Antonio Preziosi racconta la crisi a colpi di latino

29/ago/2014 11.51.53 BIZCOMIT.IT Contatta l'autore

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Antonio Preziosi racconta la crisi a colpi di latino nel suo libro «Radiocronaca di una crisi».Preziosi, direttore giornale Radio Rai: “La responsabilità del comunicare è immensa, e se la perfezione non esiste, l’etica deve guidare il giornalista nello sfrondare il tema dagli elementi di troppo, deve tendere all’obiettività riportando tutto all’essenza, con «i ferri del mestiere» giornalistici”.

Preziosi direttore giornale
Antonio Preziosi, direttore giornale Radio Rai

Testo integrale dell’articolo apparso su Il Tempo il 5 settembre 2013
Aveva scelto una bellissima location, Antonio Preziosi, per presentare il suo agile libro «Radiocronaca di una crisi», or ora uscito per le edizioni RAI ERI: l’Isola del Cinema nell’isola Tiberina, percorsa da bianchi tendaggi estivi e tavolini, lungo l’asse dell’imbarcazione, cui l’isola in antico era riportata dal rivestimento di marmi, che le davano la forma di una nave.

Il Tevere rumoreggiava verdastro passando sotto i due ponti di età repubblicana, perché un luogo più romano di così non si poteva trovare. Si attendevano l’autore della premessa al libro, Antonio Catricalà, e della prefazione Alberto Quadrio Curzio: l’autore insigne, direttore del Giornale Radio RAI e della rete radiofonica nazionale Rai Radio1, giornalista parlamentare e docente alla Luiss invece, Antonio Preziosi, attendeva già, conversando con gli amici presenti.

Fra di essi era Lorella Cuccarini e il comico Pupo, ma il tono leggero non era propriamente quello della serata, visto il titolo del libro. Il moderatore Ruggero Po ha voluto ricordare subito il lavoro comune svolto con Antonio Preziosi a «Radio anch’io», fin dal 2008, quando entrambi non si aspettavano che «la crisi», il buio tunnel a detta loro, nel 2013 fosse ancora in atto e lungi dal concludersi.

È l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Monti, Catricalà, ad entrare nel vivo del tema del libro, quello dell’etica del giornalismo, della comunicazione, e del primo gradino per realizzarla, la riduzione all’essenza del fatto, come riporta Preziosi nel libro, attingendo da Catone: «Rem tene verba sequentur», ossia tieni fermo l’evento, le parole verranno dopo.

E Preziosi su ciò insiste ripetendone altre latine, sull’obiettivo da perseguire nell’informazione: «Quis, quod, quando, cur».

La responsabilità del comunicare è immensa, e se la perfezione non esiste, l’etica deve guidare il giornalista nello sfrondare il tema dagli elementi di troppo, deve tendere all’obiettività riportando tutto all’essenza, con «i ferri del mestiere» giornalistici.

E ribadisce: «Più informazione, più Europa» visto che dell’Europa siamo stati i padri fondatori, e che è merito della TV, più che della scuola, se la lingua italiana ha superato i limiti dialettali ed è ora una, sola. E soprattutto il giornalista deve separare le opinioni dai fatti, e se la perfetta obiettività non esiste, almeno egli deve ad essa accostarsi. Il pubblico numeroso ha spesso applaudito soprattutto l’autore, ognuno dal suo piccolo pulpito condividendone il credo.

FONTEIl Tempo

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