L’austerità è autolesionista?

27/giu/2012 09.01.43 BIZCOMIT.IT Contatta l'autore

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Si è aperto stamattina nella splendida cornice di Villa Mondragone a Monte Porzio Catone il XXIV Villa Mondragone International Economic Seminar, quest’anno intitolato “Public Debt, Global Governance and Economic Dynamism”.
A introdurre i lavori è stato il Prof. Luigi Paganetto, Presidente della Fondazione Economia Tor Vergata. Di seguito un estratto del suo discorso di apertura.
“Debito pubblico ed euro continuano ad essere le questioni più difficili che l’Europa sta cercando di affrontare. Squilibri e differenze rilevanti nei tassi di crescita sono gli aspetti più preoccupanti dello scenario economico internazionale. L’inadeguatezza del dinamismo economico è il problema principale per i paesi più avanzati, soprattutto in Europa.
Secondo alcuni commentatori (si vedano ad esempio De Grauwe 2011, Tabellini 2011 e Wyplosz 2011) la zona euro è collocata in un equilibrio fragile perché la BCE sta aspettando troppo a lungo prima di agire come prestatore di ultima istanza. Essi credono che se l’operazione di salvataggio fosse di dimensione adeguata, il dramma della zona euro avrebbe un lieto fine. Parlare di costi di austerità significa continuare a pensare ad alternative, come ad esempio prendere impegni per un programma di riforme.
Tuttavia, la presenza di un rischio sovrano fornisce un argomento forte per concentrarsi sui modi per limitarne la trasmissione al settore privato. I problemi provengono anche dalla struttura dell’Eurosistema, in cui la BCE e le 17 Banche Centrali Nazionali condividono un pool comune di domanda di moneta. L’Eurosistema non è un punto unitario di decisione. I tassi di interesse sono fissati in modo centralizzato da parte del Consiglio Direttivo della BCE, ma ogni Banca Centrale Nazionale ha il potere de facto dell’espansione del credito nell’ambito della sua giurisdizione. In generale una banca privata può prendere in prestito dalla sua Banca Centrale Nazionale fino a quando la banca (i) è finanziariamente sana e (ii) dispone di garanzie reali ammissibili.
I poteri di vigilanza risiedono nell’avere autorità nazionali, non nell’avere la BCE a Francoforte. La mancanza di supervisione e vigilanza centralizzata è fra i principali elementi mancanti nelle proposte che sono state presentate finora. Qui una decisione deve essere presa, in primo luogo, dall’autorità competente a livello dell’UE.
Il Consiglio Europeo ha già il potere giuridico di realizzare l’accentramento della vigilanza presso la BCE, mentre l’EBA (Autorità Bancaria Europea) potrebbe essere realizzata con la legislazione ordinaria.
La crisi della zona euro sta pericolosamente rallentando la crescita negli Stati Uniti e nelle economie emergenti. Questo è particolarmente preoccupante dal momento che l’economia statunitense potrebbe facilmente essere spinta vicino alla zona recessione.
Fino al 2010 i governi su entrambe le sponde dell’Atlantico hanno chiaramente adottato strategie divergenti: per gli Stati Uniti il ripristino della crescita era la priorità; per l’Europa la priorità era quella di portare i bilanci in equilibrio.
Il problema è che la riduzione dei disavanzi di bilancio senza danneggiare la crescita è diventata sempre più complicata (Wolf 2010).
La conclusione è facile da disegnare. I governi della zona Euro devono riconoscere che la loro risposta alle crisi sovrane è stata sbagliata. In circostanze attuali, portare al pareggio i bilanci il più presto possibile ad ogni costo è una ricetta che non funziona.
La strategia adottata nel maggio 2010 non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi: ripristinare la sostenibilità del debito, evitare il contagio e ridurre il moral hazard. Essa non ha prodotto una soluzione capace di portare la crisi alla sua fine. I responsabili politici sono di fronte ad un dilemma.
Disavanzi elevati, rapporto di indebitamento in aumento e la volatilità dei mercati finanziari sono tutti argomenti per portare avanti il risanamento fiscale.
L’FMI Fiscal Monitor (aprile 2012) sottolinea che troppo poco consolidamento fiscale potrebbe scuotere i mercati finanziari, ma troppo consolidamento può compromettere la ripresa. Se i moltiplicatori fiscali sono grandi e il debito pubblico è alto, il risanamento di bilancio può apparire controproducente nel breve periodo.
Qual è il ritmo adeguato di risanamento dei conti pubblici? Un approccio graduale e più flessibile potrebbe essere preferibile? Oppure è ancora necessaria, come suggerito da Wyplosz, una inversione a U nelle politiche adottate per affrontare la crisi in Europa?
Dobbiamo tener conto, in generale, che le aspettative depressive spingono le economie al di sotto del loro potenziale. Il dinamismo in economia può essere minato da esternalità negative che influenzano le prospettive di crecita endogena. Aumento delle tasse e taglio delle spese riducono la fiducia nel futuro dell’economia.
L’austerità è autolesionista? Può mantenere gli europei sottoccupati per anni e distruggere la crescita necessaria per pagare il debito?”
Domani è prevista una seconda giornata di lavori sempre a Villa Mondragone, mentre per giovedì 28 giugno è in programma una tavola rotonda conclusiva a Roma, presso la Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri, P.le della Farnesina.


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