Prosecco Valbella, Bibite – Minerale)

La serata sarà allietata con musica dal vivo.

 

1° Gennaio: mattinata libera. Per il pranzo di nuovo presso l’Hotel Ristorante Incontro con menù della casa (antipasto + primo + secondo + contorno + bevante). Al termine del pranzo fine raduno per chi ha necessità di rientrare. Per tutti coloro che vorranno restare, trasferimento a Calitri (AV) e successivamente visite di altre località dell’Irpinia, con eventuali costi da conteggiare separatamente.

Per raggiungere Atripalda, Parco delle Acacie:

            Per chi proviene da Napoli, Caserta e Benevento: uscita AVELLINO EST sulla A16 (Napoli Bari) svoltare a sinistra, dopo circa 2 km uscita ATRIPALDA, svoltare a sinistra, e percorsi  circa 50 metri svoltare a destra, dopo 1 km vi troverete in via Ferrovia, avanti al Parco delle Acacie.

            Per chi proviene da Salerno: alla fine del raccordo autostradale Salerno-Avellino, svoltare a destra e proseguire per circa 1 km ., troverete una rotatoria e qui dovrete svoltare a sinistra, percorsi circa 200 mt  sarete  arrivati in via Ferrovia, quindi al Parco delle Acacie.

 

La Prenotazione è obbligatoria. Si rappresenta che le prenotazioni saranno chiuse inderogabilmente per motivi organizzativi non oltre il 15 Dicembre 2005.

Al riguardo, inoltre, si rappresenta che i Camperisti che hanno già anticipato la loro intenzione ad aderire, dovranno darne conferma il prima possibile in considerazione che, le prenotazioni saranno ritenute valide con l’accettazione del presente programma.

Le stesse potranno essere effettuate contattando il Presidente del T.C.C., Michele Arancio, via S.Allende nr.5 83034 Casalbore (AV), ai recapiti telefonici 0825/849021, 339/3587898 o inviando una e-mail al traianocamperclub@interfree.it

 

 

Il Presidente

Michele Arancio

 

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl