Comunicato stampa del 15/03/2006

15/mar/2006 13.41.28 Ufficio Stampa Antonio Piccëninnë Contatta l'autore

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Gli scatti dal Carpino Folk Festival 2005 eseguiti da Angelo Tundis
I lati più quotidiani di Carpino e i momenti topici e liberatori
dell’evento estivo piu suggestivo del Gargano, il Carpino Folk Festival
2005, in mostra al Cala La Sera.
Altrove lo si definirebbe un locale di nicchia qui da noi è qualcosa in
più, principalmente tanto tanto coraggio. Il coraggio di essere nel centro
storico, appartatati rispetto alla piccola movida serale; il coraggio di
proporre musica popolare, quasi sconosciuta ad ogni avventore. Il coraggio
di portare dal vivo musicisti e cantatori anziani, di convincere ogni
volta gli ultimi schivi testimoni di tanta cultura orale: serenate,
strappulette, sonetti, aneddoti nelle loro voci battenti.
Canti che riempiono i vicoli, armonie antiche che riscaldano i cuori,
sorrisi di ragazzi: questo è il programma domenicale di Cala La Sera,
associazione culturale che vuole portare vita, allegria e movimento nel
centro storico di San Giovanni Rotondo.
Anziani che cantano che suonano che scherzano, annullando i salti delle
generazioni. Suoni antichi che il sangue riconosce, parole d’amore che
distendono le rughe più profonde. Così è stato nelle domeniche scorse,
prima col brioso e giovanissimo ottantenne Carlo Trombetta, cantatore di
Carpino, accerchiato dalle stupende chitarre battenti, in mostra,
fabbricate dal liutaio di Vico del Gargano Antonio Rignanese. Domenica 12
con la voce di Salvatore Biancofiore cantore di San Giovanni che ha
regalato sensazioni ruvide e calde in una sera di neve accompagnato con
chitarre, tammorra e castagnole dai brillantissimi Nunzio Mangiacotti,
Luigi Perna, Onofrio Daddetta, nonché dal padrone di casa Pio Gravina. A
Cala La Sera anche Nicola Briolo, allievo di Matteo Salvatore, a ricordare
magistralmente e con tanta emozione, in una serata tributo, uno tra gli
ultimi poeti della civiltà contadina. Alle pareti alcuni scatti dal
Carpino Folk Festival 2005 eseguiti da Angelo A. Tundis, fotografie che
spiano e uniscono i lati più quotidiani del paese e i momenti topici e
liberatori dell’evento estivo.
Il programma del locale è variegato, così per San Valentino agli
innamorati è stata donata un’arancia benaugurale di Vico, per la quaresima
è stata ripresa l’antica tradizione della Quarantana, simbolo ancestrale
di avvicinamento alla Pasqua, con le bambole “pupe” a lutto che dondolano
al vento in vari punti del borgo antico…il 19 marzo, domenica, tutti
intorno alla fanoja di San Giuseppe per bruciare l’inverno e andare verso
il bel tempo.
Tutto questo fa di Cala La Sera uno spazio diverso, non omologabile, dove
in allegria si va alla scoperta della propria identità passata e spesso
sfuggita, dove pasteggiando un ottimo vino si ascoltano anziani felici che
aprono i loro cuori cantanti. Dove si fa ricerca ed esplorazione di arti
dimenticate (sicuramente in estate un corso lezione sull’intessere i
cesti) e c’è persino lo spazio per rielaborare e dar modo all’arte
contemporanea di assorbire gli stimoli e lasciarsi guardare: deliziosi i
vimini intrecciati e incompleti che diventano ragni o piccoli soli sulla
volta del locale.


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