Speciale Andrea Sacco-A.C.Carpino Folk Festival-Garganopress

18/mar/2006 01.50.01 Ufficio Stampa Antonio Piccëninnë Contatta l'autore

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Il grande patriarca dei Cantori di Carpino, la voce del Gargano, un
grande della musica popolare ieri ci ha lasciato.

Un uomo assolutamente fuori dal comune. Cantautore famoso di Carpino, ha
partecipato a tutte le raccolte effettuate sul Gargano e con la dolcezza
della sua chitarra battente e la forza poetica delle sue parole ci ha
tramandato i segreti della nostra terra, dall'amore per le donne alla
fatica del campi.
Andrea Sacco ha una musica struggente, dolce e dolorosa insieme, a volte
dura, che si suona e si canta, e si balla, e non prova a sedurti, ti
risucchia dentro o ti tiene fuori.
A breve distanza dalla scomparsa di Matteo Salvatore, viene a mancare
un'altro grande della terra delle memoria del Gargano. L'ultimo
discendente di una tradizione popolare, fatta di suoni, di sogni e di
fatiche spesso indescrivibili.
Andrea Sacco è nato 95 anni fa a Carpino (FG), dove ha vissuto la sua
vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale.
Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce
molto influenti nella musica popolare. Decine sono le versioni della sua
montanara più famosa, Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, conosciuta
impropriamente come Tarantella del Gargano.È stato il leader di tre
diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei
decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti
e tarantelle del suo paese.

Ciao zio Andrea, come tu ci hai insegnato "chi suona e canta non muore
mai".
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival nel salutarti è convinta
che tu, la tua musica e le tue parole non morirete mai.

Ufficio Stampa Ass.Cult. Carpino Folk Festival - trattino

I funerali avranno luogo a Carpino nella giornata di sabato 18 marzo 2006
nella Parrocchia di S. Cirillo d'Alessadria alle ore 10:00 al centro di
quella Piazza del Popolo che per tanti anni lo ha visto protagonista di
esaltanti sonetti e serenate.

Scrivete nei commenti del blog il vostro pensiero sul nostro artista
scomparso.
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Il Sindaco di Carpino Mario Trombetta
Considerato che è venuto improvvisamente a mancare il "Cantore di
Carpino" e dei carpinesi, Andrea Sacco;
Evidenziato che l'intera citta, colpita da questa scomparsa partecipa al
dolore dei familiari e di tutto il mondo della musica popolare italiana;
Tenuto conto che l'Amministrazione, raccogliendo la spontanea
partecipazione dei cittadini, degli amministratori e degli esponenti
delle diverse forze politiche, intende manifestare in modo tangibile e
solenne il dolore della citta per questa grave perdita che l'ha
profondamente colpita;
Sentita la Giunta Comunale di Carpino;
ORDINA
La proclamazione del lutto cittadino per sabato 18 marzo 2006, giorno nel
quale si svolgeranno i funerali, in segno di cordoglio per la scomparsa e
per ricordarne l'amore per la musica e per le tradizioni della nostra
terra profusi con instancabile impegno personale;
L'esposizione delle bandiere (nazionale e comunale) a mezz'asta o
abbrunate sugli edifici comunali e degli enti pubblici e privati, nonche
edifici scolastici di ogni ordine e grado;
INVITA
Tutti i cittadini e le Organizzazioni sociali, culturali e produttive
della citta ad esprimere, in forme decise autonomamente, il dolore dei
Carpinesi e l'abbraccio dell'intera citta per i familiari.
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Ero stato a trovarlo l'ultima volta a dicembre scorso, si stava
consumando
lentamente, mi riconosceva appena col suo sguardo perso nel vuoto tra le
ombre che ormai gli restavano della vita reale e circostante. Quando la
candela giunge alla fine, tutti sanno che sta per spegnersi, ma quando
l'ultimo barlume cessa il buio è sempre oscuro e serve a poco essere
preparati. Nonostante tutto zi' Andrea s'era messo a cantare,
bisbigliando
appena parole quasi incomprensibili in quel bel mattino di sole.

Mi sembra strano pensare che non ci sia più, la sua lunga vita ci aveva
quasi abituati all'immortalità, ad un pensiero costante che zi' Andrea
era
come le case e gli ulivi di Carpino, immobile, sempre presente, sempre in
attesa.
Come ricercatore ho conosciuto migliaia di anziani, e ciascuno lasciava
tracce della propria vita, tracce effimere come i canti, i suoni e i
balli,
tracce che la tecnologia ha permesso di strappare all'ingiuria del Tempo
che
tutto consuma, tracce che non riescono però a sostituire la presenza
diretta, l'afflato umano singolare che ciascuno riesce a trasmettere.

Non posso fare a meno di ripercorrere i tanti ricordi che la figura di
Andrea mi richiamano.

L'8 giugno del 1980 è stato una delle mie più belle giornate di
ricercatore.
Dopo aver registrato meravigliosi canti di carattere sociale a Minervino
Murge, di pomeriggio partivo da Canosa per andare nella mitica Carpino.
Già
allora Carpino rappresentava per ogni etnomusicologo una specie di Mecca,
una terra i cui suoni facevano immaginare quel paese in una specie di
deserto orientale. Immancabile fu come primo incontro la ricerca di quel
postino cantatore, che altri etnomusicologi avevano già conosciuto.
Andrea
Sacco si presentava da subito come un tipo fiero, spigoloso, diffidente.
Non
voleva cantare perché era rimasto deluso dalla visita dell'anno prima di
Eugenio Bennato, che era sparito senza mandargli nemmeno una cartolina.
Raduna comunque la squadra di cantatori e a casa di Piccininno comincia
ad
accordare la sua battente tapezzata di foto di belle ragazze prese dai
ritagli di giornali. Iniziano a cantare e la magia si ricrea. La sua voce
allora era robusta, acuta e imponente.
A fine agosto dello stesso anno scopro anche le sue grandi abilità di
ballerino: sulla piazza del mercato il suo stile emergeva preciso, netto
e
orgoglioso com'era il suo carattere; più che competere con gli altri
uomini
si imponeva per la bella postura alta, considerata a Carpino signorile e
raffinata.
Andrea era un grande rifinitore, le sue esecuzioni lasciavano trasparire
tutta la meticolosità tecnica acquisita dagli anziani ed egli stesso era
pienamente cosciente del ruolo e della responsabilità di un cantatore
interprete della sua gente. In quegli anni vi erano ancora tanti capaci
di
belle interpretazioni "alla carpinese", ma Andrea aveva in più la
consapevolezza, i suoi canti erano eseguiti con la convinzione di essere
"esemplari".
Nel marzo del 1982 la moglie per gelosia non gli permise di venire in
Francia a suonare in una serie di concerti con altri suonatori del sud,
Andrea ci resto male e senza di lui nessun'altro del gruppo volle venire.
Riuscii invece ad averli a Firenze nello stesso anno in un concerto
organizzato alla FLOG solo per loro; era affollato di giovani e questo lo
esaltò molto.
La notorietà esterna lo gratificava molto ma non lo lasciava trasparire,
la
sua indole sospettosa lo rendeva cauto. Di famiglia di cantatori (anche
suo
fratello era bravo suonatore), Andrea si è portato nella sua tomba molti
più
canti di quanti abbia permesso di registrarne. Egli stesso componeva
canzoni e fra i detentori di quell'arte del canto a Carpino era usanza
mantenere un certo riserbo, perché alcune canzoni si dovevano cantare
solo
in determinate occasioni per dare sfoggio della propria abilità esecutiva
o
compositiva.
Negli ultimi tempi si raccontava molto e godeva nell'autocelebrarsi, egli
era riuscito ad essere "qualcuno" a differenza di molti suoi paesani
rimasti
nell'anonimato. Non ha mai voluto vincolarsi con contratti scritti a
nessun
gruppo, era spirito indipendente, sanguigno e "capa tosta". Ma ammetteva
che
la sua chitarra è stata una compagna fedele e le era molto attaccato.
Cantare è stato il "gusto" della sua vita.

Ora che non c'è più, bisognerà avvertire la sua presenza raccogliendo
tutto
ciò che vi è su di lui: registrazioni audio, immagini filmate, canti,
balli
e interviste, affinché ne resti un ampio esempio della sua personalità e
del suo ruolo di "maestro" della tradizione.
Da tempo vado dicendo agli amici del Carpinoi Folk Festival dell'urgenza
di
un Centro di Documentazione Etnomusicale a Carpino, spero che l'imponente
figura musicale di Andrea diai la spinta definitiva per un Archivio
promotore permanente di iniziative editoriali e culturali.

Ma per il momento ci resta questo pesante senso di mancanza. Dopo tanto
canto un triste silenzio.

Stattë bunë, zi' Andrea - Pino Gala
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Si conosce la Puglia. Il mare, l’olio buono e il pane, si conosce il
barocco leccese, e, le pizziche salentine, o qualche cosa che a esse
provano a somigliare, entrano ormai da anni nelle discoteche delle grandi
città del Nord Italia.
Carpino non si conosce.
Da Carpino non si passa.
Carpino te la devi trovare sulla carta e ci devi andare apposta. Carpino
ha una musica struggente, dolce e dolorosa insieme, a volte dura, che si
suona e si canta, e si balla, e non prova a sedurti, ti risucchia dentro
o ti tiene fuori. Carpino sta nel cuore del Gargano, a una novantina di
chilometri da Foggia e a poche curve dal mare. Eppure è un luogo a se, è
come un’isola, con la sua storia, le sue fragilità, la sua ricchezza, le
sue ferite, e il tutto sembra essere comunque in un equilibrio proprio,
interno, che pare bastare a se stesso.
Io ci ero andata apposta là, sette anni fa come ora, per sentire suonare
Andrea Sacco e i Cantori, sono pugliese, sono di Foggia, ma il sapore di
un certo vivere è estraneo anche a me, e distante è il modo in cui quelle
storie si snodano da generazioni.
Avevo conosciuto per caso, anni prima, le musiche tradizionali Pugliesi e
del sud Italia, e più in particolare dei Cantori di Carpino. Da quel
momento le andavo cercando.
Roberta Pilar Jarussi
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Il canto di Andrea Sacco ha funzionato per anni all’interno di un gruppo
sociale e culturale ristretto, nei confini di Carpino.
Il canto di Andrea Sacco nasce prima della televisione e prima ancora
della radio, in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono
povere, e tutta l’energia ludica e creativa della comunità si concentra
nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta.
Il mistero della necessità e della forza del canto, che alcune persone
riconoscono nella voce di Andrea Sacco, viene anche da lì, dall’essere
stato un tempo l’energia di un intero paese che ruba al tempo
totalizzante del lavoro qualche istante per il tempo della festa.
Per anni, credo, Andrea Sacco ha suonato e cantato in contesti di festa e
non di spettacolo: nella festa non ci sono spettatori, cioè fruitori o
consumatori di prodotti artistici. Nella comunità dei carpinesi che
suonano e ballano a carnevale, o nelle serenate, ci sono sempre
partecipanti, a diverso titolo e grado, che partecipano all’attività
musicale su un piano gerarchico comune a quello del cantore: i repertori
appartengono al “noi”, non al “lui”, e anzi spesso gli ascoltatori
svolgono una vera e propria funzione di controllo sul cantore: conoscono
i canti e i cantori, quindi ne riconoscono gli errori e premiano con le
emozioni che nascono la qualità delle esecuzioni.
Nell’atto della musica e del racconto, la tradizione cristiana valorizza
decisamente la parola, mentre la tradizione africana sembra dare
preminenza agli aspetti ritmici e alla forma della voce. Carpino,
meridione contadino che intreccia paganesimo e cristianità, sembra essere
un territorio di confine tra questi due mondi. […] Enrico Noviello
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I suonatori e cantatori di Carpino

I cantatori più validi sono coloro che, oltre a conoscere molti canti
popolari, di questo vasto repertorio sanno rielaborare i versi
tradizionali, variandoli e mischiandoli durante l’esecuzione. (Roberto de
Simone)

di TERESA MARIA RAUZINO

Nel lontano 1954 Alan Lomax e Diego Carpitella, nel loro "tour" alla
ricerca delle radici della musica popolare, scoprirono il "filone" più
puro" e prezioso a Carpino, un piccolo paese dell’entroterra garganico
quasi decimato dall’emigrazione.

Il ricco repertorio di sonetti fu portato alla ribalta nazionale da
Roberto Leydi che nel 1967 preparò con Carpitella uno spettacolo per il
Teatro Lirico di Milano dal titolo Sentite buona gente.

In quell’occasione, i suonatori ed i cantatori di Carpino, davanti a
duemila spettatori abituati a tutt’altro genere musicale, offrirono una
esecuzione viva, autentica, e particolarmente trascinante.

Autentici aedi del Gargano, essi riuscirono a "cucire" con maestria un
canto all’altro, senza fratture stilistiche e formali, in un unicum
ininterrotto ed armonioso, mai uguale, che si delineava di volta in
volta, con naturalezza. Rivelarono una professionalità innata: senza
alcuna platealità, senza alcuna concessione alle "regole" dello
spettacolo.

Leydi, come i numerosi ricercatori che si recarono a Carpino, registrò
nel 1966 il repertorio dei Cantori e pubblicò in un disco due brani tra
cui Garoffl d’ammore, oggi nota a tutti come la Tarantella del Gargano.
Un "pezzo" che divenne un vero successo, riproposto per ben 11 volte da
artisti vari, tra cui Eugenio Bennato.

Da allora i Cantori sono divenuti una fonte inesauribile per gli
interpreti di musica popolare, con un piccolo neo: nessuno dichiarava,
fino a qualche anno fa, che il copyrait delle loro canzoni spettava non
ad un’indistinta tradizione popolare, ma ai "cantatori e suonatori" di
Carpino: Andrea Sacco, Antonio Piccininno ed Antonio Maccarone.

E’ merito delle puntuali ricerche di Salvatore Villani e degli
appassionati cultori di musica popolare che hanno fondato ed animato
l’associazione culturale "Carpino Folk festival" (ricordiamo il compianto
Rocco Draicchio), se oggi la tradizione musicale del piccolo centro, che
si stava spezzettando in mille rivoli indistinti, è stata collocata nel
suo contesto originale: lo spazio umano, culturale e musicale del
promontorio del Gargano.

Oggi i Cantori sono diventati un vero e proprio mito per i cultori di
musica etnica.

Ed il Gargano, nonostante il progresso omologante introdotto dal turismo
fin dagli anni sessanta, si sta rivelando un "luogo della memoria" ricco
di echi suggestivi e di suoni tarantati, che si pensava fossero ormai
spenti, dimenticati.

In questo senso un ampio materiale documentario è stato recentemente
pubblicato da Remigio de Cristofaro Ischitella. I canti del popolo, da
Nasuti I canti del ricordo, da Angela Campanile (del Centro Studi
Giuseppe Martella) in Peschici nei ricordi. Merito indubbio del De
Cristofaro è di essere stato uno dei primi "ricercatori" ad avere
registrato già nel 1955 la musica popolare di molti centri garganici, i
cui nastri sono oggi conservati presso l’Accademia nazionale di Santa
Cecilia di Roma. Sarebbe interessante estendere oggi la ricerca in tutta
l’area allora indagata per verificare in che modo, dopo cinquant’anni di
trasformazioni socio-economiche e culturali questa tradizione persista,
si sia modificata o "contaminata" nell’inevitabile evoluzione.

Con Leydi siamo comunque lieti che "quelle voci, quelle chitarre
battenti, quel canto ricco di arcaica potenza panica" siano, grazie ai
ricercatori che li hanno riportati alla luce, ancora vitali. Ci auguriamo
che ritornino ad echeggiare nei vicoli dei borghi antichi non solo di
Carpino, ma di tutti i piccoli e grandi paesi del Gargano.

I sonetti e la taranta

Il repertorio dei Cantori consiste, oltre che nei "sonetti", componimenti
lirico- monostrofici a carattere amoroso per serenate, in "sonetti" di
sdegno e di "stramurte" con evidenti traslati erotico-allusivi.
Caratteristica la "ripresa": ha l’effetto di concatenare i diversi testi
in ininterrotte sequenze, dando loro una certa uniformità. Il testo può
essere integrato da gruppi sillabici o brevi frasi stereotipe,
asemantiche, con funzione ritmica.

Nei "sonetti" il testo, solitamente attinto dal patrimonio poetico della
comunità, è funzionale al messaggio erotico che si vuole trasmettere al
destinatario. Particolari sonorità sono ritmate dal "cantatore", la cui
voce "di testa" con picchi acuti, accompagnata dalla mitica "chitarra
battente", oltre che dalla "francese", dalle "castagnole" e dalla
"tamorra", emerge anche a distanza.

La persistenza della "battente" anche in periodi di guerra o autarchici,
in cui non era possibile reperire dai liutai le corde necessarie, è
testimoniata dagli anziani che ricordano come i contadini che amavano
suonare questo strumento, quando le corde si rompevano, "strecciavano" i
fili d’acciaio del freno delle biciclette e ne ricavavano delle nuove,
che poi accordavano a seconda dello stile personale. Il piano superiore
della chitarra veniva ornato, oltre che dalle inconfondibili "rose" in
corrispondenza dei fori della cassa armonica, da disegni e foto di
procaci bellezze "al bagno".

Tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, le
popolazioni del Gargano, in occasione del Carnevale, durante i
pellegrinaggi, ma soprattutto durante i lavori campestri o nelle feste
religiose o parentali, voltavano i sonetti in "tarantelle". Questa usanza
persiste oggi solo a Carpino, Ischitella e San Giovanni Rotondo, dove si
balla sporadicamente durante le feste di matrimonio.

Un tempo il ballo aveva finalità iatro-musicali legate al "tarantismo",
come testimonia Michele Vocino, ne Lo Sperone del Gargano del 1914. Ogni
morso del ragno, la venefica tarantola, "provocava una festa". Con la
"regia" di un capo-attarantato s’addobbava una camera in nero, o in verde
o in rosso. Il morsicato ballava con due ragazze a suon di tamburello e
della chitarra battente, tra due specchi. Agli invitati, di solito
parenti e vicini di casa, si offrivano ciambelle e vino.

Il Vocino attribuisce la scomparsa di questa suggestiva festa alla
scomparsa della "tarantola": "Ormai l’arte del capo-attarantato è morta,
perché le tarantole sono morte e non ne sono più nate".

Oggi l’unica "taranta" del Gargano che allude al morso del velenoso
scorpione è la seguente: "Lassàteli abballà chisti zitelle/, che tènene
la taranta sotte li pede/Madonne come ce menene, /come nu sacche de
patene" (Lasciateli ballare questi zitelli,/ che hanno la tarantola sotto
i piedi. /Madonna come si lanciano, /come un sacco di patate!).
Naturalmente, è cantata dai Cantori di Carpino.
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Muore Andrea Sacco, ultimo testimone della musica popolare garganica - Un
volume ricorda la sua figura

di Angelo Del Vecchio

Carpino. Se n'è andato Andrea Sacco, 95 anni, leader e fondatore dei
Cantori di Carpino, uno degli ultimi eredi di una tradizione
canoro-musicale ormai alla soglia dell'estinzione. Sacco è deceduto
l'altro giorno. Viveva nella propria abitazione a Carpino, accudito da
una delle figlie. Lo scorso ottobre la sua casa è stata sede di un
mini-corso di musiche e danze della tradizione garganica. Una trentina di
persone, provenienti dalle diverse latitudini italiane, ma anche dalla
Spagna, dalla Francia, dalla Grecia e dalla Germania, hanno letteralmente
invaso la dimora del "maestro" Sacco, salito agli onori della cronaca
musicale di mezzo mondo grazie alla tarantella e ai sonetti carpinesi e
montanari. Ad organizzare l'incontro è stato l'etnomusicologo Salvatore
Villani, collaboratore del Dams di Bologna e tra i fondatori del Carpino
Folk Festival. Villani ha chiesto ai partecipanti allo stage di musiche,
danze, canti e strumenti musicali del mediterraneo, svoltosi nella
settimana a Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del
Sole, di apprendere direttamente dai portatori della tradizione. Sacco,
ancora reduce dai postumi di una brutta caduta e da una cecità quasi
assoluta, ha voluto far conoscere i suoi segreti canoro-musicali, fatti
di sogni, ma anche di rancori per serenate andate bene e per quelle
andate male. Con la sua chitarra battente, costruita nel 1924 dal
carpinese Francesco Paolo Cozzola (padre di Rocco, il più anziano liutaio
ancora in vita sul Gargano), ha improvvisato una serie di strofe, cantate
a fil di voce sulle sonorità delle cinque corde. Subito dopo è stata la
volta della figlia Michelina, che vive con lui e lo assiste da diversi
anni, che ha insegnato agli allievi di Villani, a ritmo di tarantella, i
passi tipici delle danze carpinesi e garganiche. La scorsa estate era
stato dato alle stampe anche un volume sulla sua figura di maestro e
testimone diretto della tradizione. Quasi un secolo di vita, passato a
suonare e a cantare, è stato raccolto e riproposto da un giovane
scrittore originario di Manfredonia, Enrico Noviello, che da un paio di
anni si stava occupando intensamente di Sacco. Il libro, come spiega lo
stesso autore, oltre che presentare un ritratto del musicista, si
sofferma particolarmente sul sistema di valori e sulle esperienze umane
che hanno segnato la vita di Andrea. Per questo, in una piccola
operazione di storia orale, fa emergere lo spaccato di un mondo orale e
contadino che sta scomparendo e dal quale tutti noi in qualche misura
proveniamo. Il volume, dal titolo "Andrea Sacco suona e balla - Storie di
un suonatore e cantatore di Carpino", edito dalla casa editrice salentina
Aramirè, contiene anche due cd, con interviste e brani musicali.
L'introduzione è affidata all'etnomusicologo Villani, ricercatore e
fraterno amico di Sacco, mentre la prefazione è stata curata da Franco
Cassano. Sacco era nato 95 anni fa a Carpino, dove era vissuto per tutta
la vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale.
Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce
molto influenti nella musica popolare, contandosi decine di versioni
ispirate alla sua montanara più famosa, “Accomë j’eia fa’ p’amà ‘sta
donnë ”, conosciuta impropriamente con il titolo “Tarantella del Gargano”
(è un falso storico). E’ stato il leader di tre diversi gruppi musicali
di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in
tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo
paese. Nella parte iniziale troviamo alcune riflessioni che introducono
lo scenario musicale e culturale in cui prende vita l’esperienza umana e
musicale del cantore carpine: “il canto di Sacco nasce prima della
televisione e prima ancora della radio - spiega Noviello - in un mondo
povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l’energia
ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta
e soprattutto di chi canta”.
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“ C’è una voce che rischia di perdersi, una voce che non parla solo di
musica, ma anche di un sud antico e difficile, povero ed emarginato, ma
non per questo privo di forza e di libertà, mai povero di spirito, di
gusto picaresco della vita, di passione. Andrea Sacco è diventato noto da
quando, nel corro degli anni sessanta, alcuni studiosi della musica
popolare scoprirono il suo talento e la sua storia, lo tirarono fuori da
un destino di marginalità e silenzio, e lo proposero all’attenzione di un
pubblico vasto. Ma il nostro mondo ha continuato ad andare per il suo
verso, quello della commercializzazione di tutto, del consumo facile ed
immediato, della sostanziale disintegrazione di altre forme di vita, di
altri modi di vivere e cantare. […]

[…[ In una società contadina il musicista non è il divo dei nostri
giorni, una di quelle figura inseguite dai codazzi isterici dei fans, un
uomo, almeno nella maggioranza dei casi, legato alla gigantesca macchina
dello spettacolo e dell’intrattenimento. In una società contadina il
musicista è un uomo posseduto da un demone, che lo spinge verso
un’attività insieme richiesta ed emarginata, ammirata e sospettata.
L’artista è tenuto a distanza, anche se prima o poi, di lui tutti hanno
bisogno, perché la musica fa irruzione nelle nostre vite soprattutto per
aiutarle a comunicare, a celebrare passaggi, i momenti in cui le parole
da sole non bastano e bisogna far partire le corde e i tamburi. Per
“portare la serenata” alla propria donna è necessaria la mediazione del
musicista, ma proprio questo ne fa un uomo dotato di un potere di
fascinazione che potrebbe usare ai propri fini, uno sciamano necessario
in tutte le feste comandate, una figura indispensabile, ma inquietante.
[…]

[…] E quel mondo è duro e difficile, specialmente per chi come Andrea
Sacco non crede in un’altra vita, e non ha trovato tracce di una potenza
benefica nel momento del dolore e del pericolo. Per fuggire dalle paure e
dai lupi mannari servono molto più i vecchi amuleti e la magia che non
Cristo e la Madonna. Dietro la facciata della fede ufficiale, emerge una
religiosità ancora più antica, quella contadina, con le sue potenze
malefiche e con armi di difesa, uguali e simmetriche, sud e magia per
combattere contro il rischio della fine del mondo. [...] FRANCO CASSANO
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http://www.carpinofolkfestival.com
http://carpinofolkfestival.splinder.com
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Ufficio Stampa
Associazione Culturale
Carpino FOlk Festival



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